La leggerezza del chiummu

Volevo essere un pesce con le ali invece… Dove è nascosta la telecamera? Mostratemi il registro? Quando arriva la risposta dalle risorse umane? Sono sotto osservazione; rischio di abbassare la media di Viola; non mi assumeranno mai.  Definire ansia da prestazione questa sensazione, ostile, di avere sempre un giudice sulla spalla, per ogni azione commessa, può sembrare riduttivo.

lilli giudiceNon sono un soggetto particolarmente competitivo, ma contro me stessa so essere spietata.

Ripeto in continuazione, agli altri, che, conoscendo i propri limiti si rischia meno e divento filosofa di strada, quando esorto ad imparare dai propri errori, senza farsi condizionare. Fosse vero. La realtà è ben altra ed io sono sempre ad un passo dal baratro: non è un sorriso quello sul mio volto, i denti sono stretti nel terrore e nella resistenza.

Basta il soffio, di quella che percepisco come critica al mio piano universale di perfetto controllo del mondo, e vado giù. L’indole è buona, prevede autostima e amore per me stessa, ma su un’isola, in un deserto privo di interlocutori e sguardi altrui.

Esempi pratici di auto distruzione, minimamente indotta.

lilli leggerezza

Incontro una maestra che, ingenua e temeraria, mi si accosta per comunicarmi di una interrogazione incerta di Viola che l’ha portata a pensare al bisogno di farle ripetere più volte la pagina da studiare. Un’osservazione normale, corretto e cortese che me ne abbia messo subito a parte. Seguirebbe il passaggio di informazione a mia figlia con l’indicazione di impegnarsi un po’ di più. Troppo semplice. Si apre la voragine del dubbio: “non ne sto seguendo con attenzione lo studio. La lascio troppo sola nel suo primo confronto con le materie orali.” Conclusione:” è colpa mia se è andata male l’interrogazione!” Giorno successivo, tre pagine di storia: le abbiamo ripetute dieci volte anche in dialetto. Ora Viola trema a dirmi che deve studiare, però ha preso 9 e mezzo.

Non ci si deve creare il mito della mamma perfetta, anzi è nell’imperfezione, in quello sbagliare e imparare insieme che si va avanti sereni con i propri figli. Belle parole, poi ne è bastata una della maestra: ho visto il mio dettagliato programma verso il premio Oscar madre dell’anno allontanarsi dalla nomination, ed ho cominciato a sudare, giù palpitazioni, senso di sconfitta.  

Scrivere è la mia passione, il rifugio che mi alleggerisce l’esistenza e che mi apre nell’incontro con l’altro. Mi intrometto nelle vite, domando, presumo di capire tutto da una sensibilità condivisa e poi se arriva una giusta critica, annotazione, sprofondo nella frustrazione del 4 ad un compito in classe. Sono permeabile a qualsiasi osservazione che mi scava dentro come una revisione totale delle mie capacità.

disegno lilli noi

Ho, solo, un blog che deve essere aggiornato quotidianamente con pezzi originali, preparando anche una programmazione settimanale, oppure ne prospetto la chiusura. I ritardi nelle risposte come quello dei disegni di mia sorella, a cui dovrei essere abituata, sono interpretati con mal celata ironia e manifesta agitazione.

Con gli amici predico la necessaria elasticità dei rapporti. Le vite di ognuno sono così complicate che è impensabile ipotizzare telefonate e incontri assidui. Lo so: ma se non sento alcuni di loro per tempi troppo lunghi e percepisco abbiano problemi, sale incontrollabile la sensazione di inadeguatezza e la improrogabile necessità di chiedere perdono per la mia ingiustificabile assenza.

Volevo essere leggera, ma come dice la mia adorata amica Cinzia: sono un chiummu. Tradotto dal suo agrigentino: pesante come un piombo. Alla ricerca di una perenne conferma che possa togliere qualche chilo di quelli che mi tengono ancorata alle mie incertezze. “Sul serio ti è piaciuto?” “Ti sembra, sinceramente che stia facendo bene?” I mattoni gravano sugli avverbi. Che poi equivalgono al “mi vuoi bene, veramente?” che spesso, chi mi è attorno, si sente puntare contro con una metrica precisa a premere sul “veramente”.

“Non esagerare, dai!” è l’esortazione di chi, esausto/a, cerca di invitarmi ad una maggiore leggerezza, declinabile anche in un più semplice e diretto “ma fregatene!”, o feroce, ma esaustivo “ma chi ti pensa!” in romano in realtà il concetto è più esplicito, ma per delicatezza si fermano ad un passo dall’idiomatica espressione.  

Ho due figli, non gestisco una scuola montessoriana: non sono Julie Andrews alla conquista di una truppa di 7 ragazzini e di un comandante della Marina Imperiale austriaca, con chitarre, capriole sull’erba e trasformazione di tende in abiti. Che invidia: la canzoncina delle note la so tutta, gestualità enfatica compresa, ma Viola e Luca arrivati al sol si sono già stufati o, peggio, ragionano su un possibile TSO.

Amo la mia famiglia, i miei amici e il prossimo mio, ma non posso essere Madre Teresa di Calcutta, anche solo per stazza.

 Ho un blog non dirigo Repubblica.it!

Se solo riuscissi ad essere la donna che sogno di essere: fluttuare nei miei passi, sorridere senza impegno, tirare fuori la Janis Joplin che sento in me per farle rompere con un grido la chitarra della Andrews; alzare le spalle a significare “e vabbè, non ce l’ho fatta, domani andrà meglio” e non nascondermici dentro che poi mi verrà anche la gobba; osservare il mondo senza sentirmi in colpa per ogni disgrazia, nel tentativo, inutile di trovare un mio contributo da dare; e no, non tutto si può e si deve raccontare.

Se solo potessi essere un pesce con le ali!

 Ora devo finire il pezzo per il blog, inseguire Lilli per il disegno;  sentire Nico che domenica non le ho risposto mentre ero al cinema (che mostro sono!); organizzare il pomeriggio con le amiche per Viola (alcune madri fanno trovare le piadine fatte a mano, da loro!); sistemare un paio di interviste (che figura faccio con chi si è fidato!); prenotarmi una visita per tranquillizzare mamma.

Non ho tempo per nuotare nei miei dubbi e volarne via, sono impegnata ad affondarci dentro.

A tutti gli altri consiglio di vivere sereni, se posso, ci penso io.

lilli leggerezza 2

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