Rosita sindacalista libera

“Tempo fa organizzammo una manifestazione per la quale lo slogan era “Avanti diritti” con un doppio significato: rimanere sempre sulla strada giusta che porta avanti la difesa dei diritti. Io continuo a credere in questo.”

rosita don luigiIl guerriero può provare dubbio e paura, ma ad essi non si inchina, la sua dignità vale mille spade. Questa è una delle mie tracce volanti. Spesso mi rincuora. Mi illumina quando incontro persone che, non solo ne interpretano il senso nella loro quotidianità, ma consentono anche ad altri di viverne il profondo significato. Rosita Galdiero è una sindacalista della CGIL, già segretaria generale di Benevento, ora funzionario dirigente della FIOM, ha un ruolo che riconosce il valore delle sue battaglie per la gestione legale degli appalti pubblici. Fondamentale è stato il suo contributo nello smascherare il sistema di connivenze tra rappresentanti dello stato e dei clan camorristici nei centri di accoglienza. Rosita, onorando la memoria di suo padre, mettendo a rischio la sua stessa incolumità, ha restituito la dignità a uomini e donne migranti, che pensavano di non averne più diritto. Non si sente speciale, perché ha seguito le sue convinzioni senza perdere, anche quando poteva vacillare, la fiducia negli altri e nella giustizia. La sua storia conferma la necessità di un impegno costante di tutti, ognuno come può, a non lasciare solo chi combatte contro le mafie e chi ne accetta la sottomissione per paura. Le sue sono tante tracce giuste che indicano un percorso.

La traccia: la difesa dei diritti dei lavoratori.

“Ho conosciuto il sindacato all’Università. Ero iscritta all’Unione degli studenti universitari (UDU) di Benevento. Il segretario generale della CGIL cittadina del tempo, mi volle conoscere, perché fino a quel momento, nelle facoltà, come nelle amministrazioni cittadine, avevano sempre dominato le formazioni studentesche di centro destra che facevano riferimento soprattutto all’UDEUR. Noi avevamo ridato rappresentanza ad una parte degli studenti, coinvolgendoli in diverse iniziative, anche fuori dai confini cittadini. A Piazza Roma, a Benevento, però, ho tenuto il mio primo intervento durante una manifestazione di tutte e tre le sigle sindacali. Preparai il mio discorso in maniera attenta e salii sul palco con un po’ di timidezza, ma poi riuscii ad essere convincente tanto che la CGIL mi chiamò a collaborare.”

rosita al lavoro“Mentre continuavo a preparare la tesi, cominciò il mio percorso nel sindacato fino al mio primo incarico nell’Ufficio Vertenze legali. Mi chiesero di riorganizzare l’ufficio, puntando ad una maggiore qualità del contenzioso che tenesse conto dei cambiamenti che stavano emergendo nel lavoro con l’aumento dei contratti precari. Ho subito mostrato la mia volontà ad occuparmi di tutto ciò che mi si presentava, in maniera approfondita: è la mia indole che mi ha portato nel 2008, a 31 anni, a diventare segretaria della FILCAMS di Benevento. Mi dovevo occupare delle questioni che facevano capo al settore del commercio, dei servizi e del turismo. Notai subito appalti e subappalti nei quali mancava trasparenza: c’erano delle situazioni che non mi quadravano. A partire dalle affissioni del Comune che dovevano essere affidate ad un soggetto pubblico ed invece facevano capo ad un privato. Depositai in procura quello che avevo scoperto su questa ditta, tanto che venne arrestato l’amministratore delegato.”

Libera da legami condizionanti

“A Benevento molte vicende si poggiano sulle relazioni che si sono intessute negli anni e spesso condizionano l’agire di chi dovrebbe gestirle. Io arrivavo da Solopaca, piccolo paese della provincia e da una vicenda personale che ha motivato il mio modo di essere: libera e determinata a fare il possibile per aiutare gli altri. Quando ho perso mio padre, morto sul lavoro a 48 anni, io ne avevo solo 11. Ricordo le difficoltà di mia madre, sola con 4 figli. Non posso dimenticare una signora di un ufficio pubblico che sbloccò una pratica necessaria per la nostra famiglia, il giorno di Natale. Mi sono ripromessa che avrei provato a dimostrare quella stessa generosità.”

“Non mi sono quindi interrogata troppo sui motivi per i quali prima di me non fossero emerse le irregolarità che ho messo in evidenza, ho agito, rispondendo solo alle logiche della mia organizzazione, senza dover rispondere a nessun altro legame o presunta autorità esterna. La CGIL ha sostenuto il mio modo di essere e di procedere, sin dalla gestione dell’Ufficio vertenze, aumentando l’interesse e l’impegno sul tema della legalità degli appalti. Mi sono sentita libera di procedere sulla mia strada.”

rosita cgil benevento“Non ho mai rivolto la faccia da un’altra parte, ma sempre tenuto gli occhi ben fermi su ciò che non mi risultava regolare e il segretario generale della provincia mi ha dato pieno mandato. Certo mi dicevano di fare attenzione. Nello stesso periodo è avvenuto un naturale ricambio generazionale all’interno dell’organizzazione che ha dimostrato come sia diversa la figura del sindacalista di oggi: deve avere nozioni e competenze tali che consentano di leggere la documentazione legata ad appalti e subappalti per capire subito eventuali irregolarità ed avere la capacità di rapportarsi, in merito, con avvocati e consulenti. E’ un nuovo modo di interpretare il nostro ruolo che risponde alla mia visione. Per questo io mi sono sempre sentita sostenuta dall’organizzazione che ha utilizzato la mia gestione delle vertenze come modello di buone pratiche. Nel 2010 sono entrata nelle segreteria confederale con delega all’organizzazione, nel 2013 sono diventata segretaria generale della CGIL di Benevento.”

Dalle mense alla vigilanza

rosita interviste

“Con questo ruolo mi sono occupata dell’appalto delle mense delle scuole di Benevento. Una vicenda che è balzata nelle cronache nazionali, anche per via della pasta e fagioli con i vermi che veniva servita ai bambini. Non è stato facile scoprire quanto si celasse dietro alla quotidiana mal gestione, perché i lavoratori, nonostante li rassicurassimo che non avremmo fatto il loro nome nelle denunce, non volevano raccontare nulla. Quando facevamo le visite nella struttura sembrava tutto regolare e pulito, fino a quando, con una mia collega, non ci siamo appostate davanti a quella che doveva essere la sede dell’impresa. Scoprimmo che in realtà era un’altra la cucina nella quale si preparavano i cibi. Seguendo le nostre informazioni, un giornalista del Corriere della Sera, riuscì ad entrare e documentare quanto fossero fondati i nostri dubbi. Non solo, attraverso i tabulati telefonici, abbiamo avuto la conferma che c’era chi avvertisse prima dei controlli dei Nas. Provarono a far sparire anche le padelle, grazie all’appoggio pratico degli uomini di uno dei clan dominanti in città che si occupava anche delle intimidazioni nei confronti dei lavoratori qualora volessero parlare.”

rosita copertina“Devo ammettere di essermi mossa secondo coscienza, senza valutare nessuna possibile conseguenza. Come quando mi sono ritrovata di nuovo tra gli affari del clan locale nella questione sollevata da alcuni lavoratori della vigilanza del Centro Commerciale I Sanniti. Non percepivano lo stipendio da diversi mesi. In realtà saremmo intervenuti prima se i dipendenti ci avessero avvertiti. Prima di organizzare lo sciopero, chiedemmo infatti se fossero realmente sicuri di procedere. Ricordo che ero impegnata in un’altra manifestazione quando sono arrivata al presidio e mi sono scontrata con un uomo che aveva strappato la nostra bandiera. “Ma chi sei?” Gli ho chiesto. Mi ha risposto “tu non sai chi sono io!” Io non sapevo realmente che fosse un rappresentante del clan. I lavoratori hanno rinunciato subito al contenzioso ed io sono stata messa sotto protezione.”

 “Certo non mi sono fatta intimorire, ho iniziato, anzi, un’indagine insieme all’associazione antiracket locale per capire meglio la situazione. Utilizzammo una strategia: le prime domande sembravano svincolate dalle ultime. Nella parte iniziale tutti risposero che non si pagava il pizzo, ma alla fine, alla domanda su quanto ammontassero le richieste mensili dei clan, risposero: “500 euro al mese.” Rendemmo pubblici i risultati. Purtroppo un po’ me li aspettavo. Benevento sembra una città tranquilla, perché c’è una divisione pacifica delle aree di controllo di determinati settori economici.”

Per la dignità dei migranti

“Non credevo però di riceverne la conferma da un’altra prospettiva: la gestione dei centri di accoglienza dei migranti. Ho predisposto un dossier perché non mi quadrava che fossero tutti affidati allo stesso soggetto che, attraverso una visura camerale, individuai in un consorzio. Mi è bastato fare una ricerca su Facebook per scoprire che colui che lo presiedeva fosse un personaggio con un tenore di vita molto alto.”

rosita e migranti“Ho cominciato ad andare nelle strutture con altri compagni. All’inizio mi facevano entrare facilmente, poi hanno iniziato a farci problemi, fino a minacciarci se non ci fossimo allontanati. Mi colpiva che, nonostante trovassi condizioni igieniche allarmanti, cibo per cani servito come pasto e ascoltassi le testimonianze inquietanti di molti ospiti delle strutture, queste venissero sempre riaffidate allo stesso gestore. Segnalai il centro Madonna della Salute: 140 persone in una struttura destinata a 40, senza servizi igienici, si camminava tra gli escrementi.  Ho chiesto l’accesso agli atti per controllare il capitolato.”

“Non potevo far finta di niente. Uomini e donne fragili mi chiedevano aiuto per recuperare la propria dignità, dopo avermi raccontato di viaggi disperati dai loro paesi. Dovevo e volevo dare loro il mio contributo. C’erano bambini piccoli, una in particolare non posso dimenticarla, Speranza, chiamata così perché la mamma era partita incinta e l’aveva partorita appena arrivata. Davanti alle condizioni nelle quali venivano trattati, dopo tutto ciò che avevano precedentemente vissuto, io potevo solo rispondere e andare avanti perché ottenessero il meritato rispetto.  C’era stato anche un caso di scabbia in un centro.

Della diffusione del racket potevo aspettarmelo, ma non potevo immaginare l’orrore che ho visto.”

“Io non facevo un passo senza tenere aggiornata la Procura tramite la Digos. Nel maggio del 2016, sulla base di tutta la mia documentazione, è partita l’inchiesta. Avevo provato ad interessare anche la Prefettura senza ricevere nessuna convocazione ufficiale, solo alcuni incontri il sabato durante i quali il messaggio era chiaro: “Smettila, sei la Cgil, che vuoi fare?”. Fino a quando non hanno dato direttamente il mio numero a chi controllava il business dei migranti.  Le sue chiamate, all’inizio, puntavano all’accordo. Si poteva collaborare, magari affidavano alla CGIL tutte le attività riguardanti l’educazione per i minori ospiti e la formazione del personale del centro. Al mio rifiuto, le proposte hanno cominciato a trasformarsi. Mi ha detto che mi avrebbe fatto chiamare da qualche politico per fermarmi. Non si aspettava che ribadissi di essere libera, senza nessun legame condizionante con i partiti. Si è arrivati allora alle minacce, anche attraverso messaggi whatsapp che giravo direttamente alla dottoressa Salerno della Digos che mi ha sempre sostenuto.“

“A luglio del 2017 sono passati a metodi più pesanti: hanno bloccato la mia macchina sul marciapiede, mi hanno seguito con due moto mentre andavo in vacanza. Il 2 novembre del 2018 mi hanno recapitato un plico con dentro una lettera che mi minacciava di morte. Sono aumentate le misure di sicurezza.”

Verso la giustizia

rosita arresti

“Il 21 giugno del 2018 sono stati arrestati il presidente del consorzio, insieme ad un esponente della prefettura, un poliziotto ed un carabiniere. Ricordo quella mattina. Mi ha chiamato la dottoressa Salerno, in lacrime: “ce l’abbiamo fatta, io ti ho creduto!” All’arresto sono arrivati grazie a delle intercettazioni ambientali, quindi veramente hanno dato fiducia a quanto avevo detto loro. Significava tanto per me, perché quando andavo in Prefettura mi ero scontrata con chi aveva un ruolo nel sistema colluso, mentre si era fidato di me chi era dalla parte del giusto.

 Per uno solo che fa il proprio dovere, vale la pena mettersi in gioco.

“A volte mi sono chiesta se fossi io quella sbagliata, ma per fortuna ho avuto sempre al mio fianco, oltre al sindacato, anche la mia famiglia a supportarmi. Hanno trascorso con me giornate pesanti, mi hanno detto di stare attenta, ma mai di tirarmi indietro.

Quando ho lasciato l’incarico in segreteria ho ringraziato prima di tutti loro. Sapevo già da tempo che avrei dovuto ricoprire un nuovo ruolo nella FIOM, ma prima ho voluto chiudere tutte le questioni in sospeso.  Non riesco a lasciare i cerchi aperti. E’ accaduto anche quando ho deciso di prendere l’abilitazione come avvocato. Lavoravo già nel sindacato, ma mia madre aveva fatto sacrifici per farmi studiare, era giusto che li portassi a compimento.”

rosita nuovo incarico

Nella FIOM nazionale continuo ad occuparmi di appalti legati ai grandi gruppi dei petrolchimici. Il mio percorso continua con impegno massimo a vigilare soprattutto sugli affidamenti al massimo ribasso che il più delle volte si basano sul peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Purtroppo le nuove norme che prevedono affidamenti diretti fino a 150 mila euro, ci fanno fare grandi passi indietro rispetto a quanto ottenuto negli ultimi anni.”

“Il 9 maggio inizierà invece il processo per la gestione dell’accoglienza, nel quale la CGIL si è costituita parte civile. Ho ricevuto tanta solidarietà anche dal segretario Landini che è venuto qui a Benevento il 30 novembre. Sia la CGIL nazionale, sia la FIOM hanno chiesto un rafforzamento delle misure di sicurezza in vista della data del processo.

Io sono pronta e rifarei tutto perché c’era bisogno di ridare fiducia a chi in quel momento era più debole e mi aveva chiesto aiuto.

Tanti di quei ragazzi sono stati trasferiti in altri centri, a Salerno o a Caserta. Mi chiamano ancora per ringraziarmi, alcuni mi hanno soprannominato “mamma”. Un po’ di dignità credo di averla restituita loro. Spero soprattutto di essere di monito per chi crede di poter speculare su queste persone.

rosita avanti diritti ok

Tempo fa organizzammo una manifestazione per la quale lo slogan era “Avanti diritti” con un doppio significato: rimanere sempre sulla strada giusta che porta avanti la difesa dei diritti.

Io continuo a credere in questo.”

La traccia volante: Nessun essere umano si deve togliere il cappello davanti al padrone. Lo diceva Di Vittorio ed io me lo sono sempre ripetuta, anche quando dopo la morte di mio padre, ho fatto la cameriera per aiutare la famiglia. La dignità non ha prezzo.

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