Se la mafia spenge il Natale

Una madre, il giorno di Natale, ha dovuto dire ai suoi figli che il loro padre era stato ucciso e, senza il momento di una lacrima, che dovevano fare i bagagli e lasciare le loro vite, scuole, amici, giochi, sport, amori, abitudini, senza chiedere altro. La donna “strana” a cui il destino aveva regalato alcuni sorrisi, forse dettati dalla gioia di sentirsi finalmente a casa, accolta, al sicuro, ha stretto le labbra nella consapevolezza che per lei e la sua famiglia questo non è possibile.

omicidio-BruzzeseAvrei voluto raccontare di cene rumorose a condividere prosecco e ricordi; delle emozioni dei bambini che scoprono i regali; ironizzare sui pomeriggi dalle ore interminabili con l’irrefrenabile istinto a mangiare ogni cibo commestibile sulla tavola; far volare il pensiero ai Natali passati tra gherigli di noci e profumo di mandarini misto all’olezzo della frittura. Invece non posso, non riesco, perché quest’anno a Natale, nel cuore della nostra, nuova, tranquilla cittadina non sono arrivate le renne con la slitta, ma due killer della ‘ndrangheta ad uccidere un uomo, un padre con la colpa di essere il fratello di un pentito.

Quale magia può più resistere davanti alla barbarie di chi utilizza anche un giorno di feste come simbolo delle proprie regole di odio? Come potrei descrivere momenti di amore se la crudeltà ha mostrato il suo volto di vittoria nello sgomento di due figli e di una moglie?

Davanti al terrore che un omicidio così efferato provoca in una comunità abituata ad una placida educazione dei rapporti, ha faticato anche la stampa locale. Le prime informazioni si sono composte in maniera confusa. Quasi come ci fosse un vocabolario della notizia che non può appartenere a questi luoghi. Agguato mafioso nelle stradine di Pesaro, spari dove risuonano le note di Rossini: un ossimoro. Però poi i dettagli sono affiorati a confermare come, anche nelle scenografie più romantiche, possa irrompere il buio, lo squarcio, l’urlo.

E’ stato diramato il cognome della vittima ed alcuni cenni sulla sua storia. Poco è bastato a farci capire che quella donna e quei figli noi li conoscevamo. Pesaro è piccola, il centro ancora di più. Quello che era un dubbio, dettato dalla casualità, è diventata una terribile certezza. Alla tristezza, all’angoscia si è aggiunta anche una sensazione di rabbia. Consideravo quella ragazza schiva, sempre di corsa, poco incline al sorriso, superficialmente “una strana.” “Va sempre in chiesa” era il massimo del mio commento descrittivo. Ultimamente la salutavo, la vedevo più serena. Non mi sono mai chiesta, pur sapendo che ci eravamo trasferite nello stesso periodo, da città e storie diverse, quale fosse la sua e perché lei apparisse così solitaria. Temo di aver pronunciato con Gian anche la mia frase stupida, tipica, mossa a provocare le sue origini: “ certo voi calabresi, siete particolari.”

Oggi a pensare al suo smarrimento, al dolore da non poter nemmeno vivere e condividere, costretta subito a scappare con i suoi figli, mi sono sentita doppiamente sconfitta. Il maledetto pregiudizio, la rapidità della considerazione del prossimo, una certa pervicace indifferenza che va a coprire la necessaria comprensione e volontà di conoscersi.  

Viola, spaventata, mi ha chiesto di sapere, come fa sempre, da quando ha capito che difficilmente le tengo segreta la verità.

Ho visto nei suoi occhi comunque limpidi e sereni, l’ombra pesante calata su quelli di quei due ragazzini a cui non è stato dato il tempo del dubbio di fronte ad una realtà di incubo che sono stati costretti ad accettare. Conseguenze che pagheranno nell’illogico, tragico schema mafioso, per responsabilità lontane nel tempo e geograficamente. Una madre il giorno di Natale ha dovuto dire ai suoi figli che il loro padre era stato ucciso e, senza il momento di una lacrima, che dovevano fare i bagagli e lasciare le loro vite, scuole, amici, giochi, sport, amori, abitudini senza chiedere altro. La donna “strana” a cui il destino aveva regalato alcuni sorrisi, forse dettati dalla gioia di sentirsi finalmente a casa, accolta, al sicuro, ha stretto le labbra nella consapevolezza che per lei e la sua famiglia questo non sarà possibile.

Ci sarebbe lo spazio per le polemiche nel naturale domandarsi come sia stato possibile che la protezione non fosse più tale; nella triste evidenza di una forza di organizzazione della criminalità mafiosa che sa arrivare ovunque a chiudere vendette e rese dei conti; nella sottovalutazione di una malattia contro cui troppo spesso si abbassano i livelli di cura. Ma io devo trovare le parole per Viola, per ribadirle che quella “montagna di merda” che è la mafia non è solo in una parte del nostro paese; che non si deve avere paura ma bisogna stare attenti; che non vincono mai loro, i cattivi, non fino in fondo, se i buoni stanno insieme con l’unico obiettivo di mantenere la pace e la serenità delle nostre strade, case, scuole, feste.

Avrei voluto raccontarle del Natale di quando ero piccola, di quando al massimo mi chiedevo perché Babbo Natale riuscisse ad arrivare ovunque nello stesso momento con lo scetticismo diretto a incrinare le favole dei miei; ma non sarebbe giusto per il rispetto dovuto a quella famiglia. Non mi perdonerei la leggerezza di un secondo pregiudizio a nascondere la verità di chi è stato colpito senza avere colpe. Per il momento le abbiamo solo raccontato ciò che è accaduto, potendoci permettere di rassicurarla sulla sua sicurezza e su quella della nostra cittadina. So che non si accontenterà, ma ora l’agitazione e il caos genererebbero considerazioni eccessive anche per la sua curiosità matura.

Ho una sola certezza: ci saranno le indagini, si scriverà molto, mutuando e intrecciando dizionari di cronaca nera, a me mancherà quell’attimo in cui avrei potuto trovare le parole giuste per descrivere quella donna impaurita, timorosa, forte che ora dovrà ricominciare ancora una volta, ancora più sola. Spero che per lei ci siano sorrisi nel luogo in cui andrà, aperti e sinceri per provare un giorno a capire se e come riuscirà a farne anche lei con i suoi figli, mi auguro, realmente, al sicuro.

candela di natale cuore.png

 

 

 

 

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