Don Antonio fa tutto ciò che è possibile a Castel Volturno

“La Casa del bambino è un simbolo positivo del territorio: da un problema si è ricavato un luogo del quale essere orgogliosi, persino chi è di Castel Volturno.”

Alcune foto riescono a trasmettere il senso di uno sguardo e di un luogo, spingendo a sapere di più riguardo a ciò che ritraggono. Mi hanno attratto gli occhi di alcuni bambini, visti attraverso l’obiettivo di Giancarlo Capozzoli, blogger de l’Espresso. Le ha scattate alla Casa del bambino di Castel Volturno, uno spazio per il doposcuola, aperto nel 2004 dalla Comunità dei Comboniani, gestito dall’associazione Black and white presieduta da don Antonio Guarino. Don Antonio è anche il parroco di Santa Maria dell’Aiuto dedicata alla pastorale degli immigrati all’interno del centro di accoglienza che ospita persone in difficoltà. Alla Casa del bambino si associano anche altri progetti che possono contare sugli operatori della black and white e sulla presenza attenta dei missionari comboniani, come Skaf di Action Women, impegnata nell’impiego di donne, perlopiù nigeriane, per la realizzazione di originali copricapi, acquistati ormai a livello nazionale. Lo scopo, che mi ha raccontato Don Antonio, è dimostrare che è possibile anche a Castel Volturno, avere un’altra opportunità legata al gioco, allo studio, alla costruzione di un percorso di lavoro. Ringrazio le foto di Giancarlo per avermi spinto a guardare oltre e a scoprire una realtà nella quale ci eravamo già affacciati grazie alla testimonianza di Padre Daniele Moschetti che, dopo anni di missione in Africa, ha scelto di collaborare con il centro lungo la Domiziana (https://traccevolanti.com/2019/02/26/daniele-dal-sud-sudan-a-castel-volturno/. )La promessa è di andare a vedere, anche con i nostri occhi, dove il pregiudizio e il luogo comune sono battuti dalla realtà e da chi si impegna per non essere indifferente.

La traccia: idee e progetti per costruire un futuro diverso a Castelvolturno

padre antonio

“Diciamo che io sono colui che dà l’assenso a molte iniziative, sto alla Casa del bambino, ma poi c’è chi concretamente opera per realizzare i progetti e il lavoro quotidiano. Lo spazio è nato nel 2000 come asilo e aiuto scolastico, rivolto soprattutto ai figli degli immigrati. Da qualche anno si sono aggiunti diversi laboratori e sono aumentati i bambini italiani che lo frequentano. La nostra preoccupazione principale rimane il sostegno per lo studio: siamo in una tale situazione di degrado che proviamo a tenere la Casa aperta il maggior numero di ore possibili.

Nella zona ci sono 700 persone agli arresti domiciliari. Noi offriamo un luogo nel quale anche i bambini italiani provenienti da contesti disagiati, possano sentirsi non emarginati e convivere insieme a coetanei di altre nazionalità, anche attraverso laboratori.”

Dai grandi ai piccoli e viceversa

“Vanno a scuola a Castel Volturno e il resto della giornata non hanno molto da fare e soprattutto non hanno chi possa seguirli nei compiti. Noi ci assicuriamo che siano promossi. Principalmente seguiamo i bambini delle elementari e delle medie, ma sta accadendo un fenomeno significativo: diversi ragazzi, che ormai sono alle superiori, continuano a frequentare la casa ed aiutano i più piccoli. E’ come se, con molta naturalezza, senza nessuna richiesta dall’esterno, volessero restituire il bene che hanno ricevuto, donandolo agli altri ragazzi.

Siamo aperti il pomeriggio dalle 15 alle 19: normalmente fino alle 17 fanno i compiti e poi si dedicano a corsi di arte e di musica. Partecipano anche a partite di rugby.

Abbiamo degli spazi esterni in cui farli stare, ma ci appoggiamo anche a realtà che ci offrono i propri locali per le nostre attività.”

padre antonio bambini bella“Io sono qui a Castel Volturno da cinque anni ed ho potuto assistere ai cambiamenti positivi che avvengono nei bambini che frequentano la nostra Casa. Qui chi entra si sente al sicuro. Non ci si sta tanto per stare, ma si sceglie di venire. Mi riferisco soprattutto ai ragazzi più grandi che per i piccoli sono un esempio, dei fratelli maggiori che decidono di trascorrere del tempo, collaborando con gli operatori.

I bambini che frequentano sono in tutto 50, chiediamo solo 15 euro al mese alle famiglie, chi non può permetterselo, magari dà il proprio contributo, facendo le pulizie. Il sindaco crede nel nostro lavoro e ci manda dei ragazzi per aiutarci nel servizio. I nostri collaboratori sono preparati, lavorano da anni con i bambini. Non basta solo la passione, siamo attenti che ci siano anche le necessarie competenze.”

padre antonio black and white

“Le famiglie sono contente quando scoprono che il proprio figlio ha imparato a leggere e scrivere grazie al nostro aiuto. Non posso negare che per una buona parte dei genitori siamo uno scarico delle loro responsabilità: meglio nella casa che in mezzo alla strada. C’è però una fiducia di fondo nei nostri confronti, d’altronde molti di loro hanno problemi talmente seri che difficilmente potrebbero occuparsi dei propri figli. Abbiamo tante situazioni al limite che cerchiamo di seguire con una cura particolare, per questo non vogliamo superare troppo il numero attuale per riuscire a prestare a tutti l’attenzione necessaria.”

“Noi ci prendiamo le responsabilità fino in fondo: in alcuni casi andiamo noi ai colloqui con gli insegnanti che le madri e i padri dei bambini nemmeno conoscono. A molti basta la pagella, poi se ci sono problemi, i ragazzi se li devono risolvere da soli. Invece noi ci siamo ed interveniamo. Gli operatori diventano amici che intrecciano rapporti tali con i nostri piccoli da diventare quasi un surrogato della famiglia.

I bambini in questo modo si sentono a loro agio, tranquilli ed in qualche modo anche responsabili del luogo nel quale si trovano. Ieri chi hanno portato dei vestiti e dell’altro materiale da sistemare, uno di loro ha chiesto: “Posso dare una mano? “ E si è messo ad aiutarci. La casa è anche loro e ci tengono a dare un contributo.”

Con le donne di Skaf

“Dopo tante sperimentazioni è lo stesso risultato che si sta ottenendo dal lavoro con le donne. Abbiamo provato diversi progetti condizionati dall’emergenza e dalla provvisorietà di chi veniva coinvolto. Non appena trovavamo un’occupazione più stabile, se ne andavano. Adesso in sei stanno portando avanti, sempre grazie all’aiuto di collaboratrici esperte, il progetto Skaf di  Action for women. Si ritrovano 3 volte a settimana, avendo una grande richiesta dei loro prodotti, lavorano con impegno. I copricapi che creano sono stati portati anche alla Fiera di Milano.”

“Il 90% delle donne straniere, qui, è passato attraverso la trafila della tratta: chi lavora al progetto, fa parte di coloro che, ormai a 40/50 anni, sono stabili nel territorio con una famiglia che molto spesso devono sostenere anche con un contributo economico. Il progetto dell’associazione fa capire loro che questo è possibile e attraverso l’uso delle proprie competenze.”

“Abbiamo la possibilità di guardare la realtà dal di dentro e di capire da una prospettiva privilegiata i cambiamenti sociali del territorio nel quale viviamo e operiamo. Non abbiamo dubbi sul fatto che il problema principale a Castelvolturno non siano gli immigrati, ma la camorra che grazie a loro gestisce l’economia sotterranea di questi luoghi.”

“I locali usano gli immigrati. Basti pensare a tutte le pigioni in nero che fruttano migliaia e migliaia di euro ai proprietari delle case, affittate, senza contratto, alle famiglie di immigrati. A questo sono legate le bollette, pagate attraverso il lavoro prestato in condizioni di totale sfruttamento.”

Il problema, ribadisco, non sono gli immigrati.

L’impegno dell’integrazione

“Nella nostra parrocchia, incastonata nel centro, l’80% di chi frequenta, è nigeriano. Alle nove diciamo una messa in ucraino, poi segue una in polacco, ma la più importante è quella che prima era in inglese e, da tre anni, ho voluto fosse in italiano. La lingua deve essere veicolo di integrazione. In realtà non partecipa nessun italiano, tranne qualche giornalista.

“Io svolgo l’attività regolare di un parroco, vado a fare visita nelle case, a portare la benedizione.

L’integrazione non si fa in un verso solo, ma da tutte e due le parti e prevede l’accoglienza.

Gli italiani del luogo purtroppo spesso si dividono tra chi sfrutta e chi sta peggio degli immigrati. Gli assistenti sociali in difficoltà si rivolgono a noi per capire come procedere.

Le istituzioni fanno fatica. Nel Comune ci sono 15 mila immigrati e nemmeno un mediatore culturale. A chi sta bene lo status quo? Non c’è razzismo, ma indifferenza: si tollera. Per le condizioni nelle quali si vive, dovrebbe esserci una guerra ogni giorno, invece c’è chi si è diviso il territorio e fa reggere tutto su questo insano equilibrio, ormai accettato.”

“Io sono stato 16 anni in Africa tra Malawi, Zambia e Uganda, dal 2014 sono qui e sento con la stessa forza l’urgenza del mio impegno per la comunità. A parte noi è difficile trovare chi si prenda cura dei ragazzi di questi luoghi. Noi paghiamo 4 operatori nella nostra struttura perché non si può pretendere che faccia volontariato chi non sa come comprarsi il pane. Sono ragazzi laureati, ma hanno soprattutto passione e motivazione.

La Domiziana è il posto nel quale sono cresciuti, non hanno avuto appigli da cui partire ed ora si mettono a disposizione di chi potrebbe seguire lo stesso percorso. Stiamo provando ad organizzare anche dei campi estivi, così, almeno due giorni a settimana, i bambini sapranno cosa fare e non staranno in mezzo alla strada.”

padre antonio giancarlo bella

“Il sindaco, le famiglie, la comunità, nella quale ci sono anche altri soggetti che hanno deciso di collaborare con noi, ci vedono come un faro. La Casa del bambino è un simbolo positivo del territorio: da un problema si è ricavato un luogo del quale essere orgogliosi, persino chi è di Castel Volturno.”

La traccia volante: E’ possibile. Non è vero che qui non si possa fare nulla, si possono anche costruire percorsi di comunione con altre realtà positive del territorio. Le soluzioni si trovano, basta volerle cercare. Se non si vede che la negatività senza fare nulla per migliorarla, si diventa conniventi e colpevoli.   

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