La carezza degli artigiani da Roma a Bergamo

“Non ci siamo potuti toccare, ma ci siamo accarezzati con lo sguardo e con tanti, piccoli gesti. Fondamentali, nei reparti degli ospedali delle città più colpite dal virus, quelli dei medici e degli infermieri: hanno trasformato le loro mani, da strumento di lavoro a veicolo di calore umano. Noi artigiani veniamo da questa storia: lavoro e umanità. Vogliamo mostrarla, donarla e lasciarla alla memoria collettiva con la nostra opera. Da qui ricominciare.”

carezza la scultura

Una grande scultura di bronzo raffigurante un’Italia di mani sostenuta da una base che si ispira a Leonardo e all’uomo Vitruviano, abbracciata da un cuore che rappresenta l’amore per questo Paese.  Ideata e realizzata dagli artigiani di dodici botteghe storiche del centro di Roma, l’opera sarà accolta dall’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Un omaggio al lavoro svolto dalle mani operose di medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine ma anche fornai, pizzaioli e rider: uomini e donne rimasti in prima linea durante l’emergenza. Un’opera che porta la sua idea di condivisione e unità sin dal bozzetto. Nata da un’ispirazione di Dante Mortet che nella bottega di via dei Portoghesi, porta avanti la storia di una famiglia di cesellatori e scultori dal 1889, è stata subito accolta da amici e colleghi artigiani; comunicata a Paolo Masini, presidente del Premio “Roma Bpa – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori” ha raggiunto Sandra Zampa, sottosegretaria di Stato alla Salute che ha creato il contatto con Maria Beatrice Stasi, direttrice dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Toccante il suo commento: “Bergamo e il nostro ospedale sono diventati un simbolo di questa pandemia e della tenacia dei bergamaschi, che hanno combattuto e sofferto con grande dignità. L’omaggio da Roma ci commuove e per noi rappresenta anche il lavoro “nascosto” dei nostri tecnici e amministrativi, così come la grande solidarietà di chi ci ha sostenuto”. Gli artigiani sono già al lavoro, coordinati da Paolo Masini che ha sottolineato come: “quest’opera racconti la speranza che non ci ha mai abbandonato nelle ore buie che il Paese ha attraversato. Esposta all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo sarà il simbolo di tutte le comunità italiane che hanno combattuto la pandemia”. La scultura sarà realizzata grazie alle donazioni: la raccolta è iniziata, significativamente, a partire dal due giugno, giorno della Festa della Repubblica, sulla piattaforma GoFundMe (https://www.gofundme.com/f/le-mani-per-litalia). Tra i primi testimonial che sostengono la raccolta fondi, il bergamasco  Alessio Boni e il romano  Roberto Ciufoli. A raccontare questa traccia di storia, di arte, di umanità è Dante Mortet che, però, ci tiene a ribadire che la sua voce parla a nome di tutti coloro che hanno deciso di partecipare. Le dodici botteghe-laboratori sono: Bottega Mortet, cesellatori dal 1889; Serbolonghi, orafi incisori 1926; Senzacqua, paralumai e arredi dal 1958; Caporali Romualdo, orafo dal 1964; Cardená, creazioni gioielli dal 1968; Sirni, Pellettieri dal 1960; De Rosa, incastonatori pietre preziose dal 1970; Filippi Marco, incisioni dal 1958; Federica Mendaia, legatoria artistica dal 1984; Rossella Piellucci, gioielli dal 1986; Francesconi Roberto, incisore dal 1988; la bottega di Cristina Fontana, doratori e restauratori dal 1960.

La traccia: le Mani per l’Italia, una scultura per Bergamo

carezza dante (2)“La storia della mia famiglia è lunga, come quella di tanti artigiani italiani che lo sono da almeno tre generazioni. Per questo conosco i nostri difetti e pregi.

Il più grande: noi interpretiamo il sogno. Nel mondo si parla dell’Italia anche grazie alle nostre opere. Nei musei non c’è solo il genio ma soprattutto il lavoro delle botteghe dove si tramanda il sapere e l’amore dell’arte. E’ fondamentale, proprio in un periodo storico così difficile, che si comprenda il valore didattico che si unisce al potere economico delle nostre che sono imprese famigliari per questo garanzia di coesione e continuità. “

“L’opera che abbiamo deciso di realizzare noi botteghe artigiane del centro storico di Roma e di donare alla città Bergamo, si legge a partire dalla singola storia di ognuno di noi che diventa unica, perché, per la prima volta, abbiamo deciso di fare una cosa insieme. E’ un lavoro che permetterà di sentirci vivi: saremo riconosciuti per quello che facciamo, sarà una carezza in un momento nel quale anche noi proviamo paure e incertezze per il futuro. L’idea mi è venuta proprio mentre ero a casa e le settimane di chiusura si prolungavano: mi confrontavo con gli amici e colleghi sui tanti dubbi che cominciavano a salire. “Che famo?”. Era la domanda condivisa, l’unica risposta che avevo era: lavoriamo, continuando a dare emozioni. L’artigiano questo fa: si parte dalle sensazioni che proviamo e condividiamo, i guadagni poi arrivano di conseguenza. Noi cerchiamo la poesia o realmente non possiamo andare avanti. Devo ammettere, però, che tra i nostri difetti c’è sicuramente l’egocentrismo: mettere insieme dodici cuori e manualità diverse è stata la prima sfida. L’obiettivo dell’opera è mostrare l’unità per lanciare il messaggio che solo insieme possiamo uscire da questa storia.”

“Il numero dodici è una casualità, non ci sentiamo certo gli apostoli, anzi siamo aperti a contributi di altri che volessero collaborare. La scultura non la faccio io, ma tutti coloro che sentono di partecipare. Ho preparato il bozzetto, ma ognuno metterà realmente le mani sull’opera con la propria tecnica. Non deve essere tutto uguale e perfetto, chi voleva solo cose belle allo stesso modo, in passato, ha ideato concezioni pericolose e drammi mondiali. Sono felice di aver raccolto la fiducia dei miei amici e colleghi artigiani, si sono presentati e hanno offerto il proprio contributo senza nemmeno chiedere se ci fosse qualcosa da guadagnare. L’opera offre lo spazio per ognuno dei talenti e delle storie che si sono messe a disposizione per realizzarla: nel cuore potremmo inserire delle pietre preziose grazie agli incastonatori; la base ispirata all’uomo vitruviano di Leonardo potrebbe essere dorata; gli artigiani delle borse si dedicheranno alla modellazione dell’Italia. La realizzazione condivisa ci offrirà anche l’occasione per divertirci: è così necessario in questo momento di paura.”

“Abbiamo già raccolto dei fondi dagli amici, adesso grazie a Paolo Masini e “Roma Bpa – Mamma Roma e i suoi Figli Migliori” è stato attivato un crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe (https://www.gofundme.com/f/le-mani-per-litalia). Se arriveranno più fondi potremmo utilizzare materiali di maggior pregio, ma siamo pronti comunque a investire anche le nostre risorse. Teniamo all’opera, tanto che vorremmo chiedere al Presidente della Repubblica se vorrà inaugurarla quando la consegneremo all’ospedale Giovanni XXIII. Dobbiamo iniziare l’iter e cercare di avere le Mani per l’Italia pronta per settembre.”

carezza arte (2)

“La direttrice dell’ospedale Maria Beatrice Stasi è commossa. Paolo è riuscito a trasmettere il senso del messaggio che racchiude il nostro lavoro: le mani sul paese rappresenteranno quelle di coloro che non hanno mai smesso di lavorare, insieme, per salvarci, ma sono anche il simbolo della carezza. Mi ha colpito il racconto di un’infermiera: era accanto ad un uomo che aveva capito stesse per andarsene, non si poteva fare più nulla per lui, allora gli ha dato una carezza, quella dei figli, della moglie, degli amici, di coloro che non potevano essere lì in quel momento. E’ un gesto favoloso. La mano da strumento di lavoro si è trasformata in veicolo di calore umano. L’umanità vince. L’artigianato italiano rappresenta proprio questa storia: lavoro e umanità. Vogliamo mostrarla con la nostra opera, realizzata insieme. Da qui ricominciare.”

La traccia volante: solo insieme ce la possiamo fare!

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