Le donne che raccontano le donne

“Mantenere alta l’attenzione sul potere femminile di muovere il mondo, anche nei mesi più difficili. Questo è il piccolo contributo che vogliamo portare, organizzando e celebrando la forza delle donne, espressa attraverso la scrittura.”

Wanda Tramezzo, presidente del Premio Internazionale La Donna si Racconta

Spazi liberi, gestiti da semplici regole, dove sprigionare e mettere alla prova la creatività lirica e narrativa: i premi letterari. Tre anni fa decisi di partecipare alla mia prima competizione, da scrittrice, insieme alla mia amica Nikki Guelfi. Conoscendo bene le sue quotidiane battaglie al femminile per il riconoscimento e la difesa dei diritti, scelsi per il nostro libro “La Zampata della Tigre”, il Premio letterario internazionale “La donna si racconta”. Il pomeriggio del 28 ottobre del 2018, nel Teatro Sperimentale di Pesaro, durante la cerimonia di premiazione, ero così presa dalla responsabilità di aver sottoposto al giudizio di una giuria il racconto intimo della malattia di Nikki, che non riconobbi subito le pagine recitate. Fu la fedele Anne a distogliermi: “guarda che è la Zampata!” Salii a ritirare la targa con un impeto proprio della vittoria di un Oscar: ringraziai l’organizzatrice, Wanda Tramezzo, la giuria e soprattutto Nikki che, tra le tante emozioni, mi aveva donato anche quella. Nei mesi successivi, prima che dilagasse il virus, Wanda, scrittrice, poetessa, presidente del Premio dal 2008, mi chiese di entrare nell’organizzazione della XXI edizione. Ci sono stati degli incontri con le altre donne coinvolte, scambi di opinioni e racconti, da cui è emersa, ancora più chiara, la storia e il radicamento dell’iniziativa nella mia città di adozione. Trasmisi le sensazioni, orgogliosa, a Nikki, aggiungendo che avrebbe potuto concorrere con il seguito del nostro libro a cui stava lavorando. A marzo abbiamo capito che non avremmo potuto gestire nessun evento pubblico di presentazione o di premiazione; che sarebbe stato complesso coinvolgere le scuole, nel frattempo chiuse; impossibile far arrivare ospiti da fuori ed estendere il bando oltre i confini nazionali. A luglio Nikki ci ha lasciato, aprendo vuoti dell’anima incolmabili, come a decretare, con il suo saluto discreto al mondo, il reale fermarsi di emozioni e prospettive nel cuore di coloro che continuano ad amarla. Quando Wanda, due settimane fa, ha inviato una mail nella quale comunicava che il Premio stava ripartendo, ho percepito un altro segnale di come la forza delle persone meravigliose rimanga in chi ha avuto il privilegio di stare loro accanto. Quasi con lo stesso piglio con cui salii sul palco il 28 ottobre del 2018, ho risposto a Wanda che ero pronta anche io a lavorare per l’edizione diventata triennale, anzi le ho chiesto di raccontarmi la traccia che in questi anni ha deciso di imprimere ad un evento che non si arrende alla terza ondata, accogliendo nuovamente la volontà di condividere sentimenti, gioie e dolori, dalla voce alle pagine. Il Premio Internazionale “La Donna si racconta” ed il Premio “Juniores Study”, ritornano, promossi dall’associazione culturale “La donna si racconta” con i patrocini di Fidapa Bpw Italy, del Consiglio regionale delle Marche, della Provincia di Pesaro e Urbino, del Comune di Pesaro e dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, in collaborazione con l’emittente televisiva Rossini TV. C’è tempo fino al 15 aprile per inviare la propria opera. La presidente, Wanda Tramezzo, spiega perché è importante non farsi più fermare dalle difficoltà che verranno superate, come le donne sanno sempre fare.

La traccia: Il Premio La Donna si racconta

“Ho sempre coltivato la passione della scrittura, anche mentre facevo un altro lavoro. Non ho rimpianti perché non ho mai negato il mio amore per le parole scritte e lette. Quando ho potuto, ho lasciato la mia professione per dedicarmici completamente, sia scrivendo, sia promuovendo autrici.”

“Sono grata ad Anna Mici, fondatrice del Premio “La Donna si racconta” che decise di affidarmi la sua creatura. La misi subito in mani sicure, organizzando la mia prima edizione con la FIDAPA, (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) di cui aprii una sede a Pesaro. Era lo stesso anno in cui pubblicai la mia raccolta di poesie Come le foglie al vento edito da Neftasia (nel 2017 Wanda ha pubblicato Il Posto delle Fragole Verdi con Linea Edizioni ndr). Ho sentito, forte, la responsabilità di una iniziativa storica e molto radicata nella città, ma con una prospettiva internazionale, per questo decisi di rendere il premio biennale: avevo bisogno di maggior tempo e possibilità di raccogliere adesioni.”

“La ventunesima edizione purtroppo è diventata triennale, a causa del virus che ha impedito potessimo realizzarla nel 2020. Quest’anno, però, non ci fermeremo: con la giuria abbiamo deciso di partire con il bando, prevedendo una premiazione all’aperto a fine maggio o più probabilmente d’estate.”

Il Premio mantiene la sua caratteristica internazionale: possono partecipare donne italiane o straniere con una o più opere edite o inedite a tema libero nelle sezioni “Poesia” e “Narrativa”. E’ previsto anche un “Premio speciale della Città di Pesaro” per elaborati di alto contenuto culturale/ umanitario. Il riconoscimento “Juniores Study” (Sezioni “Narrativa” e “Poesia”) è, invece riservato a studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado delle Marche e vede anche la collaborazione della “Rete di scuole di Pesaro e Urbino” nella divulgazione. Nella stessa sezione sono compresi anche due premi speciali “Premio Città di Pesaro” da assegnare a studenti e studentesse che presentino un elaborato di narrativa o poesia sul tema: “Confrontarsi su ciò che sta succedendo, fornendo un’interpretazione del clima e del momento, all’interno di un universo interconnesso e globale”.

“Mi ha colpito come, non appena sia girata la notizia, mi abbia iniziato a squillare il telefono: tante le interessate ad avere maggiori informazioni e a voler partecipare. Per motivi logistici, legati alla sicurezza, non riusciamo a far arrivare le autrici dall’estero: negli anni passati organizzavamo anche questo, grazie ai rapporti di collaborazione con le ambasciate. Non vogliamo rinunciare agli studenti delle scuole medie e superiori della Regione. Stiamo cercando di capire come superare le difficoltà poste dalla DAD, ma ci teniamo proprio a conoscere come le ragazze e i ragazzi stiano vivendo e riportando questo periodo.”

“Sono felice che tra le prime a chiamarmi e inviarmi la loro opera siano state un gruppo di infermiere di un ospedale del Nord. Hanno raccontato con spontaneità le giornate a stretto contatto con il virus, i malati e le famiglie. Era la prima volta che scrivevano. Leggerle è emozionante, come lo è capire quanto, nella scrittura, molti abbiano proiettato ciò che mancava anche a livello mediatico: il senso di leggerezza e di gioia. I racconti e le poesie, finora ricevute, hanno un tono di spensieratezza che rende appieno la necessità di sfuggire all’angosciante quotidianità.”

“Il mio sogno di scrivere in un giardino pieno di fiori si è realizzato, anzi ha rappresentato il modo attraverso il quale ho resistito e sto resistendo durante questi mesi di chiusura. Scrivo nella mia casa in collina, raccontando le mie sensazioni in quelli che diventeranno, a breve, un nuovo libro di poesie ed uno di narrativa. Ho percepito come sia stata una strada percorsa anche da altri: rifugiarsi nelle parole, veicolo degli stati d’animo. “

“Nell’ultima edizione avevamo aperto anche agli uomini che scrivono delle donne, ma questo aspetto, benchè ci avesse piacevolmente sorpreso per la sensibilità trovata nei testi proposti, non lo abbiamo ripreso. Vogliamo che ci sia attenzione e visibilità massima sulle donne. Normalmente organizzavamo convegni e momenti di riflessione puntuale sul tema della violenza, purtroppo mai attuale quanto oggi. La sensazione angosciante è che non si siano fatti passi avanti rispetto ad una mentalità patriarcale che si rifà al delitto d’onore. Alcuni uomini continuano a considerare compagne, mogli, figli come oggetto di possesso senza rispetto. Non c’è mattina che non preghi per i bambini e le donne, vittime della violenza barbara di coloro che dicevano di amarli. Vorrei una legge con delle pene severe fino all’ergastolo per chi si macchia di questi orribili delitti. Abbiamo riflettuto sul modo per inserire anche in questa edizione il tema che è stato centrale in molti testi ricevuti nelle edizioni passate: storie vere che muovevano l’anima. Ho paura che ne arrivino. Temo però, allo stesso tempo, che ci sia uno stato di sottomissione delle vittime, soprattutto a livello economico, per cui si sentano sconfitte in partenza rispetto al proprio carnefice. Chi denuncia percepisce segnato il proprio destino, al punto che non si ha più la forza nemmeno di raccontare. Lo Stato deve fare di più, invece: offrire un reale percorso alternativo di emancipazione e di salvezza per le donne e per i loro figli.”

“Noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo, centrando l’attenzione sui sentimenti emersi dagli scritti delle donne, motore del mondo anche durante questi mesi così difficili. Non sarà una edizione semplice, ma questo obiettivo ci motiva a superare ogni possibile inciampo. Sarà un’altra testimonianza del potere femminile. Serve ribadire come le donne siano coloro che modificano e salvano l’uomo.”

“Finchè potrò, mi dedicherò al premio, poi troverò a chi passare il testimone: colei che sarà pronta a riceverlo con pari passione ed impegno. Per il momento sto raccogliendo le adesioni e predisponendo i premi: sono aspetti collegati. Mi piacerebbe coinvolgere anche gli alberghi per consegnare alle vincitrici un soggiorno a Pesaro non appena si potrà tornare a villeggiare con serenità. Non mancheranno i buoni della libreria Campus Mondadori per gli studenti. Viaggi reali e della mente per rimanere connessi e continuare ad evadere attraverso la scrittura.”

La traccia volante: “Non vi è una sosta se non sulla cima.” E’ una frase che mi porto dietro dalle mie letture di autori russi nel periodo adolescenziale. La scrivo nella pagina iniziale di ogni mia agenda e diario. La cima non l’ho ancora raggiunta, continuo a cercarla.

Lavorare non stanca

“Non sono più, solo, la mamma di Lorenzo: sono Debora, una Operatrice socio sanitaria che ha una famiglia, lavora e riesce a staccare, da un ambito all’altro, per rientrarci con il sorriso.”

“Hai i figli piccoli, puoi stare a casa ad occuparti serenamente di loro!” Quante volte le donne si sono viste rispondere in questo modo: in periodi di crisi nel proprio ambiente di lavoro, nei quali si chiede di fare passi indietro per il bene collettivo; o mentre sono alle prese con la ricerca di una professione che possa, semplicemente, conciliare le esigenze di cura e di realizzazione personale. E’ la conclusione inevitabile ancora di più per coloro che si trovano ad avere un terzo ruolo: caregiver di un figlio, una figlia o un genitore. Lavorare con un disabile in famiglia sembra quasi un ossimoro, peccato lo diventi, realmente, qualsiasi avverbio o aggettivo che indichi una serenità possibile quando viene negato. Debora Coradazzi ha deciso di provare a mostrare come possa essere naturale e necessario rompere lo stereotipo per la madre di un ragazzo autistico. E’ stata spesso protagonista delle tracce: per come ha gestito la disabilità di suo figlio, inventandosi con il marito Luigi, la pratica terapeutica dei viaggi in camper; per la creatività messa al servizio anche degli altri con la predisposizione dei materiali didattici adatti a chi ha difficoltà simili a quelle di Lorenzo; per essere riuscita a far diventare il suo condominio una comunità solidale. Oggi lo è come OSS, operatrice socio sanitaria di una struttura di riabilitazione, fiera di aver cominciato ad esercitare nel periodo mondialmente più complesso, ma felice di dimostrare che si può fare: si può essere la mamma di Lorenzo e una professionista, assicurando competenze professionali specifiche e un benessere nuovo a tutta la famiglia.

“Ho preso il diploma come OSS nel 2010, ma avevo Lorenzo piccolo, Luigi che lavorava in ufficio: non riuscivo ad organizzarmi. Lo scorso anno, proprio all’inizio della pandemia, a fine febbraio, sono stata assunta dalla struttura riabilitativa dove avevo svolto il tirocinio: avevo mandato il curriculum, quando avevo sentito fosse arrivato il momento per riprendere in mano l’altra parte della mia vita.

In tanti, costretti a casa per evitare i contagi e i rischi del virus, mentre io, finalmente, potevo uscire.

Contratto a tempo determinato, turni di 7 ore, niente notti, in servizio nel reparto di psichiatria.”

“Lorenzo ha 14 anni, ma frequenta la prima media. Da settembre la sua scuola non si è mai fermata, abbiamo avuto qualche piccolo problema solo con gli assistenti domiciliari, perché a volte sono dovuti rimanere in quarantena, ma tutto superabile. Luigi ha deciso di diventare libero professionista, gestendo gli orari degli appuntamenti e gli incontri con le aziende in modo che si incastrino con le mie disponibilità. Finora avevo fatto qualche servizio domiciliare, lavoricchiavo, non provavo quella sensazione difficile da spiegare, che si sprigiona nel momento in cui si pronuncia la frase: “esco, vado a lavorare.” Per molti è normale, per me non. Significa avere una cura diversa di sé, prepararsi ogni mattina o ogni pomeriggio; incontrare i propri colleghi; chiacchierare anche di stupidaggini; dedicarsi a ciò per cui si è studiato; tornare, stanchi, ma soddisfatti.”

“Non sono più, solo, la mamma di Lorenzo: sono Debora, una Operatrice socio sanitaria che ha una famiglia, lavora e riesce a staccare da un ambito all’altro per rientrarci con il sorriso. Credevo non fosse possibile lasciare mio figlio, sono stata sempre presente da quando è nato: parte stessa di ogni ambiente e di ogni momento, indissolubilmente legati. Invece, in maniera naturale, come sembrava esserlo stare in continuazione insieme, ho capito che potevo anche io lasciarlo, e lui avrebbe resistito, non ero indispensabile. Anzi, ora, credo che Lorenzo percepisca il mio ritorno e manifesti la sua gioia nel rivedermi. E’ giusto per entrambi iniziare a sperimentare il distacco: spero di trovare per lui un luogo dove trascorrere ore in autonomia, rispetto a noi, dove possano capirlo altri oltre a me che ne so intuire ogni impercettibile sfumatura dello sguardo e dargli la voce che non ha.”

“So di essere in una situazione che non è comune a tanti che vivono nella mia stessa condizione e non possono gestirla, come è normale sia, che con un compagno attento e con un sistema sociale che comprenda e funzioni. Per questo sento di condividere la mia esperienza per chi come me, ha paura: bisogna superarla per provare a non sentirsi viva solo per il proprio figlio, figlia o genitore, ma anche per sè stessa e per le proprie giuste aspirazioni.

Stare con le persone che assisto mi fa stare bene: non ho capacità diverse dai miei colleghi, dettate dalla mia esperienza personale a contatto con la disabilità mentale, posso però contare su un’empatia spontanea.”

“Domani farò il vaccino, spero che presto si capisca che oltre a medici, infermieri, insegnanti lo debbano fare anche gli educatori: in questo caso parlo nella mia doppia veste di madre e di operatrice socio sanitaria.”

Nikki riparte dai diritti per le donne

“Bisogna costruire nuovi modelli di sviluppo: non possiamo farlo da sole noi quarantenni che rimaniamo le più preoccupate per la situazione che ci circonda. Mia figlia Melania di 12 anni, che mi segue sempre, mi ha chiesto: “Mamma perchè in Italia ancora non c’è stato un presidente della Repubblica donna?” Devo continuare perchè ci sia presto una risposta concreta e positiva alla sua legittima domanda.” Continua a leggere “Nikki riparte dai diritti per le donne”

Inutilmente stoiche

“E’ solo influenza, questo è chiaro e benedetto, ma sfugge il motivo per cui non ci consentiamo di vivercela come quei fortunati delle pubblicità che guardiamo con invidia attorcigliarsi ad una coperta sul divano. Quel sofà che rappresenta le nostre Bahamas. L’alternativa onirica è il sogno di Burioni arciere che lancia frecce di vaccino ad immunizzarci per sempre.” Continua a leggere “Inutilmente stoiche”

Blog su WordPress.com.

Su ↑