Tiziano con il coraggio di Alex

“La volontà della famiglia è stata di non fermare la staffetta. La moglie il figlio hanno specificato che così vorrebbe Alex. D’accordo gli organizzatori e noi atleti. Superata la paura, siamo ripartiti. E’ ciò che ci insegna lo sport: riprendere lo slancio per ritrovare il coraggio della vita.”

tiziano staffetta bellaVenerdì 19 giugno, il respiro dell’Italia si è fermato ancora. Non è stato il virus questa volta, ma la paura per le sorti di un uomo che incarna l’idea stessa della forza e della speranza: Alex Zanardi. Vittima di un incidente durante una tappa della Staffetta Obiettivo Tricolore, evento nato proprio per consegnare al paese un messaggio di rinascita attraverso lo sport. 52 atleti paralimpici per due settimane, dal 12 al 28 giugno, lungo un percorso che tocca tutte le regioni italiani, passando anche per i territori maggiormente colpiti dalla pandemia, mettono la loro passione al servizio di un’impresa con un alto valore simbolico. Da Luino a Santa Maria di Leuca dove si concluderà l’evento che per decisione della famiglia di Zanardi, in accordo con gli organizzatori e i partecipanti, non si è fermato. Certo non è facile per chi ha preso il testimone da venerdì pomeriggio, riprendere. Con una parte di cuore all’Ospedale di Siena dove Alex sta combattendo la sua ennesima sfida, le donne e gli uomini di Obiettivo 3, la società sportiva fondata nel 2017 proprio per diffondere lo sport nelle disabilità, sono tornati, ancora più determinati, in corsa. Tra di loro, sabato pomeriggio, da Tarquinia è partito Tiziano Monti. Con la sua handbike ha percorso il tratto fino a Fregene, ma la mattina ha raccolto anche il testimone approdato in nave a Civitavecchia dalla Sardegna. La sua traccia è un inno all’amore per la vita, per sé stessi e per gli altri. Insegna a non rimanere fermi, anche quando il terrore ci blocca, perché come ripete spesso il suo esempio e sprone Alex, bisogna guardare ciò che rimane non ciò che si è perso.

La traccia: la ripartenza in handbike

“Faccio hand bike dall’agosto del 2019: è lo sport che mi ha ridato la vita. Da ragazzo facevo il calciatore, poi per una serie di infortuni, a 22 anni ho deciso di smettere. Ho sempre continuato a tenermi in allenamento con la corsa e con la palestra. Contribuiva alla mia forma fisica anche il mio lavoro. Per l’azienda di Tarquinia di cui sono ancora dipendente, mi occupavo della sorveglianza antincendio e della manutenzione delle basi dell’elisoccorso, quando si prospettò un possibile trasferimento in un’altra regione, ho preferito rimanere nella mia zona, cambiando mansione: mi assegnarono la cura del verde. Un’attività che, soprattutto d’estate, richiede molta energia. A 30 anni avevo un buon lavoro, una famiglia a cui sono molto legato, ero appena andato a vivere da solo, quando c’è stato l’incidente.”

“Il 6 ottobre del 2018, sull’autostrada verso Civitavecchia, ho effettuato un sorpasso ad una velocità moderata, eppure ho perso il controllo della macchina che si è schiantata sul guardrail. Per fortuna non ho coinvolto altri nello scontro, ma quella barriera che avrebbe dovuto attutire il colpo, è entrata come una lama sul lato di guida, tagliandomi le gambe. Ho perso conoscenza: mi sono svegliato dopo otto giorni con metà del mio corpo. Ricordo, appena ho aperto gli occhi, la schiera di camici verdi davanti a me: anestesisti, infermieri e medici. Proprio uno di loro, con cui avevo lavorato spesso nelle basi, singhiozzando, ma senza tentennamenti, mi ha detto: “non hai più le gambe”.

tiziano il risveglio“Sono state le prime parole dopo otto giorni di silenzio. Ho trovato la forza di rispondere: “grazie, mi avete salvato la vita, ma ora ditemi cosa fare per tornare in piedi come prima.” Rimasero tutti stupiti, temendo che non avessi capito cosa mi fosse capitato. In realtà io ero cosciente, ho cercato di essere da subito positivo. Non sono mancati, come è normale che sia, momenti di paura e di dolore, mi sono comportato come Alex, anche senza conoscerlo e sapere quali erano le sue parole: non ho pensato a ciò che avevo perso, ma a ciò che era rimasto. E’stata, poi, proprio la sua figura a spronarmi. Ho approfondito quanto gli era accaduto e quanto stesse facendo per chi si trovava nelle sue stesse condizioni.”

tiziano copertina (2)“Durante i 77 giorni di degenza all’Ospedale Gemelli ho scoperto il mondo degli sport paralimpici, interessandomi sempre di più all’handbike. Lo sport per me rimane legato al concetto di fatica e sacrificio: se non sudo non mi diverto. Non credevo però sarebbe stato il gancio per ripartire. Dopo vari mesi di convalescenza a casa, il 12 maggio sono andato al Centro Protesi di Budrio. Mentre stavo scendendo a far gonfiare le ruote della mia carrozzina, si è aperta l’ascensore e mi sono trovato davanti Alex. Sono riuscito solo a chiedergli se ci potessimo scattare una foto insieme. Ha accettato. Non solo, mi ha guardato e commentato: “Ma con il fisico che hai perché non vieni a correre con me?”. “Magari!” ho risposto, mi pare quasi gridando.”

“Mi sono iscritto nel sito di Obiettivo 3 la mattina, la sera mi ha chiamato Pierino Danese, il direttore sportivo. “Ho parlato con Alex, abbiamo deciso di fare una bicicletta per te.” Intuendo il mio stupore, ha aggiunto una frase che non dimenticherò mai: “quasi sempre nella vita ci si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato, a te è successo il contrario.“ Il 28 giugno dello scorso anno ho preso la bicicletta, a metà agosto ho cominciato ad allenarmi sulla pista d’atletica di Tarquinia. Ottenuta l’autorizzazione, sono andato in strada. Purtroppo presto mi sono dovuto fermare, perché il lock down ci ha bloccati tutti a casa.  Ci sentivamo una volta a settimana in webinar, aperti e chiusi da Alex che è stato sempre a nostra disposizione per consigliarci come poter continuare il nostro allenamento. E’ nel suo modo di essere non far mancare il sostegno a chi ne ha bisogno. Ogni anno si organizzano almeno tre meeting di selezione degli atleti oltre ad incontri vari, durante i quali ci si impegna a far conoscere lo sport paralimpico e a riportare chi pensa di non avere più possibilità, in pista.”

“L’idea della staffetta è nata durante il lock down. In maniera casuale, uno dei compagni di webinar ha proposto: “certo sarebbe bello, organizzare qualcosa per unire l’Italia.” Ci sembrava molto difficile, visto che il periodo di fermo si prolungava. A tutti, ma non ad Alex, a Pierino e a Barbara Manni della comunicazione. Hanno cominciato a lavorarci, a mettersi in moto, fino ad uno degli ultimi webinar, in cui Alex ha esordito: “Che ne dite, partiamo?” Il 12 giugno, ufficialmente, ci sono state tre partenze dal nord, la staffetta rossa, la bianca e la verde. Siamo stati contenti si sia passato anche dai luoghi più significativi nella lotta al virus. Un ragazzo è arrivato all’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, fermandosi in raccoglimento davanti all’immagine ormai celebre dell’infermiera che sostiene come una paziente l’Italia. Il luogo di incontro al centro è stata Firenze. Da qui la strada è continuata, si fermerà il 28 giugno a Santa Maria di Leuca.“ 

“Io ho preso il testimone a Tarquinia, sabato 20 giugno. In realtà ne ho raccolti due. La mattina sono andato a Civitavecchia a prendere dalle mani di un Capitano della Tirrenia, quello che è arrivato in nave dalla Sardegna. Un altro simbolo per unire il paese. Il pomeriggio sono salito a bordo della mia handbike per il tratto concordato fino a Fregene. Non è stato facile trovare la forza, dopo quello che era accaduto la sera precedente. Se ci avessero detto che bisognava fermare tutto, dispiaciuti, avremmo capito. Quando però è arrivato il via libera, avrei potuto percorrere 300 chilometri senza sosta. Durante il viaggio ho provato un mix di emozioni, tra rabbia e sconforto. Conclusa la mia tappa mi sono lasciato andare ad un pianto nel quale le lacrime erano di gioia e di speranza verso chi stava lottando per una sfida molto più importante.”

“Siamo 52 atleti, chi come me in handbike, ma anche tetraplegici su carrozzine olimpiche e chi, con la sclerosi, usa le biciclette normali. Tutti insieme a ribadire quanto lo sport e l’esempio di Alex possano far ritrovare il coraggio per rilanciarsi nella vita. Ognuno è una storia che rappresenta uno stimolo per chi si trova nelle stesse condizioni ma anche per gli altri. Con un’associazione del mio territorio, la SuperAbile di Viterbo, andiamo nelle scuole a raccontare questo ai ragazzi: la disabilità spesso è negli occhi di chi guarda ma non in chi la vive in prima persona. Nelle situazioni difficili che possono capitare a tutti nelle diverse fasi della nostra vita, non ci si deve nascondere, ma trovare la forza di mostrarsi per come si è, chiedere aiuto e collaborare insieme. Spero a settembre che si possano riprendere questi incontri e mi auguro veramente che di uno possa essere protagonista Alex, come sempre felice, propositivo con lo sguardo verso il futuro.“

La traccia volante: “La vita è come il caffè. Puoi metterci tutto lo zucchero che vuoi, ma se lo vuoi far diventare dolce, devi girare il cucchiaino. A stare fermi non succede niente.” Alex Zanardi

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