Giada e la naturalezza del bene

“Ci vuole molta più solidarietà. Confido nella nostra generazione. Io rifarei ciò che abbiamo fatto, anzi: tra un mese, torniamo di nuovo a Trieste per 4 giorni e probabilmente cercheremo di lasciare anche delle coperte e vestiti.”

stazione di trieste

In una delle giornate più fredde dell’anno, il vice sindaco di Trieste si è vantato di aver requisito e buttato le coperte dei senza tetto. Ha invocato una città pulita, cercando gli elogi di razzisti senza cuore, ma ha trovato, per fortuna, anche la reazione e lo sdegno, pure di molti cittadini triestini. L’assuefazione e l’indifferenza al male sono i rischi più grandi nella deriva incivile di una comunità. La terapia è fatta anche di piccoli, importanti gesti,  come quello di due studentesse di 22 anni: davanti la stazione della stessa città, pochi giorni prima dell’atto inquietante dell’amministratore locale, avevano lasciato un sacco con cibo e acqua per chiunque ne avesse bisogno. Giada Baldassarri ha accettato di raccontarmi perché con sua sorella non aveva nemmeno pensato di compiere un passo così rivoluzionario; di come si sia trovata centinaia di richieste di amicizia su facebook dopo aver solo citato quanto fatto sotto ad un post di denuncia e della sua volontà di continuare ad essere generosa per dare un contributo a salvare il mondo dal male. Sono piccole tracce, da difendere e diffondere. 

La traccia: gesti di generosità gratuita

giada“Ho 22 anni e sono svizzera (abito nella parte italiana del paese). Sto frequentando il corso di laurea in cure infermieristiche sempre in Svizzera. Circa un mese fa, era il giorno in cui io e mia sorella dovevamo tornare a casa, dopo un soggiorno di 3 mesi a Trieste, dove eravamo per svolgere un tirocinio in 2 centri di salute mentale (frequentati anche da persone senza fissa dimora). Avevamo ancora scaffali e frigorifero con cibarie differenti, intatte, comprate dai nostri genitori che erano appena andati via.

L’idea di lasciare la busta del cibo in un posto frequentato da persone bisognose mi è venuta, anzi, ci è venuta spontanea. Ci è parso naturale lasciare alimenti integri e sani a qualcuno che ne avesse più bisogno. Siamo cresciute con questa cultura: “quando hai qualcosa che non fatichi a trovare, mentre qualcun’ altro sì, donalo, semina il bene in un mondo coperto di male.”

Di preciso non mi ricordo cosa ci fosse in quel sacco: frutta e verdura, tonno, pane, latte, un po’ di scatolame tipo ceci e fagioli ecc. Tutto era stato comprato al massimo 3 giorni prima dai nostri genitori che erano in visita da noi. Ci siamo dette che al posto di portarci a casa noi quel cibo potevamo benissimo lasciarlo a qualcuno che avesse difficoltà a procurarsene. Prima di arrivare a lasciarlo in stazione centrale (davanti al parco dove la sera si trovano molti senzatetto), abbiamo chiesto a 7-8 persone in scarse condizioni economiche nel nostro condominio se lo volevano e abbiamo avuto sempre risposte negative (e non in modo gentile). Alla fine siamo arrivate alla conclusione che forse si potevano “vergognare” se dato direttamente in mano, quindi abbiamo optato per lasciarlo in un posto comune e in vista, in modo che chiunque potesse sentirsi libero di prendere quello che voleva, se lo voleva. Perciò siamo andate a comprare l’acqua che non c’era e lo abbiamo lasciato lì con la speranza che qualcuno potesse trascorrere qualche giorno con meno preoccupazioni.”

“E’ stato tutto naturale. Faccio parte dell’associazione Amnesty International, ma non c’entrava nulla con il gesto fatto da noi. Certo non ho resistito quando ho letto il post di Daniele Cinà, autore e regista, che denunciava il comportamento del vice sindaco: ho scritto in poche righe quanto avessimo fatto con mia sorella. Non mi aspettavo così tante reazioni, ma sono felice ci sia gente che mi sostiene e che la pensa come me. Sono rimasta molto delusa dalle persone che hanno tirato in ballo la politica e che hanno iniziato a dire che la Svizzera è un paese non solidale e che quindi il mio gesto non valeva tanto. Ancora non riesco a capire cosa centri il paese da dove vengo con un gesto di solidarietà: il paese non fa la persona.”

“Rispetto all’accoglienza e alla solidarietà penso che il mondo sia diventato troppo egoista e si stia tornando indietro. Ho parlato qualche mese fa con la figlia di un sopravvissuto all’olocausto e mi ha detto che, guardando la situazione europea sulla migrazione e sul razzismo, le sembra di tornare indietro nel tempo e che la storia non abbia insegnato nulla. La penso esattamente come lei: gli europei si sentono migliori dei migranti, non c’è alcun motivo, ma è inquietante. “

“Ci vuole molta più solidarietà. Confido nella nostra generazione. Io rifarei ciò che abbiamo fatto, anzi: tra un mese, torniamo di nuovo a Trieste per 4 giorni e probabilmente cercheremo di lasciare anche delle coperte e vestiti.”

trieste buona

 La traccia volante: “semina il bene in un mondo coperto di male”.

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