Anna Maria fa rinascere dalla malattia con i colori

 “Trasformare il dolore del ricordo, legato ad una cicatrice, in bellezza. Utilizzare l’arte per non far più provare vergogna dei segni della malattia, anzi renderli un simbolo della rinascita.”

Spaventati, scossi dalla tempesta passata, ancora intenti a valutare i segni lasciati su ognuno di noi, siamo usciti per tornare al mondo. Dopo settimane nelle quali ne abbiamo immaginato i colori, chiusi nelle nostre case, per proteggere noi stessi e gli altri, lentamente ne stiamo riscoprendo l’intensità. E’ una sensazione lontanamente paragonabile a quella provata da chi è passato attraverso una malattia che prevede lunghe terapie, attese e il timore di possibili ricadute. Il ritorno alla vita lo possono spiegare coloro che hanno realmente rischiato di perderla. Non tutti hanno giustamente voglia di trovare le parole per condividere: c’è chi ha pudore e chi vorrebbe nascondere, invece che mostrare, la cicatrice lasciata dal male passato. Una traccia che narra una storia in grado di trasformarsi in arte. Lo pensa e lo sperimenta con il suo lavoro quotidiano, la pittrice e performer, Anna Maria Mazzini. Dopo aver provato direttamente le conseguenze di un tumore al seno, ha deciso di mettere la sua esperienza e il suo talento al servizio delle terapie integrate per sostenere le donne operate per la sua stessa malattia. La sua associazione si chiama Body  Art Therapy Italia APS. Unica realtà artistica che considera i corpi che hanno subito una mutilazione dopo l’intervento chirurgico, delle tele su cui riprodurre quadri che ne esaltino la bellezza. Anna Maria dopo aver viaggiato e vissuto in alcuni paesi all’estero, tra cui Stati Uniti e Australia, ha sperimentato e affinato diverse tecniche pittoriche tra cui la body painting, partecipando e vincendo concorsi sia nazionali che internazionali. Nel suo studio a Nepi accoglie le donne operate di tumore al seno che diventano le protagoniste delle sue opere. Insieme scambiano suggestioni, emozioni, dolori e gioie che rimangono impressi nei ricordi di una esperienza unica che le aiuterà ad accettare quella cicatrice in modo più graduale e non avere più paura di nascondere. Colori che faranno brillare una bellezza da dentro che non si spegnerà mai. Le parole di Anna Maria dimostrano quanto l’arte possa aiutarci a trasformare la malattia in medicina, a guarire la nostra anima e guardare noi stessi e gli altri, oltre le apparenze. La forza di un’opera dipinta su un corpo può dissolversi con una doccia, ma rimane indelebile quel ricordo vissuto così intensamente come simbolo di una rinascita da condividere per continuare ad andare avanti e non mollare.

La traccia: la pittura sul corpo di donne operate al seno

anna maria dragon boat

“Sono una pittrice. Ho avuto un carcinoma al seno. Durante la convalescenza, a causa di un intervento di svuoto ascellare, il braccio destro si è bloccato. Io dipingo soggetti figurativi: in quelle condizioni non potevo farlo, mi sono buttata sull’astratto, puntando sul colore. Le tele erano così piene di vita. Forse iniziava già un mio nuovo percorso di ispirazione. Continuavano i miei controlli ad intervalli sempre maggiori tali da rendere, i miei valori in perfetto equilibrio, una speranza sincera di guarigione. Oltre alla pittura avevo trovato conforto nello sport: il dragon boat. Si pratica in squadra su una imbarcazione che prende il nome dalla testa di drago posta sulla punta: si pagaia, seduti su assi di legno, con un remo monopala. E’ un’attività che mi ha aiutato a ridurre il linfedema che faceva gonfiare il mio braccio. Mi ha sostenuto, però, soprattutto per le preziose relazioni umane che si intessono tra i vari membri dell’equipaggio. Proprio con una di loro è accaduto un episodio che ha illuminato la mia strada artistica. Eravamo in trasferta per una gara con le donne in rosa (donne operate di tumore al seno), dividevamo la stessa stanza.

anna maria arte sul corpo 2Una sera non ho potuto fare a meno di guardarla mentre in bagno, davanti allo specchio, evitava di vedere la sua immagine riflessa. Dalla porta socchiusa ho notato che avesse un seno mutilato e ho sentito, nitido, il suono delle sue lacrime. Ho visualizzato sulla cicatrice un meraviglioso dipinto che coprisse tutto il seno”.

“Ho iniziato ad informarmi sulla body art. Ho frequentato un corso e cominciato a dipingere sul corpo delle donne. Ricordo il rapporto con la prima sulla quale ho dipinto: l’imbarazzo che si è sciolto quasi subito nella condivisione di un dolore comune trasformato in opera d’arte. Disegnai un’alba africana, includendo tra i colori e le linee, il suo seno privo di un capezzolo. Alla fine lei si è portata via la libertà e la soddisfazione di quel pomeriggio durante il quale aveva ritrovato la sua bellezza: il ricordo in una foto di quell’alba speciale. A me sono rimaste le sensazioni uniche e credevo irripetibili di aver contribuito a farla sentire ancora bella.  Fortunatamente tornano ogni volta che realizzo una mia opera. E’ come se costruissi un dialogo tra le mie tele e la pelle di coloro che decidono di aprirsi a me attraverso l’arte. Mi raccontano della loro malattia, alcune mi rivelano come sia difficile resistere ad osservare la loro nuova immagine dopo interventi che ne hanno cambiato le fattezze.  Parto da quadri realizzati durante il mio periodo post intervento con i quali ho instaurato un legame speciale. Da lì arriva l’ispirazione per il soggetto da riprodurre. A volte sono le donne stesse a suggerirmi dove ritrovare l’immagine, come una delle ultime: appassionata di rose, mi ha portato a recuperare una tela nella quale ne avevo dipinte di vari colori.”

“Sembra che i corpi escano dalle tele. Una alchimia che consente ad entrambi di riprendere vita, scambiandosela vicendevolmente. Con il pennello porto dal quadro alla pelle l’energia dei colori che hanno vibrazioni particolari: mi parlano.”

anna maria libro“La pittura ha acceso luci inattese in me, anche prima della malattia. Un giorno, guardando uno dei nudi di donna che avevo realizzato anni prima del cancro, mi sono accorta di aver dipinto il mio corpo, indicando il seno destro, lo stesso sul quale poco dopo si sarebbe concentrata la massa tumorale maligna. Ogni volta che ci penso ho i brividi, lo ho raccontato anche nel libro “Gioia di vivere, dialogo tra una pittrice e il suo cancro”. Credo infatti che la malattia volesse avvisarmi con la mia arte. Lo ha fatto anche nei miei sogni: un incubo ricorrente nel quale perdevo la parola ed emettevo solo un urlo muto. Ho scoperto, dalla testimonianza di una psicologa durante una trasmissione radiofonica, che è un sogno che fanno molti prima di ammalarsi di una grave malattia.”

“Arte, malattia e rinascita si scambiano segnali per imprimerli sulla tela e sui corpi. Ho deciso che avrei dedicato le mie energie e il mio talento per aumentare la mia capacità di sostenere le donne operate che non riescono a ritrovare un equilibrio con il proprio aspetto mutato. Ho intrapreso esperienze all’estero, in particolare due anni fa sono stata in Australia. Nel paese c’è una grande tradizione di body painting. Al ritorno ho acquisito la giusta sicurezza per fondare la Body Art Therapy Italia APS, che faccio conoscere attraverso uno spettacolo teatrale durante il quale racconto la storia delle donne che escono fuori dal quadro, dimostrando di non avere paura e soprattutto di prevenire la malattia con controlli senza aspettare un’età avanzata, vista l’incidenza di questo tumore nelle donne più giovani. Ho debuttato a gennaio nel teatro l’Antica Janula di Castel Sant’Elia (Vt), vicino Nepi, dove vivo.”

“Ciò che faccio io, in Italia non lo fa nessuno: ho trasformato la pittura corporea in una forma di terapia. Durante la preparazione dello spettacolo è coinvolta una psicologa che spiega il senso profondo che ha per una donna, reduce dalla privazione di un seno, rivedersi bella. E’ un passaggio fondamentale per accettarsi. Ho in mente tanti altri progetti come un calendario che segni il passare dei mesi attraverso le immagini dei corpi delle donne dipinte, a partire da quelli delle mie compagne di dragon boat, dove evidenziare che tutto lo sport è fondamentale per la ripresa psico-fisica di chi è passato attraverso una malattia. Sto pensando di dipingere anche su corpi che portano cicatrici legate ad altre patologie. Stiamo valutando la possibilità di inserire questa attività tra quelle di supporto come la scrittura, proposte nel reparto di senologia al Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Incontro e mi confronto con diversi medici e senologi tra cui il Dott. Stefano Magno e il Prof. Riccardo Masetti, per capire come integrare la mia arte con le terapie. La curiosità iniziale si è trasformata in sincero interesse.”

anna maria finale“Vorrei che diventasse una terapia integrata nelle cure oncologiche. Metto a disposizione il mio talento e la mia esperienza che si basa sulla vocazione e sul cuore che hanno guidato la mia pittura. Voglio aiutare a trasformare il dolore del ricordo, legato ad una cicatrice, in bellezza. Mi piacerebbe coinvolgere altri artisti. Unire i nostri colori per non far più provare vergogna dei segni della malattia, anzi renderli un segno della rinascita.”

La traccia volante: “l’arte scavalca i confini e rende preziose le cicatrici più profonde.”

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