Era il 7 aprile del 1944

“Mi auguro che ci siano altri bambini che, come Viola, si chiedano cosa ricordi quel monumento e si portino dietro dieci nomi di donne che non sono nei manuali, ma hanno dato la vita per una storia di libertà e di pace che abbiamo il dovere di meritare.

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“Mamma che cos’è questo monumento?” Ricordo che Viola mi fece questa domanda, un pomeriggio di quando aveva 4 anni, mentre passavamo sul Ponte di Ferro per tornare a casa. Mi piaceva tagliare di lì quando capitava di andare a fare una passeggiata sull’Ostiense o a Testaccio, mi sembrava di sentire ancora atmosfere di una Roma dimenticata dalla modernità, anche il fiume pareva più nascosto e a disposizione dei pensieri di pochi.

Piano piano hanno ristrutturato palazzi, aperto gelaterie, bar, ristoranti, rendendo Via del Porto Fluviale una strada meno isolata, meno discreta. Si spera che le luci abbiano consentito di accendere la memoria su quella stele che attirava la curiosità di Viola per ricordare una strage di donne durante la Resistenza.

Era il 7 aprile del 1944 quando un gruppo di donne, scoperto un forno aperto nel quartiere Ostiense, decise di assaltarlo. Le truppe di occupazione nazista avevano privato la popolazione romana del pane e della farina, destinandoli solo ai soldati. La storia la raccontò Carla Capponi, nome di battaglia Elena, partigiana e deputata, l’unica che decise di far realizzare un monumento per ricordare l’eccidio.

“Il direttore del forno, forse d’accordo con quelle disperate o per evitare danni ai macchinari, lasciò che entrassero e si impossessassero di piccoli quantitativi di pane e farina. Qualcuno invece chiamò la polizia tedesca, e molti soldati della Wehrmacht giunsero quando le donne erano ancora sul posto con il loro bottino di pane e farina.”

 Le bloccarono proprio sul ponte. Per dieci di loro non ci fu nulla da fare. Dal racconto della Capponi sembra di sentire il loro respiro, mentre attendevano il colpo, sparato da dietro, secco e vigliacco.

Le lasciarono lì sulla strada come simbolo e monito, insieme al pane intriso di sangue. Consentirono di prendere i loro corpi solo la sera

Mentre solo nel 1997 e grazie ad una donna che ha combattuto come loro, ebbero l’onore della memoria con la stele, posta dall’amministrazione comunale del tempo.

I loro nomi, scritti nel ferro, ricordano in un angolo di Roma, ormai trafficato e quasi ostile ai pensieri, il sacrificio delle donne, la loro forza, l’amore che si oppone alla paura, l’orrore della guerra e della violenza. L’immagine di quel pane negato e poi perso nel sangue mi è tornato negli occhi e nel cuore, proprio oggi che sono passati 75 anni da quella strage che rischiava di essere dimenticata e che sono lontana da quel ponte.

Mi auguro che ci siano altri bambini che, come Viola, si chiedano cosa ricordi quel monumento e si portino dietro dieci nomi di donne che non sono nei manuali, ma hanno dato la vita per una storia di libertà e di pace che abbiamo il dovere di meritare.

Clorinda  FALSETTI,   Italia  FERRACCI,   Esperia  PELLEGRINI, Elvira  FERRANTE,   Eulalia  FIORENTINO, Elettra Maria  GIARDINI,    Concetta  PIAZZA, Assunta Maria  IZZI,    Arialda  PISTOLESI,   Silvia  LOGGREOLO.

donne ponte di ferro

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