La memoria di Gino Strada è necessaria a tutti

La Regione Marche dice No alla richiesta di intitolazione a Gino Strada della sede del corso di laurea in infermieristica di Pesaro. Le motivazioni indignano; la coscienza ribolle; l’appartenenza ad una comunità civile richiede l’impegno a battersi perché non si infanghi la memoria necessaria di un modello unico di medico e di essere umano.

Nel sorriso dei bambini salvati dalle ferite dello scoppio di una mina; nelle donne e negli uomini, curati senza distinzione di lingua, religione, appartenenza, fin nei luoghi più lontani e martoriati del mondo; nei medici, negli infermieri, nei soccorritori, formati al cospetto di chi non ha mai negato il sostegno della propria esperienza e competenza: le tracce di Gino Strada, fondatore di Emergency, sono nel vento di amore, pace e solidarietà che ha fatto soffiare forte e continua a contrastare le correnti di odio, pregiudizio, egoismo.

Non ha bisogno, lui, di strade, piazze, eventi che lo ricordino: siamo noi, i nostri figli, nipoti, le generazioni presenti e future ad avere necessità che non venga mai dimenticata la sua figura.

E’ una premessa che l’indomani del 13 agosto del 2021, la giornata funesta che lo ha portato via dalla terra, poteva sembrare inutile. Si levò, unanime il coro delle ovazioni e degli elogi post mortem, financo dei più acerrimi oppositori. L’onore delle armi, per una vita densa, impegnata, mai vile, discreta, ma schietta, volta al sostegno dei più deboli, concessa anche da parte di coloro che non l’avevano mai compresa, anzi osteggiata con mistificazioni utilizzate per provare, vanamente, ad adombrarla.

Oggi, dopo neanche due mesi, il 6 ottobre del 2021, bisogna ribadire ciò che più ovvio non è, ai rappresentanti della Giunta Regionale delle Marche che si sono permessi di rigettare la richiesta di intitolare a Gino Strada la sede di un corso di laurea in infermieristica. A presentarla i consiglieri del PD, Andrea Biancani e Micaela Vitri, certi che mai avrebbero dovuto ascoltare un diniego, basato sulle stesse infamanti falsità, con cui spesso, il fondatore di Emergency, era stato attaccato in vita.

La prima piazza dedicata nel comune di Pontedera in Toscana

Le motivazioni, impunemente lette in aula, sono un insulto che si sperava di non ascoltare più: non si può dedicare nulla a chi viene definito una figura ideologizzata, aggiungendo addirittura l’inopportunità di intitolare un luogo pubblico a chi si sarebbe macchiato di un passato violento.

Se avessimo la capacità di Gino Strada di affrontare ogni giorno con occhi, cervello e cuore alle vere questioni importanti come il soccorso e la salvezza del prossimo, riusciremmo a scrollarci di dosso le parole così odiose. Se fossimo come la sua meravigliosa figlia, Cecilia, che pure ha finalmente messo nelle mani di legali e si è pronunciata pubblicamente contro le calunnie più crudeli verso il padre, troveremmo il senso della risposta nel proseguimento di un lavoro incessante in mare e nelle zone di guerra, proprio nel nome di quanto fondato da Strada.

Non siamo loro, per questo abbiamo bisogno, di ciò che hanno rappresentato e sono, per superare l’ottusità e l’ignoranza di chi nega la realtà.

Mai come in questo periodo storico, siamo chiamati a conservare la forza, la lungimiranza, la ricchezza d’animo, l’umiltà di riconoscere di dover ancora imparare: di avere necessità vitale della memoria pubblica non di un uomo, ma dell’umanità intera, di cui quello stesso uomo, sua moglie Teresa, sua figlia Cecilia, sono patrimonio.

“I pazienti vengono sempre prima di tutto.”

Ripeteva il chirurgo di guerra, Gino Strada.

Studiare come curare i malati in un luogo che ne evochi l’esperienza, l’etica, i valori e gli obiettivi significa accreditare da subito la motivazione.

La sede del corso di laurea in infermieristica presso il presidio ospedaliero di Muraglia dell’ Ospedali Riuniti Marche Nord poteva essere la prima ad offrire, anche questo onore. alle aspiranti infermiere ed infermieri.

Rispetto a quanti fuggono dalla professione per la mancanza, il più delle volte oggettiva, delle condizioni per svolgerla, intimoriti da una precarietà costante, ribadire l’immagine di colui che ha lottato e operato laddove era ancora più duro farlo, vale corsi ad ingresso libero, concorsi per meriti, diritti rispettati.

Quando Gino Strada è morto, Cecilia Strada era a bordo della ResQ People saving people, la nave sulla quale, insieme a volontari di diversi paesi del mondo, salva chi fugge dagli orrori della guerra. Nel suo profilo social è riuscita a scrivere:

“Amici, come avrete visto il mio papà non c’è più. Non posso rispondere ai vostri tanti messaggi che vedo arrivare, perché sono in mezzo al mare e abbiamo appena fatto un salvataggio. Non ero con lui, ma di tutti i posti dove avrei potuto essere…beh, ero qui con la ResQ – People saving people a salvare vite. È quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre.”

La memoria di Gino Strada è un insegnamento che salva i valori dell’umanità.

Non ha nessuna appartenenza, perché di tutti è l’amore che ci ha lasciato.

Quel che facciamo per loro, noi e altri, quel che possiamo fare con le nostre forze, è forse meno di una gocciolina nell’oceano. Ma resto dell’idea che è meglio che ci sia, quella gocciolina, perché se non ci fosse sarebbe peggio per tutti. Tutto qui. È un lavoro faticoso, quello del chirurgo di guerra. Ma è anche, per me, un grande onore.”

GINO STRADA, medico, chirurgo di guerra, uomo di pace

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