Quando una favola accende la piazza

Accade che in un evento natalizio si possa essere felici e consapevoli, grazie al racconto condiviso di una storia reale. E se stare insieme, nelle parole e nelle emozioni, fosse il segreto per salvare l’anima e il sorriso? Ieri è successo a Piazza del Popolo a Pesaro, speriamo si diffonda il contagio.

Bisogna arrivare per le cinque o non si riuscirà ad entrare!” La mia consueta ansia pre evento, ha suscitato l’ironia di Gian “neanche fossimo a New York!”. La cerimonia di accensione dell’Albero di Natale a Piazza del Popolo, è ormai per la nostra famiglia un appuntamento impedibile. In quattro anni abbiamo visto aumentare l’attenzione e crescere il pubblico. Capita, nelle città amministrate con spirito di partecipazione, di vivere ogni occasione speciale come fosse propria, nei timori dell’organizzazione e nell’orgoglio del successo. Ho costretto quindi figli, compagno, sorella, nipoti e genitori a stare un’ora in attesa, in una postazione strategica: fronte palco sotto albero.

Paolo Pagnini, eccezionale mattatore, anima del Pesaro Village, per i cittadini pesaresi un’istituzione del divertimento, ha scaldato il pubblico e aumentato ancora di più le aspettative.

favola accensioneAlle 17.55 non c’era più uno spazio libero neanche centimetrico e pare, da testimonianze dirette degli amici, che alle barriere di sicurezza, poste ai vari ingressi della piazza, ci fosse la folla che non era riuscita ad entrare. Sono saliti sul palco amministratori e bambini, rendendo subito chiaro quali sarebbero stati i protagonisti. Mentre Matteo Ricci, il sindaco, con la consueta efficace dialettica sintetica, ringraziava i presenti, i piccoli lo strattonavano per arrivare a pigiare il magico pulsante.

E’ iniziato il conto alla rovescia, che da quattro anni ci emoziona più di quello del 31 dicembre, perchè va a ritroso verso un’emozione garantita.

Meno cinque, quattro, tre, due, uno….

Nel buio e silenzio totale si è creata quell’atmosfera irripetibile di palpitante attesa e leggera inquietudine.

E’ lì che si è imposta la favola. “Ardè: Terra”

favola 1Nello schermo in alto, sulla facciata del palazzo del Comune, hanno cominciato a scorrere, lente per farsi ammirare, le immagini dei disegni realizzati dai ragazzi del Liceo Artistico Mengaroni. La funzione: illustrare la storia scritta da Massimiliano Santini, l’inventore dell’evento Pesaro nel cuore. Non sono apparse però evocazioni consuete di bimbi felici, angeli sorridenti e colori vivaci. L’attenzione è subito stata presa dalla bellissima voce di Francesca Di Modugno, narrante una realtà orwelliana, proiettata nel 4000 e oltre, in una città che potrebbe sembrare Pesaro. Così parrebbe dal disegno della fontana, invece è un luogo non ben precisato tanto da poter essere ovunque in un contesto ben caratterizzato da un’emergenza: la mancanza di acqua o peggio, la presenza solo di fiumi, corsi e fonti inquinate. Il simbolo è proprio la fontana dove la leggenda vuole che ogni 24 dicembre si sieda una ragazza di cui non si riesce a vedere il volto, ma se ne percepisce il pianto.

Il respiro nella piazza si è fermato, anche i bambini sono stati rapiti da una narrazione che non li ha presi con luci e super eroi, ma avvolti tra linee di matita a delineare i contorni di una favola che ha ripreso le spettrali, suggestive atmosfere dei Grimm.

Sullo schermo è apparso Jeff, il protagonista, un ragazzo che studia, si informa e non accetta le condizioni nelle quali vive il suo paese. Vuole capire, per questo decide di andare a verificare cosa accada alla ragazza della fontana. La trova e osa ciò che nessuno aveva fatto prima: la guarda negli occhi. Nel suo sguardo vede il dolore: scorre nella trasparenza dell’iride l’immagine di una terra maltrattata. Jeff capisce la causa della sofferenza e la fotografa. Attraverso la rete diffonde la foto che provoca lacrime copiose in tutti coloro che la osservano. Gocce che riempiono fiumi, laghi, fonti. Dopo qualche mese torna ai bordi di quella fontana, aspetta la ragazza che torna a testa alta, non più triste, ma con un sorriso. Si abbracciano per condividere finalmente una nuova gioia che si trasforma in acqua pura a far rivivere la fontana e tutte le sorgenti.

E’ una pioggia di anima che rapisce e coinvolge.

Seppur attoniti e colpiti da un racconto diverso da quello atteso, genitori, figli, nonni, ragazze e ragazzi hanno tenuto lo sguardo fisso sulle lacrime, disegnate con così tanta efficacia da scendere dallo schermo sui volti.

La storia si è chiusa con la necessaria morale che ha invitato a compiere e diffondere piccoli gesti di rispetto quotidiano per l’ambiente,  e si sono accese, come una risposta, tutte le luci della piazza: 80mila al led a basso consumo sono quelle che circondano l’albero. In contemporanea, sotto una regia puntuale, sono partiti i giochi della fontana, la novità di quest’anno.

Nel cielo hanno volteggiato gli zampilli colorati sulle note della voce pura di Ilaria, allieva dell’Accademia di musica Zero Crossing, che ha cantato «Can’t help falling in love», poi supportata da altri coristi sul palco. Sono esplosi anche i coriandoli a ricoprire un’allegria che, per una volta, si è ammantata di consapevolezza.

Affermava Gianni Rodari : “ Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.”

Ieri pomeriggio, al centro di una piazza felice, una bella favola ha svolto il suo ruolo.

Poi si è cantato, ballato, raccolto frammenti argentati, convinti che imparare a stare insieme in un’allegria senza indifferenza, possa realmente salvarci.

favola piazza accesaPer la cronaca si sono superate ampiamente le 3500 persone previste, la nostra si è confermata una postazione strategica per seguire ogni parte dell’evento e gli occhi lucidi, insieme ad un grande sorriso, erano stampati sul volto di figli, compagno, sorella, nipoti ( Francesco un po’ meno è sempre forastico) e nonni.

L’anno prossimo stessa ora, stesso posto.

Spero che, nel frattempo, il comune pubblichi e diffonda la favola di Massimiliano Santini. 

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