Ettore di Radio Popolare

La nostra era la radio della città. Le dirette hanno raccontato il cambiamento sociale di Milano che è stato anche quello del paese. Radio Popolare mostrò la capacità di registrare questi mutamenti. Analizzò e provò a spiegare, con linguaggio comprensibile e coinvolgendo gli ascoltatori.”

ettore radio popolare redazioneAccendere la radio per ascoltare e capire la realtà. Pragmatica, originale, formativa, comprensibile a tutti, libera: questa è stata Radio Popolare. Registrata al Tribunale di Milano nel 1975, ha visto nascere e crescere giornalisti ed esperti di comunicazione che hanno portato tracce di quella esperienza nei loro percorsi futuri. A guidarli era Piero Scaramucci che la creò, fondandola su alcuni principi fondamentali. La notizia della sua morte, l’11 settembre scorso, ha rimesso insieme, senza cerimonie, la memoria di coloro che hanno vissuto una fase storica da una finestra speciale, senza filtri, nella città che, più di altre, ha mostrato i cambiamenti sociali e culturali del paese. Tra di loro c’era e c’è Ettore Gobbato, musicista, esperto di musica, giornalista, scrittore (a novembre uscirà un suo romanzo per Radici future), maestro per molti giovani cronisti o addetti stampa che hanno avuto la fortuna di lavorare insieme a lui. E’ stato la voce cavernosa notturna di Radio Popolare. Ho conosciuto Ettore e ho potuto osservare il suo modo di trasmettere agli altri conoscenze e competenze. Il racconto di quegli anni speciali, donato per condividerlo, ne è una testimonianza. La sua è una traccia d’amore dedicata alla radio, al giornalismo, a Milano e a chi vorrà raccogliere il testimone di un modo diverso di stare insieme per creare, comprendere, analizzare, a partire da sette parole che catturino l’attenzione di chi ascolta.

La traccia: le origini di radio popolare.

ettore musicista gruppo“Era il 1976 quando ho conosciuto Piero: lo stesso anno nel quale iniziava l’avventura di Radio Popolare. Facevo vari lavori in quel periodo: dall’etichetta discografica di Enzo Jannacci “Ultima Spiaggia”, alla collaborazione con altre testate, all’impegno diretto nella musica. Venivo da 10 anni di rock nella band con Alberto Camerini e con tanti altri, di melodie latino americane con il gruppo Tecun Uman: eravamo i vice degli Inti Illimani con cui capitava di dividere i concerti. Infine con gli Yu Kung storico gruppo di musica popolare e politica, autore di “Piazza Fontana” una delle canzoni più note del periodo. Mischiavo i mestieri: d’estate la musica sul palco, d’inverno, finite le tournè, facevo il giornalista.”

“A Radio Popolare ho creato e conducevo la trasmissione “Meno pausa più ritmo” che mi assegnò il ruolo della “voce cavernosa della notte.” Sono entrato senza conoscere nessuno: è piaciuta la mia idea e sono rimasto. Oltre al notturnista mi occupavo anche della redazione esteri e spesso del crowdfunding, creando eventi culturali e concerti. Eravamo un crogiolo di personalità, diverse fra loro, sia dal punto di vista della capacità del singolo, sia del ruolo assegnato, sia della provenienza. Avevamo rappresentanti di varie forze politiche e sindacali della sinistra. La differenza la fece la capacità di stare insieme oltre le ideologie.”

Le due idee fondamentali

ettore piero“Quando abbiamo cominciato a trasmettere c’era il boom delle radio: solo a Milano ce ne erano tre a rappresentare la sinistra. Nessuna però si poggiava sulle due idee cardine, impostate da Piero che hanno decretato il successo del nostro progetto. Prima di tutto il linguaggio: non un birignao da intellettuali, ma comprensibile, nel modo e nei termini, alla maggior parte delle persone: popolare.

Piero si dedicava a questo obiettivo: insegnava a scrivere per la radio. Ci aspettava fuori dallo studio per correggere o rivedere, come in una vera scuola. La seconda idea, unica e originale al tempo, mirava a convincere gli ascoltatori che ognuno potesse essere un potenziale cronista. Avevamo corrispondenti nelle strade e nelle fabbriche. Quando uccisero Fausto e Iaio del Leoncavallo, avvertirono prima noi della polizia.”

ettore fausto e iaio

“Fu il segnale di come venisse interpretata la Radio dall’esterno. Eravamo liberi. Avevamo accordi con partiti e associazioni, ma nessuno poteva utilizzare la radio come propria cassa di risonanza. La nostra era la radio della città. Le nostre dirette hanno raccontato il cambiamento sociale di Milano. Proprio in quel periodo si trasformò da centro operaio a città del terziario. Radio Popolare certificava la morte di sigle importanti, che avevano fatto la storia d’Italia. Cambiava la topografia: interi quartieri si spopolarono, si dimezzò il numero degli abitanti, in molti andarono a vivere in provincia o tornarono nei paesi del Sud da cui erano arrivati per lavorare. Radio Popolare mostrò la capacità di registrare questi mutamenti: analizzarli e spiegarli.”

In rapporto diretto con gli ascoltatori

ettore radio.png“Eravamo bravi a inventare trasmissioni e professionali nei notiziari e nei “microfoni aperti”, tutti diversi, ma con un profondo rispetto l’uno per l’altro: senza invidia, riconoscevamo che nel ruolo acquisito c’era il migliore per ricoprirlo. Di notte, assegnavano questo merito a me, Stefano Segre e altri. A scriverne fu persino Arbasino che sul Corsera parlò “delle indimenticabili notturne di Radio Popolare”. La mia forza era nel continuo contatto con gli ascoltatori. Mi inventavo giochi e idee originali come la mappa dei luoghi dove far l’amore in macchina o se ci fosse stato il mare a Milano. Si instaurava un rapporto di solidarietà, sia con chi faceva altro tipo di lavori notturni, dai turnisti in fabbrica agli uscieri, sia con gli insonni. Chi si addormentava con noi, la mattina seguente ritrovava le nostre frequenze: in questo modo si rafforzava il legame. Nella prima indagine della Nielsen non eravamo nemmeno nell’elenco. Siamo arrivati nei primi posti perchè alla domanda “quale radio ascolta?”, nonostante fosse più semplice citare una di quelle della lista offerta, in tanti rispondevano Radio Popolare. Legavamo a noi grazie al nostro modo di comunicare e alle competenze. Nel mio caso mi stimavano anche per le mie conoscenze musicali: in molti si sono ispirati alle mie scelte che mischiavano generi e artisti diversi. C’è chi ancora oggi me lo riconosce.”

“Con me c’erano tanti colleghi, soprattutto amici, di grande valore. Paolo Hutter è stato il primo a cogliere gli umori del mondo giovanile. Con lui una giovanissima Marina Terragni. Michele Cucuzza era il miglior speaker che si potesse trovare, oltre a saper fare interviste importanti come pochi, basta pensare alle battute storiche che riuscì ad ottenere da Sandro Pertini. Umberto Gay fece intervenire in diretta Renato Vallanzasca. Lavoravamo e imparavamo. Gad Lerner si è formato da noi, come Biagio Longo che per oltre vent’anni ha curato l’immagine dell’Azienda Elettrica Municipale di Milano o Nini Briglia, grande dirigente della Mondadori. Gino e Michele sono nati nelle nostre frequenze con “Passati col rosso.” Gino veniva da un’azienda chimica e Michele da una casa editrice di libri per l’infanzia. Siamo nati tutti lì, poi siamo diventati altro. Federico Pedrocchi che propone oggi Darwin una trasmissione di divulgazione scientifica su Zeligtv o Ivan Berni che insegna giornalismo. Per non parlare di Gianfilippo Pedote produttore di piccoli film capolavoro, ultimo “Selfie” di Ferrente, che dirigeva la redazione programmi insieme a Lele Pinardi, poi dirigente e animatore di una Ong di cooperazione internazionale. Per citare i primi nomi che mi vengono in mente”.

ettore gino e michele

“C’era talmente tanto da fare, ore da riempire e storie da raccontare che non avevamo tempo per invidie o contrasti interni. I momenti più belli erano le riunioni di redazione: si respirava un livello di confronto estremamente interessante. All’inizio coordinate da Piero, capace di mettere insieme discussioni che facevano riflettere sulla situazione politica di Milano e del paese in generale. In questo modo abbiamo potuto intuire e percepire quello che sarebbe accaduto: 20 anni prima percepivamo come stesse finendo il comunismo. Anche a livello sociale e culturale abbiamo preceduto e fatto scuola. Nel 78 abbiamo inventato le prime telecronache buffe dei mondiali di calcio, copiate a mani basse dalla Gialappa’s Band, nostri fedeli ascoltatori.”

ettore mondiali 78

Radio, impresa e prospettiva

“Nella cooperativa nessuno pensava al proprio futuro personale: noi eravamo Radio Popolare. Era il nostro cognome: io ero Ettore di Radio Popolare, così mi conoscevano. Allenavo pure la squadra di calcio della Radio. Eravamo anche un’impresa. Nati nella realtà milanese, ci si era dati un’organizzazione che prevedesse le entrate attraverso la pubblicità e i conti in regola. Sono stati fatti investimenti giusti che hanno permesso di vivere, non di galleggiare come altre realtà di sinistra legate allo spontaneismo. La radio, grazie alla lungimiranza milanese di Piero, poteva stare sulle sue gambe.”

“Non sono state solo rose. Quando ci arrivavano i comunicati delle BR venivamo interrogati ad uno ad uno dalla Digos, non erano certo teneri. Abbiamo vissuto i momenti anche tragici della storia d’Italia, cercando di coglierne ogni aspetto. Il nostro modo di essere popolari e non ideologici ci ha permesso di intercettare le periferie. Facevamo intervenire i fascisti con l’intenzione di capire non di condividere.”

“La Radio popolare di allora, oggi, tratterebbe di immigrazione, tenendo la posizione contro il razzismo, ma facendo parlare anche coloro che ce l’hanno con gli stranieri per ignoranza: non li emarginerebbe, proverebbe ad interrogarsi su questo odio generalizzato. Ora siamo immersi in un brodo di coltura nel quale manca l’analisi di ciò che stiamo vivendo. 300 mila persone partecipano al banchetto economico/finanziario pagato dal 99,7% del resto dell’umanità. La domanda è: come si è arrivati a questa situazione negli ultimi 30 anni? Non è stata posta e non si pone. Come pure non si ragiona sul contributo delle reti private alla nascita dell’analfabetismo funzionale: l’ignoranza oggi è quasi un must, non ci si vergogna più e non si vuole uscirne. Ai nostri tempi c’era voglia di rivalsa magari rispetto alle origini umili da cui si proveniva. Un Salvini, 40 anni fa, non avrebbe avuto spazio. Il degrado sembra collettivo, colpisce anche la musica. So che posso passare per un anziano rancoroso, ma non riesco a capire dove sia la musica nella trap, tralasciando, per decenza, commenti sulle parole.”

ettore effetti tv.jpg

Un legame che resta

“Non voglio far pensare che quegli anni così intensi siano rimasti in me solo come un rimpianto per ciò che è diventata la nostra società, la politica e il nostro mestiere. Ho portato quanto ho appreso in ciò che ho continuato a fare, provando anche a trasmetterlo a coloro con cui ho lavorato. Quando nel 1981 ho lasciato definitivamente la Radio, mi sono dedicato ad una ONG che avevo trovato con poco personale e un bilancio scarso, quando me ne sono andato aveva triplicato dipendenti e finanziamenti. Poi al Ministero degli Esteri ho cercato di portare onestà, studio e competenza. Abbiamo fatto tutti così nei nostri percorsi: come avevamo imparato radio popolare. Avevamo tra i 26 e i 16 anni, Piero ne aveva almeno 15 più del maggiore di noi. C’era chi frequentava il liceo e poi collaborava.”

“Piero è stato il mio direttore per due anni, poi lasciò, ma rimanendo sempre un punto di riferimento, poi tornò a dirigere la radio a ridosso del 2000. Quando vivevo ancora a Milano, non si poteva mancare alle cene periodiche con lui. Quando mi sono trasferito a Roma, ci siamo persi di vista. Ci siamo ritrovati ad una manifestazione per la libertà di stampa, durante il governo Berlusconi. Venne a mangiare da me e gli regalai una bottiglia di pomodoro fatto in casa. Il senso del legame tra chi ha condiviso quella esperienza, supera gli anni: non si sa quanti mi abbiano chiamato e siano venuti a trovarmi negli ultimi mesi in cui sono stato molto male. Ci unisce ancora quella voglia di fare insieme che ci ha visto creare una realtà unica, in grado di raccontare una Milano ed un paese che si rifletteva e viveva nelle nostre frequenze. E non sarebbe male fare insieme una web radio. Ho già il nome: RPR, Radio Pensionati Rock”.

ettore elegante

La traccia volante: “L’ascolto di una persona si esaurisce alla settima parola” era la lezione di Piero. Bisognava prendere l’attenzione, dando la notizia senza perdere tempo in avverbi e perifrasi, poi si poteva approfondire. Era la sua lezione breve di comunicazione parlata.

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