Irene sulla Luna

“Avevo quasi 14 anni, faceva caldo come oggi e sentivo una strana eccitazione nell’aria. Eravamo entrati nel futuro, in quella idea di futuro sognata con una punta di incredulità che fino ad allora, per noi ragazzini degli anni ’60, era incarnata dal cartone animato dei Pronipoti.”

irene tito stagnoA seguire il primo passo dell’uomo sulla luna , quel 20 luglio del 1969, si ritrovarono bambini, ragazzi, anziani in tutto il mondo, uniti dalla meraviglia e dall’emozione di poter assistervi. Guardò in alto, o distratto nello schermo, anche colui o colei che aveva finto disinteresse, credendosi immune alle maree. Chi non c’era, è cresciuto, sentendo il ricordo di genitori, zii e amici che non hanno mai dimenticato, non il messaggio alla storia di Neil Armstrong, ma quell’annuncio di Tito Stagno, caratterizzato dallo stesso affanno di coloro che insieme e grazie a lui hanno partecipato all’evento. La traccia è in quell’orma impressa sul suolo dei nostri sogni e soprattutto nelle parole di chi si è scoperto poeta per raccontarla. L’eccezionalità era entrata prorompente nella normale quotidianità di una sera d’estate. Irene Gironi Carnevale, anima alta e spirito concreto, questa mattina mi ha mandato il suo ricordo che sintetizza il modo attraverso il quale avrei voluto tracciare questo momento nel nostro spazio e la ringrazio per aver consentito che lo si condividesse. Stasera nelle piazze, sulle spiagge, dalle finestre, nei salotti per poco dedichiamo un pensiero a quel satellite per sentirci meno soli.

irene e fratelloIl 20 Luglio 1969 avevo quasi 14 anni, faceva caldo come oggi e sentivo una strana eccitazione nell’aria. Della luna avevo sentito parlare in molti modi, dalle affascinanti storie di Jules Verne alle poesie di Leopardi alle buffe immagini sincopate di Melies. Sapevo, però, che quello che doveva accadere quella notte sarebbe rimasto per sempre nelle pagine della storia universale come un documento importante e definitivo delle possibilità umane. Eravamo entrati nel futuro, in quella idea di futuro sognata con una punta di incredulità che fino ad allora, per noi ragazzini degli anni ’60, era incarnata dal cartone animato dei Pronipoti.

Lo sbarco sulla luna è legato per me indissolubilmente ai capelli biondi, il leggendario ciuffo di Tito Stagno che si scalmana per dichiarare l’allunaggio e i riccioli biondi di mio fratello, all’epoca alla vigilia del suo sesto compleanno, che mi precipitai a svegliare per fargli imprimere nella mente quel momento storico.

In questi giorni mi sono balenate spesso nella memoria le immagini di quella notte, il bianco e nero della televisione, la voce di Stagno sovrapposta a quella inconfondibile e un po’ gracchiante del mitico Ruggero Orlando, da Nuova York (come amava dire a inizio collegamento dei suoi servizi) e la faccina assonnata di mio fratello che guardava senza capire molto, ma seguendo ogni movimento sullo schermo seduto vicino a me e a nostra madre.


Sono passati 50 anni da quella notte e io sono grata di essere qui a poterla rievocare. Al netto di tutte le polemiche, le interpretazioni, le storie fantasiose di un finto allunaggio, per me quei momenti sono stati davvero l’ingresso nel futuro e sono ancora felice e orgogliosa di poter dire: io c’ero e me lo ricordo lo sbarco sulla Luna.

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