Mago stellino fa brillar il sorriso di ogni bambino

Ecco a voi Gianni Stella, in arte mago Stellino, artista in crisi, con un seguito di personaggi decadenti: il coniglio obeso, Gustavo; Lia e Pia, le colombe incontinenti; la Bruna, assistente sfatta e depressa, la Circe dai grandi cappelli estrosi e il sindaco Jolly che dove lo metti, sta. Servirà l’ennesima delusione di uno spettacolo di piazza e l’intervento di una stella vanitosa a far tornare la fiducia nel gruppo con l’orgoglio di riprendersi gli applausi, durante una notte di Natale. Chissà non vi venga voglia di leggerla in questi giorni di feste e di pensare che, come Gianni e la Bruna, si ha bisogno di un po’ di coraggio, del sostegno di chi abbiamo accanto, di amore folle per le stelle e si può trovare la forza di ricominciare. Per i Super eroi c’è la Marvel,  per quelli semplici c’è la premiata ditta Scafetta. Buona lettura e auguri!

La tenevamo nascosta in una cartella: una favola, forse un racconto, uno di quegli esperimenti che si inventano, sfinite, una sera, per far addormentare i bambini. Si prende spunto dalla realtà, ci si mette quanto basta di fantasia, anche un pizzico di morale e i figli ridono, si incuriosiscono, vogliono sapere come va a finire. Non si addormentano, ma pongono la domanda che inorgoglisce: “bella mamma, chi l’ha scritta?”

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La catastrofe

“Forza coniglio, esci, dai!”

“Bambini, ripetete con me: Gustavo fifone, facci vedere il tuo capoccione”

Nella piazza calava la sera. Il vento soffiava gelido sulle sciarpe annodate dei pochi spettatori intirizziti, mentre il mago Stellino, brinato nel suo vecchio frac con poche resistenti paillettes, provava a finire la sua esibizione, nell’angolo più nascosto della piazza di una tranquilla città di mare.

“E dai fai uscire ‘sto roditore prima che si congelino!”

Urlò una nonna spazientita, gesticolando con le mani avvolte in grossi guanti di pelliccia.

“Niente, fa troppo freddo anche per il nostro Gustavo, lo rivedrete presto. Grazie a tutti per le offerte e ricordate: “Il mago Stellino fa brillar il sorriso…”

“Sì, sì, come non: ci hai fatto ammalare e nemmeno una carta hai indovinato!”

Il povero Mago Stellino, all’anagrafe Gianni Stella, un passato da cantante di balera, stava inesorabilmente fallendo anche nella sua riproposizione come prestigiatore e illusionista, animatore per le feste.

Il suo fedele compagno coniglio, Gustavo, salvato dalla mattanza della zia contadina, gli aveva garantito pomeriggi di successo quando era giovane e morbido, eccitato e pronto a dare il meglio di sé in segno di gratitudine. Il passare degli anni e la crisi lo avevano però appesantito, le occasioni per esibirsi e venir regolarmente pagati erano sempre meno e aveva preso il vizio di scappare per le sale dei compleanni a rubare pasticcini o rosicchiare briciole di pizzette. Era diventato un “conitacchino”, imbolsito, impigrito, poco reattivo o assente nel momento della sua uscita dal cilindro. In piazza poi andava veramente controvoglia, se proprio si riusciva a farlo entrare nel cappello, rimaneva rannicchiato nel doppiofondo, rischiando di far vedere ciò che rimaneva della pomposa coda e, se la temperatura era troppo bassa, rimaneva lì.

Stellino aveva altri compagni di scena animali: due colombe, recuperate invece da un sottotetto cittadino, rifocillate con doppio fine durante un Natale solitario e addestrate, a suo modo, a svolazzare nel pubblico dopo una breve sosta sotto un fazzoletto di seta.

Lia e Pia, questo il nome delle garule volatili, anch’esse debitrici e quindi splendenti nelle loro candide piume per i primi spettacoli del loro salvatore. Ora, spennacchiate e anziane, erano state arruolate nella squadra di Gustavo alla ricerca di pane per strada. L’aspetto peggiore della loro indolenza non era solo la mancanza di cura e quindi un’apparenza da piccioni di periferia pronti al sacrificio sotto una macchina in corsa, ma la resa a qualsiasi tipo di alimento tanto da provocare disturbi intestinali con frequenti lanci di puzzolenti ricordi durante il volo dell’apparizione.

la brunaA confortare Stellino c’era la storica assistente, la Bruna Coretti, audace vocalist dai fulvi capelli, corteggiata dai gestori di pianobar e di ristoranti per cerimonie, negli anni d’oro, passata da una fugace esperienza amorosa professionale con un lanciatore di coltelli di Campobasso, ma da sempre innamorata del suo Giannino. Per lui aveva perso molti chili, erodendo quella procacità che l’aveva resa celebre nelle serate dei vitelloni locali, per riuscire ad entrare nella cassa dei misteri e rendere realistica la divisione del corpo in due. Avrebbe dovuto avere un’altra assistente ad aiutarla per rendere il numero più credibile, ma si erano accontentati di fabbricare un tavolo artigianale con un incavo capiente per permetterle di incastrarsi quando la scatola veniva posta sopra e il mago fingeva di dividerla con la sega circolare.

Bruna a volte metteva al servizio anche l’esperienza acquisita con il lanciatore molisano: quando la situazione si faceva veramente grave e gli spettatori lasciavano la sala o la piazza si svuotava, tiravano fuori il pannello contro cui lei si adagiava sorridente, chiudendo gli occhi in una espressione di terrore allo schioccare di ogni lama che Stellino, con un occhio aperto ed uno chiuso, le scagliava contro.

Lo scemare dell’entusiasmo anche dell’affezionata assistente, era coinciso con l’infatuazione del suo amato mago per una mamma amante del fitness, fiera proprietaria di un centro estetico che li aveva coinvolti in un giro di madri della scuola materna, chiedendo ogni volta una percentuale e soprattutto rapendo il cuore e la credibilità di Gianni. L’illusionista cantante aveva ceduto alle pretese della despota dalle unghie perfette e si era prestato a far fallire le feste dei figli dei genitori a lei ostili oltre a rimaner coinvolto in una presunta truffa per l’acquisto di materiali pirotecnici in cambio di prodotti giapponesi per capelli.

Bruna aveva pensato di lasciarlo, ma poi, vedendolo solo vagare con i suoi animali senza nessun fascino nemmeno per un macellaio orbo, si era impietosita ed era rimasta al suo fianco. Aveva però cambiato la sua disponibilità e ripreso la sua abitudine a mangiare piada e squacquerone con evidenti conseguenze sulla sua forma non più perfettamente adatta a rannicchiarsi nell’incavo del tavolo e troppo rasente per la parete dei coltelli.

gustavo annoiatoA Stellino non rimaneva che tentare il numero dell’asso mancante, contando sull’arte tramandata dalla zio Franco di Aversa che si era creato un patrimonio con il gioco delle tre carte. Il mazzo dell’antenato veniva custodito gelosamente nella borsa lisa, tra vecchi barattoli lucidi e bolle di sapone rapprese. Con i bambini ancora riscuoteva successo “Vediamo quale asso è sparito oggi? Dove è quello di denari? Ce l’hai tu nella manica o tu nel colletto, forse la mamma lo ha nascosto nella borsa?” Ed ogni volta il ritrovamento inatteso della carta prendeva l’applauso. Perché riuscisse c’era bisogno di un minimo di collaborazione di almeno uno dei presenti, non essendo lui un prestigiatore di lungo corso, si affidava alla solidarietà di un bambino con voglia di apparire o di una mamma con il desiderio di veder ben spesi i soldi per l’animazione. Per quanto i genitori fossero sempre indolenti a spendere per la sua presenza e i piccoli ambissero a minuti da protagonisti, mancava sempre più spesso la disponibilità ad aiutarlo, mutata in un seccato rimprovero “con quello che ti do devo pure prestarmi ai trucchi!” o in una sfida “prova senza di me, vediamo se riesci!”

Anche il numero delle carte quindi finiva in una triste e lunga ricerca dell’asso mancante per prendere tempo e cercare di nasconderlo manualmente, contando sulla disattenzione degli spettatori, accentuata dalla noia.

Una lenta e inesorabile discesa verso la necessità di inchiodare anche il cilindro al chiodo e provare a tornare dalla zia in campagna per riprendere a lavorare la terra e magari imparare a tirare il collo a qualche gallina invece di prenderle come esempio per coreografie da riproporre nelle recite scolastiche.

stellino depressoQuella sera di novembre, il rimbrotto della nonna, la resa dei fedeli animali, nonostante il sorriso della Bruna rimasta incastrata nella cassa, gli avevano dato la conferma finale.

L’apparizione

“Caro Stellino è arrivato il momento di arrendersi. Lo spettacolo ha le sue regole e tu non ne rispetti più una. E’ finito il tempo in cui facevi sorridere i bambini, ora ridono di te pure le nonne. Era così emozionante vedere i loro sguardi sorpresi e felici per ogni bolla grande da cui poi facevo uscire il fazzoletto e via Lia e Pia splendide verso il cielo. Indimenticabili i salti di Gustavo tra i loro piedini saltellanti. La Bruna poi, lucente come una perla di un tesoro, quando si ricomponeva, mi dava la mano e: oplà appariva intera nel suo splendore. Ho sbagliato, mi sentivo capace di illuminare la sera come una stella, piccola, magari, ma brillante, mi ritrovo spento e ancor peggio, ho tolto la luce anche ai miei amici.”

Rimbrottava tra sé, poggiato sull’ultimo simbolo della sua carriera bohemien, il davanzale della finestra della mansarda (in affitto con pagamenti posticipati, da tempo al limite dello sfratto) dalla quale si poteva ammirare il blu della notte fino all’incontro con il mare.

Gli animali ronfavano e Bruna stava cercando annunci per feste nel computer e ogni tanto cliccava su quel cappottino, ultimo prezzo, da comprare online, che non si sarebbe mai potuta permettere.

Nel silenzio, Stellino ripeteva il rito: la sua tisana rilassante allungata con qualche goccia di calmante per provare a dormire almeno un’ora, il conto delle carte del mazzo dello zio di Aversa, tecnica sempre propedeutica al sonno, e la confidenza con le stelle, nella rabbia di non potersi accendere una sigaretta che non era mai riuscito a fumare.

Guardava in alto, sollevandosi il cappuccio della felpa per vincere il gelo che stava brinando il cemento su cui era poggiato.

“Ehi, ma insomma basta lamentarsi! Vuoi fare il mago: sogna allora, inventa, ragiona, crea, stupisci. Oppure vai a dormire che ci ammaliamo tutti e due!”

“Senta nonnina non so dove abiti e perché tu mi abbia seguito. Ho capito il suo pensiero non serve infierire!”

“Ma come ti permetti, ho migliaia di anni ma sono ancora una ragazzina sai !”

“Insomma chi fa gli scherzi a quest’ora? Se sei tu, lo so che devo pagare la proprietaria e che non mi reggerai più il gioco, l’ho capito, ma sappi che sei qui a fare il portiere perché io ho rinunciato al tuo posto e fatto il tuo nome”

“Sei un caso disperato e dire che ti fai chiamare pure Stellino, dovremmo denunciarti!”

“Basta, sarò stralunato, ma non posso parlare da solo di notte con una voce nascosta che mi offende pure”

“Lascia stare la luna e aspetta…”

Stellino tremava dal freddo e dal nervoso per l’inattesa lite notturna con quella  voce che assomigliava alla vecchia zia Lina.

 Un bagliore lo rese quasi cieco. Una luce che pulsava sempre più fino ad irraggiarsi sui vetri della sua finestra, facendoli scricchiolare, per poi ridursi in una minuscola fiaccola radiante, sospesa nell’aria.

“Mi hanno chiamato orsetta, lo so non è originale per via delle costellazioni e altre informazioni da sussidiario. Sei toccato in sorte a me. Attendi prego…”

“Ma…”

“Sono la tua stella della fiducia: farò luce tra i dubbi, accenderò la tua consapevolezza e farò risplendere il tuo futuro. Certo se fossi una fata mi sarebbe bastata una formula senza nessun ragionamento impegnativo invece mi tocca il discorsetto filosofico…”

“Sei la mia stella? Lo sapevo che dovevo prendere altre gocce.”

stellino stella

“Ma finiscila, forse è la tisana da cambiare, ha un odore terribile, ma che ti bevi?”

“Solo porre la domanda da’ un senso al mio stato di folle rassegnazione: ma che vorresti da me Orsetta, stella psicologa con evidente vena polemica?”

“Ognuno ha il destino che merita, a me tocca darti una mano. Il fine è però molto più nobile che risollevare un presunto professionista del divertimento fallito. Io devo far sì che ci sia un altro motivo per il quale i bambini, nostra fonte massima di ispirazione, tornino a sorridere. Tu ci riuscivi, davi grandi soddisfazioni. Devo rimettere in sesto il tuo potere!”

“Mi sa che non basterebbe una galassia”

“Con le battute stiamo proprio messi male. Hai ragione devo inventarmi un’idea sensazionale che metta in gioco tutta me stessa”

“Giannino vado a dormire, forse ho trovato una serata in un centro anziani della Valle, magari lasciamo a casa Pia e Lia o sporcano tutto. Ti aspetto, non stare ore a parlare da solo che poi ti viene mal di gola.”

Bruna, premurosa e realista, interruppe per poco il dialogo.

“Povera stella, io sì che posso dirlo, per solidarietà femminile. Ti aiuto anche per quella donna adorabile che ha accettato anche che la tradissi per l’estetista tutta meches e niente cuore!”

“Insomma, cosa dovrei pur fare, io le voglio bene, anche per lei sto pensando di tornare dalla zia a fare il contadino!”

“Lasciamo perdere oppure me ne vado. Devi organizzare un grande spettacolo. Non dagli anziani della valle, con tutto il rispetto non credo che ci sia chi poi possa raccontare a tutti le tue gesta. Poi regaliamo loro una replica.”

“Nessuno ama narrare il fallimento delle mie esibizioni se non per provare a far ridere chi ascolta”

“Basta pessimismo Stellino, onora il tuo cognome e seguimi.”

“Prenderai uno spazio grande, in una piazza, durante un’occasione nella quale la gente c’è già per altri motivi. Non so la prima tombola del Natale, la messa della domenica, la consegna dei panettoni del sindaco. Urlerai per chiamarli. Non ti preoccupare se ti prenderanno per pazzo o se arriveranno anche i vigili, la tua fama di mago in via di fallimento in questo caso potrebbe impietosirli e giocare a nostro favore. A quel punto, guarderai verso il cielo, ispirato ( faremo le prove per ravvivare questo sguardo spento da attore di fotoromanzi senza ruolo) e pronuncerai la frase: “stellina, sorella ( sarebbe meglio cugina di terzo grado, ma mi presto per la causa) delle mie magie, torna dal tuo fratello stellino e fai brillare il sorriso di ogni bambino.”

“Ecco così mi gioco pure il ruolo nel presepe vivente alla festa della parrocchia, mi rinchiudono definitivamente, si mangiano Gustavo, liberano al destino schiacciato Lia e Pia e la povera Bruna torna a farsi lanciare coltelli contro a Campobasso.”

“Sì tutto plausibile, non lo nego, ma accadrebbe se non ci fossi io. Vedrai, voglio stupire anche te.”

Stellino non dormì quella notte, ormai era abituato, ma questa volta anche perché temeva fosse stato un sogno, bello al punto da confermare la composizione della tisana e l’utilizzo delle goccine, ma effimero e legato solo alla durata del sonno. Invece voleva credere che fosse vero, che sul serio una stella volesse aiutarlo. “Tra tanti artisti – si ripeteva – il cielo mi avrà scelto perché sono un buono, forse troppo, ma le mie energie, pure quelle scarse che ho ora, le impiego per far sorridere i bambini. Perché ho salvato un coniglio e due colombi da morte certa. Perché stavo per lasciare la mia amata Bruna, ma poi sono tornato da lei.”

La ripresa

La mattina successiva lesse con attenzione i programmi delle manifestazioni natalizie del comune, sottolineando quelle che si svolgevano in piazza.

“Potremmo provare ad esibirci la sera della vigilia prima che il sindaco faccia gli auguri. Magari il pubblico è più clemente. Aspettano il cenone, i regali, perché dovrebbero accanirsi con noi poveri artisti che mangeremo al massimo una fetta di panettone in offerta?”

Gustavo non si mosse nemmeno dalla sua cesta, Pia e Lina continuarono a spulciarsi a vicenda, ma Bruna rivolse uno sguardo che bloccò Stellino. Un misto di sorpresa, rabbia, gioia ed eccitazione.

“Sì facciamolo Giannino! Tanto poi non ci sono altri spettacoli previsti. Certo dovremmo preparare un repertorio natalizio. Ho giusto due settimane per mettermi a dieta e provare a rientrare comoda nella cassa.”

“Non ti preoccupare abbiamo un numero speciale!”

Nelle giornate successive Stellino si preparò come non faceva da tempo. Provò e riprovò con le carte, chiedendo supporto nel cielo allo zio Franco. Mise a stecchetto il coniglio, minacciandolo che in assenza di altri cibi se lo sarebbero pappati per il pranzo del 25. Rinchiuse in una gabbia, per la prima  e unica volta, Lia e Pia. Le portò in giro per la strada, mostrando loro cosa sarebbe accaduto se avesse deciso di abbandonarle. Un campionario di poveri colleghi piccioni in lotta per una briciola o peggio cadaveri per le strade. Le convinse ad aiutare il loro ritrovato salvatore.

Per tutti furono due settimane di semi di miglio, carote e foglie di lattuga, Bruna compresa.

Seguirono ore di interminabili allenamenti, liti, dichiarazioni di resa, fasi di esaltazione, paure, dubbi, ma anche tante risate.

La mansarda del mago Stellino era tornata a riempirsi di rumori e di speranza.

Pure troppo perché attirò i rimproveri dei vicini e della proprietaria di casa che senza pressione o cattiveria, ricordò la richiesta degli arretrati dell’affitto.

“Pagheremo tutto signora Circe, non tema. Venga a vederci in piazza la sera di Natale!”

“Povera ragazza che ancora le sta dietro, potreste finire tutti in mezzo ad una strada e le va ancora di scherzare. Caro mago lei mi regala sempre una speranza”

la circeLa signora Circe possedeva diverse case e palazzi in città, ma non era arrogante, le dispiaceva sul serio per Stellino e la Bruna, ma soprattutto continuava a rispettarlo dandogli del lei e covando comunque ancora l’illusione che potesse pagarla, prima di un inevitabile sfratto. Non aveva molti amici, almeno non veri e i suoi cappelli dalle falde larghe le attiravano i commenti e le battute di diversi concittadini. Gianni sin dalle sue serate canore nelle sagre fuori città, amava le acconciature strane e considerava eccezionali quelle sculture che nessuna altra donna poteva indossare con tale disinvoltura. Un patto silenzioso fatto di sorrisi e saluti di condivisione: “buongiorno Circe, il suo basco con il cigno è un’opera d’arte. Buona sera signora, il borsalino tempestato di pietre e piume farebbe la gioia di ogni pittore.”

Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto lasciare la mansarda, non era ruffianeria la sua, ma una forma sincera di stima e anche di affetto verso la benevola dama dai curiosi cappelli. Lo avrebbe fatto felice vederla in piazza nell’ultima occasione della sua vita. A quel punto le avrebbe potuto restituire subito le chiavi o andare a festeggiare insieme all’ombra di un panama.

“Domani è il grande giorno. Ragazzi promettetemi che vi impegnerete. Io non vi deluderò. Vi voglio bene!”

Il discorso di incoraggiamento fu breve, ma molto affettuoso.

Il trionfo

Il pomeriggio di quel 24 dicembre c’erano le nuvole: la pioggia l’aveva contemplata, ogni tanto, solo Bruna, con un dubbio subito dissipato: “ma se ci fosse brutto tempo? Ma no, no, ci saranno migliaia di stelle!”

“Per tutte le lune storte. Io lo sapevo che mi prendeva in giro. Non si vedrà nulla, figuriamoci una stellina. E’ finita!”

Nel freddo dell’androne del palazzo, Gianni, tolte le vesti del mago ottimista, si lasciò andare al panico.

Scesero veloci Gustavo, tornato un morbido batuffolo con tanto di papillon, Pia e Lina svolazzanti senza lasciare tracce in giro e lei, in un vestito di seta rosa (cucito da sola con resti di tende, lenzuola e interni di scatole magiche) completato da un mantello fino sopra la testa da cui spuntavano solo alcune ciocche di ricci neri e due occhi brillanti.

“Bruna!”

“Mio caro, lo hai chiesto ed io ho promesso. Mi sono impegnata: meglio di così non potevo, ma ti stupirò in quella vecchia cassa. Penserai pure tu che io sia sparita…”

Lungo la strada si muoveva leggero lo staff del mago, tra i passi pesanti di donne, uomini e bambini pieni di buste e pacchettini.

Trovarono il posto concordato con Orsetta: laterali l’ingresso della chiesa, davanti alla fontana ghiacciata, praticamente al centro di ogni possibile passaggio.

Poggiarono la tavola con sopra la cassa magica, il tavolino con il cilindro e il mazzo di carte, i flaconi di bolle di sapone lucenti, la borsa traboccante strumenti del mestiere.

“Buon Natale a tutti. Mago stellino che tu sia grande o piccino stasera ti farà un regalino!”

“Ma ti pare la sera di far ‘sto baccano!”

Conciò la perpetua che passava con tutti i cestini per le offerte da portare alla messa.

Qualche bambino trascinò i genitori a vedere: un buon alibi per tardare le lunghe cene con i parenti.

“Che ci regali peli di coniglio e qualche cacchina di colombo!”

Un ragazzino maleducato stuzzicò l’orgoglio di Lia e Pia che all’improvviso nel cielo nero si librarono in un volo da paracadutiste, planando lievi sul tavolino del mago.

“Che belle mamme, sembrano angioletti!”

Gridò una bimba dai capelli rossi entusiasta.

“Ed ora, se non avete già il piatto centrale: ecco Gustavo buono per il pranzo e per la cena di Natale”

Scattante come un cucciolo, saltò fuori dal cilindro nella sua ritrovata veste di “conigliolepre” e non più “conitacchino”.

“Sì! Ce lo regali papà?”

Mentre una coppia di gemellini cercava di incastrare il padre nel farsi donare l’animaletto dai lunghi denti, lentamente gli spettatori aumentavano.

Bruna sparì e ricomparve nella scatola, senza nemmeno sgualcire il mantello; l’asso di denari finì nel collo di pelliccia di una nonna imbarazzata, ma divertita.

“Basta, qui non si può stare è un luogo pubblico e serve l’autorizzazione. Stellino tu lo sai, sta pure per arrivare il sindaco. Tanto hai poca gente, non ti saresti mica arricchito…”

Il crudele sarcasmo del vigile Cosimo Senzapace in alta uniforme per l’occasione, non riuscì a ferire il mago, né tantomeno a fermare lo spettacolo.

“Venite qui, nella notte delle famiglia, regalo a tutti una meraviglia”

“Che arriva il sindaco?”

Ironizzò l’anziano barista polemico “Pensavo ti fossi ripreso mago!”

Il primo cittadino arrivò in effetti proprio in quel momento, ma essendoci dopo pochi mesi le elezioni si guardò bene dal condividere le sorti con il povero Stellino e rimase defilato. Il Jolly come lo chiamavano in città per via della sua capacità di trovarsi sempre al momento giusto nel posto giusto, non era però una persona cattiva, anzi, si narrava di un suo passato a consegnare pasti e coperte nelle stazioni e ad adottare cani abbandonati nelle strade. Poi aveva cercato un modo per mettere la sua buona volontà al servizio di tutti e la scomparsa accidentale in un paese esotico dell’ex sindaco lo aveva portato non solo a candidarsi, ma anche a vincere. Si era dimostrato un amministratore attento e illuminato anche quando si era trovato seduto vicino ad un importante onorevole in una cena di gala e lo aveva convinto a collaborare per far fermare finalmente un treno in città e persino un mecenate dopo quell’estate che aveva conosciuto un famoso attore a cui aveva raccontato con tale passione la storia delle sue origini da convincerlo ad organizzare un festival di cinema riconosciuto in tutto il paese. Il Jolly capì anche in quel momento che era meglio stare zitto in un angolo, bloccando anche il solerte Senzapace.

stellino sindaco jolly

L’intervento silenzioso del sindaco che diede l’assenso al mago per continuare richiamò i presenti. Perfino la perpetua uscì con un paio di cestini ancora in mano.

“Stellina, sorella delle mie magie, torna dal tuo fratello stellino e fai brillare il sorriso di ogni bambino.”

“Oh Gianni, non ti sarai bevuto troppo vino stasera?”

Risero tutti i presenti, tranne i bambini e il Jolly.

“Zitti, guardate lassù!”

Il guanto multicolore della bimba dai capelli rossi indicò verso una nuvola che iniziava ad illuminarsi.

Un puntino bianco poi giallo sempre più forte si staccò dal grigio indefinito fino a brillare sulla mano ghiacciata del mago.

“Ora mi devi far raffreddare, un bel guanto bianco che mi slanciava anche un po’ te lo potevi mettere!”

Orsetta si fece ammirare nello stupore di tutti i presenti, i più diffidenti si misero a cercare interruttori e fari nascosti, fino a quando la signora Circe non si tolse il cappello, una alta costruzione di panolence a forma di puntale arrotolato, e gridò: “Stellino ha illuminato la nostra notte di Natale! Evviva il nostro mago!”

stellino finale trionfo

I bambini applaudirono forte, il sindaco irruppe sulla scena per complimentarsi, Pia, Lia e Gustavo vennero portati in trionfo sulla scatola magica, Bruna pianse tutte le lacrime che aveva trattenuto negli ultimi anni.

“Ma insomma, sono io la star, lo dice il nome stesso, ma guarda nessuno che mi faccia una foto!”

Orsetta si allontanò lentamente, mentre la piazza si riempiva sempre di più, come il cilindro di offerte.

Stellino e la sua squadra vennero ingaggiati per lo spettacolo di Capodanno, per la sfilata di Carnevale, l’inaugurazione della stazione e persino per la prima del festival del cinema.

Orsetta comparve di nuovo solo una volta nello spettacolo: la sua luce venne ben presto sostituita da quella sprigionata dalla gioia dei bambini nel veder Gustavo saltare fuori dal capello; Lia e Pia intrecciarsi in romantici voli in aria, Bruna sempre più elegante apparire e scomparire anche nelle bolle di sapone lucenti.

La signora Circe ogni tanto faceva notare che sembrava ridessero anche dal cielo, per poi commentare: “ma certo cosa assomiglia di più ad un sorriso di un bambino se non la risata di una stella.”

E Stellino? Vive ancora nella sua mansarda con le sue adorate colombe e i tanti cuccioli di Gustavo e di Gisella, la sua coniglietta ufficiale; ha cambiato gusto di tisana e ogni sera la beve insieme a Bruna. Prima di andare a dormire, guardano insieme il cielo, non sempre in silenzio.

“Mica me la sono dimenticata l’estetista e quella stella vanitosa che ti trattava da valletto! Ma lo spettacolo deve andare avanti e noi si rimane insieme anche dopo l’applauso Giannino mio…”

stellino e la bruna stella

 

Fine

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