Vittoria e dieci autentici rompiscatole

“Rompendo le gabbie, gli schemi, le usanze, le idee irrigidite e incrostate, le scatole, hanno cambiato un pezzetto di mondo, trasformandolo in un posto un po’ migliore.”
vittoria bellaIndifferenti, indolenti, pigri, oppure irruenti, eccessivi, pilotati. Tra gli aggettivi che descrivono mediaticamente i ragazzi dai 12 ai 18 anni, ce ne sono pochi, scelti con la reale volontà di descriverli. Si punta allo stereotipo per mostrarli come gli adulti vorrebbero che fossero. Quando qualcuno di loro riesce ad emergere in maniera naturale, spaventa, tanto che si procede ad una strumentalizzazione immediata, necessaria a nasconderli non appena possibile. Lo si sta facendo con Greta, arrivando persino ad orribili attacchi sulla sua sindrome di Asperger e con Simone, il quindicenne di Torre Maura, simbolo positivo della guerriglia di periferia. Si concede loro, al massimo, la gloria di eroi per un giorno, senza capire realmente quanto quella forza e quella determinazione possano diventare linfa. Dalla capacità di questi ragazzi di trasformare un problema in risorsa arrivano suggerimenti per rendere, persino questo mondo, migliore. Per fortuna le ragazzine e i ragazzini hanno energie e una resistenza superiore a chi vorrebbe fermarli con una pacca sulla spalla e una banalizzazione del loro pensiero. Ce la faranno, non si fanno certo bloccare da una definizione almeno che non sia quella di chi li ha ascoltati veramente, tanto da renderli protagonisti di un libro, uno strumento di conoscenza fondamentale. Sono i Rompiscatole di Vittoria Iacovella, dieci rappresentanti di una generazione in corsa, che la giornalista e autrice televisiva ha raccontato grazie all’aiuto di un gruppo di coetanei attenti. Patrocinato dall’ UNHCR, il libro pubblicato dalla casa editrice Risfoglia (costola dell’Armando Curcio), con le illustrazioni di Lorenzo Santinelli, da oggi, 11 aprile, in libreria, raccoglie dieci monografie di ragazzi e ragazze da tutto il mondo che hanno qualcosa di straordinario. Tra loro: Yusra Mardini che durante la traversata in mare da clandestina si è buttata dal gommone in panne e con la sorella ha trascinato tutti in salvo sulla costa greca; Felix, il bambino tedesco da “mille miliardi di alberi”, che a nove anni fondò il movimento “Plant for the Planet”, con l’obiettivo di piantare un milione di alberi in ognuno dei Paesi aderenti per dare il proprio contributo personale alla lotta contro il surriscaldamento globale; Syed Hasnain, oggi mediatore culturale a Roma, che a dieci anni arrivò in Italia da clandestino nascosto sotto al motore di un Tir. Non solo le storie, ma anche le paure e le emozioni che pongono, con delicata sincerità, dieci ragazzini autentici al centro di una epica al contrario. Vittoria mi ha raccontato come è riuscita ad aprire questa finestra da cui, per prima, ha preso l’aria necessaria per ispirarsi e ricordare di essere stata una rompiscatole che non si è mai arresa.  

La traccia: dieci storie di ragazze e ragazzi che hanno contribuito a migliorare il mondo

“Amo le storie di persone che riescono ad ispirare gli altri. Mi sono occupata di cronaca, anche di nera e a volte ho bisogno di respirare altre atmosfere. Ho accolto come una boccata di ossigeno la richiesta di Armando Curcio che mi ha contattato per chiedere se fossi interessata a scrivere un libro per ragazzi. Lo avevo già fatto nel 2005 con L’Islam da vicino, uno dei pochi testi dedicati a questo argomento per un pubblico di lettori non adulti.

Non ho risposto subito all’invito, ho voluto prima parlarne con le mie figlie, Miriam di 11 e Maya di 13 anni: il potenziale pubblico a cui si sarebbe rivolto il mio lavoro.

Pensavo di scrivere di fake news, ma mi hanno subito dissuaso. “Questi sono gli argomenti che gli adulti credono possano interessarci, noi invece vorremmo leggere esperienze legate alla nostra vita, all’amore, alla scuola, all’amicizia, ai nostri errori.”

vittoria syed

“Come spesso accade, mi hanno illuminato. Mi sono ricordata di Syed, un ragazzo che avevo intervistato qualche anno fa. La storia rocambolesca del suo viaggio dall’Afghanistan, nascosto sotto il motore di un tir, mi aveva colpito così tanto da spingermi ad organizzare un’iniziativa con Intersos nella scuola di mia figlia per farla conoscere ai suoi compagni. Uno di loro, alla fine dell’incontro, lo aveva avvicinato e gli aveva sussurrato: “grazie, non mi era mai capitato di conoscere un super eroe.” Mi stupì il commento di Syed: “Io sono come te, non ho nemmeno il mantello.”

“In quelle parole ho trovato la risposta anche alle richieste di Miriam e Maya. Ho proposto all’editore di scrivere storie di ragazzine e ragazzini, come Syed. Iniziate con difficoltà da superare e proseguite nella ricerca di soluzioni.

Mi sono prefissata un obiettivo: ricostruire un’epica al contrario, dal tallone ad Achille.”

“Sono andata a cercarle, volevo che fossero equamente divise: 5 maschi e 5 femmine. Non ho posto limiti geografici di provenienza, né linguistici: dal Messico ad Hong Kong. Dovevo solo trovare il modo di poter sempre guardare chi intervistavo, quindi ho fatto anche delle video call: a volte quello che non si dice, è chiaro dagli occhi o dai gesti.

“Per selezionare e capire se stessi sulla giusta strada, ho avuto una squadra di consulenti speciali. Ho raggruppato alcuni ragazzini, amici delle mie figlie e non, coinvolti dalla domanda “volete vedere come si fa un libro?”  Sono diventati i miei dodici osservatori e suggeritori in una speciale chat di whatsapp. Sono felice di citarli: Alessia, Annachiara, Beatrice, Elisa, Federico, Giorgia, Greta, Manfredi, Simone, Vittorio ed ovviamente Miriam e Maya.

vittoria i rompiscatole

Insieme a loro, a sostenermi in questa avventura, è stata fondamentale Magda Di Renzo, psicologa dell’età evolutiva, entusiasta del progetto, tanto da volere scrivere la prefazione.”

“I protagonisti sono tutti minorenni che hanno superato le loro fragilità senza disconoscerle. Penso a Valerio, il ragazzo down che non ha esitato a tuffarsi in acqua per salvare una bambina che stava affogando. Non c’è nessun supereroe, ma persone autentiche con difetti, limiti e paure che però a un certo punto della loro vita, davanti a un problema, si sono inventati una soluzione, qualcosa di straordinario.

Hanno guardato in faccia i loro mostri e sono andati avanti. Rompendo le gabbie, gli schemi, le usanze, le idee irrigidite e incrostate, le scatole, hanno cambiato un pezzetto di mondo, trasformandolo in un posto un po’ migliore.”

“Alcuni sono diventati dei simboli, ne ho scelti due in particolare, per capire anche quanto possa pesare questa responsabilità. Ruby Bridges è stata la prima bambina afroamericana in una scuola elementare di New Orleans, fino a quel momento frequentata solo da bianchi, mentre Luis Braille ha inventato la scrittura decifrabile per i non vedenti, utilizzando il bastoncino che lo accecò. Sono le due storie che racconto senza aver incontrato i protagonisti.”

“Vorrei conoscere invece Greta, Rami e Simone, perfetti per un Rompiscatole 2. Metto a disposizione il mio contributo per salvarli da una certa epica che li sta usando. Mi piacciono i quindicenni come loro, ma bisogna ascoltarli, non fare finta di sapere cosa pensino, strumentalizzandoli. Non si sta offrendo loro un contesto nel quale si possano esprimere davvero, liberamente.”

“Scrivere questo libro ha fortificato la mia convinzione su quanto sia necessario, invece, dare a ragazze e ragazzi la possibilità di esercitare il diritto di cambiare il mondo, di provarci, anche di sbagliare mentre tentano. Non si può certo pensare che rispondano a tutte le nostre aspettative.

E’ una questione di destino, il nostro dovere è proteggere il loro.”

“La mia determinazione in questa impresa dipende forse dal fatto che anche io sia stata una rompiscatole. A 12 anni mi scontrai con il sindaco del mio paese in Abruzzo. Aveva promesso un rifugio per cani e non lo aveva realizzato. Organizzai la protesta con i miei amici, attaccando cartelli alle vetrine della sua gioielleria. Non ci ha ricevuto, ma mi disse che ero una “scostumata”. Per me, cresciuta con mia nonna, puntando sempre ad essere educata ed ordinata, è stato un bel trauma. Ha rappresentato anche l’inizio di quello che sono poi diventata, perché mia nonna non mi sgridò, anzi si fece una bella risata. In quello stesso periodo scrissi il mio primo articolo. Destino quindi diventare una giornalista rompiscatole e sostenere altri come me.”

“Ci ho tenuto tanto sin dall’inizio a questo lavoro. Ho cominciato ad agosto e mi ci sono dedicata nei week end e la notte. Le prime copie le ho volute regalare ai ragazzi del gruppo dei consulenti che ora vogliono diventare tutti scrittori. Le mie figlie sono soddisfatte, credo di aver messo tutti i temi che possano interessare, con il giusto linguaggio, non semplice, ma adeguato per far arrivare loro il senso di ogni storia.”

“L’idea ora è di presentarlo anche nelle scuole, legandolo a dei laboratori. Il libro è illustrato da bellissimi disegni realizzati da Lorenzo Santinelli: sono gli animali legati alle paure dei protagonisti che poi diventano una guida. Dal negativo al positivo, sempre. “

vittoria copertina

La traccia volante: Avia pervia, l’impossibile diventa possibile, è scritta in un post – it attaccato alla nostra porta di casa.

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