L’urlo di una madre

L’agghiacciante storia di razzismo, subita da una mamma di Sondrio, aggredita al Pronto Soccorso, colpevole di disperarsi troppo per la morte della sua bambina di 5 mesi. Una traccia di inciviltà che non può lasciare indifferenti, ma pretende una reazione e qualsiasi tentativo per recuperare.

urlo seconda copertinaUna madre si accorge che la sua bambina di 5 mesi non respira più. Scende in strada con la piccola in braccio. Chiede aiuto, lo trova in un passante che la accompagna al Pronto Soccorso. Qui i medici provano a rianimare la bimba, ma non riescono. Muore. Alla mamma non rimane che l’incredula disperazione. Urla, forse non sa neanche cosa stia facendo. Il dolore più acuto che si possa provare offusca qualsiasi azione. Intorno non ci sono braccia protese, sguardi che tentino di accogliere quella sofferenza: come nel più inimmaginabile degli incubi, si avvertono voci ostili, richiami crudeli. Le grida di una donna che ha perso per sempre sua figlia infastidiscono gli utenti del pronto soccorso: invece di consolarla, chiedono al personale medico di farla smettere.

Come riferito dal redattore di Sondrio Today, il giornale online della città dove sabato 14 dicembre la civiltà si è fermata, c’è stato chi ha definito la reazione della madre “un rito tribale”; chi ha teorizzato fosse incomprensibile, date le origini della donna: “in Africa i figli li sfornano senza problemi, perchè piangere, morta una se ne fa un altro.”

E’ una barbarie che stride anche riportare nella parola scritta.

La mamma e la bambina hanno un colore della pelle che ha dato la liceità all’ignoranza di esprimersi senza pudore.

Io non riesco a smettere di pensare a lei. Vorrei provare il suo dolore, ma non posso. Immagino il terrore, quella timida speranza nel trovare chi l’ha soccorsa e poi il buio, acceso dalla cattiveria.

Una sola azione mi viene da fare: chiedere alle istituzioni di intervenire per dimostrare che la comunità amministrata ha a cuore le sorti di ogni componente, soprattutto di quelli più indifesi. Senza tralasciare di smarcarsi e condannare, in ogni modo possibile, quanto è accaduto. 

Caro sindaco di Sondrio, cerchi questa donna: anche se lei non ricorderà cosa le è stato detto, le offra un gesto di vicinanza. Per questa famiglia non ci sarà Natale, ma tutto intorno si celebrerà la nascita di un bambino, simbolo dell’amore universale. In nome di questo evento, non si lasci solo chi è stato privato della umana compassione.

urla razzismoDiranno che si esagera e ancora una volta che non si tratta di razzismo. Pare quasi impossibile negare l’evidente manifestazione di intolleranza e discriminazione. Qualcuno ci proverà, mentre una sola parola dovrebbe pronunciare: perdòno.

Nessuno, in nessun luogo del mondo, dovrebbe patire e subire ciò che la mamma di Sondrio ha vissuto. Soprattutto nessuno dovrebbe osare mancare di rispetto al dolore, per una assurda presunzione di superiorità anche nella gestione della sofferenza.

E’ accaduto in una città del nostro paese: è un segnale preoccupante che non può lasciare indifferenti.

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