Richard e la solitudine di un sorriso

Le persone non dovrebbero mai rimanere sole, soprattutto chi ha la dolcezza innocente di un bambino anche a 50 anni e necessità di chi la raccolga con gesti semplici di vicinanza. Richard sorride a tutti su via Branca, è una delle figure più conosciute della città, oggi si è fatto male, lo abbiamo aiutato e scoperto che nessuno sa chi si possa chiamare nel caso ne abbia bisogno. 

richard ambulanzaCappellino da marinaio, bermuda blu e mocassini in tinta. Ogni giorno su via Branca, la strada centrale delle passeggiate pesaresi, si può incontrare Richard: ha un’età indefinibile dai 40 ai 60 anni e un sorriso sempre acceso, pronto da condividere. Basta uno sguardo e ti saluterà per sempre. E’ galante con le signore con cui si intrattiene un po’ di più; dolce con i bambini e ha una battuta per chi è libero di raccoglierla. E’ una di quelle figure che segna i passaggi storici di una piccola città: può cambiare la viabilità, chiuderanno i negozi, ma Richard sarà una costante che identifica un luogo tanto che se non lo si vede, quasi manca e ci si preoccupa.

Questa mattina è tornato il caldo, correvo nelle solite incombenze quotidiane che faticano a riprendere, quando ho notato un gruppo di persone all’altezza di piazzale Lazzarini, in mezzo Richard. Non sorrideva o chiacchierava, ma aveva una espressione fissa, gli occhi terrorizzati e si reggeva il braccio. Una bellissima signora in bici, accompagnata dalla sua deliziosa nipotina con il suo caschetto rosa, mi ha aiutato a portarlo su una panchina.

E’ caduto, lui dice inciampando sulla sua bottiglietta d’acqua, quella improbabilità che stempera la tensione. Ad una nostra prima osservazione notiamo che l’osso del gomito si è spostato, quindi il suo dolore è più che giustificato, anzi bisogna chiamare l’ambulanza. La signora del 118 mi chiede se è confuso, cerco di farle capire che mi sembra lo sia spesso, un modo per trasmettere la necessità che ci sia una delicatezza diversa nel comunicare con lui. Diventa sempre più bianco, si accoccola sulla signora, mentre non posso smettere di accarezzargli le spalle della polo che sanno di colonia: “Non mi fanno male vero? E’ solo il braccio. Mi sento un po’ stanchino…”

Chiedo ad alcuni anziani che si sono radunati se conoscono qualche suo parente: “e’ Richard lo conosciamo, ma mi sa che non ha nessuno…”

“La mamma non c’è più, ma ho la…” farfuglia un nome di una donna che dovrebbe essere la sua badante. Chiamo il numero, ma non risponde nessuno, come al cellulare del fratello: 6 cifre che compongono l’identità di un utente non esistente.

La bambina con il caschetto non è turbata, mentre la nonna inizia a sentire il peso del corpo che si fa sempre più rilassato.

Arriva l’ambulanza, anche i ragazzi del 118 conoscono Richard: “abbiamo i suoi numeri non ti preoccupare.”

“Mi venite a trovare se mi ricoverano? Io vi saluto sempre se vi incontro” Ci dice mentre lo sollevano con la barella. Continuo ad accarezzargli le spalle. Un signore anziano mi si avvicina e mi sussurra “grazie, ha fatto bene a stargli vicino, mi sa che aveva una gran paura.”

La bellissima nonna mi rassicura che proverà a citofonare al civico che gli ha dato se è giusto. La nipotina sorride: “non mi sono spaventata, perchè da grande farò la dottoressa.”

Al supermercato una delle due cassiere mi ha detto che avrebbe cercato degli amici che lo conoscono. Ho provato a richiamare il numero che mi ha dato, niente.

Ho nelle mani il suo profumo di colonia, negli occhi il suo sguardo e sento le sue parole: “State tranquille che sono bravi questi ragazzi, mi fido!”

Anche questa volta è stato Richard a farci sorridere.

richard dueLe persone non dovrebbero mai rimanere sole, soprattutto chi ha la dolcezza innocente di un bambino anche a 50 anni e bisogno di chi la raccolga con gesti semplici di vicinanza.

 

Se domani non lo vedrò su via Branca con il suo cappellino da marinaio, bermuda e mocassini in tinta, mi sa che vado a citofonare anche io a quel civico.

 

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