Yodit, Francesco, Juniò e Ginevra: abbracci che illuminano

Mentre arranchiamo alla ricerca di certezze da cui ripartire, ci arrivi la forza da queste braccia, forti di paura, ansia, coraggio e speranza condivisa. Grazie Yodit, Francesco, Juniò e Ginevra!

abbracci due okE’ un gesto di riconoscimento, preceduto da uno sguardo che ne concede la libertà: cinge rapido gli stati d’animo incomunicabili. Ha tempi lesti per poi fermarsi: atteso arriva anche quando sembra improvviso per raccogliere pensieri, umori, sensazioni. L’abbraccio è la presenza che sostiene o recupera l’assenza. Definisce una complicità che si fa codice d’amore in ogni palpito accarezzato.

Ci è mancato in questi mesi più di un bacio perché stringere illude di contenere e nascondere ogni paura rendendone unica la sfida per affrontarla.

Non si dovrebbe mai dare per scontato il senso di un abbraccio perché è empatia e appartenenza. Tre sono le immagini recenti che ne decretano la meraviglia, assurta quasi a forma d’arte per mostrare al mondo significati che superano le parole: luci che azzerano le polemiche, prospettive verso l’unica direzione possibile.

Tre madri sono le protagoniste: due già avvinte ai loro figli, la terza in attesa di farlo.

abbracci copertinaYodit è una donna di origine eritrea, da 11 anni vive a Palermo dove svolge il lavoro di mediatrice culturale. Guancia a guancia con lei c’è Francesco, bambino bellissimo, affidatole da due anni. Il loro intreccio, raccontato nel profilo Mamme per la pelle non è un romanzo, non un trattato, né una dimostrazione politica, ma l’evidenza dell’amore che non contempla analisi sociologiche sulla differenza di colori, origini e destini. Yodit e Francesco si sono scelti nelle loro reciproche solitudini, hanno deciso di donare l’un l’altro ciò che nessuna avversità aveva tolto loro:la fiducia che passa proprio attraverso il calore di due braccia sincere. Yodit non rimuove i dubbi: certo sa che in tanti si chiedono come sia possibile che lei abbia un figlio bianco, ma risponde con  il sorriso che, immediato riempie gli occhi di chi li guarda, quando sta insieme a Francesco. Lei può e vuole essere la mamma affidataria di Francesco che può e vuole essere suo figlio.

Juniò è coetaneo del piccolo palermitano, ma le sue origini sono più lontane. E’ un bambino ivoriano, messo subito alla prova dagli ostacoli provocati dagli adulti. Perso il papà, ha dovuto salutare la mamma che, con la sorellina gemella ha deciso di provare l’avventura in nave per lasciare la Libia verso l’Italia. La sua vicenda, narrata con il cuore, senza pregiudizi, nelle pagine de l’Avvenire, descrive la forza di questo ragazzino che non ha mai perso la speranza, senza lacrime, di rivedere la sua famiglia. Ogni mese in posa per mandare una foto alla mamma, accolta nel Cara di Capo Rizzuto. Qui, finalmente, due giorni fa, grazie all’impegno congiunto delle organizzazioni non governative, della Croce Rossa italiana e delle autorità territoriali, ha rivisto lei e la sua sorellina. Lo scomporsi dei loro corpi disordinati per abbracciarne più parti è lode all’amore, alla rivincita, alla speranza.

abbraccio finalePer finire c’è un giardino rigoglioso in un’isola siciliana, coltivato dalla passione di una mamma, pronto ad annaffiarsi con le lacrime di gioia di un incontro atteso da 11 anni. Ginevra aspetta la sua bambina tra i profumi e i colori: saranno le sfumature accese a disegnare l’abbraccio che qualcuno, ignaro del potere sottile e nascosto dei legami puri, ha tentato invano di negare.

Mentre arranchiamo, alla ricerca di certezze da cui ripartire, ci arrivi la forza da queste braccia, forti di paura, ansia, coraggio e speranza condivisa.

Grazie Yodit, Francesco, Juniò e Ginevra!

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