Cuccioli da salvare

Non faccio parte di nessuna associazione, ma in tanti mi conoscono: sanno che se c’è un animale in difficoltà, arrivo e me ne occupo. Così ho fatto anche domenica mattina.

All’alba di domenica, in un terribile incidente stradale sulla A14, all’altezza di Pesaro – Cattolica, hanno perso la vita, insieme all’autista di uno dei tir coinvolti nello scontro, due volontari dell’ENPA, Elisabetta Barbieri e Federico Tonin. Erano staffette: accompagnavano cani e gatti dal sud verso le famiglie adottanti al nord. Viaggi che avvengono quotidianamente per unire il paese attraverso l’amore per gli animali. Elisabetta lo faceva da anni, per Stefano era la prima volta. Per onorare il loro impegno, domenica sono intervenuti altri volontari e staffette: si sono presi cura dei gatti e dei cani, prima che scappassero o andassero incontro ad inevitabili conseguenze. Tra loro, tra i primi ad arrivare c’era Patrizia Pagliero. La sua traccia, pubblicata a giugno, raccontava di una quotidianità condivisa con amici miagolanti e abbaianti, soprattutto con quelli che hanno maggior bisogno di attenzioni. Non poteva mancare il suo supporto: come sempre, in prima persona, senza chiedere altro che la gioia di vedere in salvo i cuccioli. Patrizia, che conosceva bene Elisabetta, ha accettato di tracciare le 36 ore di paura, fatica e speranza che ha dedicato alla generosa staffetta di Rho.

L’emergenza è finita ieri sera: con Agnese abbiamo ripreso Isabel, la cagnetta che avevano erroneamente mandato al canile di Pesaro e controllato come stessero le cucciole di maremmano, Orsetta e Masha, ricoverate dal veterinario a Gradara.

36 ore di impegno senza sosta per cercare di salvare tutti i cuccioli: cani e gatti, feriti e spaventati durante l’incidente. Mi hanno chiamato alle sei di mattina di domenica per informarmi di quanto era accaduto: non ci ho pensato nemmeno un minuto. Ho infilato un paio di pantaloni a fiori; per fortuna mi sono ricordata di prendere il giubbotto; ho chiuso solo la porta della camera di letto, ma non quella di casa. Dopo venti minuti ho raggiunto il tir, fermo all’ingresso dell’autostrada, dove gli eccezionali camionisti spagnoli avevano offerto rifugio ai cuccioli. I gatti vagavano nella cabina; i cani erano nella paglia del vano posteriore nel quale erano stati trasportati dei cavalli dall’Andalusia a Matera.

Non faccio parte di nessuna associazione, ma in tanti mi conoscono: sanno che se c’è un animale in difficoltà, arrivo e me ne occupo. Così ho fatto anche domenica mattina. Non c’era tempo da perdere. Con me, oltre a tre guardie zoofile dell’ENPA e agli uomini della stradale, Agnese Sgroia insieme ad un’altra volontaria, arrivate da Bologna e i due ragazzi del tir. Meritano veramente di essere menzionati e ringraziati per la disponibilità, la delicatezza con cui si sono messi a disposizione, offrendoci ore preziose del loro tempo, senza chiedere nulla in cambio. Abbiamo provato a dare loro qualcosa almeno per pagarsi il pranzo: hanno rifiutato.

Il lavoro è stato pesante. Dovevamo parallelamente recuperare i gatti, senza farli scappare, mettendoli nei trasportini e prendere i cani, terrorizzati, nascosti nel letame, per far prestare velocemente le cure a quelli feriti ed evitare contraessero infezioni. Il primo cane che ho preso in braccio era un meticcio di 20 chili con un profondo taglio sulla zampa sinistra. Poi ho sollevato Olivia, la maremmanina di cui non posso dimenticare lo sguardo smarrito e le gengive bianchissime. Abbiamo potuto contare sul supporto della macchina di una coppia che stava andando a Bologna a prendere dei gattini: si sono fermati a Cattolica per aiutarci a portare i cuccioli dal veterinario. Ho chiamato il mio a Gradara: sapevo di trovare qualcuno in clinica per le terapie della mattina. Mi ha risposto Leonardo, già pronto ad accogliere i cani, raggiunto subito da Marco Viviani, il direttore sanitario.

Non ho contato quanti cuccioli siano passati dalle mie braccia, ma di ognuno ricordo la paura e la fiducia con cui si affidavano alle nostre cure. Pit con il muso nero sbiancato dal terrore mi ha fatto venire in mente la mia Glenda, morta a febbraio per un tumore: un colpo al cuore.

E’ stato fondamentale far visitare il prima possibile gli animali , forse se avessimo potuto contare su un numero maggiore di forze in tal senso, avremmo salvato anche il cucciolo che, purtroppo, è morto la notte di domenica a casa della famiglia adottante. E’ andata meglio alle altre tre maremmane: Olivia è partita verso Bologna con Agnese; Orsetta e Masha sono ancora in clinica perché devono essere sottoposte ad altri interventi.

Sorte diversa è toccata a Isabel. Aveva la museruola perché è un cane fobico, questo è bastato a farla portare al canile dove era stata messa in un box. Siamo andate a recuperarla con Agnese ieri sera: abbiamo trovato un altro ragazzo eccezionale che è riuscito a prenderla e a portarla da noi con la dolcezza, senza traumatizzarla, anzi non mettendole nemmeno la museruola.

Nel frattempo sono stati recuperati tutti i gatti, anche Milo, l’ultimo disperso; sono arrivati altri staffettisti che li hanno portati a destinazione. E’ un impegno che si prende con il cuore senza guardare l’orologio. Se penso ad Agnese: è rientrata domenica notte a Bologna, ha curato i suoi cani, ha lavorato fino alle due e mezzo di pomeriggio ed è tornata con me a Pesaro e poi a Gradara. Così era anche Elisabetta. Ho incontrato varie volte lei e suo marito: quando dal sud portavano i cuccioli verso Milano, si fermavano a lasciarmi quelli che poi io consegnavo alle famiglie adottanti della Romagna. Di solito ci vedevamo all’alba, mi colpiva la cura con la quale mi affidavano i cani: li portavano in braccio fino alla macchina, senza mai metterli in pericolo, lasciandoli in strada. Per Elisabetta non era solo rispetto delle procedure che prevedono ci si comporti in questo modo, ma era amore per gli animali e per il suo impegno. Partiva da Rho per raggiungere la Sicilia, la Puglia, la Campania e ripartire, fermandosi giusto poche ore per riprendere energie. Era rispettata da tutto il mondo del volontariato: i ragazzi che dovevano partire con lei per i prossimi viaggi, ora sono disperati.

Le staffette non si sono fermate nemmeno durante il lockdown. Adesso c’è chi critica ciò che fanno, ma si ricorda poco che riescono, per pochi euro, a salvare cuccioli, gatti o cani più adulti, senza far salire il costo del viaggio sulle famiglie adottanti. Io mi muovo con la mia micra per la Romagna, solo una volta sono andata in Campania: è stato faticosissimo. E’ una stanchezza sempre ripagata dall’amore degli animali. L’anno scorso mi sono ritrovata con 34 micini in casa. Ero quasi decisa a dichiarare che chiudevo per ferie, causa allergia. Mi ha subito dissuaso l’arrivo di una gattina a pelo lungo e dopo poco il ritrovamento di un siamese e un meticcio bianco meravigliosi. Ho faticato a separarmi soprattutto dal bianco che aveva come una linea di kajal intorno agli occhi. L’ha preso una ragazza dolcissima che ha adottato tutti e tre i nuovi arrivati.

Domenica sera sono rientrata a casa alle undici di sera. Aveva piovuto, i miei sette cani avevano scorrazzato tra il giardino e il salotto riempiendolo di fango; nella zona notte, tra la camera e il bagno mi aspettavano invece i nove gatti. Mi sono seduta solo un minuto, poi ho dato loro da mangiare: li ho accarezzati tutti, pensando ad Elisabetta e a chi continuerà ogni giorno a dedicare il proprio tempo libero a queste creature meravigliose, in grado di accendere un sorriso anche dopo una giornata lunga, triste e faticosa.

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