Alessandro dà ad ognuno la sua Itaca

“Ho cantato il mio quartiere, senza mai citarlo, perché vorrei che chiunque lo ascolti, dovunque stia e sia nato, ritrovi quei personaggi e quelle sensazioni nei propri luoghi, perché poi sono universali. Sono storie epiche ai confini della città.” Scoprite il video nel pezzo!alessandro video

 La storia di Alessandro D’Orazi è stata una delle prime tracce che ho voluto raccontare.

(https://traccevolanti.com/2018/12/07/alessandro-fa-cantare-e-suonare-san-basilio/).

Mi aveva colpito il suo amore per un quartiere di Roma, unito a quello per la musica che lo ha portato a creare un’Accademia per promuovere i talenti locali e per creare un luogo diverso, creativo dove far incontrare i cittadini di San Basilio e dintorni. Mi aveva accennato ad un disco che stava preparando, nel quale avrebbe raccontato i personaggi che nel passato e nel presente hanno animato le sue vie, le sue piazze, i suoi campetti di calcetto ed ecco finalmente Itaca, storie epiche ai margini di una città. Dal 21 marzo disponibile sulle piattaforme digitali con il singolo “Dove sono nato”. Lo ammetto: sono una sua ammiratrice, ho canticchiato per mesi “Sarà la primavera” anche mentre nevicava, quindi, quando mi ha inoltrato, in anteprima, la scheda con i disegni di Miriam Piro a descrivere un lavoro di ricerca e narrazione in note, e soprattutto due files mp3 che so già a memoria, mi sono emozionata. Ci sono i suoni, le risate, i rumori, c’è la vita che va oltre San Basilio, per raggiungere ogni strada, ogni angolo del cuore di piccole e grandi città, nelle quali a guardare bene, si ritrovano quei personaggi che ci fanno sentire meno soli, che ci raccontano un viaggio nel quale siamo tutti coinvolti verso mete diverse, ma condivise. Alessandro lo ha fatto ancora: ha unito la musica e la sua gente, consegnandoli all’arte per raccontarli a tutti coloro che vorranno scoprirli. 12 tracce, 12 storie, 12 sensazioni diverse. C’è Peppe Ulisse che si trascina il suo carrello fino all’osteria, i fratelli Menelik, loschi ma generosi, il leggendario Supplì salvato dalla Madonna, il fornaio Aquileo, ma anche il dolore di Giulia, la speranza di Claudio, la scaltrezza di Nonno Natale: tutti raccolti da quel ragazzino che andava in bicicletta alla RCA per immaginarsi la propria Itaca. Tra Rodari e Pasolini c’è un piccolo mondo di ispirazioni e suggestioni che passa oltre la canzone, per condurre all’immagine reale di un fiore che alla fine, tra sforzi immani, nostalgie diffuse e qualche scatto di rabbia, riusciamo sempre a far sbocciare. Alessandro mi ha raccontato questo viaggio in una bella chiacchierata che riporto. Invito nuovamente tutti coloro che vogliono sognare semplice, pare facile ma non lo è, ad andare su Apple store e Spotify, ascoltare le storie di Itaca e seguire le tracce per sapere dove risentirle dal vivo e poter acquistare il cofanetto, rigorosamente in cartone riciclato.

La traccia: 12 canzoni, 12 disegni, 12 personaggi

alessandro itaca motto

“E’ un lavoro che ho portato avanti per 5 anni. Alcune canzoni le ho pronte da tempo. Parlano di personaggi esistenti. Li incontro tutti i giorni, con qualcuno ci scambio una chiacchiera e mi sono fatto un’idea della loro vita. Alla storia di alcuni di loro ho regalato un po’ di fantasia, come a Supplì. Se lo vedi per strada è secco, un po’ storto, è vero che si è rotto il bacino dopo essere caduto dal secondo piano. Aveva cominciato a prendere troppi ansiolitici ed è cascato, per fortuna l’ha salvato lo stendino con i panni della signora del piano di sotto. La leggenda che lo circonda passa dalla sua affermazione di aver visto la Madonna, per questo si è lanciato, io nella canzone gliela faccio incontrare nel piano in cui si è salvato, ma è una donna di cui si innamora.

Ho aggiunto un po’ di romanticismo alla sua epica, perché poi ad ognuno ho fatto trovare la propria Itaca. C’è chi l’ha raggiunta con una vita normale, chi con l’amore, chi con un successo professionale, ma è l’obiettivo di tutti, a prescindere da dove si parta. C’è anche il racconto della mia: il piccolo Alessandro che con l’amico Giuliano va in bicicletta fino agli studi della RCA sulla Tiburtina. Attraversavamo il fiumiciattolo  e ci mettevamo a guardare i macchinoni da cui scendevano Dalla, Baglioni, Bennato che, se andava bene, non si limitavano a fare un autografo, ci regalavano 45 giri, quelli con qualche difetto, ma che andavano benissimo lo stesso.“

Da Peppe Ulisse in poi

“Quel ragazzo voleva suonare, cantare e raccontare con questi strumenti. C’ho provato, ma mi serviva un minimo comun denominatore che legasse tutte le storie. Me lo ha suggerito mio nonno. Un giorno mi ha detto “lo vedi Ulisse, vacci a parlare!”. Ulisse è il cognome vero di Peppe, detto il Pagoda, che ha una sua vicenda epica precisa. Lasciato dalla moglie, vive in una casetta con la sorella e gira tutto il giorno con un carrello rubato dal supermercato nel quale la gente gli mette qualcosa che lui poi va a rivendere. C’ho parlato e l’ho pure osservato da lontano mentre il sabato andava al mercato e poi all’ora di pranzo, non c’erano santi, si sedeva a bere all’osteria. La sua Itaca è tornare a casa da sua moglie, ho ricamato un po’ che lo avesse tradito con il fratello, certo lo ha lasciato. Ognuno ha una sua isola da raggiungere: ecco il filo!

Mi piacerebbe nei video e nelle esibizioni dal vivo proiettare le foto reali che ho del suo volto, come di quello degli altri personaggi. Sanno che ho dedicato loro una canzone: stanno ai confini, sono contenti che qualcuno li abbia messi al centro e dato importanza.“

Senza cielo, ma con un fiore

alessandro itaca copertina

“Il tono del racconto è spesso ironico, di una ironia velata di malinconia. C’è una differenza tra il mio quartiere di oggi e quello di ieri. E’ la distanza che tutti possono percepire tra il proprio passato e il presente, indipendentemente dal luogo in cui si è vissuto. Si è persa quella complicità tra le persone, si è più soli.  In “Dove sono nato”, canto che “non ci sono più bambini ma una prateria di erba secca e sampietrini”. C’è la fontana con la balena, ma non c’è più l’acqua: la situazione più assurda che possa accadere ad una balena. C’è nostalgia, ma anche il recupero di quello che resta. Sono partito da una frase che mi ha colpito in un documentario, l’ha detta Ozzy Osbourne. Uno pensa che possa solo grugnire o pronunciare parole demoniache, invece disse un verso poetico per raccontare il suo luogo di nascita “dove sono nato io non c’è il cielo.” L’ho sentita così mia che mi ha stimolato tante immagini che poi ho messo nella canzone. C’è la tintoria con le foto dei marziani che sono Bob Marley, Elvis e i Beatles e non manca la sirena, una mamma bellissima che va a fare la spesa con i suoi tre figli. Perché racconto l’epica drammatica a cui ho assistito in questi anni, la droga, la povertà, alcuni amici che si sono persi, ma alla fine c’è sempre la speranza di un fiore che rinasce. Ci sono le persone buone, quelle che hanno fallito, quelle che ce l’hanno fatta e chi non ha perso la forza.”

“Ho provato a trasferire tutto nei miei testi e negli arrangiamenti che ho curato insieme a Pino Jodice, grande chitarrista con un suo piccolo studio, lo Studiotto. Abbiamo prima suonato e poi registrato con musicisti eccezionali che ringrazio: Lucrezio De Seta alla batteria; Primiano Di Biase alla fisarmonica e pianoforte; Simone Talone alle percussioni; Max Dedo ai fiati. Non è mancato l’appoggio del mio amico Edoardo Vianello che, oltre a promuovere in ogni luogo il disco anche prima che esca, ha voluto esserci in alcuni cori nascosti.

Ho cantato il mio quartiere, senza mai citarlo, perché vorrei che chiunque lo ascoltasse, dovunque si trovi e sia nato, ritrovi quei personaggi e quelle sensazioni nei propri luoghi, perché poi sono universali. Sono storie epiche ai confini della città.”

“Spero infatti di far girare Itaca. Intanto il 5 aprile faremo la prima presentazione ufficiale nella biblioteca di zona, poi andremo in alcuni locali di Roma, mentre il 28 aprile saremo al Festival della Canzone Romana al Teatro Olimpico. D’estate mi piacerebbe raggiungere diverse piazze di altre città e paesi.

Il 21 marzo è uscito il primo video legato al progetto e a Dove sono nato. Abbiamo coinvolto come protagonisti solo ragazzi preadolescenti. E’ una storia dura, ma con un bel finale. Parte da Giulio che con il suo pallone gira per il quartiere dove non trova nessuno con cui giocare. Riuscirà ad incontrare un amico, ma anche qualche disavventura, per sapere di più: guardatelo. Certo la partita di pallone fa parte dell’epica, anche se io da piccolo ho giocato poco, mi chiamavano, ma sapevo di non essere bravo, preferivo andare in bicicletta.”

“Sempre dal 21 si può scaricare il pezzo sulle piattaforme digitali e dal 5 aprile tutti gli altri. Sto cercando la distribuzione per il cofanetto che è un’operazione particolare a cui tengo molto: intanto è in cartone riciclato, contiene 12 cartoline con disegno di Miriam Piro con dietro il testo e ovviamente il cd. L’idea è di richiamare un ascolto più attento e rilassato: chi sente la canzone, si guarda anche l’immagine che ne ritrae il protagonista e segue le parole. Ai miei concerti si potrà acquistare e poi non mollerò il progetto per almeno due, tre anni. Sono l’indipendente dell’indipendente, ci credo, dalla mia Itaca punto ad aiutare chi vuole a trovare la sua.”

alessandro itaca miriam piro disegni

scopri Itaca a parole e in disegni

La traccia volante: ognuno merita la sua isola, basta cercarla.

 

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