Clio viaggia su nuove lontane tracce

“Ho capito che in Nuova Zelanda non vorrei rimanere per tutta la vita, vediamo cosa proporrà l’Australia, ma sicuramente l’Italia è diventato, per me, il paese delle vacanze, dove venire a trovare parenti e amici. Mi piange il cuore mentre lo dico, ma è così. E poi, chi lo sa: Australia, Europa o America, comunque voglio tornare al mio lavoro e puntare ai miei sogni!”

clio ritratto 2L’estate di due anni fa è cominciata per noi con uno spavento. Un controllo da fare urgente per Viola. La scoperta di una anomalia nel suo sviluppo, correggibile con una terapia: una puntura al mese fino al raggiungimento dei dieci anni di età. Sollevati e grati all’endocrinologia dell’ospedale di Senigallia, Viola un po’ meno, ci siamo messi alla ricerca di un’infermiera, visto che la dottoressa ci aveva consigliato di rivolgerci ad una professionista e dato il mio terrore degli aghi. Abbiamo trovato Clio Ruvolo, per noi da subito, solo Clio, con il suo sorriso, gli occhi profondi e l’allegria che hanno reso un momento di ansia mensile, un incontro per alcuni aspetti atteso. Sin dalle prime parole abbiamo scoperto la coincidenza della comune provenienza capitolina. Viola ha iniziato il rito del conto alla rovescia con “via” rallentato, sul quale si è riusciti a scherzare. Ogni mese, prima e dopo il fatidico “pic”, erano chiacchiere e aggiornamenti sulle rispettive vite. Lei seguiva i miei racconti quotidiani ed io scoprivo il suo desiderio di unire due passioni i cavalli e l’aiuto ai disabili, progetto per cui frequentava il master di riabilitazione equestre a Firenze, senza mai ritardare o intralciare gli appuntamenti con i pazienti devoti come noi. Tutto regolare, fino alla notizia che non ci aspettavamo: “tra due mesi, parto, vado in Nuova Zelanda. Raggiungo il mio compagno e provo a trovare il mio lavoro.” Difficile non pensare che in parte il rito del conto e la mia logorrea non fossero tra le concause della decisione di fuggire dall’altra parte del mondo. L’ultima puntura abbiamo trattenuto tutti le lacrime e ci siamo fatte la promessa di continuare a seguirci, ad aggiornarci, grazie ai santi social avvicinanti, sulle nostre avventure, soprattutto sulle sue. Prima di partire Clio ci ha anche trovato un’altra infermiera eccezionale. La promessa l’abbiamo mantenuta. I racconti della piccola ragazza alla conquista della terra dei Maori mi hanno portato a pensare a quanti suoi coetanei tentano la stessa impresa, magari con uguale incoscienza e motivazioni simili. Le ho chiesto quindi di ricostruire insieme quella che è di certo una storia che percorre le tracce dell’amore, ma che rappresenta anche la determinazione e la forza di volontà di una generazione che non si accontenta e comunque prova varie strade, anche le più tortuose, per realizzare i propri sogni.

La traccia: percorsi dall’Italia alla Nuova Zelanda e oltre

“Come primissima cosa sognavo di fare la maestra. Ricordo pomeriggi passati a fare finta di insegnare. Sconvolgevo la camera, spostando la scrivania che diventava come per magia una cattedra e tutti i miei pupazzi erano fantasticamente i miei alunni, indossavo occhiali vecchi di mia mamma a cui avevamo tolto le lenti correttive e avevo un registro dove appuntavo non so cosa. Poi sono passata a “vorrei diventare un veterinario”. Un’idea che è durata per molto, fino alla scelta dell’indirizzo universitario. Veterinaria voleva dire però 5 anni, troppo lunghi e costosi. Non è che fossi risultata una cima al Liceo Classico, già una scelta troppo impegnativa per me che comunque rifarei.
Dopo la maturità decisi di prendermi un anno, non sabbatico, lavorativo, per capire cosa voler davvero fare da grande, senza però perdere tempo e soldi, anzi guadagnandoli! Ho lavorato circa 9 mesi in piena campagna ai confini tra Lazio e Toscana, esattamente tra Tuscania e Montalto di Castro in un allevamento di cavalli Lusitani con una delle più care amiche di mia madre, la stessa che a dieci anni mi aveva regalato una tessera di 10 lezioni di equitazione. Per lungo tempo ho valutato quindi la possibilità di fare Veterinaria equina: tre anni, ma fuori sede, troppe spese, non potevamo permettercelo. Contemporaneamente al lavoro con i cavalli andavo tre volte a settimana a Viterbo per dare una mano, in cambio di lezioni di equitazione, al centro di riabilitazione equestre Villa Buon Respiro! Ecco l’illuminazione! Il mio sogno era quello di lavorare con i cavalli e i ragazzi disabili!

La scelta

clio e cavallo“Ho deciso di fare il test per Neuropsicomotricita’ Infantile, fa venire il mal di testa solo a pronunciarlo, ma era l’indirizzo perfetto per conciliare lavoro e passione. Dovevo superare solo la sfida del numero chiuso: 20 posti disponibili all’Università di Tor Vergata a Roma. Ne entravano fino a 25, io sono arrivata 26ima. Che rabbia! Stesso punteggio della numero 25, ma lei di un anno più piccola, quindi aveva la precedenza!
Non volevo perdere altro tempo: c’erano posti vacanti in infermieristica e infermieristica pediatrica. Ci ho provato e sono finita in una sede distaccata ad Ostia, in una struttura in cui un giorno è cascato il tetto del bagno delle ragazze.”

“In questo mio peregrinare tra idee, prospettive e strade possibili, potevo contare sull’appoggio dei miei genitori e il sostegno concreto di mia mamma. Mio papà, Guido, è un attore di teatro; mia madre, Lucilla, una grafica, che lavora alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Si sono separati che avevo 5 anni, ma le loro figure genitoriali sono sempre state forti e ben distinte. Fin dal Liceo ho fatto piccoli lavori per non avere bisogno della “Paghetta” e gestirmi la mie piccole spese, ma devo onestamente riconoscere a mia madre tutte le fatiche per supportarmi economicamente.
Una svolta nel mio percorso l’ha portata la proposta di una mia cugina di Pesaro che da due anni faceva l’infermiera da libera professionista. Poco prima di terminare l’Università, di ritorno dal mio appassionante Erasmus a Madrid, mi ha contattata e mi ha consigliato di aprire la partita iva, perché a Pesaro c’era molto lavoro domiciliare da svolgere. Aveva bisogno di una mano soprattutto nella stagione estiva, perché si divideva tra i clienti privati e l’assistenza nell’Acquafan/Oltremare (Rimini). Le ho detto di sì, ma ad una condizione: avrei tentato il test di ammissione per il Master di Riabilitazione equestre all’Università di Firenze (il mio sogno nel cassetto) e, se l’avessi passato, dovevamo incastrare il tutto. Lasciare Roma non è stato facile: i miei più cari amici, la mia città straordinaria, la mia nonna che ho perso solo dopo qualche mese che ero partita. Pesaro però già mi piaceva: poco traffico, tutto raggiungibile in pochi minuti e soprattutto mare e campagna in un colpo solo.”

clio tesi“Inizialmente sono stata ospitata dai cugini di mia mamma, che posso definire zii a cui devo molto, poi ho trovato l’amore: Alessandro. Un ragazzo di Montecchio che lavorava con i cavalli, insomma, per me, non poteva esistere un principe azzurro migliore.
Non era però tutto un romanzo. Lavoravo tantissimo. Ho incontrato pazienti che sono diventati amici, e non credo sia una cosa poco professionale, anzi! Persone che ricordo con affetto e con le quali sono ancora in contatto. Ero impegnata sette giorni su sette, incastrando quella che era la mia condizione: avevo passato il test di ammissione a Firenze quindi facevo avanti e indietro quando dovevo seguire i corsi e fare gli esami.
I miei tre anni pesaresi sono stati intensi: ho avuto la mia prima esperienza lavorativa; ho sperimentato la convivenza con Alessandro, affrontando 4 traslochi; portato a termine il Master, facendo avanti e indietro tra Pesaro, Firenze, Roma, e questa volta senza aiuto di mammina, ma tutto a spese mie! Posso ritenermi più che soddisfatta!

Verso la Nuova Zelanda

“Arriva l’ennesima curva da affrontare e mi ci porta Alessandro. Quando l’ho incontrato non aveva nessuna intenzione di instaurare una relazione seria con una persona, aveva i suoi progetti da portare a termine, tra cui partire per la Nuova Zelanda e tornare in Australia, dove era già stato due anni prima. L’Amore poteva essere d’intralcio, ma a quanto pare ha imparato che non è poi così vero! La relazione è cresciuta giorno dopo giorno, ma io non volevo impedirgli di realizzare i propri sogni, pur tenendo ai miei. Siamo arrivati ad una specie di compromesso: se avessi superato il test di ammissione al Master sarei rimasta a Pesaro e lui poteva tranquillamente partire, viceversa, se non ce l’avessi fatta sarei andata con lui! Il tempo e le indecisioni hanno giocato a mio vantaggio. Alessandro è partito poco prima del mio ultimo esame del Master e della discussione della tesi.
Avevo la mia laurea in infermieristica, un Master, un lavoro già avviato e progetti futuri, come tecnica di riabilitazione equestre, da conciliare: perché partire per la Nuova Zelanda? Per seguire l’Amore, e per approfittare della mia età (27 anni), del non avere figli e poter quindi viaggiare e conoscere il mondo.”

clio e mamma“Sistemati tutti i clienti di Pesaro, ho deciso di trascorrere del tempo a Roma prima di partire per salutare bene amici e parenti! Sono passata anche da Londra, dove ho una mia carissima amica che vive e lavora da tre anni come infermiera. Ho avuto diverse “ultime notti” prima del grande salto: a Pesaro, a Roma sia casa di papà, sia a casa di mamma ( forse quella più emozionante, dove sono nata e cresciuta e dove ho passato tante notti “Prima di”) e a Londra. Ho pensato tanto durante ognuna, a mille cose e, come si dice, mi sono fatta “tanti film”!

clio nuova zelanda“I primi sei giorni in Nuova Zelanda sono stati meravigliosi: ho rivisto Ale, mi ha portato in molti posti in cui era stato nei sei mesi precedenti, poi abbiamo trovato subito un’abitazione e un lavoro: siamo stati fortunatissimi!

La domanda, però, per tutto il mio primo mese qui, dall’altra parte del mondo è stata : Ma cosa ci sono venuta a fare?

Poi con il sostegno e l’aiuto di Alessandro, unito al bollettino quotidiano disastroso di mia mamma sul nostro mal gestito Paese, ho cominciato a capire che potevo rallentare la mia ansia e dedicare questa esperienza a migliorare la conoscenza e l’uso della lingua inglese, vedere e scoprire posti, culture e persone nuove!”

“L’impatto più duro l’ho avuto con il lavoro: tre mesi di fabbrica, 12 ore al giorno, 4 giorni sì e 4 di riposo. La mia mente si stava annichilendo, comunque nei giorni liberi con Ale prendevamo la macchina e andavamo alla scoperta, inoltre ci siamo messi da parte qualche soldino. Adesso tutte le volte che compro una cosa penso a tutto il lavoro che c’è dietro per potermela permettere.”

clio in macchina“Dopo la fabbrica abbiamo cambiato regione e lavoro: finalmente siamo finiti in un posto meraviglioso dove io ho respirato le mie atmosfere, occupandomi delle scuderie dei cavalli che Ale addestrava e domava. Il sogno si fa ancora aspettare: prima di Natale Ale è dovuto partire per l’Australia oppure avrebbe perso il visto, io ho deciso di rimanere, ma ho cambiato nuovamente lavoro. Da sola il mio inglese può migliorare, ancora di più se lo esercito nel contatto con gli altri: faccio la cameriera in un pub e vivo in una casa di una famiglia di cileni, così sto riprendendo un pochino anche la lingua spagnola. A fine marzo raggiungerò Ale in Australia.”

clio 5“Intanto cerco di vincere la nostalgia, soprattutto del cibo e delle passeggiate nelle nostre città dove si vive la storia che in queste terre così giovani non si percepisce, anche se la natura è meravigliosa. Qui però si trova la civiltà, il rispetto delle regole e del proprio paese, l’educazione e la semplicità nella burocrazia!
A volte è dura, mi sento lontana e mi manca il mio lavoro o farmi due chiacchiere e una pizza, vera, con gli amici, ma sono felice perchè sento di vivere un’esperienza unica che mi porterà a qualcosa di importante!”

“Per ora il mio obiettivo più grande è l’apprendimento della lingua inglese e la sua certificazione che valga a livello internazionale (IELTS). Ho capito che in Nuova Zelanda non vorrei rimanere per tutta la vita, vediamo cosa proporrà l’Australia, ma sicuramente l’Italia è diventato per me il paese delle vacanze, dove venire a trovare parenti e amici. Mi piange il cuore mentre lo dico, ma è così. E poi, chi lo sa: Australia, Europa o America, comunque devo tornare al mio lavoro e puntare ai miei sogni!”

clio finale

La traccia volante: Una Parola: Amore. La forza sconfinata che significa passione, gratitudine, forza di volontà, a volte rabbia e sofferenza, ma è la benzina per tutti i motori, l’ossigeno per tutte le anime!
Un Motto: Godi delle piccole cose, ma non smettere mai di migliorare!
Un’immagine: una figura davanti al mare, sospesa, con una valigia in mano, come me, sempre pronta a partire, ma senza una meta precisa e pronta a riempirmi di tutto quello che mi aspetta!

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