Non sono solo sassi

“Sembra essersi trasformata in un’altra strategia minima per incontrarsi e scambiarsi un sorriso, oltre la mascherina e senza paura di contagi. Non ha costi elevati, né richiede talenti speciali, ma rivela un piccolo potere necessario.”

Ci sono quelli colorati dai bambini, alcuni hanno impresse frasi celebri, altri ancora sembrano vere opere d’arte. Si possono trovare davanti ad un portone, dietro una statua, al parco o su una panchina. Chi li lascia, vuole che rappresentino un messaggio di allegria per chiunque abbia la fortuna di scovarli. Sono Sassi per un sorriso. L’iniziativa, nata dall’esperienza personale di Heidi Aellig, casalinga svizzera, da 25 anni in Italia, è partita con un piccolo gruppo per le strade di Recanati e una diramazione a Pescara, dove vive sua figlia, Andrea. Si è poi diffusa attraverso i social in altre cittadine delle Marche. In pochi mesi, la pagina che promuove e mostra i sassi creati e ritrovati, ha raggiunto quasi 6000 iscritti e pare superare i confini nazionali nell’interesse e nei tentativi di replica. Alla squadra famigliare si è aggiunta l’amica Laura Biagiotti, ma Heidi ci tiene a ribadire che le regole e l’obiettivo soprattutto, non cambiano: scansare i pensieri tristi che affollano la mente in questo periodo, disegnando e condividendo quanto realizzato con altri, sconosciuti, donando loro una gioia inattesa. Per partecipare bastano un sasso, un pennello, colori acrilici, un fissante e fantasia.

La traccia: sassi colorati

“Ho cominciato a settembre 2019 in un gruppo svizzero, ma c’era un altro obiettivo: si voleva far viaggiare i sassi da una città all’altra per costruire un percorso, impedendo a chi li trovava di poterli portare a casa. Io invece volevo che il sasso rimanesse a chi riusciva a scovarlo come un piccolo talismano di gioia. Per dare questo altro scopo alle pietre colorate, ho creato un piccolo gruppo: io a Recanati, dove vivo da un anno e mia figlia Andrea a Pescara. Era difficile farci conoscere per cui abbiamo organizzato degli eventi come cacce al tesoro, promossi sulle pagine social del mio Comune. Hanno riscosso un inaspettato successo, facendo aumentare il numero degli iscritti al gruppo.”

“Sono una casalinga con tanti hobby, ma non avevo dipinto prima di cominciare a farlo sui sassi. E’ stata una terapia in questo periodo nel quale continuo a sentire una grande paura per il virus e le notizie mi arrivano amplificate nella capacità di creare ansia. Uno stress che so essere condiviso con tanti, allora l’idea: se bastasse un piccolo sasso a veicolare un motivo di buonumore! In giornate che sembrano uguali e angosciose, trovare un disegno realizzato da altri accende un sorriso da far proseguire anche in casa. Nulla di straordinario, eppure da 400 membri ora siamo 5800 e ci siamo allargati in altre città. In due mesi, da che ero solo io a preparare le mie opere in pietra, sono diventati tanti a considerarlo un passatempo, buono anche per unire le famiglie, soprattutto i bambini, ma non mancano i sassi dei nonni.”

“Sembra essersi trasformato in un’altra strategia minima per incontrarsi e scambiarsi un sorriso, oltre la mascherina e senza paura di contagi dannosi. Non ha costi, né richiede talenti speciali. Ognuno può imprimere il proprio messaggio da trasferire con un disegno o un colore per poi rallegrarsi di vederlo arrivare a chi continua a guardare con attenzione le strade in cui cammina alla ricerca di emozioni.”

“Non mi aspettavo il successo che stiamo ottenendo: ci stanno seguendo anche da fuori Italia. L’importante è non perdere di vista l’obiettivo: chiediamo che si rispettino delle regole per continuare a donare un semplice sorriso che così semplice non è, senza complicare anche questo spazio di libertà e gioia condivisa. Ringrazio l’amica Laura Biagiotti, che mi aiuta come moderatrice. Dietro le quinte mi continua ad aiutare tantissimo mia figlia Andrea e mi sostiene molto il mio compagno, Lorenzo Latini.”

“Ad alcuni sassi sono rimasta affezionata e li conservo, ma la vera soddisfazione è vedere i post di chi pubblica la foto del ritrovamento. Chiediamo il più possibile di lasciare una sigla identificativa, perché il grazie più bello, è la felicità del momento di chi lo trova.”

La traccia volante: Sorridete sempre!

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