Maria Fatima e la scuola di tutti

“Ora il mio impegno, essendo aumentate le difficoltà burocratiche e cambiate le politiche per l’accoglienza, è fare diplomare e lavorare il maggior numero possibile, per consentire che rimangano in quello che considerano il loro paese. Spero che le nostre strutture alberghiere e turistiche vedano tra i tavoli, in cucina, all’accoglienza gli studenti migliori della nostra scuola, tra loro, chi è partito da lontano con il sogno di studiare per cambiare la propria vita e lo ha realizzato.”

maria fatima sbarchiL’Italia di questi ultimi anni verrà ricordata anche per i proclami su porti chiusi e accoglienza zero. La sfida è scrivere più pagine possibili per raccontare l’altra parte del paese, quella migliore, che non smette di credere che nessuno sia straniero e a tutti debba essere concessa una possibilità per migliorare le proprie condizioni e perseguire i propri sogni, nel rispetto degli altri. Donne e uomini che mettono il lavoro, le competenze e l’anima al servizio di questo obiettivo. Maria Fatima Trimarchi, un destino nel nome, insegna lingua francese nell’Istituto Superiore Antonello di Messina, una scuola di oltre 1400 studenti, divisi tra l’indirizzo grafico, tecnico, turistico ed alberghiero. Nel 2016, dopo aver dato il suo contributo durante decine di sbarchi di migranti, per lei “persone” prima di tutto, occupandosi per la Croce Rossa del ricongiungimento famigliare, ha deciso di aiutare anche tutti i ragazzi dell’età dei suoi alunni, arrivati in Italia con il desiderio di studiare. Ha ideato il progetto “Nessuno è straniero a scuola” che apre le porte di aule e laboratori dell’Antonello, senza classi speciali o percorsi divisi, per consentire di raggiungere il diploma e lavorare a chi questo vuole fare nel nostro paese. Negli anni sono aumentate le difficoltà, ma Fatima va avanti, supportata da colleghi, famiglie e ragazzi italiani che, grazie a lei, hanno capito che non ci sono differenze. La sua è una traccia preziosa per la cultura e per la coscienza civile che, dalla scuola, dovrebbero partire ed essere nutrite.

La traccia: accoglienza e integrazione a scuola

maria fatima 5“Insegno francese. Chi studia lingua ha una predisposizione diversa nei confronti degli altri: ha voglia di conoscere e di capire. Una vocazione che per me si è manifestata fino in fondo quando ho cominciato ad occuparmi di ciò che stava accadendo nella mia terra. Dopo la strage della Baia dei Conigli ( vennero recuperati 368 persone che persero la vita nella notte tra il 2 e il 3 ottobre del 2013 dopo il naufragio di una barca che proveniva dalla Libia), a Messina arrivarono 181 migranti, smistati da Lampedusa. Allestirono il Palazzetto dello sport per accoglierli. Tra i mediatori c’era un amico sudanese che lavorava per la CGIL. Parlò a mio marito di un ragazzo del Ghana che voleva giocare a rugby. Mio figlio faceva rugby. Presi in mano la situazione: parlai con il presidente della squadra che consentì di farlo andare in campo con gli altri. Andavo a prenderlo io, così cominciai a parlarci, tanto che l’addetto stampa della squadra mi chiese di fargli un’intervista.”

Dieci datteri per la meta

“Ricordo come cambiò il suo sguardo e il tono delle sue parole quando mi ha raccontato il viaggio. Legò la salvezza sua e di suo fratello a 10 datteri, l’unico cibo che riuscì a portare con sé quando arrivò il momento di partire. Mi parlò della ragazza morta vicino a loro: dovettero fingere fosse viva per non farne buttare il corpo in acqua. La sua storia colpì anche Sky e l’Unità che la ripresero. Il rugby è lo sport della fratellanza e della solidarietà: gli altri ragazzi non solo lo accolsero, gli presero la divisa, e fecero entrare nel gruppo anche delle uscite nel pomeriggio e delle feste.

Un giorno chiamò a casa agitato: “sono venuti a prendere i primi per portarli via”. Non sapevamo che poi sarebbe diventata la triste norma: per la prima volta dovevamo capire come farlo rimanere.”

maria fatima rugby“Chiamai un giornalista della Gazzetta del sud che riuscì a pubblicare articoli su di lui per due e tre giorni. Mia figlia contattò la Federazione Rugby in Ghana. Scoprendo che non era iscritto, abbiamo potuto tesserarlo alla federazione italiana, mentre il presidente della squadra lo ha accolto in un suo appartamento insieme ad un palermitano e ad un inglese ( abbiamo coniato anche delle barzellette su questa convivenza). Ogni domenica, prima delle partite, passava da casa e parlava con noi.”

“Dopo qualche mese mi hanno contattato dalla Croce Rossa per farlo entrare nel gruppo dei mediatori. “Perchè non fai anche tu il corso?” Aggiunsero. L’ho seguito e mi sono occupata di circa 50 sbarchi. Il mio compito è il Restoring Family Links: cerco di rimettere in contatto i famigliari. Per questo ho interagito con migliaia di persone, entrando in collegamento con diverse organizzazioni, rappresentanti delle forze di polizia e dell’UNHCR, in maniera diretta.”

Il sogno dello studio

“Nel febbraio del 2016 è sbarcato un ragazzo molto magro. Di solito, soprattutto quando arrivano d’inverno hanno una temperatura media di 35 gradi: sono coloro che hanno meno disponibilità economiche, accettano viaggi meno costosi perchè più rischiosi per le condizioni meteo peggiori.

“Sono venuto qui per studiare. Nel mio paese le scuole sono a pagamento e la mia famiglia non poteva permetterselo.” Non aveva ancora la terza media. La preside della mia scuola, molto aperta e sensibile, sembrò leggere la mia volontà. Mi tolse una classe per assegnarmi delle ore per rispondere ai problemi dei ragazzi stranieri in difficoltà. Iniziai a pensare al mio progetto. “

maria fatima antonello

“Nel nostro istituto sono iscritti 1400 studenti, soprattutto all’indirizzo alberghiero abbiamo un numero elevato di stranieri, in particolare filippini, cingalesi e dell’Europa dell’est. Nel 2016 abbiamo fatto la prova di alcune ore dedicate alle loro esigenze legate soprattutto alla comprensione dei testi che sono tarati su un italiano aulico, spesso incomprensibile anche per gli studenti nati e cresciuti a Messina. Quanti di noi usano il verbo “lambire” e discorrono di “scogli scoscesi”?”

maria fatima 3“Lo stesso anno mi hanno chiamato per aiutare nell’organizzazione di una mostra allestita da Comunione e Liberazione dal titolo “Migranti, la sfida dell’incontro.” Mi chiesero di fare la guida, girai la proposta in un altro verso: “abbiamo i nostri contatti nel centri di accoglienza, perchè non chiedere direttamente ai ragazzi che conoscono la nostra lingua e sono ospiti da loro, di svolgere questo compito?” Far descrivere a chi era stato da poco protagonista diretto delle foto mostrate cosa rappresentassero: è stata un’idea accolta dalla responsabile dell’iniziativa che ha deciso anche di adottare un ragazzo, proprio la settimana prima che compisse i 18 anni, così da consentirgli di rimanere e diventare cittadino italiano.”

“Intanto proseguiva il mio impegno per consentire ai ragazzi che arrivavano, manifestando la loro volontà di studiare, di portarla avanti. Dovevano avere la possibilità di frequentare la scuola in maniera strutturata come gli altri. Ho ideato il progetto “Nessuno è straniero a scuola” che ancora è attivo. Unico per il momento in Italia. Chi vuole, può iscriversi, secondo la propria inclinazione, senza nessuna limitazione, ai nostri corsi di studio in maniera regolare, dopo aver preso la terza media, per poter arrivare fino al diploma. Per tutte le difficoltà specifiche, legate alla burocrazia e alla quotidianità, c’è uno sportello nel quale trovano me: la preside ha aumentato le ore che mi legano a questo impegno. Le sommo a quelle impiegate nel pomeriggio per risolvere, invece, i dubbi sulla lingua italiana. Svolgo un ruolo di mediazione anche con i miei colleghi docenti che hanno accolto in maniera operativa il progetto. In più ho un ruolo di cassa: raccolgo i contributi di chi, generosamente, offre, per comprare divise, libri e materiale scolastico a chi non può permetterselo.”

maria fatima scuola italiano

“La scuola è grande, abbiamo molti studenti anche disabili: l’accoglienza è una nostra cifra distintiva. Si è sparsa la voce anche a strutture distanti che riescono a mandare ragazzi da noi. Il primo anno abbiamo avuto solo 3 alunni dagli sbarchi. Nel 2018, 10; quest’anno 22. Purtroppo non abbiamo ancora delle ragazze, per loro il percorso è doppiamente duro. Uno dei nostri studenti mi ha detto che stava raccogliendo dei soldi per mandarli alla sorella e farla studiare oppure sarebbe stata due volte schiava. Coloro che riescono ad arrivare, sono incinta o già madri: la scuola è un impegno che difficilmente riescono a permettersi, ma garantire loro un maggiore accesso è una sfida che mi prendo.”

Traguardi raggiunti e risultati da ottenere

“Intanto i nostri 22 proseguono il loro percorso. Non sono tutti nella stessa classe, si sono integrati senza fare un gruppo a parte: sono educati, brillanti e disponibili. Inseriti nei progetti di alternanza scuola lavoro, sono i più richiesti dalle aziende che collaborano con la scuola. Non c’è stato nessun episodio di razzismo in classe, anzi sono molto corteggiati dalle ragazze. Mi ha colpito quando una di loro, in particolare, mi provocò: “Salvini, in fondo, ha ragione a chiudere i porti.” Mi sono fatta forza, ci ho dialogato, le ho illustrato i dati dell’ UNHCR e raccontato alcune storie che so direttamente. Si è girata verso il suo compagno di banco, chiedendogli: “ma pure tu hai subito tutto questo per arrivare?” Lui le ha risposto: “no, sono venuto in taxi!” Per lei erano compagni di classe come gli altri: lo scambio di battute era libero da tutte e due le parti. Non so se abbia cambiato idea su Salvini, ma mi ha dimostrato il valore del nostro percorso che non divide, ma annulla le differenze.”

maria fatima integrazione

“Fa bene vedere che nei corridoi della nostra scuola si sta insieme a ricreazione, ci si organizza per le feste: si respira la volontà di accogliere dentro e fuori. C’è un ragazzo down russo che ha come migliore amico un rasta altissimo.

Mi fanno sorridere spesso anche tutte le persone meravigliose che hanno scelto di accogliere nelle loro case, i nostri ragazzi, quando cercano di adattarsi anche ai modi di dire, di evitare i nostri per loro incomprensibili. Come quando sento loro rivolgersi ai compagni “Ciao bro’ “ il nostro “ciao fratello.”

maria fatima festeSoddisfazioni come quella del ragazzo che ha fatto partire il mio progetto: ora sta svolgendo il tirocinio formativo e il prossimo anno dovrebbe diplomarsi.”

“Il problema è che, proprio per consentire che svolgano il loro percorso di studi in maniera regolare, molti hanno dovuto recuperare i periodi persi: a 18 anni non hanno ancora completato il corso. Per la legge, invece, appena maggiorenni, sono fuori dal programma di protezione e vengono trasferiti, rendendo sempre più complicato continuare a studiare. Abbiamo trovato dei lavoretti ad alcuni per permettere di pagarsi l’affitto di una stanza, in tre sono stati accolti in famiglia.”

“Negli ultimi anni ho visto e toccato sofferenze indicibili. Dal 2015 al 2018 con la Croce Rossa, poi in maniera indipendente, ho seguito tanti sbarchi. Quando torno a casa, mi faccio una doccia, superato il quarto d’ora del dolore, nel quale non riesco nemmeno a piangere, provo a trascrivere per lasciare memoria di quanto vedo e di quanto mi raccontano. Sono riuscita a riunire famiglie. Mi arrivano quotidianamente messaggi di riconoscenza che possono sembrare anche eccessivi, ma sono legati alla cultura di provenienza di coloro che li mandano, dove se si fa qualcosa per gli altri si diventa fratelli da assicurare con le preghiere al Signore. Tempo fa, era caldissimo, al semaforo mi sono messa a chiacchierare con un ragazzo di quelli a cui di solito non do soldi, mi ha raccontato la sua storia ed io l’ho ascoltato. Alla fine voleva darmi la sua uva, condividere.”

maria fatima copertina due

“Io vengo chiamata “mamma”. Il destino è forse nel mio nome “Fatima”, lo imparano subito perchè per loro è famigliare. Mi scrivono e mi invitano alle loro feste con i miei figli. Certo loro vengono da un ramadan vero, noi da una quaresima finta, quindi mettono a serio rischio la nostra dieta.”

“Grazie a questa esperienza, ho potuto constatare la bontà reale di chi mi circonda: colleghi che organizzano cene e serate per raccogliere contributi; famiglie con quattro figli e difficoltà economiche che hanno accolto altri ragazzi per aiutarli e addirittura adottato alcuni di loro. “

maria fatima futuro“Ora il mio impegno, essendo aumentate le difficoltà burocratiche e cambiate le politiche per l’accoglienza, è fare diplomare e lavorare il maggior numero possibile per consentire che rimangano in quella che ormai considerano il loro paese. Ieri mi ha chiamato un ragazzo che stava a Roma per un tirocinio e mi ha chiesto “Prof, ma a Messina c’è il sole?” Gli mancava la sua città. Il pasticcio di lasagne è ormai il loro piatto tipico. Spero di riuscire a far proseguire le cure ad un bambino che è arrivato nel 2016 con una seria cardiopatia; di veder diventare grafico il ragazzo sbarcato con la sua emiparesi e la passione per il computer; che le nostre strutture alberghiere e turistiche vedano tra i tavoli, in cucina, all’accoglienza gli studenti migliori della nostra scuola, tra loro, chi è partito da lontano con il sogno di studiare per cambiare la propria vita e lo ha realizzato.

La traccia volante: Nessuno è straniero a scuola perchè nessuno è straniero al mondo.

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