Il cuore di Roma accoglie

 In questo buio periodo di chiusura e diffidenza, ci sono due obiezioni che vengono rivolte a coloro che provano a manifestare la propria civiltà nell’accoglienza. La prima è: “ma non ce la possiamo fare a prendere tutti: aiutiamoli a casa loro!”. La seconda, espressa spesso sotto forma di sfida è: “Ma perché non te li porti a casa tua!” Raccogliendo queste due affermazioni, il Primo Municipio di Roma insieme a CIR rifugiati, Sant’Egidio e Refugees Welcome ha proposto l’iniziativa “Aiutiamoli a casa nostra.”

accoglienzaUn progetto rivolto alle famiglie del territorio che possono e vogliono aprire le loro abitazioni a rifugiati, richiedenti asilo e titolari di permessi umanitari.  Privati del luogo di accoglienza e quindi dei processi di integrazione iniziati, grazie a questa iniziativa, potranno concluderli e ritrovare anche un aspetto più umano del nostro paese. Prima che l’idea venisse lanciata ufficialmente, ieri pomeriggio durante il sit – in davanti a Montecitorio che ha radunato migliaia di cittadini nello slogan “Non siamo pesci”, erano già arrivate le prime adesioni da parte dei genitori della scuola Di Donato. Nella doppia veste di genitore della scuola multiculturale  dell’Esquilino e di assessore alle politiche sociali del municipio, Emiliano Monteverde, racconta perché questo è il modo con cui un’amministrazione può dare un contributo non solo umano, ma anche concreto.

emiliano“Domenica ero all’assemblea come genitore e mi è sembrato naturale presentare le conclusioni dell’incontro che avevamo avuto in municipio con la presidente Sabrina Alfonsi e i rappresentanti di CIR, Sant’Egidio e Refugees Welcome. Immaginavo, data la sensibilità dei genitori della nostra scuola e la storia che la contraddistingue, che sarebbe stata subito accolta. Dopo la comunicazione ufficiale di ieri, stanno arrivando anche molte altre mail. Domani faremo il punto. Il percorso prevede che si raccolgano le disponibilità, e poi si invitino le famiglie ad incontrarsi con i referenti delle organizzazioni ( CIR;  Sant’Egidio; Caritas e Refugees Welcome) per definire al meglio i dettagli dell’accoglienza. Ci sta scrivendo anche chi, non avendo stanze in più nella propria casa, si offre per dare ripetizioni di italiano. “

“Raccoglieremo anche queste disponibilità per inserirle nei progetti di integrazione che si affiancheranno a quello dell’accoglienza per garantire, a chi aveva cominciato un percorso all’interno dei centri, ora chiusi, di completarlo. E’ un modo per rispondere ad eventuali obiezioni in maniera pragmatica: finora sono state investite risorse per formare gli ospiti delle strutture, ora con la chiusura, si rischia che l’interruzione dei programmi vanifichi l’investimento, non solo, che vengano richiesti ulteriori spese per assistere chi è rimasto in strada. Posto che per me è prioritaria l’esigenza umana di accogliere chi ne ha bisogno, ci tengo a ribadire che il progetto risponde anche ad una logica pratica. “

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“Siamo felici di essere tra i promotori e i coordinatori dell’iniziativa, finora sono soprattutto le organizzazioni a muoversi, in maniera indipendente rispetto alle amministrazioni. Per noi è naturale, in linea con il modo con il quale abbiamo interpretato in questi anni, tutte le attività che facciamo. Non miriamo solo a garantire i servizi sociali, ma lo facciamo in maniera diversa, interpretando anche differenti esigenze. Penso al piano freddo. Offriamo una struttura molto bella che sembra quasi un albergo:  28 posti, in un luogo di proprietà delle suore, da anni chiuso, risistemato per lo scopo di ricevere coloro che ne hanno bisogno. Non ci limitiamo quindi a dare un posto letto, ma instauriamo una relazione, un dialogo che faccia sentire i senza fissa dimora delle persone, non dei problemi. Ci occupiamo anche dei diritti inespressi di coloro che accogliamo. Abbiamo scoperto che alcuni ospiti avevano diritto alla pensione, ma non lo sapevano. Si assegna ad ognuno un pacchetto che funziona bene.”

“Così interpreteremo anche questo progetto: un’accoglienza reale, umana, ma anche pratica per consentire a chi verrà accolto di integrarsi realmente nel nostro territorio. So già che riceveremo proteste dall’opposizione, ma il nostro lavoro ci consentirà di rispondere alla semplicistica osservazione: “perché non pensate ai cittadini del municipio?” E’ l’impegno che proviamo a portare avanti quotidianamente, consapevoli che si possa sempre fare di più. Alcuni numeri, però, ci confortano: ad esempio, la lista per l’assistenza agli anziani  è a zero; poco sopra ai dieci quella per le persone con disabilità. Proviamo a pensare a tutti, senza differenze e con lo stesso spirito. “

Chi vuole proporsi può scrivere a aiutiamoliacasanostra@gmail.com.

 

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