La bella scuola a Tor Bella Monaca

“Avere nelle classi bambini che provengono da paesi, etnie diverse o da contesti famigliari di disagio porta a sviluppare esperienze di scambio e supporto reciproco preziose. E’ una ricchezza, attraverso la quale, la scuola deve dimostrare la sua funzione. Interpretiamo e viviamo l’inclusione come il terreno sui cui agire la scommessa di crescere ragazze e ragazzi liberi da ogni pregiudizio.”

“La scuola è l’unico presidio culturale ed offre spazi ed occasioni di aggregazione e di crescita agli alunni e alle loro famiglie.” Nell’analisi del contesto, all’interno del piano triennale dell’offerta formativa dell’Istituto comprensivo Melissa Bassi di Tor Bella Monaca, si specifica subito il ruolo che ricopre e rivestirà, in nome dell’istituzione che rappresenta. Intitolata alla memoria della studentessa, uccisa da un vile attentato avvenuto in un liceo di Brindisi nel 2012, la scuola è caratterizzata da un impegno costante, svolto da preside, docenti, collaboratori, a portare nelle aule, nei corridoi e negli spazi esterni di Via dell’Archeologia e di Via Aspertini, la volontà di superare qualsiasi pregiudizio con la condivisione e con il sorriso. Scorrendo il PTOF sono decine i laboratori attivi, in collaborazione con enti e associazioni territoriali; altrettante le attività in programmazione per tenere le sedi aperte il maggior tempo possibile. A Tor Bella Monaca, dove è difficile convincere i colleghi delle scuole del centro a portare le proprie classi per iniziative di gemellaggio, quasi come i giornalisti a venire a seguire gli eventi e gli open day, vive la risposta migliore a chi vorrebbe la scuola chiusa e classista. Grazie ad Alessandra Laterza, da più di un anno impegnata con abnegazione e gioia nella sua impresa culturale nel territorio, si è aperto un varco di conoscenza sulla realtà ricca e stimolante di tutti i plessi della zona, dalla materna ai licei, che collaborano con la sua libreria. A partire proprio dalla Melissa Bassi che con le sezioni dell’Infanzia, della primaria e della secondaria, segue gli alunni sin da piccoli. Il viaggio di Tracce nella Bella scuola di Tor Bella Monaca comincia da qui, con la testimonianza della preside Alessandra Scamardella, in carica dal 2 settembre del 2019 e della maestra Isabella Cocco, in classe a via dell’Archeologia da 26 anni.

La traccia: l’impegno e il senso della scuola

alessandra torbellaLa preside.

“Arrivo da Napoli tutte le mattine. Negli ultimi nove anni ho insegnato Lettere nel Liceo Galileo Galilei, uno dei più antichi della mia città. Ho scelto io di venire qui: ho inserito la scuola nell’elenco delle mie preferenze dopo aver vinto l’ultimo concorso indetto. Conoscevo il contesto e la storia di cronaca della periferia nella quale si trova. Ho 44 anni e un figlio di 10, non ho voluto cambiare la sua vita, ma ho deciso di dare una prospettiva diversa alla mia: non mi ha spaventato la nuova situazione in cui mi sarei dovuta cimentare, anzi, l’ho vista come una sfida di complessità dove porsi obiettivi precisi. E’ una vita che mi dedico alla lotta contro i pregiudizi: lo studio rende liberi e autonomi, arricchendo il senso critico.”

Inclusione e condivisione

scuola torbella ingresso

“E’ una scuola che ti entra dentro. Il 26 agosto ho firmato l’incarico e dopo qualche giorno sono venuta a visionare l’Istituto. Sono stata accolta benissimo dal preside reggente e da coloro che ora sono i miei preziosi collaboratori. Mi sono messa subito al lavoro. Ho letto e studiato la documentazione necessaria. Poi tutto è venuto naturale. Ho voluto conoscere la comunità educante: dalle famiglie ai referenti degli enti con cui si lavora nel territorio. Abbiamo bisogno di una interazione forte con l’esterno. Ho scoperto un mondo variegato, accomunato dalla voglia di rendere ausilio: si respira una volontà preziosa ad aiutare la scuola per i bambini e per i ragazzi. Ho cercato di impostare sin dall’inizio la mia dirigenza lungo questa rotta, indicata da una delle eccezionali peculiarità storiche dell’istituto: lo spirito di accoglienza e di inclusione. I docenti sentono profondamente il loro lavoro: non ho visto altrove la stessa passione con cui ci si dedica agli alunni, soprattutto a quelli necessitanti una strategia di integrazione più forte. Oltre a procedere ad alcune piccole modifiche nel PTOF, nel mio atto di indirizzo, ho ribadito che su questa strada vorrei proseguire, implementandola con strumenti, rapporti, progetti che risultino via via necessari.”

“Bisogna trarre benefici per tutti da quelle che, ad alcuni, possono apparire delle problematicità. Avere nelle classi bambini che provengono da paesi, etnie diverse o da contesti famigliari di disagio porta a sviluppare esperienze di scambio e supporto reciproco preziose. E’ una ricchezza, attraverso la quale, la scuola deve dimostrare la sua funzione. Interpretiamo e viviamo l’inclusione come il terreno sui cui agire la scommessa di crescere ragazze e ragazzi liberi da ogni pregiudizio. Il presente viene da una lunga storia, caratterizzata da questo spirito. Una modalità di gestione evidente dalle ore di didattica legate ad attività laboratoriali, dai corsi di ceramica a quelli di musica. La scuola è aperta e pronta ad accogliere qualsiasi idea possa arricchire i nostri alunni, non solo in termini di conoscenza, ma anche di relazioni, di scoperte, di modi per esprimere la propria voglia di stare insieme e di creare.

scuola torbella esterno verdeIl plesso di Via dell’Archeologia è immerso in un polmone verde, un’area così rigogliosa che abbiamo sviluppato, con interesse e successo, un progetto di orto scolastico. I bambini passano molto tempo all’esterno delle aule è un altro modo per vivere la scuola e anche per interpretare il legame con il territorio che è parte integrante dell’istituzione scolastica.”

 

Essere punto di riferimento

“I nostri edifici, come gran parte delle strutture cittadine e nazionali, hanno bisogno di costanti manutenzioni, ma a Via Aspertini stanno finendo i lavori, non siamo in condizioni di difficoltà da questo punto di vista, anzi. L’accoglienza parte anche dall’offerta di spazi curati, nei quali si possano lasciare con fiducia i propri figli. Ho cercato sin dall’inizio del mio incarico di incontrare le famiglie in diverse occasioni. E’ normale che abbiano manifestato un’iniziale diffidenza, non solo perché vengo da fuori, ma soprattutto perché temono che io possa rimanere per poco e poi abbandonarli. Ho eliminato questa sensazione con la presenza. C’ è bisogno di una figura di riferimento che possa ascoltare, come spesso mi accade, anche l’esposizione di problemi che vanno oltre le questioni scolastiche. Gli alunni non sono molti, ma sono seguiti in questo modo. I genitori sanno che la porta del mio ufficio è sempre aperta.

scuola torbella bambini ingresso

C’è necessità di esserci.”

“La differenza nei rapporti con le famiglie si potrebbe manifestare con quelle dei ragazzi delle medie, mi avevano avvertito che in quel caso i contatti si diradano rispetto all’interesse maggiore a partecipare da parte di chi frequenta la scuola dell’infanzia e la primaria. Invece sono stata piacevolmente stupita, ci sono e vengono a tutte le attività in cui è richiesta la loro presenza. Non nego l’esistenza di situazioni di forte disagio: ci sono alunni che risiedono in casa- famiglia, o provengono da contesti molto difficili, ma noi lavoriamo per coinvolgere chiunque varchi l’ingresso in una normalità a tutto tondo.”

“La scuola è un luogo di crescita, formazione, ma anche serenità sia per gli alunni sia per tutti coloro che ci lavorano: è nel benessere condiviso che si possono cercare meglio le risposte anche alle domande più complesse. L’obiettivo è soprattutto garantire che i bambini stiano bene. Sono andata a conoscerli nelle classi. “Non sono così i presidi, non è lei!” ha esclamato uno di loro che poi ha aggiunto “ho capito, è la proprietaria della scuola!”

scuola torbella recite“Nella settimana di Natale mi hanno sorpreso entrambi: alunni e genitori. Durante gli spettacoli e i concerti, le famiglie, non solo hanno partecipato, dando anche un contributo all’organizzazione, ma si sono mostrate felici dei risultati dei loro figli che, come sempre, hanno dato molto di più di quello che pensavamo. E’ stato emozionante vedere l’eterogeneità di volti ed etnie nel pubblico, uniti per condividere momenti di gioia. Sono conferme che aiutano ad affrontare i problemi quotidiani che viviamo soprattutto con i ragazzi più grandi. Da soli non si va da nessuna parte, siamo una squadra. Ci sono docenti qui da 30 anni che non hanno mai voluto lasciare il loro incarico, anche quando avrebbero potuto richiedere trasferimenti in strutture meno disagiate. Una di loro è andata in pensione ed è ogni giorno qui a collaborare”

scuola torbella open day“Siamo nel mese delle iscrizioni, ci stiamo impegnando per mantenere il numero che ci consenta di resistere. Lo faremo anche aumentando i nostri rapporti con il territorio, confermeremo gli esistenti, ma ci stiamo indirizzando anche verso altri con differenti realtà da Medicina solidale alla Biblioteca della legalità. Stiamo studiando con i referenti del Municipio le forme per consentire una maggiore apertura e disponibilità dei nostri spazi al quartiere, con il Chentro, associazione molto attiva nel coinvolgimento dei ragazzi, abbiamo previsto dei laboratori di arte di strada. Questa è la via e non la cambieremo, certi che percorrendola insieme raggiungeremo serenamente gli obiettivi prefissati.”

Isabella Cocco, l’insegnante.

scuola torbella isabella 2“E’ stata la mia prima scuola, sono qui dal 1994: entrata come supplente, poi insegnante di sostegno, da 12 anni rappresento i docenti nel Consiglio d’Istituto e sono responsabile della biblioteca scolastica. Mi hanno detto che ho scelto una strada difficile: ne ripercorrerei ogni tratto, sin da quel primo giorno nel quale, partendo dal mio quartiere, Giardinetti, poco distante, passando attraverso i palazzoni grigi, raggiunsi l’ingresso emozionata. Nel 98 sono diventata di ruolo e ho deciso di rimanere. Mio padre che ora è pensionato, all’epoca era in Polizia, quando ha saputo che volevo confermare l’incarico, si è molto arrabbiato, soprattutto sapendo che avrei potuto scegliere altri istituti in zone differenti: non mi ha parlato per tre mesi.”

scuola torbella zona“All’inizio, guardando dall’esterno posso capirlo: la zona poteva apparire come un ghetto, nei palazzoni erano state confinate ad abitare famiglie con forti disagi, i bambini, spesso non potevano essere seguiti con attenzione dai genitori, a volte venivano affidati a strutture terze. Adesso la composizione del quartiere è un po’ cambiata, ci sono molte abitazioni private di chi sceglie di venire ad abitare qui. Certo persistono delle criticità che ci hanno spinto a inventarsi una didattica alternativa. E’ il nostro modello che prevede un continuo impegno a coinvolgere alunni e famiglie: si adatta a chi ha voglia, anche come insegnante o personale amministrativo, di fare sempre la propria parte.”

Sempre in movimento

scuola torbella interno“Alla Melissa Bassi non si può stare fermi. I risultati premiano: il nostro scopo è far emergere le peculiarità dei bambini che spesso ci stupiscono come veri e propri talenti. E’ importante per questo tessere buoni rapporti con i genitori. All’ultimo open day ho incontrato una mamma, determinata ad iscrivere altrove la propria figlia perché aveva paura del contesto, pur vivendo vicino la scuola. Le ho chiesto di vedere come si lavorasse da noi prima di decidere. Le è bastato girare nelle classi per trasformare la sua diffidenza: ha iscritto la sua bambina qui.”

“Svolgendo anche il ruolo di bibliotecaria, conosco praticamente tutti coloro che passano per i nostri corridoi: c’è un’affluenza altissima per venire a prendere i libri. Ciò che colpisce è un elemento ricorrente: chi entra e chi esce dalla nostra scuola, sorride. Qui facciamo tremila cose, non ci si annoia mai ed ognuno trova il suo spazio. C’è la massima possibilità di sperimentare idee e progetti. Non è una scuola di passaggio, è molto legata al territorio, sempre a rischio per il numero delle iscrizioni, non per quello dei laboratori, delle attività, delle collaborazioni e dei volontari che ci aiutano a realizzarle.”

“Non mancano i problemi, ma non sono diversi da quelli che si vivono in realtà scolastiche di altre zone. Anzi per molti aspetti stiamo sicuramente meglio: penso alle nostre aree verdi che consentono di coltivare l’orto e di trascorrere molto tempo all’esterno delle aule, ma anche ai campetti ristrutturati dove fare sport. Si è dovuto ricredere persino mio padre, anche perché il territorio di cui non nascondo le criticità, rispetta la scuola e il nostro lavoro. Finiamo spesso tardi, esco dai cancelli la sera, ma non ho paura: le nostre macchine non sono mai state toccate. Ormai insegno ai figli dei miei primi alunni, sono alle seconde generazioni, mi conoscono in tanti in zona. Come me molti altri colleghi che hanno deciso di non cambiare: rimanere sempre con lo stesso entusiasmo nel portare avanti i progetti e nel seguire i nostri ragazzi.”

La conferma

“Se si ha in classe un bambino difficile che capisce l’attenzione e l’affetto, non si conquista solo la sua fiducia ma quella dell’intera famiglia. “A maè te posso dì ‘na cosa, però non te devi incavolà…” Me lo dicono spesso e mi offrono continui spunti di riflessione. Come accade, vedendo la loro capacità di accettare chi può apparire diverso: in una classe c’è una bambina russa che ogni giorno insegna loro una parola diversa della sua lingua, in un’altra una ragazza autistica, difesa e sostenuta da tutti i compagni. Da noi lavoriamo perché non si creino i pregiudizi legati ad una percezione distorta della diversità. Prendo un esempio che sto vivendo in prima persona: in seconda ho un bambino africano con la mamma che parla solo inglese, tanto che lui ha un uso della lingua fluente. E’ stata la chiave per entrare in contatto, parla così bene che l’ho coinvolto ad aiutarmi nelle mie lezioni di inglese, aumentando la sua autostima. Sin dalla formazione delle classi, cerchiamo di mescolare il più possibile diverse etnie, culture, abilità. Lo facciamo insieme perché il clima tra colleghi ci permette di lavorare con serenità. Non siamo chiusi nelle nostre aule, ci confrontiamo e aiutiamo: quasi sempre i supplenti che vengono da noi, se ne vanno dispiaciuti e sperano di tornare presto per il clima di accoglienza e condivisione che si respira, anche con chi sta per poco.”

Dopo 26 anni confermo ogni giorno la mia scelta di stare qui a Tor Bella Monaca, nella scuola migliore che potesse capitarmi.”

La traccia volante:

“Guardare avanti con ottimismo.” Alessandra Scamardella. E’ una frase che ripeto spesso, perché bisogna scrollarsi di dosso il peso del passato che può creare pregiudizi nel presente per occuparsi del futuro con il sorriso. “Se si insegnasse la bellezza” Isabella Cocco. E’ il titolo di un progetto che stiamo portando avanti, ripreso da una frase di Peppino Impastato.

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