Claudia, forte della verità per suo padre Pino Pinelli

“A 50 anni dalla sua morte, chi non sa chi fosse Pinelli, lo scoprirà attraverso le voci e i suoni che ne rievocheranno la memoria con la musica. Senza rabbia, ma senza dimenticare che la pagina di storia che lo riguarda deve risuonare, ancora, come una spina al fianco del potere.” claudia pino 2.jpgIl 12 dicembre saranno trascorsi 50 anni dalla strage di Piazza Fontana a Milano, nella quale persero la vita 17 persone. Tre giorni dopo ne saranno passati 50 dalla morte della diciottesima vittima: il ferroviere anarchico Pino Pinelli, morto, in circostanze mai chiarite, in Questura, durante gli interrogatori, seguiti all’attentato. La memoria di quel periodo buio per il nostro paese è stata offuscata, utilizzata, ideologizzata, nascosta. C’è chi, però, l’ha tenuta nella testa, nel cuore, tracciata indelebile dal dolore di una perdita improvvisa e dalla forza di una battaglia, mai cessata, per ottenere verità e giustizia. La famiglia di Pino Pinelli ha dovuto lottare, se possibile, ancora più degli altri, perchè venisse riconosciuto il diritto alla memoria. Licia, Silvia e Claudia, circondate dalla solidarietà di pochi, fondamentali amici, non hanno mai ceduto a mistificazioni e strumentalizzazioni della storia di un uomo, di un marito, di un padre, di un riferimento per tanti, dopo 40 anni ammesso al pantheon delle vittime, ma per cui ancora non è stata scritta ufficialmente una sentenza di giustizia. Nel 2009 sono state invitate al Quirinale, per la prima volta, alla cerimonia per ricordare le vittime della strage: è stata un’occasione, non richiesta, ma attesa, per avere un gesto da parte di quelle istituzioni che non hanno mai espresso vicinanza ad una delle famiglie dilaniate, in maniera diversa, ma con pari devastazione, da quella bomba. Per questo 12 dicembre non è arrivata alcuna convocazione, ma Licia, Silvia e Claudia hanno deciso di ricordare Pino in maniera diversa. Una catena musicale percorrerà oltre un chilometro di strada, da Piazza Fontana alla Questura di Milano di via Fatebenefratelli: suoneranno e canteranno musicisti, gruppi, cori. Sarà un domino di suoni e voci in memoria di Pino Pinelli. Claudia spiega perchè è importante che una figura come suo padre non venga dimenticata e che lo si faccia attraverso un linguaggio potente e unico come quello utilizzato dalla musica, capace di coinvolgere anche i timorosi e i distratti. Chi si chiederà chi fosse Pino Pinelli, lo scoprirà dalla passione, dalla gioia di un canto, dedicato a lui che amava la vita e condividerla con chi credeva nella forza della pace, della verità e della giustizia, sia dentro, sia fuori dalla sua casa.

La traccia: il ricordo di Pino Pinelli, un padre e una persona bella.

claudia pino“Quando è morto mio padre, avevo otto anni. Della sua figura privata ho ricordi incastonati in un ambiente di vita normale. Penso alla nostra casa sempre aperta e piena di gente. Mia madre trascriveva a macchina le tesi di laurea degli studenti e i lavori degli assistenti e dei professori dell’università. Papà, finito il turno di lavoro in ferrovia, andava a fare la spesa e spesso cucinava. Portava noi bambine anche al circolo anarchico, per me e mia sorella era un altro luogo dove giocare e sicuramente abbiamo fatto qualche danno: lui partecipava della nostra quotidianità. Bisognerebbe tornare a quegli anni per capire come anche il modo stesso di vivere dei miei genitori, che a me sembrava naturale, fosse in realtà per molti aspetti diverso e anticipasse modi e abitudini. Erano sposati, mia madre è sempre stata una donna pragmatica, ma erano lontani dall’idea di famiglia patriarcale e erano sensibili alle ventate di rinnovamento che si respiravano all’epoca, tanto che gli sarebbe piaciuto andare a vivere in una Comune. Mio padre non è mai stato un individualista: la sua apertura era massima, si confrontava, discuteva, non aveva dogmi.

“Che riferimento Pino sia stato per gli altri l’ho scoperto dopo, da chi ha avuto modo di conoscerlo e diventargli amico e mi ha “restituito” anche questa parte della sua vita. “Vostro padre è stato un padre per noi.” Mi hanno raccontato coloro che arrivavano al circolo anarchico con l’idea di fare subito la rivoluzione e incontravano Pino, pronto a dare loro dei libri da leggere. Convinto come era, lui che è stato un autodidatta, dell’importanza della cultura e della conoscenza.”

La forza per resistere

claudia licia“Quello che siamo diventate è racchiuso in ciò che abbiamo vissuto. Io e mia sorella eravamo bambine, nostra madre Licia ha dovuto diventare una roccia anche per noi, per aiutarci a reggere a quanto è accaduto. Pino che viene fermato dalla polizia, con tanti altri anarchici, nelle ore successive alla strage di Piazza Fontana. Noi aspettavamo che tornasse a casa. Non tornerà mai più. Trattenuto oltre i termini di legge, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre mio padre si schianta nel cortile della questura precipitando dalla finestra, al quarto piano, dell’ufficio in cui sta subendo l’ennesimo interrogatorio e muore. Licia ha portato avanti a nome di tutte noi un faticoso cammino per avere verità e giustizia. Credeva che si sarebbe potuto arrivare alla verità in un’aula di tribunale, scontrandosi contro un muro di gomma, e capendo, purtroppo, che la legge non è uguale per tutti.”

“Hanno riversato su mio padre subito dopo la sua morte accuse infamanti non trovando riscontri, ma continuando a indagare, cercando di addebitargli, piuttosto, altre responsabilità: non trovarono nulla perché nulla c’era da trovare. Io e mia sorella siamo state travolte. La pensione di reversibilità per i 15 anni di lavoro di Pino in ferrovia non ci avrebbe permesso di sopravvivere economicamente, per fortuna alla mamma fu offerto un lavoro di segretaria all’Istituto di Biometria e Statistica medica, che accettò continuando comunque anche a lavorare a casa, trascrivendo a macchina soprattutto tesi di laurea. “

“Quella notte sono gli amici che Licia chiama ad arrivare subito, accogliendo noi bambine a casa loro e accompagnandola poi in ospedale, dopo che dei giornalisti erano arrivati sulla nostra porta di casa a dirle quello che era avvenuto abbagliandola con i flash delle macchine fotografiche. Non hanno avuto dubbi su Pino. Nei giorni successivi hanno mandato un appello ai giornali, chiedendo la verità sulla morte di Pino, firmandosi. Il 20 dicembre erano ai funerali accanto a Licia. C’erano tremila persone sotto casa nostra che però non sono riuscite ad arrivare al cimitero, perché la polizia fece dei blocchi stradali. Quelli che ci riuscirono, si sono stretti attorno a noi, cantando Addio Lugano bella e rimanendoci poi accanto.”

“Un ruolo fondamentale ebbe la controinformazione per scalfire il muro di menzogne. Penso a una giornalista come Camilla Cederna: era tra i cronisti, quella notte. Raccontò di come arrivò a suonare alla nostra porta rimanendo colpita dalla dignità di mia madre che la tenne sulla porta.. Fino ad allora, la Cederna scriveva articoli di moda e di costume per un settimanale,l’Espresso: la conferenza stampa della Questura, quella notte cambiò anche la sua di vita. Decise di dedicarsi pure lei alla ricerca della verità.”

“La solidarietà, espressa in questo modo, ma in maniera pure più tangibile per noi bambine, è stata fondamentale. Siamo tornate a casa dopo un mese: c’erano tantissimi pacchetti di Natale, biglietti, anche qualche lettera di minacce, ma noi non l’abbiamo vista, mentre ricordo chiaramente che una quinta elementare ci regalò l’abbonamento a “Topolino”. Abbiamo avuto la prova del meglio e del peggio dell’essere umano: chi non ci ha lasciate sole e chi non ha perso occasione per infierire.”

Il riconoscimento senza le responsabilità

“Il rapporto con le istituzioni non c’è stato per anni. La provincia di Milano assegnò una borsa di studio a me e a mia sorella e alcuni anni più tardi una medaglia al valore civile a mia madre. Alcuni partiti arrivarono a offrire a Licia candidature politiche, ma mia madre ha sempre rifiutato, avendo un’idea seria della politica.”

“Noi abbiamo accettato il confronto con le istituzioni quando è stato offerto. Come dieci anni fa, quando è arrivato l’invito dal Quirinale per la Giornata della Memoria per le Vittime del terrorismo e delle stragi. Non ci aspettavamo la telefonata dalla segreteria del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ci informavano che nel corso della cerimonia, il Presidente avrebbe inserito Giuseppe Pinelli tra le vittime della Strage di Piazza Fontana: la diciottesima. Ne abbiamo discusso in famiglia: mia madre voleva esserci.”

claudia napolitano.jpg“L’ho accompagnata io con mio marito. Non ci hanno fatto entrare dall’ingresso principale: troppi giornalisti ad aspettarci. Avevano preceduto l’evento già diversi articoli, alcuni scritti da ignoranti della storia. Abbiamo potuto accedere al salone dei Corazzieri solo quando tutta la stampa era stata posizionata dietro le transenne. L’ho interpretato come un gesto di protezione nei nostri confronti. Abbiamo ascoltato l’intervento di Francesca Dendena, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime di piazza Fontana. Poi le parole di Napolitano, la prima e unica forma di giustizia ufficiale riconosciuta a Pino Pinelli. Non una riabilitazione, perché un innocente non ha bisogno di essere riabilitato. Si è parlato di memoria condivisa e pacificazione, difficile, però, se non c’è il riconoscimento della verità e delle responsabilità delle istituzioni in quello che è avvenuto. Pino Pinelli vittima, ma di chi, non lo hanno ammesso. C’erano la moglie e il figlio di Calabresi: ci siamo stretti la mano, le famiglie non hanno colpe.”

“Mio padre, Pino Pinelli, non avrebbe voluto diventare un simbolo, lo è diventato suo malgrado. Era una persona che ha portato avanti ideali in cui credeva e ci ha lasciato la forza per continuare a chiedere la verità di cui non dobbiamo avere paura. Mio padre era un non violento, un pacifista, un antimilitarista convinto, partecipava a molte manifestazioni per i diritti e marce per la pace. Era questa la sua attività “sovversiva”. Pino viveva semplicemente, attivamente, il suo tempo.”

La Catena musicale

claudia catena 2“A 50 anni dalla strage di piazza Fontana e dalla morte di mio padre Giuseppe Pinelli, abbiamo accolto, facendoci promotrici, la proposta di alcuni musicisti della Scala di Milano e de I Pomeriggi Musicali di Milano di una Catena Umana Musicale in ricordo di Pino Pinelli, da Piazza Fontana alla questura di Milano, collegando così i due luoghi simbolo di quella tragedia. Ci è piaciuta l’idea di una performance artistica che rompa alcuni schemi: viene coinvolta la strada, si possano intercettare persone che non sarebbero mai venute a una manifestazione o a un concerto dedicato, ma che magari, casualmente, possano capitare lì e chiedersi perché è per chi si sta suonando. Speriamo ce ne siano abbastanza tra i due luoghi: circa un chilometro e 300 metri. Sarà una Catena: musicisti, artisti, cantanti, cittadini, fermi che si snodano lungo il percorso mentre saranno i suoni a raggiungere come un’onda, un domino sonoro. Ci sono tantissime adesioni di musicisti e non, tante associazioni tanti cori, alcuni che arriveranno anche dall’estero.”

claudia catena.jpg“La musica sarà il collante e lo strumento per coinvolgere. Chi fosse Pinelli, chi non lo sa, lo scoprirà attraverso le voci e i suoni che ne rievocheranno la memoria anche con l’allegria e la positività che sono caratteristiche che lo connotavano. Senza rabbia, ma senza dimenticare che la pagina di storia che lo riguarda deve risuonare ancora come una spina nel fianco del potere. Ci saranno dei punti di raccolta da cui ci si dispiegherà il percorso con persone che aiuteranno e un momento conclusivo in Piazza Cavour, dove verrà data la possibilità, a chi lo vorrà, di leggere un pensiero o una poesia, di suonare brani dedicati e canzoni. Nella Catena si eseguiranno quattro pezzi: Addio Lugano Bella; il Galeone, la Ballata di Pinelli e la Ballata di Sacco e Vanzetti con parole dedicate a Pino. E’ un pezzo molto emozionante.”

claudia lapide“Io non mancherò nemmeno alle occasioni istituzionali, organizzate a Milano per il 12 dicembre. In questi giorni sto rimbalzando da una parte all’altra del paese per partecipare ad eventi dedicati alla memoria e raccogliendo anche adesioni alla nostra iniziativa. Ci tengo a ribadire che il 14, finite le letture in piazza Cavour, saremo all’appuntamento fisso di ogni anno: nel quartiere dove vivevamo, tra le case popolari di San Siro. Dopo un incontro nel quale affronteremo tematiche che legano il passato alle problematiche dell’attualità, ci ritroveremo sotto la lapide che ricorda nostro padre e canteremo ancora, insieme.”

claudia pinelli finale“La musica è un veicolo potente. A casa ascoltavamo le canzoni di lotta, ma poi entrarono le parole e le note di De Andrè, diventando un sottofondo costante. Mia madre ha sempre detto che dovevamo continuare a sentirle anche per papà. Pino Pinelli era un uomo felice, curioso e aperto: l’ultimo libro che stava leggendo era di Gandhi “Teoria e pratica della non violenza”. Era una bella persona con dei valori forti che noi non smetteremo mai di portare avanti.”

La traccia volante: Ha avuto una vita breve, ma ha avuto vita.

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