Benedetta, Sara e una storia di speranza

“A noi piacerebbe molto colpire un pubblico di giovani donne, proprio come Islam. Non solo perché ciò che le è accaduto sarebbe potuto accadere a qualsiasi altra ragazza, ma anche perché la sua è una storia che parla di coraggio, riscatto e forza di volontà.”

sara e islam libro ok

Islam Mitat è una ragazza di 19 anni come tante: crede nell’amore e coltiva il grande sogno di andare a vivere a Londra per studiare Fashion design. Nella sua famiglia, padre poliziotto, madre casalinga; sono musulmani moderati. Vivono la quotidianità in modo moderno, ma non permetterebbero mai alla loro figlia di partire da sola per un paese straniero. Islam trova allora un marito in un sito di incontri online: Ahmed, giovane afghano con cittadinanza inglese, attraente e con uno stile “occidentale”. Il sogno però si trasformerà nel principio di un incubo, lungo tre anni, vissuti da prigioniera di ISIS e dei suoi aguzzini. La storia vera di Islam Mitat è raccontata nella graphic novel “Io non sono Islam”, edita da Salani. Autrici, la giornalista Benedetta Argentieri e la disegnatrice Sara Giorni Carnevale che spiega il percorso e il senso di questo loro lavoro comune. Una traccia di parole e di matita per portare la conoscenza di una cultura e di un mondo più vicino di quanto sembri, alla portata anche dei ragazzi. Contro l’ignoranza che può diventare intolleranza.

La traccia: la graphic novel Io non sono Islam

“La decisione di raccontare questa vicenda è partita da Benedetta, a marzo dello scorso anno. Ha conosciuto Islam a Qamishlo, in Siria, nel 2017: ha passato l’intera giornata con lei ed i suoi figli. Prima che si salutassero Islam le ha detto “non dimenticarti di me”, e così è stato. Il libro è un modo per riscattarla e per far sì che potesse essere un esempio per tutte le giovani donne che sono ancora in cerca di quella liberazione. Tuttavia va ricordato che la storia di Islam rappresenta un po’ un’eccezione poiché, a differenza di quanto si creda, non sempre le donne sono vittime inerti, ma anzi, molto spesso scelgono volontariamente la via dell’estremismo e della radicalizzazione. Questo fenomeno, come racconta molto bene Benedetta nell’introduzione, è qualcosa su cui noi, società occidentale, dovremmo interrogarci. Perché se una donna francese, o tedesca, o inglese sceglie una cultura in cui la sua libertà personale viene di gran lunga limitata, in cambio però di stabilità, da qualche parte dobbiamo aver fallito.”

“Lo sviluppo narrativo si è chiaramente basato sull’intervista fatta da Benedetta nel 2017. La storia in sé, così come si è svolta, si presta bene ad una narrazione lineare e, in questo caso, con un lieto fine. Abbiamo lavorato praticamente a quattro mani, lei da New York, io da Napoli, incontrandoci su Skype e lavorando ogni volta, di pari passo, alla parte di sceneggiatura e a quella di “storyboarding”. Per quanto riguarda la ricerca, e soprattutto relativamente alla parte visiva, che è quella che mi tocca da vicino, ho potuto contare sull’esperienza di Benedetta che mi ha fornito indicazioni, reference fotografiche e spunti su come rappresentare una cultura molto diversa dalla nostra e che, spesso, rischia di essere interpretata solo in maniera negativa. Affinché ciò non avvenga è quindi molto importante rappresentare i dettagli nella maniera più obiettiva possibile, dagli abiti femminili, all’arredo delle case.”

“La scelta di una graphic novel quindi per più di un motivo. Il primo perché entrambe, in quanto appassionate “consumatrici” di questo genere letterario sognavamo di realizzare un prodotto simile. Il secondo è relativo alla volontà di avvicinare un pubblico quanto più trasversale ad una tematica non facile e che, magari, potrebbe non suscitare l’interesse dei “non addetti ai lavori”. Le immagini sono un linguaggio universale che permette di raccontare in maniera fruibile per chiunque anche le storie più difficili e, in particolare, a noi piacerebbe molto colpire un pubblico di giovani donne, proprio come Islam. Non solo perché ciò che è accaduto ad Islam sarebbe potuto accadere a qualsiasi altra ragazza ma anche perché la sua è una storia che parla di coraggio, riscatto e forza di volontà.”

“Girando per le presentazioni, mi rendo sempre più conto di quanto sollevi tutti una serie di riflessioni non solo relative alla storia di Islam, ma anche alla condizione delle donne, alle responsabilità dell’Occidente e all’esperimento di democrazia che viene portato avanti nella Siria del Nord e che, ancora una volta, è sotto attacco. Credo che qualsiasi libro debba rappresentare un contributo per la società e solleticare l’intelletto ma anche la coscienza dei lettori. Sembra che la nostra graphic novel ci stia riuscendo.”

La traccia volante: “Nella tua vita conoscerai parecchi imbecilli. Se ti daranno dei dispiaceri, pensa che è la loro stupidità che li induce a farti soffrire. Questo ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta, perché non c’è nulla di peggio a questo mondo che il rancore e la vendetta. Cerca di mantenerti sempre onesta e degna di te stessa.” Da Persepolis, storia autobiografica a fumetti di Marjane Satrapi

 

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