Gigi fa camminare piedi e anima

“Potrei definire il Cammino proprio una ricerca di senso, non puramente devozionale, nel caso di Francesco: un confronto con una figura storica, realmente esistita, per provare a capirne l’essenza. Capirlo a piedi, camminando nei suoi luoghi, che è molto più sconvolgente che leggerne nei libri.”san francesco

Sono pigra, temo lo sport e mi spaventano anche coloro che lo praticano, ma adoro camminare. Lo faccio quando sono tesa per scaricare i pensieri e, felice, per accendere nuove idee. C’è chi struttura questa passione in una attività quotidiana, in vacanze dedicate o in meravigliose avventure dell’anima come i cammini lungo un percorso di memoria, di storia o di fede. La Via di Francesco, 450 km tra Toscana, Umbria e Lazio è un cammino attraversato da anni da pellegrini stranieri e italiani, ma giovane nella definizione e cura. Porta nei luoghi che hanno caratterizzato la vita di uno dei Santi più amati, non solo dai religiosi, perché simbolo di amore per la natura, di accoglienza verso il prossimo e di speranza. Un vero e proprio cammino dello spirito. Gianluigi Bettin autore con Paolo Giulietti e Nicola Checcarelli della Guida La Via di Francesco ( Terre di Mezzo editore) è tra i curatori del cammino per Sviluppumbria. Per me è Gigi, un amico raro, che mi ha regalato il privilegio di raccontare la storia del suo amore per questo impegno per cui si è messo al servizio con la testa, ma soprattutto con i piedi e con l’anima.

La traccia: passi lungo i sentieri

gigi 5“Ma chi è quel tizio che gira sempre con lo zaino? Credo che all’inizio negli uffici mi considerassero un po’ un matto, ma io avevo chiaro come interpretare il ruolo, affidatomi dalla Regione Umbria e da Sviluppumbria. Nel 2009 mi chiedono di sviluppare e curare il percorso della Via di Francesco. Io, laureato in Giurisprudenza, con un Master sul turismo sostenibile, avevo un curriculum adatto alla progettazione. Invece, subito dopo aver accettato, ho preso il tracciato assemblato dalla Regione sulla base di tutti i contributi elaborati dai vari studiosi e pellegrini, mi sono messo lo zaino in spalla e via in cammino a provare i sentieri. Io con la mia partita Iva, potevo seguire tutto dall’ufficio, computer e telefono, ma non ci ho proprio pensato, sono andato. Ho cominciato, incontrando il professor Paolo Caucci Von Saucken massimo esperto di cammini e pellegrinaggio, colui che ha contribuito alla riscoperta del cammino di Santiago, rettore dell’ Arciconfraternita di S. Jacopo di Compostela, che vive a Perugia e tanti altri pellegrini e appassionati di cammini. Nel frattempo mi sono studiato tutto ciò che si poteva sulla materia: dalla filosofia del camminare a trattati di meditazione. Un’immersione con metodo Stanislavsky, però, prevedeva oltre la teoria la pratica: se la segnaletica non è buona puoi aver letto la Treccani dei cammini ma quello che stai curando non va!”

Nato dal bassovia di francesco

“Il cammino d’altronde è nato proprio da chi l’ha percorso fisicamente. Il primo che ha unito su un tracciato fisico i luoghi della memoria di San Francesco è stato Kees Rodenburg, un protestante olandese. Verso la fine degli anni 90, per sua iniziativa personale, sperimentò e poi trascrisse, un itinerario che unì diversi sentieri. Ora lui ha 80 anni. Poi sono arrivati degli italiani come Giordano Picchi che curò la parte di Assisi e Angela Serracchioli, la mamma del cammino “Di qui passò Francesco”. Si sono dedicati alla definizione della via diversi pellegrini e studiosi anche stranieri che hanno scritto varie guide. La prima cellula del percorso è il tracciato fisico Assisi Gubbio, il sentiero francescano della pace che recupera il momento più importante della vita di Francesco quando, spogliato dei beni, non sa dove andare, parte pellegrino e viene accolto a Gubbio.”

gigi cammino“Lo spirito dei tempi ha deciso che dovesse nascere il cammino e forse anche che, tra gli altri, ci fossi io ad occuparmene. Sono da sempre appassionato di cammini. Con i miei nonni veneti andavamo a fare lunghe passeggiate in Abruzzo, a cercare una città abbandonata nel 600 quindi ricolma d’oro. A 8 anni, poi, da Napoli mi sono trasferito con la mia famiglia in Puglia a Mesagne e andavo da solo in bici o a piedi in campagna a rilassarmi sotto gli ulivi. Un classico della strategia di mia mamma quando mi vedeva agitato era “vatti a fare una camminata, va…”

Camminando dalla Spagna ad Israele

“Sono stato io stesso pellegrino. Sono andato a Santiago, ho percorso pezzi della via Francigena, già avevo camminato su vari sentieri da Assisi verso la Toscana. In Israele ho camminato sulla Israel National Train. Nella terra santa, incontrando innumerevoli luoghi biblici, ho preso idee e spunti che al momento giusto mi sono stati fondamentali. Camminare fa bene, non solo al corpo, ma all’anima. E’ una scintilla che sblocca. Io sono stato credente fino ai 21 anni, andavo sempre a messa, poi si è interrotto un rapporto fiduciario, ma è rimasta in me una forte spinta alla ricerca spirituale. Dopo la laurea, ho trascorso tre mesi in India. L’idea del trascendente, del sacro mi affascina come confronto. In tutti gli esseri umani c’è sempre stato il bisogno di creare divinità per trovare il senso.”

“Potrei definire il Cammino proprio una ricerca di senso, non puramente devozionale, nel caso di Francesco: un confronto con una figura storica, realmente esistita, per provare a capirne l’essenza. Capirlo a piedi, camminando nei suoi luoghi che è molto più sconvolgente che leggerne nei libri. Andare per eremi e conventi dove è passato. Nel silenzio, dove ci si poteva e può allontanare dal mondo. Francesco lo faceva: le grotte sono i luoghi simbolo della sua meditazione. Silenzio e purificazione mentale nella natura per trovare in essa il senso di tutto.”

piedi a terraA piedi un altro mondo possibile
“L’altra parte di me per cui mi si confaceva questo percorso è la mia provenienza dall’associazionismo: dal commercio equo e solidale a Greenpeace, io ho voluto essere sempre attivo nella società. Silenzio e impegno insieme hanno caratterizzato il mio cammino. Ho lottato per un altro mondo possibile con i movimenti no global. I cammini per me rappresentano, finita quella mia fase di vita, un altro modo per cambiare il mondo. Perché, camminando, si incontrano le persone con le quali ti confronti senza pregiudizi. Io ho trovato umanità e accoglienza. Il primo incontro è stato con la Chiesa incarnata dai frati francescani e dai preti. Un cammino dedicato ad un santo simbolo della religione cattolica non poteva prescinderne. Qui ho avuto la prima sorpresa. Ritrovando a piedi queste figure, chiedendo loro accoglienza, ho scoperto la parte più bella della religione. Mi sono confrontato con preti attivi e impegnati socialmente.”

Identità chiara accoglienza massima

Il cammino è nato dal basso, non ha un retroterra storico come Santiago o la Via Francigena: chi mi ha accolto, anche le figure religiose, non erano abituate a farlo. E poi io mi presentavo come un simpatico idealista, un buffo personaggio con la barba lunga e lo zaino. C’ è stato il confronto e la conoscenza di identità forti come Don Paolo Giulietti, attuale vescovo di Perugia. Don Paolo mi ha dato la chiave per capire il mio ruolo. Io lo avevo già deciso. Io sono al servizio. Sono l’uccellino che dopo l’incendio della foresta si presenta con la gocciolina per fare la sua parte. Volevo dedicarmi al cammino per aiutare gli altri a stare bene. Don Paolo ha trasformato questa mia volontà in un motto: identità chiara accoglienza massima. Identità è quella cristiana di Francesco, chiara nell’accoglienza massima dell’altro.”

“E’ ciò che spinge Don Francesco a Pietralunga, paese di 800 anime, ad accogliere i pellegrini. Nonostante abbia i suoi parrocchiani da curare, la Caritas e il suo ruolo da segretario del vescovo, sta fino alle 4 di mattina a chiacchierare con coloro che passano, spesso anche non credenti. I pellegrini se ne vanno dal confronto con lui con un guizzo in più. Tutto senza secondi fini, superando barriere culturali e sociali. E’ la magia dei cammini. Ricordo che quando andai in Israele mi capitava di incontrare diversi militari anche molto giovani. All’inizio ero diffidente verso di loro e le loro armi, poi mi sono imbattuto in un gruppo che controllava un sentiero che stavo per percorrere. “Attento che dopo non c’è acqua”, mi dissero. “Ma come c’era scritto che l’avrei trovata”. Mentre parlavo, alcuni di loro presero le mie borracce, andarono alla base e me le riportarono piene. Allora ho pensato che erano ragazzi obbligati a fare il servizio militare come i giovani italiani fino agli anni 90 e superato la mia ostilità iniziale.

Niente più pregiudizigente in cammino
“Quando si sta con i piedi per terra non ci sono pregiudizi. Si è precari con uno zaino e bisogna per forza affidarsi a coloro che incontri. Non solo: si può scoprire il lato migliore degli esseri umani nell’aiuto reciproco, la solidarietà inattesa. Tra Gubbio e Valfabbrica, il sentiero passa praticamente attraverso il giardino di una casa di anziani che hanno preso l’abitudine di offrire il caffè ai pellegrini. Non chiedono nulla in cambio. Questo incoraggia a credere ancora in una possibilità per il futuro degli esseri umani.”
“I pregiudizi crollano in chi cammina e in chi accoglie. I preti mi hanno voluto incontrare ed io ho rivelato loro che non sono credente. Avrebbero potuto chiudermi la porta in faccia, invece l’hanno aperta e mi hanno fatto entrare. La comunità che accoglie è poi in una posizione diversa rispetto ai pellegrini, riceve nella quotidianità tra mille pensieri e cose da fare, quindi riesce a trovare il tempo da dedicare anche a questo. Il pellegrino sceglie di fare il cammino, chi accoglie no, ma lo fa con il cuore.”

Simone, Andrea, Regioni e Comuni insiemegigi verso nuove vie
“La via di Francesco è un bene comune, non ha proprietari, ma non vivrebbe senza la comunità. Come Simone che a Gubbio ha creato un gruppo di 30 volontari che raccolgono e forniscono informazioni, assistenza e accoglienza. E’ un calore che si sta propagando. Simone è sposato, ha un bambino, gli è piaciuta l’idea di partecipare ed ha trovato il tempo per farlo.
E’ una comunità che si divide tra tre regioni toccate dalla Via. La parte laziale è la meno conosciuta. Sono rimasto sorpreso, quindi, quando mi ha chiamato un’amica per dirmi che c’era una persona che mi cercava perché voleva fare qualcosa in quel territorio. Ho incontrato così Andrea Morbidelli: mai fatto un cammino in vita sua, ma in tre anni ha creato una rete di 33 associazioni che si dedicano direttamente ai sentieri, autofinanziandosi per la cura della segnaletica. “E non sapevo cosa posso fare” diceva San Francesco.”

“Ci hanno creduto pure le istituzioni pubbliche, le Regioni e i comuni coinvolti. Magari non tutti da subito, ma nel tempo sono intervenuti sempre in maniera rapida e risolutiva per interventi straordinari su frane e passaggi interdetti. Non solo: tutta la segnaletica orizzontale l’hanno realizzata gli enti. Riconoscono anche essi l’importanza, ci credono e si attivano. Da tutta questa condivisione nasce uno dei cammini d’Italia più percorso: non è storico, ma se lo si fa, rallegra l’anima.”

Identità diverse terra comune
“Tra i pellegrini ho visto tutti i colori del mondo, anzi, tutte le sfumature. C’era chi arrivava in aereo, lo parcheggiava, faceva il cammino e poi lo riprendeva e il disoccupato che sotto i piedi voleva mettere anche la rabbia e la delusione per trasformarla in speranza. C’è chi inizia a correre, chi decide di fare solo un tratto a piedi, chi si fa portare lo zaino, chi arriva da Amsterdam, chi dalla Polonia, chi fa una tappa al mese: in comune hanno tutti la terra che batte sotto i piedi.”

de vincenziNella vita fa bene un cammino. E’ una scintilla che brilla anche in chi lo fa solo per turismo. Il fatto che tanta gente in Italia inizi a camminare e a curare i cammini dei propri territori lo interpreto come un buon segno. Fino a qualche anno fa erano principalmente gli stranieri . La fatica che fa bene. Lo ha insegnato Andrea De Vincenzi, campione paralimpico, che, senza una gamba, con le stampelle, ha percorso la Via di Francesco. Ha superato la sua sfida con il destino e scoperto di avere una forza superiore. Questo insegna camminare. Andrea ha raccontato la sua esperienza, diffondendo un messaggio positivo: “Si può fare!”

Il sogno delle interconnessionila via di francesco
Il contagio dell’esperienza è in questo caso buono, si diffonde la consapevolezza del benessere che si infonde in chi cammina. Sarebbe bello lavorare sulle interconnessioni tra i vari cammini d’Italia. C’è chi già lo fa praticamente: percorre i sentieri di Francesco fino a Spoleto, poi da Norcia si immette su quello di San Benedetto. La Verna si collega alla Via di Sant’Antonio da Padova.
Mentre dalla finestra della mia casa di Perugia vedo Assisi penso che interconnettere le diverse vie contribuirebbe a realizzare il mio desiderio più grande: “diffondere la cultura del camminare che invita al rispetto dei luoghi e delle persone.”

La traccia volante: Mettersi al servizio. Non guardare intorno cosa e come fanno le cose gli altri, buttarsi direttamente, iniziare. Io mi sono buttato e ne sono felice. Magari non sapevo cosa fare, ma ho fatto.

 

Nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018, la Via di Francesco è stata decretata la vincitrice del Premio internazionale “Destination of Sustainable Cultural Tourism”. Un “riconoscimento prestigioso conferito da istituzioni importanti come l’European Cultural Tourism Network-ECTN e la European Travel Commission. Il 27 ottobre alla premiazione a Cipro, nell’ambito della undicesima Conferenza per il turismo culturale in Europa, per l’Anno europeo dei beni culturali 2018 (EYCH2018), Gigi era presente orgoglioso. Come Mauro Agostini, direttore generale di Sviluppumbria, Gigi ha sottolineato la motivazione principale del premio: “il coinvolgimento delle associazioni civili e religiose.”

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