Angelo, la salvezza in un sorriso

“La volontà di proseguire nel mio impegno, arriva dalle persone che aiuto, soprattutto i bambini. Sono dei veri maestri di vita, combattono e sorridono anche quando hanno pochi motivi per farlo.”

Siamo felici di avere come prima traccia del 2020, la storia di Angelo Morsellino. Perché fa bene sapere che esistano persone come lui e farne conoscere la volontà sincera di aiutare il prossimo. Non servono eroi per salvare il mondo, ma uomini e donne che sentono nel profondo i bisogni degli altri e fanno ciò che possono per dare il proprio contributo. Lottatori gentili contro l’indifferenza. Angelo, con un destino nel nome da esercitare in terra, divide la sua attività di volontariato tra i reparti di oncologia pediatrica e i campi profughi: l’obiettivo è riuscire a portare un sorriso dove sembra impossibile che se ne possano aprire. Da Napoli, dove studia psicologia e collabora con l’AGOP ( Associazione genitori oncologia pediatrica) a Chios, dove va in missione con la Onlus Stay Human, traccia un solco percorribile da chi crede nella possibilità di ognuno a cambiare in positivo lo stato delle cose.

La traccia: l’impegno per tenere accesi i sorrisi dei bambini

 

angelo da piccolo.jpg“Ho sempre avuto la spinta ad aiutare chi ha bisogno. È stato l’esempio ricevuto dalla mia famiglia: i miei genitori si sono sempre prodigati sia per i parenti sia per gli amici in difficoltà. C’erano e ci sono anche per gli sconosciuti. Mia madre prima che io e mio fratello nascessimo, quando era in vacanza al mare, faceva da mamma ad un bambino africano per permettere alla sua di madre di lavorare serena sulla spiaggia. Preferiva occuparsi di lui invece di godersi spensierata il mare e il sole, come potevo crescere diversamente?”

“La volontà di proseguire nel mio impegno mi arriva poi dalle persone che aiuto, soprattutto i bambini. Sono dei veri maestri di vita, combattono e sorridono anche quando hanno pochi motivi per farlo. La forza me la dà anche Dio, ho avuto più occasioni in cui l’ho sentito vicino a me, vivo, negli occhi di chi avevo di fronte.”

angelo reparto“Sono, però, un essere umano quindi ricordo che la prima volta che sono entrato in reparto volevo scappare. Era arrivata in sala giochi una bimba di tre anni senza capelli e io non riuscivo a guardarla. Osservavo solo l’orologio, sperando che il tempo passasse veloce per non mettere più piede lí dentro. Poi entrò Vincenzino, di 4 anni, che è a metà tra un comico e un genio. Iniziammo a giocare e quando andai via mi chiese: “domani vieni?” Ora lui fa praticamente parte della mia famiglia.”

angelo campo profughi“La prima missione umanitaria anche è stata un mix di emozioni forti. Stessa voglia di scappare all’inizio, ma il giorno che dovevo tornare in Italia speravo di perdere l’aereo. È umano il desiderio di fuga quando ti trovi in un contesto in cui tutto è sofferenza. Quando un bambino ti corre incontro e vuole essere preso in braccio solo per addormentarsi; senza conoscerti, senza sapere se sei un pericolo, solo per concedersi un po’ di normalità. Paradossalmente, i motivi che ti fanno venire voglia di scappare sono gli stessi per cui resteresti per sempre.”

“Con i bimbi rifugiati ci preoccupiamo soprattutto delle mancanze materiali, perché sono di vitale necessità. Indumenti per il freddo, acqua, cibo. La frustrazione di non poter fare mai abbastanza è tanta. Invece, quando siamo in ospedale, la sofferenza non è un freno, è un nemico che cerchiamo di ignorare: ci distraiamo, la teniamo seduta a fianco mentre giochiamo a carte, a fare i puzzle, a cantare una canzone o a guardare un film. Ci sono bambini che fanno le chemioterapie mentre ci facciamo un sacco di risate. E questo fa bene a loro e anche a noi. Dà speranza.”

“Qualcuno, purtroppo, non vince la sua battaglia contro la malattia. A settembre è successo di nuovo e ho pensato di non tornare più in reparto. Sono mancato per qualche settimana poi mi sono arrivati dei messaggi da parte di alcuni bambini che mi aspettavano e mi chiedevano “Ma quando vieni?” E ho capito che era per loro che dovevo continuare. Ma anche per chi non c’era più, perché dovevamo onorare la vita che avrebbe voluto vivere.”

angelo amici.jpg

“Capita che sia i miei genitori, sia i miei amici mi dicano che dovrei pensare di più a me stesso; che devo prendermi delle pause; non devo strafare, mettendo sempre gli altri avanti alle mie esigenze. Per fortuna ho stretto amicizie sincere con altri volontari: viviamo queste esperienze insieme e questo ci dà forza a vicenda.”

“Ho 25 anni, è arrivato il momento di sentirmi grande, di concludere il percorso di studi in psicologia che ho messo da parte perché questi ultimi anni sono stati difficili. Lavoro, facendo dei laboratori nelle scuole con dei minori a rischio e dei bimbi autistici, ma devo laurearmi per poter aiutare gli altri in maniera sempre più completa. È questa la mia strada ed è giusto che la percorra anche dal punto di vista professionale.”

angelo-finale.jpg

La traccia volante: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Non ha senso lamentarsi della vita, dell’umanità, degli eventi come se fossimo solo spettatori impotenti. Alcune persone aspettano sempre che siano gli altri a cambiare le cose, invece il segreto è capire che ognuno di noi può (e dovrebbe) agire per migliorare anche di poco il mondo. Siamo noi l’umanità, siamo noi i protagonisti della nostra vita.

 

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