Eleonora, note e viole da Pistoia a Finisterre

“E’ stata una prova di autostima, un buon lavoro di consapevolezza su me stessa, sui miei limiti e le risorse che non credevo di avere. 8, 10 ore in fila indiana a pedalare con il sole, sotto la pioggia, sudando al freddo. Una meditazione interrotta dalle soste nelle quali “vandalizzavo” per segnalare il mio passaggio, attaccando l’adesivo Eleviole?

ele violeUna foto nella quale una ragazza è accovacciata davanti a due grandi ali di farfalle: questa la prima immagine, surreale, che mi ha colpito di Eleonora Tosca, veterinaria, cantautrice, anima del progetto EleViole? Promuove un disco, ma soprattutto un documentario che racconta un viaggio fatto di musica, parole e chilometri in bicicletta. L’ho guardato e mi ha stupito come il destino, in questo periodo, mi faccia immergere in storie di chi decide di lasciare segni, anche visibili. Quelli di Eleonora partono dalle cantine dell’underground milanese nelle quali si esibiva con la sua prima band Aria di neve, nel periodo in cui non dominavano ancora talent e spotify, e arrivano a Finisterre, in Galizia, punto più estremo della Spagna peninsulare. Qui è arrivata dopo sette giorni di sfida a sé stessa, in sella alla sua bici usata, con l’amico Claudio, per promuovere il suo ultimo disco Dove non si tocca. 600 km in 7 giorni, ogni tappa un adesivo Eleviole?, attaccato per decretare il successo di un’impresa al femminile, incosciente e determinata a far conoscere le sue filastrocche per adulti con la spensieratezza di una bambina che canta con il vento in faccia. Un’avventura che ora racconta con delle serate nei locali, librerie, salotti, agli amici che vogliono condividere emozioni e curiosità. Per tutti gli altri Dove non si tocca si può scaricare da tutte le piattaforme digitali.

La traccia: nove canzoni una bici ed una telecamera

ele veterinaria 2“Il mio lavoro vero è la veterinaria. Sono milanese, trasferita per amore a Pistoia. Un’altra città è nel mio cuore: Oporto. Ci sono stata sei mesi durante il progetto Leonardo all’Università. Sono tornata in Italia, ma mi è rimasta dentro. La mia vita si è sempre divisa tra gli studi e la musica. A vent’anni ho vissuto la Milano underground, dove si cantava nelle cantine e nei locali nei quali capitava di assistere agli esordi delle Vibrazioni. Avevo il mio gruppo “Aria di Neve”, una seconda famiglia, con cui nel 2008 abbiamo fatto un disco prodotto da Paolo Benvegnù. Il singolo “D’Estate” era spesso trasmesso dalle radio; lo “Specchio” è stato cantato da Giò dei La Crus; un discorso a parte merita “Sempre al sole”. Il video lo abbiamo girato in autostop da Roma a Marina di Ravenna: venti passaggi in due giorni e mezzo di viaggio.”

ele aria di neve 2“La mia idea è sempre stata quella di realizzare delle piccole performance per rappresentare quanto canto. In quel periodo non scrivevo i miei testi, sentivo comunque la responsabilità di legarli a delle atmosfere. Il disco si chiamava “Buone vacanze”, il tema principale era il viaggio, quindi si doveva partire.

Chiacchierando con il mio amico Fabio Luongo, abbiamo deciso di raccontare un testo che parlava di estate e vacanze, attraverso un’esperienza che molti non fanno per paura o timidezza, perdendosi una bella opportunità di incontri e di confronti. So bene che si deve fare con le orecchie tese e la massima attenzione: il mio non voleva essere un inno alla spericolatezza. E’ stata un’esperienza speciale, fatta soprattutto di sguardi, perché è in quel momento, quando si incrociano gli occhi di chi può far salire e di chi vuole farlo, che si capisce se il passaggio è giusto. Non è un caso che quando la telecamera era visibile non si fermasse nessuno: nel video se ne vede solo uno, ma ho preso venti passaggi.”

ele autostop“La musica dà coraggio anche se io non ho avuto quello di rinunciare a tutto per seguire solo la sua strada. Andavo all’Università e poi con la mia band a cantare. Era un mondo della musica diverso rispetto a quello social e talent di chi ha 20 anni oggi. Per alcuni periodi ho dato più spazio ai sogni, per questo ci ho messo un po’ di più a laurearmi: avevo sempre un piano B che poi ora è la mia occupazione principale.”

“Il tempo non è mai stato un problema, anche i dischi hanno delle lunghe gestazioni. “Dove non si tocca”, legato al progetto EleViole?, disponibile da qualche giorno su tutte le piattaforme digitali, contiene brani che esistono già da un po’. Nel 2017 ho vinto un bando della Regione Toscana per la produzione e la registrazione, mentre ho promosso una raccolta crowdfunding per la promozione: 200 copie per addetti ai lavori e amici. La copertina del disco è un collage che ha realizzato una mia amica: ritrae il gatto che canto in Caro Vittorio.”

eleviole disco ok

“La svolta però sembrava poterci essere lo scorso anno. Con una delle canzoni “Tanti auguri”, ho provato a partecipare a Sanremo, incoraggiata da un’etichetta indipendente che mi sosteneva. Non sono stata presa, però i produttori mi hanno garantito i fondi per fare ciò che volessi per realizzare dei video che facessero conoscere le canzoni. Non mi andava di puntare sul classico artefatto, allora mi sono chiesta quale fosse il senso e quale l’obiettivo di tutto il progetto EleViole?.  L’idea nel titolo, è quella di cercare dove siano finite le atmosfere della nostra spensieratezza, le nostre viole, ed è tornata l’opzione del viaggio. Con il mio amico, Claudio Del Monte, ho deciso di andarle a scovare, con il vento in faccia, in bici, da Oporto a Finisterre. Le mie d’altronde sono filastrocche per adulti, nate spesso sulle due ruote. Non ho avuto dubbi sul luogo da cui partire: la città nella quale avevo lasciato il mio cuore di studentessa. Per l’arrivo ci ha guidato il titolo del disco “Dove non si tocca”, quindi un posto fisico e geografico ai confini, raggiungibile, però, nei tempi a nostra disposizione, 7 giorni. Finisterre, uno dei punti più occidentali della Spagna.”

“Devo ammettere che non ci siamo preparati molto: santa e folle incoscienza! Io sono sportiva, ma non vado sempre in bici. Nei due mesi precedenti il viaggio, due volte a settimana facevo almeno 40 chilometri: niente rispetto a quanto mi aspettasse. Siamo partiti senza nessuno studio tecnico del percorso, delle temperature, delle altimetrie. I luoghi erano per alcuni tratti quelli del Cammino verso Santiago, ma non su quella strada nella quale si possono trovare le strutture per i pellegrini. Ci sono stati quindi momenti di disperazione e litigate tra noi due, ma ovviamente nei 18 minuti di montato non li abbiamo messi: già è tanto chiedere di vedere me che affronto il viaggio in bici, non potevamo tediare con momenti di mestizia. “

ele viaggio 2

“Rispetto all’autostop in cui si è predisposti all’incontro, in bici è un lavoro su sé stessi: testa bassa e si va. Ho incontrato solo due ciclisti, uno in particolare era di Finisterre. Mi ha fatto solo una domanda “Ma tu vuoi arrivare fino a lì?” Ho guardato i suoi polpacci, li ho confrontati con i miei e ho pensato “qui butta male!”

“E’ stata una prova di autostima, un buon lavoro di consapevolezza su me stessa, sui miei limiti e le risorse che non credevo di avere. 8, 10 ore in fila indiana a pedalare con il sole, sotto la pioggia, sudando al freddo. Una meditazione interrotta dalle soste nelle quali “vandalizzavo” per segnalare il mio passaggio, attaccando l’adesivo Eleviole? Mi sono sentita in buona compagnia al Faro di Finisterre dove arrivano quasi tutti i pellegrini che allungano il cammino da Santiago: per dimostrare che ce l’hanno fatta bruciano scarpe e sacchi a pelo, ce ne erano di cose!”

ele arrivo

“Con Claudio abbiamo discusso, ma la nostra amicizia si è rafforzata: dopo mesi di note vocali per prepararci e dieci giorni sempre insieme, per un periodo, al ritorno, non ci siamo né visti, né sentiti. Credo sia fondamentale scegliersi i compagni di viaggio giusti per questo tipo di avventure.

Forse avrei potuto farlo anche da sola, ma avrei dovuto anestetizzare i miei genitori. Fino al giorno della partenza, mia madre, continuava a ripetermi: “ma viviamo in Toscana, uno dei posti più belli del mondo, perché non lo fate qui il viaggio?” Aggiungeva pure “non potete andare insieme in bici?”

E non sa di tutti gli imprevisti che abbiamo incontrato, a dir la verità, li abbiamo ignorati un po’ troppo anche noi. Non avevo certo la bici adatta, una da viaggio usata, buona per percorsi in pianura, per cui, nelle varie pendenze trovate, ho dovuto spingere a mano. Siamo partiti l’8 maggio che da noi c’è un bel clima, ma ad Oporto faceva ancora molto freddo e siamo andati verso nord, quindi anche controvento. Avevamo quei giorni a disposizione, anche contati, quindi nemmeno la possibilità di fermarci in caso di pioggia o crampi. Dei veri viaggiatori sarebbero stati più accorti di noi. “

ele canta“L’aria è il mio elemento so che non mi avrebbe tradito. Infatti siamo partiti, ci siamo emozionati, abbiamo vissuto fino all’ultimo attimo del nostro percorso ed ora siamo felici di raccontarlo. Le nostre serate di presentazione partono con una canzone, ma poi hanno al centro la visione de documentario a cui seguono altri brani e soprattutto la conversazione con il pubblico, per rispondere alle domande. Dominano le curiosità concrete: cosa si mette nello zaino e come si può portare la bici in aereo. Noi rispondiamo con la nostra esperienza che vede anche il racconto di aneddoti divertenti. Ad esempio, non avevamo idea di quanto fosse complicato portare la bici, chiusa in uno scatolone enorme, con pezzi smontati e anche così con il rischio di non passare attraverso i vari ingressi degli aeroporti, scontrandosi spesso con gli altri passeggeri.”

“Alcune amiche mi hanno chiesto “lo rifacciamo in primavera?” segno che la mia esperienza sa stimolare e incuriosire, ripartirei, ma organizzandomi meglio e con tempi diversi per potermi fermare. Il viaggio apre la mente e aiuta a relativizzare la quotidianità. Quando siamo rientrati, ero così piena di adrenalina che sono riuscita a resistere alla reazione dei responsabili dell’etichetta, finanziatori dell’impresa: ”mi dispiace, non sappiamo come produrre questa idea, ti ridiamo le edizioni.”

Non mi sono scoraggiata quando abbiamo sbagliato strada lungo sentieri nei quali non passava nessuno e intorno avevamo solo campagna, non mi abbatto ora.”

“Ho la forza del mio produttore artistico Saverio Lanza e il fondamentale supporto musicale di Maurizio Mangoni, il geometra Mangoni, devo solo trovare chi si occupi del booking, della ricerca di date per presentare il progetto. Ci bastano spazi piccoli, librerie dove poterci esibire in acustica e far vedere il documentario.  In alcune delle anteprime mi sono portata la tv da casa. E’ come raccontare un viaggio agli amici con una colonna sonora speciale perché scritta e cantata da chi viaggia.

ele acrobaticaCome sempre, non ho fretta, mi fido dell’aria, come nei corsi che frequento di acrobatica aerea. Il mio simbolo preferito sono le farfalle. Nella foto del profilo Facebook del progetto sono ritratta davanti all’opera di uno street artist sui muri del manicomio di Limbiate: due grandi ali di farfalla. Io, in bilico su un comodino, ci sono appoggiata sopra. Andando a riscoprire le piccole cose belle, si può volare via dai luoghi angosciosi e dai momenti grevi che spesso ci capita di vivere, ritrovando viole su cui potersi poggiare.”

 La traccia volante: Tutti possiamo essere eroi normali.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: