Victoria non lascia solo chi assiste

“Aiutare gli altri dà una forza che supera la paura. Molti servizi si sono dovuti fermare, ma io non potevo. Nella massima sicurezza possibile, io ci devo essere per le persone di cui mi prendo cura a casa: per un sostegno pratico e anche per un fondamentale sorriso.”

Old and young holding hands on light backgroundSembra sempre che facciamo poco, invece, senza di noi, molte persone rimarrebbero sole anche per le normali attività quotidiane.” Victoria Ciobanu non si lamenta, ma spiega perché il suo lavoro di assistente domiciliare non si è potuto fermare. Operatrice socio sanitaria, tecnico specializzato ABA, ha dovuto rallentare i suoi impegni nella Cooperativa Idea Prisma di cui è dipendente da tre anni, ma, ogni giorno, la mattina e la sera, seguendo tutte le norme di sicurezza previste, va dalle due signore sulla sedia a rotelle per occuparsi di ogni cosa che occorre loro. Il fine settimana è da Mario, per cui rappresenta un sorriso in queste giornate lunghe, nelle quali, per i ragazzi con gravi disabilità psichiche come lui e le loro famiglie, la vita è diventata ancora più difficile, perdendo le necessarie certezze legate ad una fondamentale ritualità. Victoria c’è con la sua carica positiva e non vede l’ora di ricominciare a pieno ritmo anche con gli altri ragazzi autistici a cui non fa mancare il suo sostegno attraverso telefonate e messaggi. E’ il suo lavoro, quello che voleva fare quando dodici anni fa è arrivata in Italia dalla Moldavia e ha deciso che si sarebbe occupata da chi ne aveva bisogno con tutta la forza possibile. Oggi è la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo: si accenderanno lucine blu nel silenzio surreale che ci circonda, simboli e cerimonie stonate per famiglie e persone ancora una volta lasciate in balia degli eventi per le quali, per fortuna, esistono e resistono figure come quella di Victoria, a cui deve andare pure la gratitudine di chi troppo spesso dà per scontato il  prezioso lavoro.

La traccia: l’assistenza domiciliare come cura e sorriso

victoria cooperativa“In cooperativa ci hanno fatto scegliere: chi voleva poteva fermarsi. Io ho deciso di continuare il mio lavoro. Mi capita anche durante le feste: quando si potrebbe rimanere a casa, io vado dalle persone che assisto. Penso: “proprio oggi che gli altri mangiano qualcosa di più buono e stanno insieme, la signora di cui mi prendo cura è sola”.  Allora preparo dei dolci o una lasagna, gliela porto e magari le metto un bel vestito. So che adesso la situazione è diversa. Molti servizi si sono dovuti bloccare. Sono specializzata come tecnico ABA,  seguivo dei ragazzi autistici, ma ho dovuto smettere di andare a casa loro, lo abbiamo deciso in accordo con le famiglie. Li sento però tutti i giorni, mi mandano messaggi whatsapp: abbiamo trovato un modo per continuare a stare insieme. Non avrei mai potuto lasciare, però, le due signore di cui mi occupo già da un paio di anni e Mario.”

“Le signore sono entrambi sulla sedia a rotelle e non autonome. Rispettando tutte le norme di sicurezza, devo fare loro la spesa, continuare a offrire le mie cure quotidiane per la pulizia e anche per la compagnia che è fondamentale. Mario è un amore, non so se avrei potuto fare a meno, anche io, di passare due giorni a settimana insieme. E’ così da tre anni, quando ho conosciuto sua mamma Elena ad un corso per caregiver a domicilio. E’ nata subito un’amicizia che si è saldata quando ho incontrato Mario. E’ un ragazzo che non comunica con le parole, ma riesce a trasmettere emozioni e sentimenti come pochi altri. E’ sempre circondato di amici, di affetto: ama socializzare. Insieme, normalmente, andiamo a fare la spesa per poi passare il tempo a cucinare, attività che lo rilassa. Di solito, quindi, ci ritroviamo in cucina, in queste settimane, invece, abbiamo dovuto cambiare i programmi. Per evitare di avere troppi contatti stiamo nella sua camera: io con il camice e la mascherina, comunichiamo direttamente solo io e lui, con Elena ci scambiamo messaggi attraverso le mura della stanza.”

victoria mario“Mario ha bisogno, come gli altri ragazzi nelle sue condizioni, di rispettare i suoi riti e non sconvolgere troppo le abitudini. Purtroppo non posso, per il momento, garantirgli la lunga passeggiata della spesa, anche perché lo agitano i controlli che ci sono in città e temo gli eventuali richiami di chi ci vede in giro senza sapere che abbiamo il permesso di farlo. Rimaniamo vicino casa, saliamo, cuciniamo un po’ e poi stiamo nella sua stanza. Ha accettato di vedermi con la mascherina, quello che proprio non ama è che mi metta le ciabatte che disinfetto ogni sera. Non riesco però a non avere contatti con lui: serve che a volte veda il mio sorriso e che ogni tanto possa fargli una carezza. Elena mi ha chiesto di continuare, io avrei voluto anche con gli altri ragazzi, ma capisco i timori dei genitori.”

“La cooperativa mette a disposizione camici, mascherine, occhiali, cuffie per lavorare in sicurezza. Ogni giorno pulisco e cambio tutto. Ho un contratto da 38 ore, adesso ne svolgo 22, ma va bene così. Se c’è bisogno, ho dato la mia disponibilità. Vivo con mia figlia che studia e il mio compagno: sanno bene come sono fatta e non si meravigliano nel vedermi, ancora e sempre indaffarata. Sono in Italia da 12 anni, da 5 svolgo questo lavoro. Quando sono arrivata, ho fatto di tutto: cameriera, barista, donna delle pulizie. La badante è stato l’ultimo impiego prima di conseguire il diploma con il corso di 1000 ore della Regione Lazio come Operatore socio sanitario. Ho avuto la conferma che è ciò che ho sempre voluto fare. La prima signora di cui mi sono occupata era senza famiglia e doveva, purtroppo, stare spesso in ospedale: mi affascina il lavoro del personale ospedaliero, il senso di squadra che si respira nei reparti. Con l’assistenza domiciliare ho trovato il mio modo di crescere sempre di più nelle competenze e attitudini, perché possono capitare casi diversi e bisogna predisporsi nel modo migliore anche dal punto di vista psicologico. “

victoria“Aiutare gli altri da’ una forza che supera la paura. Adesso, ad esempio, io non temo per me, mi preoccupa solo non dovessi avere i permessi e i dispositivi necessari per continuare a fare il mio lavoro, garantendo la serenità di tutti. Mi porto dietro le certificazioni e soprattutto cerco di dare i giusti consigli ai famigliari delle persone di cui mi prendo cura. Per evitare qualsiasi contagio, preferisco pensare io a tutte le faccende che prevedano possibilità di contatto: faccio la spesa e vado in farmacia. Non vedo l’ora, però di riprendere a lavorare come prima. Mi mancano soprattutto i ragazzi dei laboratori ABA, temo che i progressi acquisiti da alcuni di loro si possano perdere e si debba ricominciare da capo. Ci sarà tanto da fare, ma sono pronta. L’importante è rivedere i loro sorrisi come quelli di chi ora non lascio solo.”

La traccia volante: “Nonostante non si possa uscire e vedere gli altri, la cosa bella è che vieni tu!” Me lo ripetono le persone da cui continuo ad andare, è una frase che non potrò dimenticare.

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