Beniamino diffonde il contagio del bene

Punto a far tornare la voglia di riappropriarsi delle parole per far capire che la comunicazione è una cosa bella. E’ vero che l’odio è contagioso, ma lo sono anche la solidarietà , la felicità, il gioco, l’ammirazione.”

beniamino immaginarioPer fare qualcosa, bisogna prima pensarlo, creare l’idea. Lo so perché lo faccio di lavoro. E per veicolare le idee si creano importanti infrastrutture dell’immaginario: gli stereotipi, i cliché, gli slogan, le figure ideali. Per contrastare l’odio dobbiamo anche quotidianamente sabotare quelle infrastrutture: svelare violenze e sopraffazioni, veicolare poesia, aprire lo sguardo. Dare meno importanza, togliere importanza, alla pubblicità e ai media; creare e rilanciare la creatività, colorare i grigi, sorridere, ballare. “ Strategia numero 495: Sabotare l’immaginario. Ad oggi sono 499 i suggerimenti, veicolati da immagini, versi, richiami cinematografici, letterari, teatrali, opere d’arte e fumetti, compresi nelle Strategie per contrastare l’odio. Un vademecum social, diventato da un paio di settimane anche un libro Feltrinelli, creato e curato, con passione quotidiana, da Beniamino Sidoti, scrittore e formatore, esperto di giochi e di storie, con l’obiettivo di riscoprire il valore della comunicazione positiva. Un tentativo, molto seguito e attivo, di contrastare violenza e cattiveria dilagante, senza lo scontro diretto, ma scegliendo l’altra strada possibile: l’incontro, la conoscenza, lo scambio e la bellezza. Un impegno giornaliero, arricchito nella versione cartacea, di esercizi concreti per diffondere un altro contagio: il sorriso, la solidarietà, il gioco, la felicità. Come? Solo per citare alcuni accorgimenti consigliati: Rallentare, numero 485, per stare dove stiamo e rinnovarci; illuminare, 476, come un manoscritto miniato per leggere le figure, guardare oltre e sotto, lasciando aperti spiragli di luce; 470, Manifestare, perchè è il contrario di intimare ed è un modo per dire ciò che ci riguarda, per esprimere una soggettività collettiva non attraverso la violenza, ma con il baccano o gli slogan, con i colori e le immagini; 463, Non sognarlo, essilo. Don’t dream it, be it, come si cantava nel Rocky Horror Picture Show, perchè i sogni iniziano a cambiare il mondo nel momento in cui vogliamo che siano.

Se si comincia a sfogliare la pagina social e il libro, si sente l’esigenza di condividere quasi tutto ciò che ne è contenuto, per provare ad attuare una rivoluzione gentile che non è fornita solo di parole, ma anche di esempi positivi di chi ha messo o mette quotidianamente in pratica, con successo, le esortazioni e suggestioni condivise. Un viaggio affascinante dal quale si può tornare rinfrancati e speranzosi, come Beniamino che ne ha tracciato sentieri e meta.

La traccia: strategie per contrastare l’odio

Il percorso è iniziato poco più di un anno fa, quando ho cominciato a provare una sensazione che mi rimaneva appiccicata addosso, ogni volta che vedevo divulgare odio nei social o nei dialoghi per strada. Uno stato di impotenza nel quale ho capito che la posta in gioco era molto alta: si stava cercando di marginalizzare le persone dotate di buon senso, di metterle fuori dai discorsi. Ho percepito una volontà di mobbing diffuso, elevato a pensiero: a quel punto ho capito che bisognava reagire.”

beniamino logo di strategieL’importanza di lanciare messaggi diversi, positivi, ha prevalso sull’istinto di rispondere all’odio: uno scontro che rischierebbe sempre più di legittimarlo. Prima sul mio profilo personale, poi in una pagina creata per lo scopo, ho deciso di diffondere strategie per contrastare l’odio. Confesso un intento pedagogico: capire insieme come funziona la comunicazione ai giorni nostri per evitare il pericolo di cadere nella trappola, di farsi schiacciare. Ne ho dedotto che la migliore risposta contro chi semina violenza, è cercare e diffondere esempi positivi perchè ci fanno stare bene. Qui il secondo scopo del mio lavoro: quello legato al benessere. Se il mondo si è incattivito ci si sta male. Per uscirne puoi usare strategie che rimandano alla concretezza di modelli reali, di narrazioni storiche, ma anche visioni artistiche che ci consentano di portare avanti un ragionamento in grado di farci riprendere in mano la nostra vita, con le parole ed una comunicazione alternativa a quella in qualche modo dilagante, che non ci appartiene. Oppure finiamo per rimanere spaesati.”

Numero le strategie ogni giorno proprio per consentire di orientarsi. Intendendo la comunicazione quotidiana dei social come l’equivalente della radio, la mattina cerco di interpretare quale spunto possa interessare di più il pubblico, tentando di non ripetermi con i temi durante la settimana. Evito il racconto pedissequo della realtà, provo anzi l’esigenza che ci si riappropri della propria agenda, senza seguire per forza l’urgenza di ciò che capita.

La divulgazione dell’odio fa diventare urgente ciò che non lo è, rendendo banale ciò che invece è importante.”

Le strategie dal passato

“Ho cercato e provo quotidianamente a veicolare messaggi diversi che consentano di interpretare la realtà da altre prospettive. Penso al post 488 in cui citavo Sallustio: l’orazione di Cicerone contro Catilina. L’ho chiamato La retorica del valore. E’ stato un modo per dimostrare che la prevaricazione nel discorso pubblico c’è sempre stata, oggi, come 2082 anni fa. Saperlo, serve per evitare che si cada anche nel vittimismo. L’idea che alcuni uomini valgano più di altri, che per questo motivo sappiano risolvere certi problemi, ma avendo bisogno di pieni poteri per agire, è antica. Per raccontare la caduta del muro di Berlino ho proposto la strategia numero 489: I muri. La storia di Rostropovich, il celebre musicista in esilio a Parigi, che prese l’aereo per raggiungere Berlino: cercò un posto al Checkpoint Charlie e suonò Bach. Ha ottenuto 50 mila visualizzazioni e centinaia di condivisioni. E’ vero che l’attualità può essere uno strano moltiplicatore di pubblico, ma non serve ribattere, si può agire di strategia.”

beniamino maria lai“Il post più condiviso finora è quello nel quale ho spiegato il significato del verbo incattivirsi: il numero 156 del dicembre 2018. L’ho scritto subito dopo la pubblicazione dei dati del rapporto annuale del Censis che descriveva un’Italia incattivita. Ho ragionato sul senso del verbo, partendo da un altro simile,utilizzato nel gergo marinaresco: “incattivarsi”. Si incattiva una cima quando si impiglia in qualcos’altro o si annoda su se stessa: ci aggrovigliamo, ci annodiamo, ci imbrogliamo. Ho suggerito quindi l’esigenza di mettersi lì, seduti, e sbrogliare questi fili che si sono persi, sciogliere i nodi che si sono annodati e intrecciati malamente, ritrovare la trama delle nostre vite e delle nostre speranze. Smettere di essere cattivi che dal latino “captivus” significa proprio prigionieri. Ho preso lo spunto visivo e l’esempio pratico dalla grande artista sarda Maria Lai e le sue opere con grovigli di corde e fili dei telai.”

I numeri, ma soprattutto i commenti ai post, mi hanno dimostrato come nei social ci siano utenti più sensibili e arguti di quanto si possa pensare. Mi hanno confortato anche sulla necessità di comunicare storie diverse, senza seguire in modo reverenziale ciò che la rete rimanda. Non si devono riprendere, per forza, i casi nei quali si manifestano forme evidenti di razzismo e antisemitismo, per comunicare l’opposto. Anzi, evitarlo, impedisce che, in qualche modo, si trovi legittimazione a quei gesti.”

Il libro, meta e ulteriore slancio

beniamino il libroDai social ho deciso di riportare gran parte del lavoro fatto, arricchendolo di ulteriori passaggi, nel libro. Sulla pagina il flusso quotidiano può essere effimero: la narrazione su carta consente di esplicitare e fissare con ancora più forza dei concetti. Ho ripreso i post, rivedendoli anche alla luce dei commenti ricevuti e rimettendoli in ordine per far capire anche il filo che ho seguito. Un lavoro diverso che mi ha consentito di inserire anche degli esercizi pratici per coinvolgere i lettori, dimostrando che l’alternativa esiste e si può contribuire a realizzarla.”

Il libro è uscito da circa dieci giorni, le prime presentazioni sono state molto partecipate: è evidente che ci sia bisogno di affrontare insieme alcuni argomenti. Ho inserito anche delle illustrazioni: tavole fuori testo che riprendono delle incisioni seicentesche, in grado di generare spiazzamenti. Mi stanno chiamando da varie città, non solo per parlare del libro, ma anche per fare formazione sui temi trattati nella pagina. Già da prima della pubblicazione, ho girato tra Roma, Cosenza, Torino: non mi interessa fare formazione attraverso giochi di ruolo, ma voglio fornire esempi positivi, perseguibili nella maniera consona ad ognuno, nei diversi contesti in cui si opera.”

beniamino rivoluzione gentile

Punto a far tornare la voglia di riappropriarsi delle parole, per far capire che la comunicazione è una cosa bella. Non mi rassegno agli aspetti apocalittici: mi piace scrivere insieme, per agire la comunicazione positiva in maniera condivisa.

Nel mio vocabolario, il superlativo di buonista è ottimista.

E’ vero che l’odio è contagioso, ma lo sono anche la solidarietà , la felicità, il gioco, l’ammirazione. Raggiungiamo gli altri con una comunicazione che si basi su altre forme di contagio. Non siamo in pochi a credere in questo percorso: portiamolo avanti con il confronto, il dialogo, il sostegno, il riconoscimento del valore prezioso della collettività.

beniamino finale

La traccia volante: L’odio non è un male necessario, ma una scelta precisa che si può non intraprendere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: