Rosy con il suo paese riapre la scuola

“Non accetto che si abbandonino i nostri paesi ad un destino di emigrazione anche per chi sceglie di tornare. Come si fa, però, se appena decidi di creare una famiglia, di fare un figlio, sai che devi andare via perché non ci sono scuole per il tuo bambino.”
rosi rocca forteRoccaforte del greco è un paese di 431 abitanti incastonato nel versante meridionale dell’Aspromonte. Ha già nel nome una delle sue funzioni: difendere le tradizioni di quella che è una vera propria seconda lingua della regione, il greco di Calabria. Attraverso lo studio e la promozione di essa c’è chi come lo scrittore Gioacchino Criaco e un gruppo di ragazzi, promotori di un crowdfunding “adotta il greko: se mi parli vivo”, si si sta muovendo per tutelare i destini di tante comunità che resistono per non abbandonare piccoli comuni e borghi, presidi di storia e cultura. La vita di chi resta, però, è messa a dura prova dalla mancanza di servizi minimi come la posta o la guardia medica, mentre non si incentiva la presenza dei giovani per i quali mancano spazi sportivi, ricreativi o, peggio, li si priva delle scuole. A Roccaforte è accaduto, lentamente: prima hanno chiuso quella dell’infanzia, poi le elementari e dall’anno scorso le medie. Ai bambini non rimane che affrontare chilometri con gli scuola bus per raggiungere l’istituto più vicino dove sono stati traferiti di ufficio, oppure affidarsi all’istruzione parentale impartita dai genitori. Ci sono però madri e padri che hanno deciso di non rassegnarsi e, dopo aver trovato soluzioni temporanee per impedire ai figli le traversate all’alba con condizioni climatiche avverse, hanno attirato l’attenzione mediatica e sono stati ascoltati dagli uffici regionali per cui l’anno prossimo la scuola di Roccaforte riaprirà. E’ la storia di Rosy e Luigi che nel paese hanno anche un piccolo forno per fare il pane secondo tradizione, che vorrebbero far crescere, per attirare persone e turisti, nel posto in cui hanno deciso di rimanere, dove far crescere e studiare i propri figli.

La traccia: l’impegno per far rimanere bambini e ragazzi a Roccaforte del Greco

rosi ritratto“Siamo 400 abitanti, residenti, ma ci sono anche molti che vengono qui nel finesettimana da Reggio o da Melito. Siamo pochi, ma ci siamo. Ci sono anche i bambini e i ragazzi, ma ci hanno tolto le scuole. La prima a chiudere è stata quella dell’infanzia, nel 2011, il tempo per mio figlio piccolo di fare solo un anno di asilo. Erano troppo pochi per poter erogare il servizio, ma noi mamme non ci siamo demoralizzate, siamo andate al comune che era commissariato, abbiamo provato a chiedere, ma non sono stati capaci di risolvere il problema perché “in fin dei conti l’asilo è solo un diritto”. Abbiamo aperto una scuola autogestita nei locali della parrocchia: il primo anno abbiamo insegnato tutto noi, poi abbiamo chiamato delle ragazze del paese. Intanto avevano iscritto d’ufficio i bambini a 27 km di distanza, ma, non essendo scuola dell’obbligo, abbiamo potuto organizzarci in autonomia.”

rosi scuola roccaforte“Pensavamo che non avremmo dovuto combattere anche per le elementari. Fino alla IV non ci sono stati problemi: 8 ragazzi a classe, il limite sotto il quale non si doveva andare oppure avrebbero chiuso. La nostra era una scuola di montagna di una minoranza linguistica, anche se purtroppo per far imparare il greco di Calabria finora hanno predisposto solo dei piccoli progetti senza inserirla, come abbiamo chiesto, come materia di scuola. Credevamo che saremmo stati preservati, abbiamo condizioni climatiche difficili, d’inverno c’è molta neve, le distanze dai comuni più vicini sono notevoli. Il primo è Chorio di San Lorenzo, frazione di un comune a valle, lì ci sono le scuole più vicine.”

Da scuola a punto di erogazione

“Mio figlio più grande non ha avuto problemi fino alla prima media, il secondo ha fatto solo un anno di asilo e poi è riuscito a compiere un percorso regolare fino alla IV elementare. A quel punto è stato iscritto d’ufficio con gli altri suoi compagni nella scuola di Melito a 30 km. Ci hanno detto che erano stati soppressi anche i codici meccanografici. Io però ho guardato nel sito del Ministero e la scuola esisteva ancora: i codici non erano stati soppressi. Ci siamo rivolti, attraverso il nostro sindaco, al garante per l’infanzia, Antonio Marziale che ci ha permesso di resistere altri due anni nella nostra scuola che è diventato un punto di erogazione del servizio, legato ufficialmente all’istituto di Melito dove risultavano iscritti.”

rosi giornale“Pensavo che si potesse proseguire in questo modo per tutti i bambini fino all’ultimo del paese. Il diritto all’istruzione è personale, deve essere garantito. In passato è stato così: mia madre mi raccontava degli insegnanti che andavano a piedi nelle campagne pur di raggiungere il paese più distante dove c’erano studenti che avevano diritto di imparare.
Invece l’anno scorso ha chiuso la scuola media, senza darci la possibilità di attivare un punto di erogazione perché l’istituto da cui dipendeva non aveva altre scuole medie e quindi non si sono trovati professori per garantire il servizio. Erano rimasti in sei alunni, due per ogni classe: assegnare personale per un numero così esiguo viene considerato un danno erariale.”

La chiusura

“Non ce l’abbiamo fatto a tenere la possibilità per i nostri ragazzi di rimanere nel paese a studiare. Alcuni genitori hanno cominciato a mandarli a scuola a Chorio a 23 km, invece noi abbiamo scelto l’istruzione parentale: contro tutto e tutti, ma prevista per legge. Abbiamo scaricato i programmi e mio figlio ha potuto studiare a casa. Io sono laureata in economia, mio marito è molto preparato nelle materie scientifiche quindi ci siamo divisi: io facevo italiano e le altre discipline umanistiche, lui matematica e tecnica.”

rosi oratorio“Il piccolo finiva le elementari nel punto di erogazione e il grande studiava con noi a casa.  A Roccaforte non ci sono altri servizi: per fare calcio dobbiamo portare nostro figlio a Melito, non c’è la palestra o il cinema. Abbiamo solo l’oratorio dove poter organizzare iniziative di aggregazione. Le scuole potevano servire anche a questo, oltre a garantire un servizio fondamentale per la comunità.”

La resistenza
“Noi resistiamo perché abbiamo scelto di tornare a vivere qui e di rimanere. I nostri figli d’estate si ritrovano nella piazza, possono girare sereni. I nostri occhi dalle finestre sono il sistema di controllo: è il paese che garantisce la loro serenità e li difende. Loro si autogestiscono. Lo spostamento della scuola li ha disorientati: tornano stanchissimi, se poi fanno il pomeriggio arrivano che non hanno più tempo per nessuna attività di socializzazione. “

rosi scuolabus“Purtroppo quando ha finito le elementari il piccolo, abbiamo dovuto accettare che anche i nostri figli entrassero in questa dimensione, non ce la facevamo a stare dietro a tutti e due con l’istruzione parentale. Si svegliano alle sei e mezzo, partono alle 7.20 per arrivare alle 8.15. Sono 50 minuti di viaggio che diventano di più se c’è la neve. Le condizioni atmosferiche cambiano anche l’umore di noi genitori: se il tempo peggiora, siamo sempre preoccupati finchè non arrivano a casa. “

rosi e le iene“Non ci sembrava comunque giusto che fosse negato un diritto e che si togliesse alla nostra comunità un servizio necessario, fondamentale per conservare anche la gioia della presenza dei bambini e dei ragazzi nelle nostre strade. Abbiamo cercato di ottenere visibilità, perché l’attenzione spesso non supera le nostre montagne. C’è stato l’intervento di un giornalista delle Iene. Ci siamo messi in sit – in davanti la scuola e sono arrivate anche le telecamere del tg regionale.

Grazie ad intellettuali legati al territorio come Gioacchino Criaco, Francesco Pileggi, Francesca De Nisi e Rocco Coluccio, abbiamo fatto la giusta pressione per essere ricevuti dalle istituzioni. Siamo diventati un caso che potrebbe salvare anche altre scuole.

E’ stata approvata una delibera di giunta della Regione Calabria che stabilisce non si possano superare i 10 chilometri di distanza tra il luogo di residenza e le scuole.

“Abbiamo vinto anche un’altra battaglia burocratica che potrebbe aiutarci concretamente, siamo stati assegnati come scuola ad un altro istituto comprensivo a noi più vicino che ha più di una scuola media collegata quindi un numero maggiore di insegnanti che potrebbero essere distaccati pure da noi per prevedere un punto di erogazione.”

Vittorie e speranza

“I codici meccanografici intanto resistono, ora dobbiamo vedere se l’anno prossimo faranno partire realmente la scuola. Abbiamo iscritto i nostri ragazzi nei plessi di Roccaforte e speriamo nella migliore soluzione.

“Io sono stata dall’asilo alle medie a Roccaforte e mi dispiace che i miei figli non possano godere della stessa opportunità. Già sapevo che sarebbe stato per loro più difficile il passaggio alle superiori. Io ho frequentato l’istituto tecnico commerciale a Reggio ma c’erano dei collegi dove si poteva stare senza gravare sulle famiglie. Da tempo queste realtà non esistono più e sappiamo già che dovranno alzarsi alle cinque per raggiungere le scuole superiori.”

rosi e luigi“E’ dura, ci abbiamo pensato ad andare via, ma poi ha prevalso l’amore per la nostra terra. I primi anni di matrimonio li abbiamo trascorsi a Napoli, mio marito è napoletano e lavorava lì. Quando è nato il nostro primo bambino, l’azienda ha chiuso e Luigi è stato messo in mobilità. La scelta era tra il nord e il ritorno nel mio paese. Tornare a Roccaforte è stata per me una gioia grandissima. Ci siamo fatti una bella casa e tirato su la nostra piccola attività, con il forno che segue le tradizioni e vorremmo far crescere. Abbiamo la nostra campagna. Finora i nostri figli erano felici di stare qui, non abbiamo fatto mancare loro le attività fuori dal paese, accompagnandoli ogni volta che volevano. Se però rimarranno anche l’anno prossimo senza scuola e dovranno affrontare di nuovo il viaggio quotidiano, cominceranno a stancarsi troppo e forse la libertà nella bellezza di cui possono godere qui, non basterà più. “

rosi bambini e ragazzi“Non accetto che si abbandonino i nostri paesi ad un destino di emigrazione anche per chi sceglie di tornare. Come si fa, però, se appena decidi di creare una famiglia, di fare un figlio, sai che devi andare via perché non ci sono scuole per il tuo bambino. Si parla di ripopolare i paesi, ma se poi mancano tutti i servizi. Mantenere la scuola aperta va oltre le esigenze personali, significa far arrivare più persone ogni giorno nel paese: gli insegnanti, il personale. E poi non si sentono le voci dei bambini, quando non ce ne saranno più, sarà la fine del paese.”

“Il comune di Roccaforte ha predisposto un progetto di accoglienza dei migranti. Non solo perché sentiamo forte l’esigenza di aiutare chi ha bisogno, ma anche perché loro ci avrebbero sostenuto: con i loro bambini avremmo raggiunto il numero necessario per avere le classi. Purtroppo si è bloccato tutto e poi se noi stessi scappiamo dal nostro paese e non lo amiamo, come pretendiamo di far stare chi non è nato qui e farlo amare da loro.”

La traccia volante: ogni paese ha diritto alla sua scuola e al suo futuro.

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