Contro la banalità del male

Sta girando in rete un video che mostra l’aggressione compiuta da una signora milanese ai danni di una mamma su un autobus. Provoca rabbia e sdegno, ma non lo condividerò. Temo diventi un contributo alla diffusione di una violenza e ignoranza che potrebbe persino mitizzare la protagonista e renderla un’eroina del “ma guarda se devono venire a fare queste cose a casa nostra! Andassero a salire con i passeggini sugli autobus dei paesi loro!”

noi2Ho visto più di una volta le immagini e ascoltato bene l’audio del video che riprende una signora milanese mentre strattona, davanti ai bambini, una mamma per buttarla fuori da un mezzo pubblico. Lo fa in nome di un presunto rispetto delle regole, perché il passeggino sull’autobus non può salire, tanto che la vittima dell’aggressione (di questo si tratta), forse illudendosi dello scopo del richiamo, toglie il piccolo e lo mette in sicurezza sul sedile. La dama in giacca grigia rivela lo scopo, non caritatevole di attenzione all’incolumità dei minori, e tenta di scaraventare giù il passeggino, per fortuna vuoto, con tutta la mamma attaccata. Le va male perché la donna resiste, non senza prendersi due sberle sulla schiena.

E’ capitato anche a me di salire su un mezzo pubblico pure con la carrozzina: un’aspirante Medea. Ricordo che quando nacque Luca, non riuscendo a trovare parcheggio davanti al Fetebenefratelli, Gian osò proporre di tornare a casa in tram. Una signora, parimenti elegante, si indispettì, nonostante fossimo seduti con il fagottino in braccio, dandoci dei folli incoscienti. Le risposi con tutta la calma propria di una madre che aveva partorito da tre giorni, non dormiva da quattro e confidava nella solidarietà femminile e non in una polemica odiosa di una sconosciuta ostile. Per fortuna mi spalleggiarono, soprattutto altre ragazze e pure degli studenti. Ho continuato nella scellerata pratica, persino sul famigerato 64, tratta stazione largo argentina, ma non avevo altra possibilità, se non contare sulla naturale pressione della folla a frenare ogni possibile scivolamento. Qualcuno sbuffava, prendendosi la mia lamentela sulla mancanza di mezzi adeguati a chi non vuole inquinare né relegarsi in casa fino al raggiungimento di un metro di altezza dei figli.

Nessuno ha mai osato provare a buttarmi giù e non credo per timore della mia media altezza e dello sguardo teso.

Temo, però che le regole dell’ATAC o, nel caso del video dell’ATM, sul trasporto dei neonati o bambini, centrino poco nel comportamento della signora milanese. La mamma non è italiana e questo è inaccettabile, supera ogni deroga. Non si sente, né si vede nessuno intervenire come accadde me, in difesa di quella povera madre, anzi alla fine c’è chi sostiene chi la sta aggredendo. Purtroppo chi ha filmato non ha mostrato come sia finita la diatriba, se le porte si siano finalmente chiuse davanti all’ossessa bionda urlante e abbiano consentito un viaggio, certo non tranquillo, soprattutto a quei bambini che sicuramente non hanno capito cosa stesse accadendo e perché la madre fosse stata picchiata da quella signora che sembrava tanto elegante. Sembrava.

Io ho visto quel video, mi sono schifata e arrabbiata, ma non lo condivido perché temo che sia un contributo alla diffusione di una violenza e ignoranza che potrebbe persino mitizzare la protagonista e renderla un’eroina del classico “ma guarda se devono venire a fare queste cose a casa nostra! Andassero a salire con i passeggini sugli autobus dei paesi loro!”.

umaninoiAvrei condiviso se si fosse visto qualcuno intervenire ad aiutare quella madre e quei bambini, perché credo che ci sia bisogno di diffondere questa realtà che esiste e resiste, anche attraverso facebook e Instagram, ormai uno specchio sociale più riflettente dei giornali, che spesso inseguono ciò che viene postato. C’è un video che hanno realizzato due giovani famosi youtubers, Sofia Viscardi e Alessandro Tenace, per Medici senza frontiere, si intitola “cosa significa noi”, si trova con #umani su youtube e instagram. Spiazza nella sua semplicità. I due ragazzi chiedono a persone di diverse età, professioni e provenienza geografica il significato del pronome “noi” e poi di metterlo in pratica, rispondendo ad alcune domande. Propongono di scegliere, in un gruppo, con chi ballare, a chi chiedere consigli di abbigliamento, con chi prendere un caffè e alla fine, quesito comune a tutti: chi aiutare. L’ultima scelta non è naturale per nessuno: la risposta è che aiuterebbero chiunque ne avesse bisogno. E’ uno spot, non è la realtà ripresa dalla strada, ma sono persone comuni, un paio anche con lo stesso accento dell’infervorata dell’autobus: magari avrebbero chiuso quel passeggino e consentito alla mamma di sedersi con in braccio il bambino.

Non facciamo pubblicità al razzismo, ma cerchiamo veramente di restare umani e promuovere tutti i tentativi per dimostrarlo. Che ci sia purtroppo è un’evidenza, ma sforziamoci di far tornare ad essere evidente e palese la civiltà.

Come immagine principale ho scelto una foto bellissima, scattata dal fotografo Pietro Micucci a Matera: due anziani che giocano a carte con un ragazzo e sorridono.(fotografia scattata nell’ambito della Silent Academy 2019 by Matera 2019 e il Sicomoro)

La meravigliosa banalità del bene.

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