Lai vola sulla trave

 “Per me la ginnastica è come la vita, non si può abbandonare. Sono sempre di corsa: non ho tempo perso. Vado bene a scuola. Amo anche disegnare e andare al cinema. Esco con le mie amiche. L’importante è che riesca a far rientrare tutto nel mio ordine: esco solo se ho finito i compiti e se non ho allenamento.”
lai campionato

Quando Viola ha deciso di fare ginnastica artistica, ho gioito, pensando che finalmente una bambina con i miei geni avrebbe imparato a fare la ruota e percorso una trave di equilibrio con classe e destrezza. Nei miei vani tentativi di intraprendere analoga disciplina, a stento riuscivo a non perdere l’orientamento dopo una capriola e vedevo l’asse come un diabolico strumento di conferma della mia assenza di coordinazione e inevitabile propensione al disequilibrio. Durante gli allenamenti e i saggi nella palestra della Pisaurum, la società che a Pesaro ha preparato diversi atleti regionali e nazionali, mi scopro ad osservare le prove della mia erede, cogliendone inevitabili goffe affinità e stupendomi della sua pervicacia. Ho una adorazione per l’ironia di Francesca Tamburelli, la sua insegnante che mira a trasformare anche le più scoordinate, pigre, fisicamente inadatte, in resistenti e gioiose ambasciatrici del benessere che questa attività stimola. C’è però un momento nel quale, mi distraggo, mi emoziono e scopro a commuovermi: quando iniziano gli esercizi o le esibizioni di Lai. Insieme a Luca Bellondi, è l’atleta più rappresentativa della scuola. Sul podio nelle gare regionali sempre da quando, a solo otto anni, ha cominciato a disputarne. Sale sulla trave e tutti si ammutoliscono. Con il suo fisico da farfalla muscolosa, balza e plana, facendo perdere lo sguardo, ma non l’attenzione. Nel salto finale si trattiene il respiro, certi che la discesa, come l’esercizio complessivo, sarà perfetto: i piedi toccheranno terra senza esitazione, le braccia andranno verso l’alto a ringraziare l’aria e si aprirà il suo sorriso. Lai Filippini da domenica 24 febbraio è con la squadra, la WSA San Benedetto, in serie A1. Difficile far accendere l’attenzione su uno sport come la ginnastica, se non in rare occasioni durante le Olimpiadi quando un’altra leonessa degli attrezzi come Simon Biles riesce ad ipnotizzare. La storia di Lai, dei suoi sacrifici che non sente come tali, della sua determinazione e della grazia con la quale la offre al mondo, imprime però un segno importante da diffondere e necessario a comprendere la necessità che si investa di più su quelli, che ancora, insensatamente, vengono considerati sport minori. Per me che da sempre volevo chiederle un autografo, è stata l’opportunità per capire dalla sua voce che cadere in certi contesti è una catastrofe, ma poi, con la concentrazione giusta, ci si rialza e si può anche spiccare il volo. Quasi quasi mi è venuta voglia di provare, almeno, un’altra volta, ad imparare a fare la ruota.

La traccia: impegno e passione per la ginnastica artistica

“Mi ricordo che ho visto le grandi che si allenavano e ho chiesto a mia madre ( Cristiana Preti, Ex-atleta nazionale, docente presso la Facoltà di Scienze Motorie di Urbino, tecnico federale, giudice nazionale ed allenatrice del settore agonistico femminile. Ndr) di poter venire in palestra. Avevo 4 anni. Da allora, sono qui, quasi tutti i giorni. “

lai piccola

“I primi due anni mi allenavo e cominciavo a guardare i video delle campionesse olimpioniche. Sognavo, proprio come quando mi perdevo a vedere i movimenti delle grandi della palestra. Ho capito che era il mio sport e volevo diventare come loro.”

“Dai sei anni in poi ho iniziato ad allenarmi in maniera agonistica, per partecipare alle gare. E’ cominciato un rapporto speciale con l’attrezzo che amo e che all’inizio temevo di più: la trave.

lai traveOgni volta le chiedo di non farmi cadere. Quando poggio le mani e i piedi mi concentro perché il primo impegno massimo è rimanere in equilibrio. Se cado, mi arrabbio tantissimo con me stessa, ma risalgo e ricomincio. Penso a quello che ho sbagliato e cerco di evitare di rifarlo. Certo se accade in gara è una catastrofe, ma vado comunque avanti. Se l’esercizio è perfetto, invece, sono contenta e memorizzo tutto in modo che possa esserlo anche la prossima volta.”

 

“Quando salgo sulla trave mi isolo da tutto. Ci possono essere il pubblico, gli applausi, le grida, io non sento nulla. Domenica alla mia prima gara di campionato, c’erano 2000 persone e tante trombette, mi sono accorta del loro suono solo alla fine della mia prova.”

Cadute e vittorie

“La mia prima gara, a 8 anni, è stata una catastrofe. Con la mia migliore amica siamo arrivate ultime. Era la prima competizione ufficiale e sono caduta sempre.  A 10 anni mi sono rifatta e arrivata prima sul podio: esercizio perfetto, da memorizzare.”

“Le gare hanno tre passaggi: regionali, interregionali e nazionali. Da quando ho 8 anni, tranne la prima prova disastrosa, sono sempre arrivata alle nazionali nelle gare individuali. Con la squadra non sempre, ma è diverso: quando si gareggia insieme, aumentano le responsabilità, in caso di sconfitta, ma sono anche più grandi le soddisfazioni quando si vince. Quest’anno sono nella categoria junior: in squadra con le grandi! Siamo arrivate terze nella zona tecnica C che comprende Umbria, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna e Veneto.”

lai podio

“Non sempre c’è entusiasmo. Ci sono stati momenti meno felici, in cui ho provato delle incertezze e temevo di non voler più continuare. Due anni fa mi sono rotta un dito, una settimana prima di una gara importante con la società nella quale ero stata appena tesserata. Dopo un mese ho ricominciato le sfide individuali, ma non mi ero potuta allenare, non ero pronta e sono caduta spesso. Non solo avevo fatto saltare la gara alla squadra, ma non ero nemmeno riuscita a fare una buona prova individuale: avevo pure la febbre e non ce l’ho fatta a dare il meglio. Io, abituata fino a quel momento ad affrontare tutto con impegno ma a superare le difficoltà con facilità, mi sono trovata nel dubbio se continuare.

Vita da atleta

Ho resistito pochi giorni lontana dalla palestra, per fortuna c’è stata un’altra gara che è andata bene e sono stata convocata a Roma per il controllo tecnico delle atlete di interesse nazionale. Mi sono rimessa in carreggiata.”

“Questo vuol dire seguire i miei schemi. 16 ore di allenamento settimanale, sabato compreso, alternando la scuola, i compiti e anche il tempo libero con i miei amici e la mia famiglia. Sono sempre di corsa: non ho tempo perso. Se non sono in palestra, studio. Frequento la seconda media. Per partecipare alla mia prima gara di campionato, sabato ho dovuto fare le prove e venerdì ho fatto i compiti fino alle undici di sera, perché domenica gareggiavo, ma poi lunedì dovevo essere in classe.”

lai pisaurum ok

“Vado bene a scuola. Amo anche disegnare e andare al cinema. Esco con le mie amiche. L’importante è che riesca a far rientrare tutto nel mio ordine: esco solo se ho finito i compiti e se non ho allenamento. Questa estate siamo stati 19 giorni in Vietnam, il paese nel quale sono nata, quando siamo tornati ho saltato il mio giorno infrasettimanale di riposo per due settimane. A me non pesa.

Per me la ginnastica è come la vita, non si può abbandonare.

lai allenamentoLa palestra è anche la mia rete di affetti e di amici. Con i miei coetanei che non fanno sport come me, a volte, non mi trovo bene, perché non capiscono che se un atleta prende un impegno, lo rispetta. Quindi, se mi danno un appuntamento e poi lo spostano, a me, che mi sono organizzata per esserci, provocano una grande delusione. Diverse sono le aspirazioni: per alcune mie compagne fare la passeggiata a Via Branca è il massimo, io sono stata già stata settimane fuori per le gare senza la mia famiglia, ho viaggiato e mi preparo le valige da sola. La mia autonomia la condivido con la mia migliore amica e con chi ha la mia stessa passione e già ha imparato a cavarsela da solo.

Le mie emozioni più grandi come le loro coincidono spesso con le gare.”

“La prima in serie A 1, domenica, a Busto Arsizio è andata bene: la mia squadra, la WSA di San Benedetto del Tronto, è arrivata settima su 12, ma tra il quarto e l’ottavo posto eravamo comprese in un punto. Il campionato prevede altre due tappe: a Padova e a Firenze. Sarebbe importante essere confermata in prima squadra, ma stiamo preparando un nuovo volteggio che potrebbe garantirmi la presenza.

E’ un primo passaggio importante verso il mio sogno che per il momento vedo molto lontano: le Olimpiadi. Il mio mito è Simon Biles. Quando eseguo il mio movimento più impegnativo sulla trave, l’attrezzo che amo di più, penso a lei. E’ il flic flac più salto teso smezzato, una combinazione di tre elementi che dà un abbuono come virtuosismo.

Continuo ad allenarmi tutti i giorni e a guardare i video di Simon che vola. Nelle gare individuali porto avanti con orgoglio la squadra della Pisaurum, della mia palestra dove è cominciata la mia avventura. Spero che ci mettano nelle condizioni di potere avere uno spazio più grande ed attrezzato per poter impegnarmi ancora di più e ottenere i risultati che voglio per tutto il mio gruppo, per la mia famiglia e per la mia città.”

La traccia volante: la ginnastica è come la mia vita.

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