Non smetteremo mai di aver bisogno di Gian Maria Volontè

Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l’arte e la vita.“

Il 6 dicembre di 25 anni fa ci ha lasciato Gian Maria Volontè, ma sembra non sia mai andato via, impresso nella realtà della storia e del cinema del nostro paese. Dall’operaio Lulù Massa a Enrico Mattei, da Lucky Luciano ad Aldo Moro, l’anarchico Bartolomeo Vanzetti e Teofilatto dei Leonzi dell’Armata Brancaleone fino all’ El Indio di Per qualche dollaro in più: i personaggi che ha interpretato si sono incrociati con la sua vita, protagonisti delle sue scelte, frutto di una coerenza inscalfibile. La sua figura unica e rara, pur non mirando a diventare un’icona, non smette di ispirare. Lo sa bene Mirko Capozzoli, videomaker torinese che su Gian Maria Volonté ha scritto la sua tesi di laurea, partecipato alla sceneggiatura del documentario “Indagine su un cittadino di nome Volontè”, realizzato insieme al regista Alejandro De La Fuente e pubblicato una biografia per Add Editore nel 2018. Oggi Mirko ha creato un video omaggio con alcune delle scene memorabili recitate da Volontè, un modo per ricordare quanto l’arte, attraverso le sue diverse forme, non possa staccarsi totalmente dalla realtà, ma debba provare ad incidere e a migliorarla. Perchè abbiamo ancora bisogno di una figura come Gian Maria Volontè.

Quando dovevo scegliere l’argomento della mia tesi al DAMS di Torino, non ho avuto dubbi sarebbe stata su un attore: mi ero appassionato al percorso di alcune figure in particolare da Petrolini a Carmelo Bene. Poi scelsi lui: Gian Maria Volontè. Da quel momento in poi non l’ho più lasciato. Il caso ha voluto che abbia incontrato Alejandro de La Fuente che stava girando un documentario proprio su di lui: ho partecipato alla scrittura della sceneggiatura e così ho avuto l’opportunità di conoscere la figlia Giovanna Gravina Volontè e la sua compagna, Angelica Ippolito. E’ nata un’amicizia che ha portato al libro, pubblicato nel 2018 per Add editore, con un riscontro di recensioni e critiche che mi hanno fatto capire quanto ancora la sua figura sia rilevante per il mondo della cultura italiana.”

Oggi non ho resistito all’esigenza di ricordarlo attraverso un breve video con le sue interpretazioni più intense, che poi lo sono state praticamente tutte quelle scelte nella sua carriera. Non si può scindere l’uomo dall’attore, è una riflessione che va oltre il discorso politico: la selezione dei ruoli che ha fatto e soprattutto il rifiuto di alcuni di essi, danno un senso profondo alla sua coerenza. Non ha mai avuto paura di battersi per le sue idee, anche quando questo significava pagarne le conseguenze. Penso alla battaglia “sindacale” che condusse tra il 78 e il 79 dalle colonne dell’Unità sul tema “voce-volto”: si scagliò contro i produttori che utilizzavano sedicenti attori italiani, dovendo poi, obbligatoriamente, farli doppiare da attori veri, per poter accedere ai finanziamenti per il cinema. La reazione fu violentissima : finì in testa alla lista nera che impedì per anni a lui e ai suoi compagni di lotta di poter fare cinema in Italia.”

Raccontando la sua biografia, mi sono reso conto che attraverso la sua figura si poteva ripercorrere la storia di 60 anni del nostro paese: dalla sua famiglia radicata nel ventennio fascista a Torino, fino all’epilogo della sua vita, all’alba del primo governo Berlusconi. E’ difficile che si possa trovare una figura artistica con queste caratteristiche, così attivo e presente nella realtà, tanto da esserne anche precursore. Nel 1982 voleva fare un film sui rifugiati politici in Francia: prese una posizione sulla questione ancora oggi aperta riguardante l’amnistia per i reati di terrorismo. Non era tenuto a farlo, eppure lo faceva, dimostrando coraggio. Lo stesso che ebbe nel dire no a Fellini e alla cospicua somma di denaro che gli fece offrire pur di averlo nel ruolo di Casanova che rifiutò”

gian maria copertina okCome si può smettere di avere bisogno di Gian Maria Volontè? Io continuo a girare con il libro, portando a far conoscere la sua figura dovunque mi chiamino, ma coltivo un sogno: scrivere la sceneggiatura per un film su di lui. Se un regista volesse farlo, umilmente, mi auto candido.”

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