Viola e la strana scuola

“Finiremo l’anno in questo modo, non ce lo saremmo mai aspettato. Sarebbe bello se riuscissero ad organizzare una giornata, magari all’aperto, nella quale ritrovarsi, la V C e le maestre, per confrontarci su quanto abbiamo vissuto e avere qualche suggerimento, dal vivo, per ripartire l’anno prossimo. Come ricorderò questo periodo? Ora non lo so: lo saprò da grande!”

Ieri pomeriggio Viola ha seguito la prima lezione online della V C, in collegamento diretto su zoom. Ore 15, tutti davanti allo schermo: si parte con italiano, analisi logica. Il ritardo, che può sembrare notevole rispetto alle altre scuole, è stato colmato con assegnazioni di compiti; invii e controlli degli stessi attraverso messaggi whatsapp all’insegnante; video di spiegazioni sulla piattaforma classroom e prove di interrogazioni singole. Le difficoltà per far partire una modalità, ormai prassi per altri studenti, sono state varie e comprensibili: hanno 10 anni e non tutti possiedono un proprio computer; molti lo condividono con fratelli più grandi per i quali le lezioni sono partite subito e obbligatorie; alcuni si affidano ai supporti dei genitori che lavorano con gli stessi da casa oppure devono uscire per rientrare in orari che non coincidono con quelli di altri; la dirigente aveva messo a disposizione i portatili della scuola, ma bisogna avviare le verifiche per stilare una graduatoria nella priorità dell’assegnazione. Certo non ci si poteva far trovare preparati davanti ad una pandemia! Forse si poteva velocizzare, ma non sarò mai nella schiera dei saccenti quindi polemici. Fa tenerezza pensare ai primi messaggi nella chat, ottimisticamente denominata all’inizio di marzo “SOS 5 C” : a chi informava la maestra, preoccupato, di non poter compilare le schede inviate perché i negozi erano chiusi e non era permesso andare dalla condomina dotata di stampante;  si contrapponevano i lanci in avanti dei genitori più tecnologici che proponevano codici e piattaforme per liberarsi dall’ennesima schiavitù telefonica.

viola scuola 3Tutto cambia per rimanere come è, verrebbe da dire: la solita confusione che si alimenta di diseguaglianze, incertezze e anche tanta buona volontà. Ora, però, ci è stata data una informazione sicura: a scuola per quest’anno non si torna, per cui, aggirando gli ostacoli, si deve trovare il modo per portare a casa la quinta. Nel dubbio, fonti ufficiali hanno avvertito: “preparatevi che potrebbe continuare questa modalità anche a settembre. La scuola non tornerà più quella di prima!” Questa frase, rimasta sospesa nell’aria come migliaia di droplet, ha portato sicuramente all’accelerazione, per cui da ieri non c’è più classe nella scuola di Viola in cui non siano partite le lezioni online, ma, a chi ha una visione romantica e democratica della scuola, ha suscitato anche un moto di angoscia. Se penso ai miei 13 anni di istruzione: elementari, medie e liceo, i ricordi più vivi sono quelli legati a tutto ciò che verrà probabilmente cancellato dall’immaginario di Luca che inizierà le elementari l’anno prossimo, e offuscato in quello di Viola, che andrà in prima media.

viola scuola ioNiente più corridoi affollati dove ritrovarsi a ricreazione, o durante strategiche uscite per andare in bagno: se mi concentro riesco a rivedere nitide anche le finestrone della Giorgio Franceschi di Donna Olimpia. Entrate e uscite scaglionate per evitare assembramenti: chi non è arrivato venti minuti prima della campanella per condividere l’ansia di una interrogazione e chi non è rimasto anche un’ora dopo a chiacchierare davanti al portone per organizzare il pomeriggio insieme? Impossibile passare informazioni, anche solo un biglietto tra un banco e l’altro, almeno che non si abbiano capacità ninja. E quelle discussioni che si animavano, non previste, a volte sterili altre appassionanti, con maestri e professori! Quelle che ci hanno formato nella consapevolezza dei nostri limiti e delle altrui risorse! Si troverà il modo per non perdere l’umanità della scuola, starà anche a noi limitare il pessimismo e controllare la deriva nostalgica per incoraggiare i nostri ragazzi. Per cominciare da subito, ho deciso di organizzare una intervista a mia figlia per capire cosa si aspetta realmente da questa nuova scuola e come sia stato l’impatto con le anticipazioni offerte dalla prima lezione di ieri. Nessun intento socio pedagogico o velleità statistica, solo la volontà di dare un piccolo spazio all’opinione dei diretti interessati, nel dibattito, nel quale, giustamente, spiccano le idee di insegnanti, dirigenti e psicoterapeuti.

viola interrogazioneEmozionata e con un tono di voce da interrogazione, Viola, 10 anni, 11 ad agosto, ha risposto.

Aspettavo tanto questa prima lezione. Era anche ora che riuscissimo ad organizzarla, solo che adesso sono un po’ delusa. C’era tanta confusione e diversi problemi tecnici. Si vedeva apparire Caterina, mentre parlava Ludovico; la maestra spiegava e in primo piano c’era uno di noi. Spesso il collegamento si fermava, qualcuno usciva e rientrava. Per certi versi si possono considerare le stesse pause che c’erano in classe. La concentrazione, però, è stata ancora più difficile da mantenere.

“Adesso zitti tutti che devo spiegare una cosa importante” ha detto la maestra. “Aspetta, aspetta, non sento più” è intervenuto subito Lorenzo. Di certo non ci siamo annoiati ed eravamo più rilassati che se fossimo stati in aula. Le interruzioni fanno anche ridere, ma non siamo riusciti a fare molto. In un’ora non abbiamo completato tre esercizi e la maestra ci ha spiegato solo l’attributo. Sicuramente miglioreremo, è stata la prima, ma non credo che mi piacerà fare sempre lezione in questo modo. Mi manca vederci tra di noi, abbracciarci, scambiare le nostre solite battute senza essere visti e ascoltati dalla maestra. A pensarci bene, mi è venuta nostalgia della palestra dove giocavamo e del giardino dove ritrovarci a ricreazione. Mi manca stare insieme! E poi: mi dispiace che non potremo tornare neanche l’ultimo giorno! L’anno prossimo andrò alle medie, tornerò a salutare le mie maestre, ma non le ritroverò in classe. Non avrò salutato bene neanche i compagni che andranno in un’altra scuola, sperando di poter incontrare gli altri nel corridoio.

scuola viola danimarcaNon riesco ad immaginare un’aula con i banchi staccati, impossibile che ci dicano di non stare mai vicini. Come quando in giardino ci gridavano di non correre, ma come si poteva obbedire! Metteremo le mascherine anche se tutte le ore potrebbero essere scomode, ma se questo serve per ritornare alla scuola normale, va bene. Spero che questo possa accadere, se rispettiamo le regole ora, rimanendo ancora a casa, fino a quando ci dicono sia necessario per controllare il virus.

Agli adulti non dispiace non stare con i colleghi e lavorare dal computer, ma noi ci vogliamo vedere, stare insieme mentre studiamo. Meglio quindi distanziati e con le mascherine, rispetto a lezioni solo online. Dopo un’ora davanti allo schermo sono stanca e non credo nemmeno di aver recepito bene ciò che ci hanno spiegato. Eravamo più concentrati sulla rete, temendo che si bloccasse o che non ci si sentisse bene quando dovevamo intervenire, che sui contenuti. Eppure non avevamo nessuna distrazione intorno, nemmeno la mosca che quando entra in classe è la fine!

viola scuolaFiniremo l’anno in questo modo, non ce lo saremmo mai aspettato. Sarebbe bello se riuscissero ad organizzare una giornata, magari all’aperto, nella quale ritrovarsi, la V C e le maestre, per confrontarci su quanto abbiamo vissuto e avere qualche suggerimento per ripartire l’anno prossimo. Come ricorderò questo periodo? Ora non lo so, lo saprò da grande!

viola scuola finale

 

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