Beatrice nelle Trame tessute dal teatro

“Siamo partiti dalle diverse narrazioni dapprima del presente per poi scavare nel passato di ognuna e tessere i fili della memoria: dove per alcune il destino era stato già segnato, il Teatro ne è stato poi il riscatto.”

beatrice locandina okIl teatro come luogo dove costruire l’incontro e mostrarne gli esiti senza timori, senza finzione. Più vero della realtà. Sul palcoscenico, velate da un telo, in un affascinante esperimento di Teatro delle Ombre, donne di diverse età, lingue e culture tessono le loro storie che si confrontano e si intrecciano in Trame. Questo il nome dello spettacolo che ha concluso il laboratorio Narramondi della Onlus Asinitas, condotto da Silvio Gioia, portato in scena l’8 e il 9 giugno a Villa Celimontana e nel centro sociale Lucha y Siesta a Roma. In autunno è previsto che proseguano le rappresentazioni in altri luoghi speciali della capitale. Tra le attrici, Beatrice Mancini che è anche autrice, regista e fotografa. Ha accettato di raccontare il senso di un’esperienza che va oltre gli applausi finali, tanti, che hanno accolto uno spettacolo unico, spingendo ad aumentare la volontà di sfruttare le infinità potenzialità dell’arte. Perchè qualcuno diceva che il teatro è più vero della vita.

La traccia: culture intrecciate dal teatro

beatrice laboratorio.jpg“Il percorso nasce come proposta per il 2019 di Narramondi – laboratorio permanente con donne migranti sulle narrazioni – che l’associazione Asinitas propone ogni anno con progetti di messa in scena sempre diversi. Mentre, fino a qualche tempo fa, si poteva dire che il percorso fosse più importante a prescindere da tutto , negli ultimi anni quello che viene identificato come Teatro Sociale d’Arte presuppone un’ offerta di spettacolo, di tale valore artistico, da riuscire ad arrivare ad essere un’ alternativa di scelta per un pubblico sempre più vasto. Siamo partiti dalle diverse narrazioni dapprima del presente per poi scavare nel passato di ognuna e tessere i fili della memoria: dove per alcune il destino era stato già segnato, il Teatro ne è stato poi il riscatto.”

“Non a caso nello spettacolo c’è la presenza continua in scena delle tre Parche, che intrecciando fili tessono anche i destini . In un secondo momento, l’entrata della Dea Durga – Dea Indiana del Destino – conferma come la contaminazione sia stato strumento interculturale di lavoro permanente. Da qui la metafora continua sui fili : perdere il filo, fare il filo, essere sul filo del rasoio, riprendere il filo. Questa è stata l’input ad una serie di improvvisazioni che hanno poi portato alla tessitura di “ Trame “.

“Trame che nascono dalle storie, dai sogni di ognuna e si intrecciano come nei racconti delle nonne che incontrandosi per filare passavano ore a raccontarsi e a scambiare informazioni. L’ordito e la trama sono sia gli elementi essenziali dei tessuti che le parti costitutive della Fabula.”

Donne di varie età da differenti paesi

“Non era la prima volta che mi confrontavo con donne migranti. La maggior parte sono in Italia già da un po’. La caratteristica è che in questo gruppo eravamo tutte diverse anche per età. Diverse , ma comunque donne, con le stesse fragilità e gli stessi problemi di tutti i giorni, chi più chi meno .

C’era la voglia di raccontarsi , di narrare le proprie storie, determinate a stare bene, a prendersi del tempo altro dal quotidiano , seppur per poco. Il confronto, inevitabile, è stato reso più facile grazie al Teatro.”

beatrice scena“Spesso , si desiste dall’incontro perché non capire delle realtà troppo diverse da noi, costringe a metterci di fronte ai nostri limiti. In questo, il Teatro, è uno strumento potentissimo di aggregazione e di superamento delle proprie barriere: sposta l’attenzione su altro, ti costringe a “metterti da parte “. Il regista Silvio Gioia, con Daniela De Angelis sono riusciti a creare un bel gruppo. In questo , il ruolo dei conduttori del laboratorio é determinante.”

beatrice trame copertina“Efficace anche la scelta di una trasposizione basata sul Teatro d’Ombre. Mi ha sempre affascinato, spesso è legato ad una tradizione orientale o dell’est Europa, come il Teatro Nero, che in qualche modo gioca anche con le ombre. Nei paesi dell’ex Iugoslavia alle donne fino a qualche tempo fa era vietato fare Teatro o comunque esibirsi , per cui stare dietro il telo rappresentava la realizzazione di un bisogno di esprimersi che poi é fondante del Teatro. Il vissuto comunitario di questa esperienza è la testimonianza di mie colleghe timidissime che hanno trovato il coraggio di raccontarsi seppur dietro ad un telo; svelare tra le ombre le proprie fragilità, i propri sogni, le proprie angosce.”

“Si potrebbe dire che il teatro delle ombre ha lo stesso potenziale espressivo della Maschera in Occidente : un pretesto per essere altro da Sè, ma del resto anche il Teatro è in se un pretesto. Quello delle Ombre porta con se un senso di Mistero – parte fondante del Teatro- in più è una di quelle Arti cosi dette minori , una volta bistrattate, poi di nicchia ( spesso legate solo a festival) sottovalutate eppure evocative , dove la contaminazione dei linguaggi è più libera ; forse perché fuori dal Mercato.”

beatrice trame

“Qui applico la mia deformazione da regista che ha studiato fotografia in movimento, e sa che l’ombra si può gestire, la luce, quella naturale, poco e niente. Di simile alla fotografia cinematografica ho trovato l’uso della rifrazione della luce sugli oggetti che esalta o deforma i corpi ed è un potente strumento espressivo. Devo dire che l’uso che se ne fa in teatro ha una certa artigianalità che é elemento dello spettacolo dal vivo: ha un fascino tutto suo, irrinunciabile.”

Il teatro strumento di dialogo e conoscenza

“Il teatro nell’ultimo secolo come arte applicata si è dimostrato utilissimo, sia come strumento per la formazione , sia per la guarigione ( si pensi all’ Arte terapia), l’integrazione e la riabilitazione. Insegna a conoscersi e a conoscere di conseguenza gli altri. Sposta l’attenzione su altro da sé, abbassando il filtro affettivo e facilitando la comunicazione e lo scambio. Talvolta é un gioco di ruolo che aiuta a conoscere e superare i propri limiti. In ogni caso riesce a svelare molto delle persone coinvolte . Qualcuno diceva che è molto più vero della vita. Nel caso del teatro delle Ombre è riuscito a creare una “comunanza” fra soggetti. Ne viene fuori “ Trame “ storie intessute da persone per età, nazionalità e sfera sociale diversissime.”

“In scena e durante il laboratorio ho respirato l’aria che quotidianamente vivevo a Londra dove ho lavorato per diversi anni. Nella capitale inglese c’è una cultura dell’integrazione molto più matura, nonostante i tempi non siano facili neanche lì: quella anglosassone a livello europeo è stata una delle prime società multietniche. Scuole, servizi e sanità non sono disfunzionali : c’è un accesso al credito più agevolato soprattutto per chi meritevole , vuole studiare.”

“Il cinema poi è un ambiente internazionale per eccellenza e visto che a differenza dell’Italia, è considerato industria anche il concetto di merito ha il suo giusto peso. Quello che mi piace è che c’è un concetto sano di competizione; ascensionale. Ci si critica ferocemente ma è per migliorarsi, per osare di più. In Italia, fra colleghi, ci si critica per sminuirsi e tutto ha una ricaduta in basso verso la mediocrità, alla quale ci si è abituati e dalla quale è difficile uscire. Per citare la frase di un film che ha vinto l’oscar qualche anno fa: “ A Roma tutto ciò che supera la media non dura più di una settimana”.

beatrice applausi

La traccia volante: “Mi vogliono come dicono loro / E io accado…  La mia forza e’ una maschera/ La mia fragilità è una maschera/ E tutto quello che verrà dopo sarà tempesta.” Sono versi della poetessa libanese Joumana Haddad, citati nello spettacolo.

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