Elisabetta, Beatrice e lo sport vero

“Praticano le loro discipline per sentirsi vivi e riescono a trasmettere questa sensazione di forza a chiunque assista anche solo ad un loro allenamento. Abbiamo raccontato le loro storie come esempio e stimolo per tutti.”

non siamo normali finale9 atleti, 9 campioni nelle loro discipline, accomunati da una forza speciale che li rende eccezionali rispetto agli altri. Riccardo, Luigi, Lorenzo, Manuel, Anna Maria, Giordano, Michele, Peter e Marco rappresentano i valori più alti dello sport: la determinazione, il coraggio, la passione e il riscatto. La vita ha colpito ognuno di loro in maniera diversa, stravolgendone la normalità attraverso incidenti o malattie: tutti hanno deciso di reagire, scendendo in un campo, correndo su una pista, tirando con l’arco o praticando arti marziali. Elisabetta Ferri e Beatrice Terenzi, giornaliste del Resto del Carlino, hanno raccolto le loro storie e deciso di raccontarle per consegnare un altro significato alla condizione di disabilità. “Non siamo normali” è il titolo del loro libro, perché i 9 protagonisti sono molto di più. Il testo realizzato e pubblicato grazie alla generosa partecipazione di E Brand Italia, verrà presentato sabato 25 gennaio alle 16 al Cinema Astra a Pesaro, la città da cui provengono gli sportivi intervistati. La voce si è diffusa e da altre parti d’Italia stanno chiedendo di organizzare eventi per far conoscere un altro modo di vivere lo sport. Elisabetta aveva già raccontato in una traccia, l’avventura della squadra di basket ASD Sordi Pesaro femminile, vincitrice della Coppa Campioni di pallacanestro. Impresa condivisa sempre con l’amica e collega Beatrice Terenzi. L’impegno continua, e in questa traccia esprime la volontà a non fermarsi, a mostrare come si possa sempre provare a ricominciare. La vittoria non è solamente sollevare un trofeo, ma riaccendere un sorriso e tornare a credere in sè stessi.

La traccia: la storia di 9 atleti eccezionali

“Io e Beatrice scriviamo di sport professionistico ogni giorno, ma abbiamo capito che la vera passione risiede in altre realtà, dove praticare una disciplina sportiva rappresenta una forma di riscatto potente della vita. Conosciamo tutti e 9 gli atleti che abbiamo voluto raccontare. Abbiamo riportato nel giornale i risultati che hanno raggiunto nelle varie competizioni alle quali, a vari livelli, hanno partecipato. Ci sembrava però che lo spazio contenuto di una pagina limitasse il respiro di storie che meritavano di essere approfondite.

L’idea

non siamo normali presentazione“ “Che dici, facciamo un libro?” Mi ha chiesto quasi un anno fa Beatrice. Il dubbio non c’era nella domanda, figuriamoci nella risposta! Abbiamo cominciato ad impostare un lavoro che sin da subito abbiamo voluto fosse un libro basato sulle imprese sportive, non su tematiche sociali. Ognuno dei nostri protagonisti all’inizio ha visto lo sport come una reazione per tornare a vivere, ma ormai sono evidenti a tutti le loro abilità atletiche, testimoniate da medaglie e prospettive olimpiche.”

“Il titolo che abbiamo scelto è forte, ma nessuno lo ha ritenuto offensivo. Hanno capito che il senso fosse: “Non siamo normali, perché siamo di più, siamo straordinari!”. Ha afferrato al volo il significato di quanto volevamo fare, Luca Tombari che è diventato un nostro convinto sostenitore e ha deciso di sponsorizzare l’operazione con la sua azienda di cosmetici E Brand Italia. Ha deciso di sostenere le spese grafiche, per cui ci ha messo a disposizione una professionista generosa come Daniela Marchini e ha stampato le copie del libro che stiamo cercando di capire come distribuire, subito dopo la prima presentazione di sabato al cinema Astra. Già ce lo stanno chiedendo da altre città, siamo felici perché il nostro obiettivo è far conoscere le storie delle meravigliose persone con cui abbiamo avuto il piacere e l’onore di condividere questa esperienza.”

I protagonisti

 

“Sono tutti atleti pesaresi, ma speriamo che il nostro diventi lo stimolo anche per altre realtà a raccontare i talenti sportivi locali. Prima di presentarli brevemente, devo ringraziare anche altri due preziosi collaboratori, i nostri fotografi: Giovanni Giardina e Mattia Tonucci. Hanno allestito set per ogni protagonista, oltre a riprenderli durante le loro attività. Il risultato, emozionante, è parte centrale del libro. Perché se non si vede, se non si entra appieno nella quotidianità reale non si può capire completamente l’importanza di quanto rappresentano i nostri magnifici 9.”

“Parto dai tre rappresentanti della Nazionale di calcio amputati: Riccardo Tondi, Luigi Magi, Lorenzo Marcantognini. Riccardo ha perso una gamba dopo un incidente stradale; Luigi ha subito un’amputazione per un tumore osseo; mentre Lorenzo che è il più piccolo, il “minorenne” del libro, è nato con un arto malformato che i genitori hanno deciso di far amputare, non senza angoscia e preoccupazione. “Ora con due gambe non mi saprei vedere!” ci ha rivelato. Insieme, i tre, hanno fondato la squadra Nuova Montelabbate, vincitrice, sin dal primo anno in gara, dello scudetto al Campionato amputati. Assistere ad una partita, lascia increduli, per poi infondere una forza e un ottimismo rari: giocano con le stampelle, correndo reggendosi per tutto il tempo sulla forza delle braccia. Se non si vede, pare incredibile.”

“Gareggia senza un piede anche Manuel Trebbi, campione di atletica leggera. Lo ha perso in un incidente motociclistico. Dopo un recupero prodigioso, ha indossato la protesi ed è sceso in pista. Non si accontenta delle sfide sulla terra, pratica anche vertical, arrampicandosi sulle montagne. Collega di corsa è l’unica donna che abbiamo nel libro: Anna Maria Mencoboni, detta Chicca. E’ ipovedente a causa di una malattia rara, una disabilità che non le ha proibito di correre i 200 metri e praticare il salto in lungo. Ci ha stupito constatare quanto sia fondamentale nel suo caso la fiducia nei confronti dell’allenatore. Nella corsa ha un laccetto che la lega alla guida, quindi si deve essere sincronizzati al massimo. Mentre il salto, Chicca lo esegue sotto l’ordine vocale di chi la allena. Ha 50 anni la nostra super donna: dopo aver ottenuto risultati ottimi, titoli italiani e record, non ha nessuna intenzione di smettere.

“Affetto dalla sua stessa disabilità è Giordano Cardellini, rimasto cieco dopo un incidente con il motorino. Riesce a trovare anche lui l’ironia per vedere il lato positivo della sua condizione: “con la cecità sono diventato una brava persona. Mi sento migliore adesso.” Ci ha detto, mentre raccontava della sua nuova dimensione nella quale ha deciso di praticare tiro con l’arco. La sua allenatrice ci ha spiegato che il vero arciere è colui che ha un perfetto equilibrio del corpo. Giordano segue questa tecnica: si posiziona in modo tale da scoccare quando sente la tensione giusta e così ha vinto medaglie in numerosi campionati italiani. Vive da solo con la sua fidanzata, anche lei cieca. Siamo andati a casa sua e ci ha attratto anche questo aspetto della sua condizione: conosce ogni angolo delle stanze ed è perfettamente autonomo in tutte le azioni che svolge.”

“C’è chi in casa si era chiuso e non voleva più uscire dopo che, la malattia da cui era stato colpito, gli aveva fatto perdere progressivamente la vista. E’ la storia di Michele Baldelli. Per lui è stato fondamentale il supporto dell’Unione Italiana Ciechi che lo ha indirizzato verso la formazione e indicato il modo per risolvere le difficoltà quotidiane. Finchè un giorno non si è preso un tapis roulant per fare allenamento in casa: un amico ha visto le sue potenzialità ed è riuscito a portarlo a correre in strada. Oggi è uno dei campioni italiani di maratona.”

“Il suo racconto come quello degli altri ci ha portato a conoscere un’altra particolarità che sfata un possibile luogo comune. Nessuno dei nostri atleti è solo o triste, devoto allo sport per questa condizione di privazione. Sono tutte persone con famiglia, figli, lavoro: vite serene nelle quali le attività atletiche hanno preso uno spazio importante. Quotidianità che convivono con la disabilità a volte scovandone anche un lato inatteso “Non avere una gamba può diventare un argomento di conversazione che fa rimorchiare le ragazze” ha scherzato, forse non completamente, il piccolo Lorenzo. Tra i nostri 9, non poteva mancare un giocatore di basket, la nostra passione. E’ Peter Pozzoli, sordo dalla nascita: gioca da quando ha 16 anni nella Nazionale , ha partecipato alle Olimpiadi dei sordi e fondato la ASD Sordi di Pesaro, vincitrice di scudetti a raffica. E’ sceso in campo anche con gli udenti nella serie C. Sposato, ha due figli e parla la LIS fluentemente.”

“L’ultimo, non in ordine, è Marco Manzini, 60 anni, detto da tutti Manzoff: dopo 33 giorni di coma, conseguenti ad un terribile incidente stradale, si è svegliato con la voce del suo mito, Dino Zoff. Ha avuto poi un recupero incredibile. Si è alzato dalla sua carrozzina: ha ricominciato a guidare e lavorare in tempi record. Come sport ha scelto il taekwondo: lo hanno indirizzato verso questa attività per la persistente paresi della parte sinistra del suo corpo, un modo per ritrovare un equilibrio. Medaglia d’argento nazionale, ha partecipato agli Europei e sogna le Paralimpiadi.”

Il senso

“Ecco chi ha riempito le nostre vite in un anno di lavoro. Tutti hanno deciso di rispondere con generosa sincerità alle nostre domande su cosa sia successo e in che modo sia cambiata la loro vita, per poi mostrarci concretamente come lo sport si sia inserito e a volte li abbia riportati alla luce. Tra le tante immagini evocate, teniamo cara la sensazione dell’aria che torna a rinfrescare il viso grazie ad una corsa in compagnia. “

non siamo normali betta e bea“Inevitabilmente è cambiata la nostra prospettiva sull’altro sport: i nostri campioni sono diventati questi. Fare attività con un fisico perfetto è una condizione invidiabile di cui a volte non ci si rende conto; gli atleti che invece lottano, pagandosi le spese da soli, per portare avanti la loro passione, mostrano il lato genuino dello sport. A livello professionistico capita che ci si sporchi, nel loro caso è tutto cristallino. Praticano le loro discipline per sentirsi vivi e riescono a trasmettere questa sensazione di forza a chiunque assista anche solo ad un loro allenamento. Quante volte ci lamentiamo per piccolissimi problemi quotidiani: osservare le loro battaglie giornaliere, superate senza angoscia, spesso con un sorriso, fa capire che è la testa a guidare il resto. Se si è forti mentalmente, si va oltre ogni limite.”

“Mentre avevamo quasi finito il lavoro del libro, siamo state chiamate come ufficio stampa alle Olimpiadi invernali dei sordi in Valtellina. Abbiamo avuto la conferma di quante persone con disabilità facciano sport nel mondo. Noi abbiamo raccontato i nostri atleti, affinchè la città impari a conoscerli e prenda anche esempio dalle loro esperienze. Grazie ad Alex Zanardi e Bebe Vio è stata sdoganata l’immagine degli sportivi disabili tristi: si è passati dalla compassione all’ammirazione. Questo è lo spirito con cui ci auguriamo vengano accolti i nostri 9 atleti più che normali e speriamo che aiutino altri, magari nelle condizioni in cui si trovavano nel passato, a scoprire una strada per risollevarsi. Nel libro, che si può richiedere mandando un messaggio nella pagina Facebook, abbiamo inserito anche diverse indicazioni pratiche per indirizzare chi voglia intraprendere un’attività sportiva come quella dei nostri protagonisti.”

non siamo normali finale

La traccia volante: “La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.” Alex Zanardi

 

 

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