La memoria va difesa e ribadita

Questa mattina con Anne eravamo al Monumento per i caduti della Resistenza: è stata rimessa al suo posto la corona distrutta da vandali vigliacchi il 2 giugno. Angosciate dalla violenza che ieri ha colpito anche la nostra Roma, abbiamo voluto partecipare. Parole e gesti semplici ci hanno riconsegnato la certezza che, solo uniti nella difesa della storia e della memoria, si possa dare un senso al presente e al futuro. Mai indifferenti e sempre dalla stessa parte.

resistenza deposizione coronaQuando viene attaccato un simbolo della storia collettiva con un gesto di violenza ignorante ci possono essere vari modi di reagire. Considerarlo una goliardata, andando avanti senza dare importanza; condannarlo in maniera pubblica, rischiando di dare risonanza a chi lo ha commesso. Oppure si può, semplicemente, ribadire il senso dell’importanza di quanto è stato colpito, in maniera pacifica, opponendo la cultura della memoria all’odio dell’oblio.

Il due giugno a Pesaro hanno distrutto la corona deposta, come ogni anno, il 25 aprile, davanti al monumento dedicato ai caduti della Resistenza. Alla rabbia per una dimostrazione così insensata, messa in atto da pochi vigliacchi, si è subito sostituita la ragione nella ricerca di una risposta che riuscisse a coinvolgere pubblicamente tutta la città. L’idea è partita dai quartieri, le istituzioni più vicine ai cittadini per allargarsi all’ANPI, l’Associazione combattenti, il Comune, la Regione e la Protezione civile.

resistenza insieme

Nel rispetto delle regole previste dal distanziamento, questa mattina la comunità, unita, si è ritrovata a riposizionare quanto è stato tolto, allargando il significato del verbo resistere. Pesaro è stata colpita violentemente dal virus, ma silenziosamente ha resistito, difesa dal potere dell’impegno di tutti. Persone meravigliose, padri, madri, figli, fratelli, sorelle, amici non ce l’hanno fatta, ma anche per loro non ci si è fermati per liberare le strade, le piazze, le spiagge e i giardini dalla paura e dal dolore del contagio. Ognuno ha fatto ciò che poteva: dai medici e gli infermieri del San Salvatore, alle forze di polizia, ai 600 volontari che hanno dimostrato il proprio amore per la città, mettendosi a disposizione.

A loro, si è rivolto il presidente dei quartieri, Luca Storoni, unendoli nella rinnovata riconoscenza agli uomini e le donne che in quel monumento, ogni giorno, meritano di essere onorati per aver partecipato alla Liberazione del paese 75 anni fa.

Il più giovane e il più anziano dei 600, hanno rimesso a posto la corona.

E’ stata una cerimonia semplice, introdotta dalla poesia di Gianni D’Elia.

Alla vecchia e alla nuova

Resistenza italiana

Contro l’odio che odia…

Per l’amore che ama…

Andatelo a dire

ai caduti di ieri

che il loro morire

fu come le nevi…

Le parole sono rimaste sospese come la magia della polvere di sole che si rifletteva negli occhi dei presenti: posti a semicerchio, almeno due metri l’uno dall’altro, ma mai così vicini.

resistenza sindacoIl sindaco Matteo Ricci, ha concluso, ribadendo l’importanza di esserci sempre a ricordare, uniti,  il senso della memoria e della storia che ha donato la libertà a tutti.

resistenza 1Si può reagire in vari modi contro chi attacca un simbolo della storia collettiva: oggi a Pesaro si è scelto di farlo insieme con parole e gesti semplici, profondi, forti di un passato che guida la resistenza nel presente e nel futuro.

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