Insieme per ricostruirsi

Nell’associazione si incontrano occhi che capiscono, parole di chi cerca soluzioni anche per scegliere la parrucca migliore o il metodo per non ingrassare. Si possono fare le domande che non si porrebbero mai ad un medico. Non ci sono tabù tra di noi.”

noi come prima alberoCancro, bisogna fare un respiro per pronunciare la parola che definisce una nuova condizione di vita. Terapie, cure, interventi, cambiamenti, angoscia e speranza: la trasformazione di priorità, tempi e abitudini. Chi ci è passato, ci sta passando, ha avuto o ha una persona cara, malata di tumore, conosce l’asperità di dover sopportare o supportare in questo vortice, provando a non perdersi. Spesso ci si chiude in una solitudine, necessaria per proteggere se stessi e gli altri. Uno stato sospeso che a volte prosegue anche quando si è superata la fase più dura: il pudore a porre domande per cercare risposte semplici e fondamentali, utili a ricostruirsi nell’anima e nel corpo. A Pesaro dal 1990 c’è una Onlus con un nome significativo NOI COME PRIMA che ha tra gli obiettivi proprio quello di sostenere le donne ammalate di tumore al seno in questo percorso. In 26 anni da una piccola stanza negli uffici dell’Asur si sono inventate le attività più diverse, corsi di trucco e arte terapia, partendo dalla più naturale: il dialogo, senza freni. Sono cresciute di numero e di prospettiva. Hanno contribuito all’acquisto, da parte del reparto di oncologia dell’ospedale cittadino di due caschetti per impedire che si perdano i capelli a causa della chemioterapia e stanno per lanciare un progetto, insieme all’Asur, basato sul movimento e la buona alimentazione. Sono 70 donne, chi ci è passata e chi ci sta passando, insieme perchè è un buon inizio per lottare o per ricostruirsi. A guidarle c’è Anna Maria Bartolucci che da tre anni ha preso il posto di Elodia De Biagi, presidente onoraria. Anna Maria guida a scoprire come si può provare a rimanere e tornare come prima o anche meglio.

La traccia: libere attività per tornare a vivere dopo un tumore

noi come prima presidente onorariaMi sono ammalata dieci anni fa, nel 2009. Operata, ho fatto dodici mesi di chemio, seguiti da sette anni di terapia ormonale. Nel periodo acuto della mia battaglia non conoscevo l’associazione, purtroppo, ho incontrato le socie al funerale di una mia amica con cui avevo condiviso mesi di chemioterapia. Lavoravo all’Asur, sapevo che una mia collega facesse volontariato in Noi come prima e le ho chiesto informazioni. In quel periodo ci si vedeva tutti i mercoledì all’interno del distretto di Via Nanterre. Ho cominciato a frequentare e capito quanto fosse importante avere un punto di riferimento come questo durante e dopo aver affrontato il tumore. Ho avuto accanto mia figlia e mio marito, grazie a loro ho superato quei momenti. Non è però lo stesso sostegno che può dare la condivisione con chi ha passato o sta passando la stessa situazione. In casa si preferisce non esternare tutte le paure, in associazione si può. Pelate, ingrassate, arrabbiate, si sta insieme, facendo le domande e dando le risposte necessarie in quel momento.”

Sono stata magra fino a 50 anni, durante la malattia ho preso 10 chili. Ero molto diversa. I miei famigliari ovviamente cercavano di non focalizzare sul mio aspetto fisico, ma io mangiavo male per superare lo stress. Ho fatto la mastectomia totale e poi la ricostruzione, non sono molto soddisfatta di come sia stata eseguita. Se fossi stata in associazione in quel periodo avrei potuto confrontarmi anche su questo: capita che ci si scambi riferimenti e consigli sui chirurghi plastici mostrando, senza vergogna, il risultato del loro lavoro. Ho perso i capelli che sono ricresciuti, come fosse un processo normale in cui dover accettare tutto in vista di un unico obiettivo: guarire. E’ così difficile dire che invece questa trasformazione del corpo fa stare male, si preferisce tacere e andare avanti. Ci sono le amiche che minimizzano e quelle che ti guardano con involontario sguardo compassionevole.”

noi come prima onlus.jpgNell’associazione si incontrano occhi che capiscono, parole di chi cerca soluzioni anche per scegliere la parrucca migliore o il metodo per non ingrassare. Si possono fare le domande che non si porrebbero mai ad un medico. Non ci sono tabù tra di noi: raccontiamo anche le difficoltà di una vita sessuale che, durante e dopo la malattia, cambia. Come si fa ad affrontare un tema del genere, ciò che provoca, con mariti, fidanzati o magari con il medico di famiglia!”

Mangiar bene e sentirsi belle

noi come prima alimentazioneSono diversi gli aspetti che in questi anni si sono aggiunti, portati dall’esperienza di ognuna di noi. Penso all’alimentazione, fondamentale per prevenire e per curarsi in maniera più efficace. Noi abbiamo una nutrizionista che ci spiega le etichette dei cibi oltre a guidarci nelle diete più sane. Opera in sinergia con la psicologa perchè spesso il cibo è un rifugio nel quale ci buttiamo, una risoluzione rapida ai malumori: sapersi gestire in questo caso è importante. Ci siamo cimentate con le ricette vegane e vegetariane per imparare a cucinare in modo diverso, più sano, anche più divertente: abbiamo organizzato incontri di ”slow cooking”, con consigli mirati a saper riconoscere cosa compriamo.”

noi come prima galantaraSeguendo questo percorso ad aprile partirà un progetto con l’Asur A.V 1 – Centro Promozione Salute nella Rsa di Galantara: “Costruiamo salute insieme.” Per tre mesi, circa 20 partecipanti al corso svolgeranno un’ora di attività motoria nel bosco di Galantara e poi mezz’ora nella palestra. Saranno seguiti da un allenatore, laureato in scienze motorie, specializzato nel trattamento di persone con patologie, a cui si uniranno una psicologa, un oncologo e un nutrizionista per incontri formativi ed informativi su come svolgere attività adeguata e alimentarsi in modo corretto. Serve una spinta motivazionale: sappiamo che muoverci e mangiar sano fa bene, ma se non c’è chi ci stimoli, non si smuove quel clic che ci porta ad agire di conseguenza.”

noi come prima truccoStare bene vuol dire anche sentirsi belle. A questo, da noi, ci ha pensato Marika Carecci, truccatrice professionista che ha inventato “il trucco del sorriso.” E’ venuta in associazione con tutta la sua attrezzatura e ci ha insegnato a truccarci. C’era un prima e dopo il passaggio della giusta nuance di rossetto o ombretto. Ci siamo prese il lusso di cambiare per scelta. Tra tutte le cose che non ci piacciono e si devi accettare di fare, trovare lo spazio, il modo e il tempo per imparare quella che può sembrare una sciocchezza, ma non lo è, fa stare meglio. Si vive la giornata con un motivo di gioia, perché: alla faccia del cancro e se non sempre possiamo pettinarci, non vogliamo rinunciare a farci ‘’più’’ belle.”

L’aspetto fisico non è secondario per questo abbiamo dato il nostro contributo di idee e avremmo voluto darlo anche economico, al reparto di oncologia dell’ospedale di Pesaro per l’acquisto di due caschetti speciali da mettere a disposizione di chi deve fare la chemioterapia e vuole provare a non perdere i capelli. Si mette prima dell’infusione, si deve tenere durante e dopo. E’ composto da elettrodi che raffreddano, quindi mantengono integro, congelandolo, il cuoio capelluto per poi riportare la testa alla giusta temperatura. Non è facile tenerlo perchè l’effetto è molto forte, ma una delle ragazze dell’associazione lo ha provato e non ha perso i capelli. Sono contenta che ci sia stata questa sensibilità nel dotarsene e nel metterlo a disposizione. E’ stata determinante la volontà del primario del reparto di stanziare fondi per questo presidio. Noi abbiamo partecipato agli incontri con la direzione dell’ospedale per dare la nostra motivazione sull’importanza che si prendessero.”

noi come prima muraglia.jpg

Non ci siamo potute permettere un intervento economico, perchè sono molto costosi, noi viviamo delle quote associative, delle entrate dal cinque per mille, dai mercatini e, pare brutto dirlo, di quelle che si raccolgono ai funerali o dai lasciti testamentari.”

Arte terapia, Qi – Gong, linfodrenaggio e una sede nuova

A gestire le diverse attività che offriamo sono quasi tutte volontarie, spesso capita che siano coloro che hanno passato il percorso della malattia e vogliono mettere a disposizione delle altre le loro competenze. Si paga solo la quota di iscrizione. Noi offriamo un programma piuttosto ampio: dagli incontri con la nutrizionista ai corsi per imparare la lettura espressiva, l’arte terapia fino all’uncinetto. Una nostra associata ha organizzato corsi di benessere con il metodo Qi-Gong, molto apprezzato, le più sportive frequentano un corso di ginnastica serale, e avevamo anche iniziato Yoga.”

Tra le professioniste abbiamo anche l’esperta di linfodrenaggio: offriamo dieci sedute gratuite, poi chi vuole e deve continuare il percorso individuale, procede a proprie spese, ma con costi concordati e non elevati; lo stesso accade per gli incontri con la psicologa, quattro sono gratis. L’oncologa , la dottoressa Anna Maria Baldelli è a disposizione invece sia per incontri individuali per controllare e spiegare la terapia, sia per momenti di confronto collettivi. Ha un ruolo importante nell’indirizzare le associate oltre a seguirle poi in ospedale. Come punti di forza ci sono i corsi di psicoterapia corporea, condotti ogni anno dalla dottoressa Marika Bertuccioli e quelli di psiconutrizione insieme alla dottoressa Maria Luisa Lisi.”

Tale mole di attività richiedeva una sede idonea. Da un anno l’abbiamo finalmente ottenuta: due stanze e un corridoio all’interno del circolo di Soria, messe a nostra disposizione dal Comune. Possiamo fare i nostri corsi e offrire i servizi senza dover sottostare agli orari di altre strutture. La maggior parte delle associate sono donne che lavorano, per cui riuscire ad essere aperte nelle ore serali è un vantaggio. Siamo impegnate praticamente tutti i giorni della settimana. Quando siamo chiuse, ci trovate ai mercatini o prese in altre iniziative per farci conoscere e raccogliere fondi, necessari a continuare il nostro impegno per far sentire meno sole le donne nella loro battaglia contro il tumore e aiutarle a ricominciare subito dopo. “

La traccia volante: Ricostruirsi. L’associazione questo si prefigge: dare tutto l’aiuto possibile affinché si riscopra il corpo che è o è stato luogo della malattia e lo si riporti a vivere, ricostruendolo lentamente, insieme.

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