Non si finisce in ospedale per amore!

Una ragazza di 15 anni, studentessa di un istituto di Pesaro, si sente male a ricreazione. Al pronto soccorso scoprono lividi sul corpo. E’ costretta ad ammetterne l’origine: il ragazzo l’ha aggredita due giorni prima, ma lei non vuole denunciare. Violenza, vergogna, paura, caratterizzano una realtà che non può essere taciuta. Un professore racconta, un giornale locale lo definisce un caso di “amore selvaggio” e i commenti di chi legge, evidenziano, ancora una volta, il medioevo delle coscienze che si deve illuminare con ogni mezzo a disposizione. Io non sto zitta e ribadisco che: a nessuna età, in nessun contesto c’è amore nella violenza. Questo insegno ai miei figli.

one billionSabato ho portato Viola al flash mob legato all’iniziativa One Billion Rising contro la violenza alle donne e alle bambine. E’ il secondo anno che lo faccio, spiegandole che non è solo un balletto da fare insieme, ma un’occasione per manifestare in maniera diversa, utilizzando lo strumento della musica e della danza, l’unione contro qualsiasi forma di attacco alla dignità femminile. Mia mamma, sempre presente con noi, commenta ogni volta con amarezza: “pensavamo non ce ne fosse più bisogno, invece, ora più che mai è necessario protestare e chiedere rispetto!”. A Piazza del Popolo c’erano tante ragazze e anche diversi ragazzi che è un bel segnale, da sole non si va da nessuna parte. C’era un clima di condivisione maggiore rispetto alla scorsa edizione: i nastri rossi hanno attirato e non solo le battute scontate di chi pensa non serva niente e che siamo femministe senza speranza.

Sono passati solo tre giorni, in realtà uno solo: ieri mattina una studentessa di 15 anni di uno degli istituti del Campus della città, è finita in ospedale a causa delle botte, ricevute domenica, da quello che i giornali locali definiscono “il fidanzatino”.

campus pesaro

La dinamica è stata ricostruita anche grazie alla testimonianza di un professore in un articolo che ha un inizio che grida vendetta all’Ordine “da incasellare tra gli amori giovanili e selvaggi? Forse.”  Pare che sia secondario, ma in una battaglia civile anche le parole e il loro uso non deve essere sottovalutato. Il professore racconta di una ragazzina che si sente male a ricreazione e al pronto soccorso è costretta a confessare l’origine dei diversi lividi sulla pancia, causa dei forti dolori. E’ stato il ragazzo a picchiarla due sere prima, pare davanti ai genitori di lui che non hanno mosso un dito. Se fosse vero, l’aberrazione di quanto avvenuto raggiunge un livello ancora più alto. Si aggiunga poi il senso di colpa e di vergogna provato dalla vittima che non ha detto nulla alla sua famiglia, aumentando il trucco sulle ecchimosi che, secondo il professore, aveva anche sul viso.

L’intervista al docente di una realtà scolastica che so,  per esperienza diretta, lavori molto sull’educazione sentimentale, getta ulteriori ombre. Rivela che fosse già successo, che questo ragazzo abbia tentato di entrare nella scuola da porte secondarie ed era stato segnalato. Manifesta il dubbio sulla mancata attenzione dei genitori rispetto a segni evidenti e soprattutto teme che non ci sarà denuncia. La ragazza sembra che abbia continuato a ripetere di non volerlo fare anche all’arrivo della madre al pronto soccorso.

Ci sono tutte le caratteristiche dell’incubo nel quale si può finire se non si costruisce insieme qualsiasi argine. Una ragazza spaventata finisce nelle mani di un ragazzo violento; ne subisce minacce e aggressioni, in un contesto di rapporti famigliari distratti o, qualora fosse vera la presenza dei genitori di lui all’aggressione, in dinamiche malate; considera quasi naturale la sua condizione, tanto da non farne parola con nessuno,; finisce in ospedale e, ancora non consapevole di quanto le stia accadendo, non vuole denunciare.

Non c’è amore, non ci sono fidanzatini, bugie innocenti, errori adolescenziali, ma un serio allarme di rapporti danneggiati e violenti su cui intervenire. Se non lo fanno le famiglie, toccherà alla scuola, alle associazioni, agli amici più attenti, alle istituzioni con campagne e messaggi mirati.

Non si può abbassare la guardia, nessuno può considerare che si tratti di un “amore giovanile selvaggio.”

E’ una lotta quotidiana ormai nella quale ognuno si deve sentire coinvolto e deve dare un contributo. Giusta la protesta contro il commentatore televisivo che, con squallido candore, ha dichiarato che le donne non possano occuparsi seriamente di sport, confermando l’esistenza di un retaggio maschilista duro a morire, ma il segnale che arriva da questo istituto di una tranquilla città di provincia, nella quale i ragazzi vanno in bici, si ritrovano al mare e non hanno mostri apparenti contro cui combattere, è ancora più grave.

Se la ragazza continuerà a considerare amore quel rapporto nocivo con quel ragazzo che ha ugualmente bisogno di aiuto, abbiamo perso tutti, perché anche qualche compagna di scuola potrebbe avere il dubbio che sia così: allora altro che ritorno al medioevo della reclusione in cucina durante le partite!

I commenti che ho letto sotto ad un post che richiamava la notizia mi hanno agghiacciato: uomini che si lamentavano dell’eccessiva attenzione per una lite tra ragazzi; altri che accusavano la madre di aver cresciuto una figlia fragile; alcune, sì alcune che velatamente accennavano alle responsabilità della vittima, quasi a voler cercare un motivo plausibile per le botte ricevute.

La strada è lunga: Viola porta fiera la sua spilla dell’associazione Percorso Donna sulla giacca, l’anno prossimo porterò anche Luca al maggior numero di manifestazioni e occasioni possibili contro la violenza alle donne, non mi distrarrò e continuerò a ribadire che “non si finisce in ospedale per amore e chi è vittima di un’aggressione deve essere messa nelle condizioni di denunciare.”

Non sporchiamo i sentimenti di chi deve poterci credere e sognare. Ripeterlo insieme, anche attraverso la musica, la danza e tanti nastri rossi non è inutile.

amore lilli 3

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