Nuovo anno, nuovi incontri,bellezza

tracce brindisiCosa c’è di più necessario di un abbraccio? Aprirsi per sentirsi accolti. Avvertire la sensazione di calore, di breve appartenenza e di protezione: è una terapia dell’anima. Di questo anno passato, se mi stringo, sento le braccia di tutti coloro che si sono fermati con me in un gesto, reale o virtuale, che ci ha arricchito. Grazie alla forte dolcezza di questi incontri, ho superato paure e incertezze, vivendo momenti di incredibile felicità, trovando il conforto e la speranza per affrontare l’angoscia di un periodo di distanze e diffidenze diffuse. Per il 2019 auguro, a me stessa, a coloro che amo, a tutti, di allargare la propria prospettiva e non temere gli altri, ma andare verso con un sorriso.

“Ci si abbraccia per ritrovarsi interi.”

scriveva Alda Merini, lettrice delle profondità inascoltate, e lo ha ripetuto in un incontro pubblico, ieri, Don Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, con cui ho avuto il privilegio di lunghe chiacchierate all’ombra di Santa Maria in Trastevere. Di persone meravigliose nella mia vita ne ho incontrate tante, ognuno mi ha lasciato un segno di sé, anche impercettibile che emerge all’improvviso, mi conforta, mi indirizza, o semplicemente mi apre un sorriso. Donne e uomini speciali con cui ho condiviso emozioni. Non avrei mai pensato di ritrovarne tante in questo esperimento di scrittura, disegno e racconto di tracce da lasciare volare libere. In poco più di un mese ne ho scoperte anche altre, che mi hanno donato la loro storia con una naturalezza che mi ha commosso.

C’è bisogno di ritrovarsi tra chi crede nel tesoro contenuto in ognuno di noi: chi lo custodisce, chi lo rappresenta con l’arte; chi lo testimonia nella quotidianità; chi lo difende con ogni mezzo.

Finisco l’anno con la necessità di questa certezza e l’ambizione di portarla avanti nell’anno che verrà.

Fingendomi umile, devo ammettere di aver letto nella lista delle onorificenze della Repubblica assegnate dal Presidente Sergio Mattarella, la stessa esigenza di mostrare l’importanza dei gesti semplici eppure coraggiosi e vitali per l’esistenza di una comunità.  

La consapevolezza dell’esistenza del bello ci spinge a resistere anche quando non si riesce a vederlo, a cercarne nelle piccole cose: negli sguardi, nei passi, negli alberi, nei versi, nelle note, nei colori, nelle lasagne e nelle paste alla crema. E’ da qui che si acquisisce la forza di credere anche nei sogni e quella di chiedere aiuto per realizzarli.

Ci sono e ci saranno ancora le giornate in cui sarà difficile pensare che questo possa essere vero e realistico, ma per quelle in cui si ha la prova che sia così, varrà la pena lottare e impegnarsi.

Ieri sera, nell’ultima puntata del programma più intenso ed emozionante che la Rai abbia trasmesso, I Dieci Comandamenti, una immagine mi ha colpito più di altre: un uomo di teatro, con la dolcezza negli occhi si è avvicinato ad un altro uomo, un detenuto attore, con la stessa luce nello sguardo, si sono abbracciati ed hanno ballato insieme nell’acqua. Ho letto, in pochi, vibranti, minuti il senso dell’incontro, dell’abbraccio, dell’altro che è bellezza senza necessità di altre parole.

Per l’anno che verrà proviamo a trattenere i pregiudizi e lasciamoci andare alla libertà di conoscerci, volerci bene e abbracciarci.

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