Mario non ci sta: continua a difendere il pianeta da Giugliano.

“Sono arrabbiato, ma allo stesso tempo sereno: ho fatto tutto quello che potevo e proseguo a fare tutto ciò che è nelle mie possibilità. Abbiamo ribadito la credibilità dello stato laddove vigeva la legge della criminalità e, soprattutto sono stati salvati 6 ettari di terra per il futuro dei nostri bambini: ora, non si può consentire l’abbandono e la resa.”

mario terra dei fuochi roghiPer anni la Terra dei fuochi è stata al centro dell’attenzione mediatica, simbolo del dominio criminale dei clan della camorra, rei di aver impunemente inquinato ettari ed ettari di territorio, sversando e interrando rifiuti. L’allarme di disastro ambientale ha trasformato parte della regione Campania, i suoli più fertili dall’epoca degli etruschi, in luoghi di terrore. C’è chi ha deciso di agire, in nome della legge, della civiltà e del futuro, per salvare e ridare vita a quegli stessi terreni. Mario De Biase, nominato commissario straordinario per la messa in sicurezza dell’area vasta di Giugliano, dal 2010 ha portato avanti un lavoro, lontano dai riflettori, puntando su analisi meticolose, metodologie all’avanguardia, con la lungimiranza innovativa di interventi ecosostenibili, insieme a professionisti, professori universitari, tecnici e rappresentanti della società civile, arrivando alla realizzazione di un miracolo reale. Dove prima c’era desolazione imperante e progetti di distruzione nell’interesse esclusivo dei clan, svettano alberi ad alto fusto ed un intero bosco di pioppi, protetti dalle immagini iconiche di Giancarlo Siani e Peppino Impastato, fieri nei murales dipinti all’interno di una delle due aree bonificate, la ex Resit. Non è stata solo una battaglia vinta per l’ambiente, ma anche e soprattutto per la giustizia: De Biase ha gestito ogni fase direttamente dal posto, spendendo la metà dei milioni di euro previsti e chiedendone il conto ai rappresentanti dell’anti stato, quei Vassallo e Chianese a cui ha fatto notificare la fattura in carcere. E’ una storia che ridona fiducia e speranza, superando anche i luoghi comuni di chi considera perdute aree intere del paese. Peccato che dal 15 agosto del 2019 sia riscoppiata la guerra e le forze per resistere pare siano state indebolite, proprio dalle istituzioni. La palazzina degli uffici del Parco è stata presa d’assalto con raid che ne hanno distrutto anche le mura interne. Il commissario De Biase ha registrato tutto, denunciato e chiesto aiuto. Il 16 dicembre il suo mandato è scaduto, nessuno ha risposto se non con un rimpallo di responsabilità, soprattutto non è stato nominato un successore che possa continuare il lavoro di coordinamento dei cantieri ancora in piedi, di quelli che è necessario avviare e di vigilanza di quanto è stato realizzato finora. A rischio anche il processo di riscossione del rimborso richiesto ai boss. Mario De Biase non si arrende, grazie anche all’opera di sensibilizzazione, attivata da amici e alleati della difesa della bellezza della terra come la preside Maria De Biase, continua a fare ciò che è nelle sue possibilità per tutelare quegli ettari di pianeta salvati, consapevole della necessità di proseguire a tutelarne altri. Nel suo racconto di questa impresa, degna di essere diffusa, conosciuta e meritoria della massima riconoscenza da parte di uno Stato che non può permettersi di essere distratto, c’è la traccia profonda dell’amore per la terra e per l’umanità.

La traccia: il salvataggio e la trasformazione in bosco dell’area di Giugliano

Il 4 agosto del 2010 con un’ordinanza della Protezione civile sono stato nominato Commissario delegato per provvedere a realizzare gli interventi urgenti di messa in sicurezza e bonifica delle aree di Giugliano e dei Laghetti di Castelvolturno. A giugno di quello stesso anno, il consulente della Procura, il geologo, professor Balestri, aveva consegnato la relazione richiesta dal Pubblico Ministero, Alessandro Milita. Si paventava il disastro ambientale, la contaminazione totale della falda acquifera. Hanno chiamato me per occuparmi di tutto questo. Ero in vacanza in Croazia quando mi è arrivata la comunicazione: mi hanno parlato di una ordinanza che mi riguardava, ma non ho capito subito di cosa si trattasse. Sono tornato ed è cominciata l’avventura.”

Primi atti oltre i preconcetti

“Specifico che io sono un sociologo, non un ingegnere, non appartengo alla schiera dei cosiddetti tecnici: serviva evidentemente chi coordinasse queste figure. Mi sono messo a studiare, facendo sopralluoghi e leggendo tutti i documenti necessari, comprese le 400 pagine di perizia di Balestri. L’immagine che si è composta nella mia mente era quella di un inferno in terra, tesi avvalorata dalla grande attenzione mediatica che in quel periodo c’era sulle inchieste condotte da Roberto Saviano e da Rosaria Capacchione. Arrivai con questa mia mole di preconcetti nel sito di Giugliano, 220 ettari di interesse nazionale, su cui insistevano diverse tipologie di discariche: la Resit, la Novambiente, la Masseria del Pozzo Schiavi, Cava Giuliani e l’area di San Giuseppiello.”

mario analisi terreni.png“Avevo 50 persone da gestire. Respirai. Come primo atto, chiesi di raccogliere dati ed effettuare analisi a partire da quelle sui prodotti ortofrutticoli coltivati nell’intera area circostante. “Che bisogno c’è?” E’ stata la risposta. Provai a far capire che sono un soggetto razionale: volevo capire bene in quali condizioni ci trovassimo realmente. Scoprii che non erano mai state fatte indagini in tal senso. Con 100 mila euro coinvolsi l’Istituto superiore di sanità che effettuò un monitoraggio su tutti i prodotti ortofrutticoli presenti nei 2000 ettari dell’area vasta. Non uscì niente. Aspettammo la primavera, stagione che ci avrebbe offerto una quantità maggiore e diversa di prodotti da analizzare. Raccogliemmo, seguendo un modello di campionamento americano. Non uscì niente. Come è possibile! Cercammo sotto serra. Dopo tre campagne di rilevamento e di analisi ci dovemmo rassegnare: non c’era niente da segnalare rispetto ai prodotti ortofrutticoli coltivati.”

mario schiavone“Nella bolla mediatica della Terra dei Fuochi, mi venne assegnato subito un ruolo: il negazionista. Schiavone (collaboratore di giustizia, affiliato al clan dei casalesi, le sue dichiarazioni sono state le prime a trattare del traffico dei rifiuti tossici da parte delle organizzazioni criminali ndr) che imperversava in tutte le trasmissioni televisive puntava il dito su “quel di Biase”. Le cattive notizie si vendono meglio, quindi delle mie analisi non interessava a nessuno e non trovai spazi dove poterne parlare. Negli anni successivi si è accettata la realtà che i prodotti non fossero contaminati. Nel frattempo, su tesi contrarie, sono proliferate carriere politiche e giornalistiche. Ricordo che un giorno ero stato chiamato ad un dibattito in un oratorio a Licola, sul palco c’era anche un magistrato. Raccontò che fosse tra coloro che non credevano a quanto affermassi e di aver per questo attivato indagini aggiuntive con il NOE e l’istituto di zooprofilassi che invece confermarono quanto avevo tentato di far conoscere. Mi diede quindi pubblicamente ragione. La Regione Campania ha costituito un ente “Campania ambiente” che prosegue con i monitoraggi e le analisi.”

La lunga strada per liberare l’area Resit

mario inizio lavori con de luca.jpg“Io ho speso in tutto 200 mila euro, comprendendo nel conto anche i campionamenti dei suoli superficiali di tutta l’area vasta. Ne trovammo uno contaminato da arsenico, ma quello che ci preoccupò di più fu quello accanto alla Resit dove risultavano tracce di clorometano. E’ un composto chimico gassoso che dovrebbe degradare rapidamente alla luce del sole, il fatto ce ne fosse parecchio, poteva dimostrare che il biogas prodotto dalla Resit fosse riuscito a permeare nei terreni di fianco. Gli altri suoli risultarono però sani con frutta e verdura senza contaminanti. A quel punto toccava alle acque: il monitoraggio dei pozzi dell’area vasta. La contaminazione era diffusa e dovemmo chiudere tutti quelli presenti nella zona. Per questi procedimenti mi assegnarono come soggetto attuatore la Società Sogesid partecipata del Ministero dell’Ambiente. Ero io però a decidere ogni passaggio: detenevo la contabilità speciale ed eseguivo le direttive dei magistrati. Per tutti i siti sotto sequestro chiedevo le autorizzazioni d’accesso e controllavo i vari protocolli di legalità che venivano stilati.”

mario lavori ex resit in corso“Dopo le caratterizzazioni, è venuto il momento delle gare per assegnare i lavori da completare nelle diverse discariche. Per la Resit fu affidato l’incarico alla Treerre una società romana in Ati con un’altra ditta di Pozzuoli. Si è proceduto con una campagna di carotaggio per capire, punto per punto, dove fossero stati messi i teli, la profondità a cui erano stati sotterrati i rifiuti: pretesi 16 buchi nell’area. Mentre si effettuavano queste analisi, scoppiò la vicenda di Mafia Capitale. Non potevo pensare che riguardasse anche noi, invece tra i 300 nomi citati nell’ordinanza c’era anche il presidente del collegio dei revisori della Treerre che in realtà ricopriva lo stesso ruolo per altre decine di imprese molto più rilevanti. Stavamo parlando, però, della Terra dei fuochi: occupandoci di un territorio complesso, quindi, prima di procedere, scrissi al presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone, per avere un parere anche in quanto cittadino di Giugliano. Mandò centinaia di finanzieri e dovemmo sospendere i lavori. Gara annullata, quattro gradi di giudizio, la presidente della società vinse. Si sarebbe potuto ripartire, se non fosse che arrivò una interdittiva antimafia sempre per la titolare della ditta, per futili motivi, si fermò nuovamente tutto. Altra causa vinta. A questo punto si creò un attrito tra la società principale e quella in ATI. Non si poteva perdere altro tempo: i lavori furono fatti dalla Treerre da sola.”

mario resit parco“A luglio del 2019 l’area ex Resit era in sicurezza. Non produce più percolato e biogas, il terreno è impermeabilizzato, sono stati installati gli impianti di irrigazione, estrazione di percolato dai pozzi e stoccaggio dai serbatoi, estrazione del biogas per bruciarlo nelle torce, anti incendio, videosorveglianza, cancelli e recinzioni compresi: tutto per una cifra pari a 6 milioni di euro. Per dare un segnale forte che dimostrasse la vittoria dello stato laddove aveva dominato la gestione criminale del traffico dei rifiuti del clan, ho voluto venissero piantati 500 alberi da alto fusto, 8000 arbusti e che si seminasse la gramigna. Per finire ho chiesto a Jorit di realizzare due murales, raffiguranti Giancarlo Siani e Peppino Impastato, martiri di verità. Ha utilizzato 380 pannelli di colori diversi per dare l’idea dell’iride, un arcobaleno che percorre tutti i muri fino al cancello: è la luce che entra nella Resit. Con l’istruttoria della Guardia di Finanza e dell’Avvocatura dello Stato e la consegna in carcere a Chianese di una ingiunzione di pagamento di sei milioni e cinquecento euro ho chiuso la vicenda ex Resit.”

“Resta da nominare il gestore e seguire ulteriori operazioni di collaudo di alcuni impianti. La Resit attualmente è divisa in due parti: una, confiscata definitivamente è sotto il controllo dell’Agenzia dei beni confiscati; l’altra, essendo Chianese al terzo grado di giudizio non è ancora assegnata. L’ipotesi a cui stavamo lavorando era di unire le due aree, passarle alla Regione per poi metterle sotto il controllo del Consorzio di Bacino. Tutto questo al momento è un processo appeso, non risolto. Con tutti i rischi che tale vuoto di gestione comporta.”

Con l’Università un bosco di pioppi contro il cadmio

“Discorso a parte riguarda, invece, il terreno di San Giuseppiello, che faceva capo al clan Vassallo. E’ uno dei suoli più fertili del pianeta terra. Da quando lo abitarono e coltivarono gli Etruschi è simbolo della Campania Felix, laddove l’aggettivo significa proprio fertile, non ne esistono altri così. Vassallo avendo una discarica piccola rispetto alle sue possibilità, la Novambiente, aveva utilizzato questa area per sversare i liquami delle industrie del nord. Non si trattava quindi di una discarica di rifiuti solidi e quindi era più complicato analizzare il grado di contaminazione. La Sogesid propose di togliere tutto il terreno, senza prevedere dove portarlo, oppure porre una piastra di cemento per sigillare ogni spazio dell’area. Insomma, ci si indirizzava verso la distruzione del suolo più fertile del pianeta per la modica cifra di 20 milioni di euro.”

mario de biase massimo fagnano“Ho forzato la situazione e affidato alla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II, al professor Massimo Fagnano e ai suoi preziosi collaboratori, un progetto sperimentale per il quale sapevo avrei ricevuto il parere contrario della Regione. Grazie all’ARPA ottenemmo un’ordinanza di ricerca. Partimmo dalla caratterizzazione: una tac al terreno attraverso modelli elettrici, chimici, radar. Riuscimmo a conoscere in questo modo, metro per metro, sia in superficie, sia in profondità, quali contaminanti e in che quantità ci fossero. Ci ha fregato il cadmio, il più biodisponibile. Lo abbiamo combattuto, piantando 20 mila pioppi. Oltre ad avere la funzione di bloccare le polveri sollevate dal vento, gli alberi con le radici sono in grado di assorbire i metalli pesanti in profondità: assumono una funzione di pompa rispetto alle sostanze inquinanti. Si è proceduto anche con la piantumazione di varie essenze, come la brassicacea e la senape indiana, piante iper accumulatrici capaci di togliere dal terreno tutte le forme biodisponibili solubili che le radici possono assorbire. Abbiamo seminato anche la rucola.”

“L’emergenza dell’area di San Giuseppiello è stata gestita in questo modo: spese inferiori a quelle previste e soluzioni ecosostenibili all’avanguardia. Anche qui mancava l’ultimo passaggio: la notifica ai Vassallo delle spese, 900 mila euro invece dei 20 milioni previsti. A fine luglio hanno ricevuto il conto e il 15 agosto sono cominciati gli assalti all’area. Hanno colpito, con meticolosa volontà di distruzione, la palazzina della Gesen. Qui, dove un tempo sorgeva un impianto di cogenerazione gioiello, poi chiuso, avevo deciso di impiantare il mio ufficio e quello dei miei collaboratori. Ho siglato una convenzione a titolo gratuito. Sono stati ad ora 35 i raid : Luca Gaballo, inviato di guerra di Rai News 24, davanti alla devastazione che è venuto a raccontare, ha affermato si potesse paragonare a quegli scenari, anche le mura interne hanno abbattuto.”

mario distruzione gesen.jpg

10 anni in busta chiusa

“A fronte di questa situazione di pericolo, di tutto quanto è stato fatto e c’è ancora da fare in termini di completamento di alcuni lavori, monitoraggio e guardiania, oltre al processo di riscossione da parte dei clan ( i Vassallo hanno presentato opposizione per cui l’udienza è prevista ad aprile ndr), sapendo che a dicembre il mio incarico sarebbe scaduto, ho iniziato ad inviare alla Regione tutta la documentazione dei procedimenti in corso. Ho scritto dei rischi che si stavano già verificando per l’assenza di una gestione. Destinatari: Ministero dell’ambiente, magistratura, prefettura, questura. Nessuno mi ha risposto. Ho messo tutto in una busta chiusa, incluse le chiavi e anche la planimetria degli uffici, lasciandola nelle mani di Ciro, il portiere dello stabile del parco: 10 anni di attività.”

“La Gesen, nel frattempo, è distrutta; l’area Ex Resit e il bosco di San Giuseppiello sono videosorvegliati, ma, visto ciò che hanno fatto, con quale calma e ferocia hanno agito, temo che possa essere attaccato anche quanto fatto in queste zone. C’è ancora un cantiere in atto a Masseria del Pozzo, bisogna mettere in sicurezza la discarica Novambiente: lavori da effettuare, controllando e applicando i protocolli di legalità. Ci sono 20 milioni di euro liquidi oltre ai 7 di crediti da incassare: una cifra con la quale si potrebbe eseguire tutto senza problemi, ma se nessuno prende l’incarico chi lo farà? Io ero lì tutti i giorni: mi sono trasferito con gli uffici sul posto proprio per questo. Sono arrabbiato, ma allo stesso tempo sereno: ho fatto tutto quello che potevo e continuo a fare tutto ciò che è nelle mie possibilità. Provo a dare fastidio, attraverso la stampa, perché non è accettabile che vada perso ciò che abbiamo realizzato, in cui ho creduto io e tante altre persone, professionisti e società civile. Abbiamo ribadito la credibilità dello Stato, laddove vigeva la legge della criminalità e soprattutto sono stati salvati 6 ettari di terra per il futuro dei nostri bambini: ora, non si può consentire l’abbandono e la resa.”

mario finale

La traccia volante: “Non siamo nati per essere nati.” In questi giorni ho in testa il verso di questa canzone di Rosario Tedesco, menestrello di strada ad Agropoli.

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