Antonietta sindaca di tutti

“Perché non pregare contro i femminicidi, le violenze domestiche, le spose bambine? Perché non celebrare una messa in suffragio per le anime dei disperati che giacciono in fondo al Mediterraneo? Perché non pregare per le tante vittime innocenti di abusi? Ecco, senza voler fare polemica, ma con il cuore gonfio di tristezza, tanti altri sono i motivi per cui raccogliere una comunità in preghiera. Certo non contro chi non ha peccato alcuno se non quello di avere il coraggio di amare.”antonietta francesca cavalloUna veglia per pregare a difesa della famiglia, insidiata in particolare dal disegno di legge contro l’omotransfobia. L’ha organizzata ieri, martedì 14 luglio, il parroco della Chiesa di San Nicola di Lizzano, piccolo comune nella provincia di Taranto.

antonietta la vegliaQuella che poteva diventare l’ennesima dimostrazione di arretratezza e discriminazione, poggiata sui luoghi comuni della cultura meridionale, è stata trasformata in un atto di risposta forte, civile e contemporaneo dalla sindaca del Comune, Antonietta D’Oria.  Pediatra, eletta da poco con una lista civica, in prima linea su diversi temi fondamentali per l’amministrazione, dall’attivazione di un punto di primo soccorso allo sviluppo dell’agricoltura, dopo aver saputo della convocazione, messa in rete da alcuni parrocchiani, ha deciso di intervenire. Lo ha fatto prima con un post che merita di essere letto e ricordato soprattutto da chi crede nei valori espressi davanti agli altari.

antonietta tre

 

È notizia ormai rimbalzata su tutti i social media che il parroco di Lizzano, il parroco della nostra Comunita, il nostro parroco ha organizzato un incontro di preghiera contro le insidie che minacciano la famiglia, tra cui, prima fra tutte, cita la legge contro l’omotransfobia.
Ecco, noi da questa iniziativa prendiamo, fermamente, le distanze.
Certo non sta a noi dire quello per cui si deve o non si deve pregare, ma anche in una visione estremamente laica quale è quella che connota la attuale Amministrazione Comunale, la chiesa è madre e nessuna madre pregherebbe mai contro i propri figli.
Qualunque sia il loro, legittimo, orientamento sessuale.
Perché, come ha scritto meglio di come potremmo fare noi, padre Alex Zanotelli, quando ha raccontato la propria esperienza missionaria nella discarica di Corogocho, la Chiesa è la madre di tutti, soprattutto di quelli che vengono discriminati, come purtroppo è accaduto,e ancora accade, per la comunità LGBT.
A nostro modestissimo parere e con la più grande umiltà, ci pare che altre siano le minacce che incombono sulla famiglia per le quali, sì, sarebbe necessario chiedere l’intervento della Divina Misericordia.
Perché non pregare contro i femminicidi, le violenze domestiche, le spose bambine?
Perché non celebrare una messa in suffragio per le anime dei disperati che giacciono in fondo al Mediterraneo?
Perché non pregare per le tante vittime innocenti di abusi?
Ecco, senza voler fare polemica, ma con il cuore gonfio di tristezza, tanti altri sono i motivi per cui raccogliere una comunità in preghiera.
Certo non contro chi non ha peccato alcuno se non quello di avere il coraggio di amare.
E chi ama non commette mai peccato, perché l’amore, di qualunque colore sia, innalza sempre l’animo umano ed è una minaccia solo per chi questa cosa non la comprende.

Da primo cittadino reale ha deciso di uscire dal web e scendere su quel sagrato nel quale i rappresentanti della comunità LGBT avevano deciso di riunirsi per una pacifica forma di protesta. Famiglie con bambini che i carabinieri stava identificando.

“E’ un diritto dei cittadini manifestare”, ha ribadito agli agenti, la sindaca. Alla replica inquietante, benchè non netta, dei carabinieri, secondo i quali la loro identificazione fosse necessaria solo per motivi di sicurezza, qualora mai fosse scoppiata una rissa, Antonietta D’Oria ha invitato ad entrare in Chiesa e chiedere allo stesso modo, per lo stesso motivo le generalità di tutti i presenti.

La conclusione più incoraggiante di questa pagina culturale, sociale, politica, la dona la scrittrice Francesca Cavallo, originaria del comune tarantino, che ha raccontato la sua versione al Nuovo Quotidiano di Puglia Online.

“Uno dei momenti più belli della protesta di ieri è stato quando un ragazzo che poteva avere 14 o 15 anni ha detto a una delle donne che parlavano dei diritti LGBTQ+ come una minaccia alla famiglia tradizionale: “Non siamo mica nel 2005!” Per me, che sono cresciuta queer e lesbica a Lizzano, e non lo sapevo, perché non avevo nessun punto di riferimento intorno a me che mi aiutasse a capire chi ero, nulla che mi indicasse che quella era una possibilità, quel momento è stato commuovente. Così come lo è stato vedere le bandiere arcobaleno nel profilo Facebook della sindaca e poi in quello della scuola elementare che ho frequentato 30 anni fa. In tanti avete commentato che stiamo andando indietro, che siamo nel medioevo, che non c’è progresso. Ma lasciatevelo dire da questo progresso lo vive sulla sua pelle, nello sguardo delle persone, e nel cuore. Abbiamo fatto tantissima strada. E lo so che ne abbiamo ancora tanta da fare. Ma oggi, per un giorno, per un’ora, vorrei che anche voi sorrideste pensando al fatto che – anche se a volte la nostra fatica ci sembra inutile – non lo è. E che battaglia dopo battaglia, il mondo lo stiamo cambiando davvero. Anche dalla piazzetta della Chiesa di un piccolo paese del sud.”

E’ importante compiere ogni passo insieme in una sfida da condurre fuori dal silenzio su temi che riguardano tutti, perchè sono la base della convivenza civile. A Lizzano la sindaca e la sua comunità hanno scritto una traccia importante.

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