Valentina e Tiziana portano la scuola nel bosco

“Giocare e apprendere nello stesso tempo; delineare in autonomia spazi, limiti e competenze; condividere regole e conoscenze in un rapporto libero, armonioso e sicuro con la natura. La didattica all’aperto deve essere una delle strade da percorrere per ricominciare le lezioni a settembre.”

Bambini seduti in cortile, posizionati all’interno di quadrati ben delimitati; composti, fermi in una fila su posti segnati con una x; ben divisi dai compagni in banchi circondati da pareti di plexiglas: sono le immagini della scuola che in alcuni paesi nel mondo ed europei sta provando a ripartire nell’era del contagio possibile. Per quanto convinti della necessità che si trovino anche in Italia, al più presto, soluzioni per restituire la normalità ai piccoli studenti e per alleggerire le famiglie, vedere e pensare ai bambini così privati della loro natura libera, inquieta e porta a considerare altri percorsi. Da più voci e da esperienze già collaudate, è stata sollevata la proposta di incrementare le attività scolastiche all’aperto. Tiziana Boccanera e Valentina Pagliai hanno fondato e gestiscono la “Scuola nel Bosco”, iniziativa realizzata a Roma dal circolo Legambiente Parco della Cellulosa grazie alla collaborazione con l’Ente Parco Regionale Roma Natura. Nell’area naturale protetta, istituita nel 2006, dal 2014 si è animato quello che negli anni è diventato un grande laboratorio di ricerca, una palestra per le attività didattico-educative, un modello di riferimento per il quartiere e la città. L’ispirazione arriva dagli asili nati in Danimarca negli anni ’50,dove si apprende dall’esperienza diretta e l’aula è il bosco. Valentina, laureata in scienze ambientali, una lunga esperienza di gestione di una fattoria, con la cura di laboratori di cucina per ragazzi disabili e Tiziana naturalista, ricercatrice, un diploma come tecnica di ludoteca, convinta sostenitrice dell’educazione ambientale, hanno deciso di riportare l’idea anche in diverse aree verdi della capitale, vicino alle scuole che si sono offerte di seguire il loro progetto. Un’esperienza che ha confermato gli effetti benefici che tale didattica produce su tutti i soggetti interessati, dagli insegnanti alle famiglie: soprattutto ha dimostrato come studiare tra la natura, accresca la creatività e migliori la qualità delle relazioni dei bambini. Un modello che ora potrebbe allargarsi, garantendo la necessaria sicurezza: ne sono convinte Tiziana e Valentina che però sperano non si proceda seguendo l’emergenza, ma attraverso un percorso di formazione e conoscenza in grado di coinvolgere anche i più diffidenti. La loro traccia racchiude esperienza e speranza perché la scuola sia il luogo della scoperta condivisa.

La traccia: lezioni tra alberi e natura

“Abbiamo iniziato nel Parco della Cellulosa nel 2014 perché è il nostro amato Parco: abbiamo lottato insieme al circolo di Legambiente per difenderne la bellezza e collaboriamo per tutelarlo. Da qui abbiamo capito quanto si possa stare bene a contatto con la natura, al punto da decidere di renderlo un luogo speciale per apprendere in una didattica circolare. Lo hanno sperimentato e vissuto in prima persona le tante insegnanti che hanno deciso di abbracciare il nostro progetto e condividerlo con i propri studenti e le loro famiglie. Finora abbiamo lavorato soprattutto con le scuole pubbliche dell’infanzia, con i bambini fino ai sei anni, ma siamo certe che le attività proposte siano adatte anche ai ragazzi delle elementari. A noi basta che vicino all’istituto ci venga segnalata un’area verde e cominciamo ad impostare il percorso. Ci occupiamo di trovare i riferimenti di chi la gestisce per capire al meglio come adattare le attività al contesto: a partire dalla necessità di un piccolo spazio dove poterci rifugiare in caso di intemperie, anche se noi operiamo tutto l’anno senza farci fermare dalla pioggia.”

“Il passaggio fondamentale riguarda le famiglie: devono essere ben preparate e i bambini arrivare attrezzati. L’abbigliamento aiuta loro a capire l’avvicendarsi delle stagioni e a prevedere eventuali mutamenti di scenario. Il bosco va vissuto in maniera adeguata: stivali di gomma, pantaloni impermeabili e si può continuare a giocare anche se non splende il sole. Veniamo entrambe da vent’anni di scoutismo, come diceva il nostro fondatore, Robert Baden Powell: “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento.” Adeguatamente preparati possono cominciare la loro esperienza.”

“Li accogliamo, cercando di farli entrare subito nell’atmosfera. Trovano un tavolo dove poter fare quadri con materiali naturali o dei libri sugli animali del bosco che leggiamo loro. Alle 9 inizia ufficialmente la giornata, con la canzone per salutare il bosco. Cantata insieme l’ultima strofa, si possono dedicare al gioco libero che preferiscono: arrampicarsi su un tronco, correre nel prato, scavare buche nella terra. Noi, insieme agli insegnanti, li osserviamo e carpiamo suggerimenti: i loro gesti sprigionano le emozioni che ci forniscono stimoli per indirizzare il progetto completo. Chiariamo che non stiamo parlando di selvaggi: i bambini hanno delle regole da rispettare, si mostrano consapevoli dei propri limiti. Spieghiamo bene i rischi che potrebbero correre all’aperto, quelli che rappresentano i timori e il freno maggiore da parte delle maestre e delle famiglie prima di aderire alle nostre iniziative. Il bosco non sarà mai agibile come un edificio, ma con la giusta attrezzatura e una buona conoscenza degli spazi, può essere vissuto nella massima serenità.”

valentina e tiziana coccinella“E’ affascinante osservarli mentre scelgono la loro area gioco: avviano azioni semplici e profonde a stretto contatto con elementi, che magari non hanno mai incontrato prima. Alcuni stanno un’ora ad osservare gli alberi; altri contano le margherite o seguono i sentieri delle formiche. Possono farlo tranquillamente: superano le paure e si organizzano tra di loro. Portiamo una classe per volta: due maestre e due operatori proprio per riuscire a mantenere un rapporto stretto con ognuno. Caliamo sulle loro particolarità anche i nostri laboratori. A seconda l’età c’è un filo conduttore che lega le fasi del progetto. Per la fascia 5/6 quest’anno avevamo il tema dello scienziato: sono state proposte attività che mostrassero direttamente quali sono gli interessi e le operazioni che compiono nei diversi ruoli legati alla figura, dal biologo al chimico. Per i più piccoli abbiamo focalizzato sugli animali domestici: abbiamo aumentato le loro conoscenze per capire come prendersene cura. Per scegliere su cosa puntare l’attenzione ci lasciamo guidare dalle maestre, dall’area verde nella quale andremo ad agire e dalle nostre competenze. Tutti insieme impariamo, facendo esperienza. I nostri laboratori non sono mai frontali. Si sperimenta da protagonisti. Finiti i laboratori, si mangia fuori: è la mensa a preparare il pranzo a sacco, bandendo la plastica dai sacchetti dei bambini.”

valentina e tiziana con i bambini“Ogni passaggio della nostra giornata ha un significato particolare per lasciare loro il valore di ciò che vivono: dalle dinamiche relazionali dei giochi, alla soddisfazione del superamento dei limiti, ottenuto attraverso le attività fisiche, spesso per loro faticose. Non sono abituati alle lunghe camminate o ad arrampicarsi. Ci dispiace che i progetti si limitino ad una giornata a settimana o al mese, ma sono finanziati come attività extra didattiche, direttamente dalle famiglie, ci auguriamo che possano essere inseriti presto nei Piani di offerta formativa. Da marzo si è fermato tutto. In questo tempo sospeso, abbiamo pensato al nostro modo di intendere la scuola e avuto la conferma sulla lungimiranza di dirigenti, insegnanti e famiglie con cui abbiamo collaborato. Senza bisogno dell’emergenza dettata dal virus, già hanno sperimentato un modello di didattica all’aperto. Ora che si prospetta di considerarlo una delle alternative a quella a distanza, ci permettiamo di porre l’attenzione sulla formazione e il supporto necessario per affrontarla. Una maestra, abituata a stare con 20 bambini in una classe non può ritrovarsi all’improvviso da sola con lo stesso gruppo in un bosco o in uno spazio aperto. Serve l’appoggio di chi gestisce le aree verdi e di coloro che hanno esperienza sul campo. L’improvvisazione potrebbe generare frustrazioni negli insegnanti, acuire i timori nelle famiglie e rendere i bambini meno sereni di quanto potrebbero essere.”

“Noi siamo convinte da tempo che questa debba essere la strada. Ci sono scuole che avrebbero anche già degli spazi aperti in dotazione, meravigliosi, dei giardini fantastici. Bisogna attrezzarli per renderli sicuri, stesse procedure devono essere adottate se si sceglie di andare a fare lezione in aree verdi pubbliche, si deve verificare che abbiano caratteristiche idonee allo scopo. Si deve pensare, dove serve, all’organizzazione di modalità di trasporto adottate dalla scuola.

Finalmente c’è l’interesse, ma la scuola nel bosco nasce da un valore non dalla urgenza. Per questo si deve costruire un percorso strutturato e responsabile.

Non solo, serve anche impostare un discorso culturale perché le famiglie italiane sono ancora troppo apprensive rispetto a quelle di altri paesi che, pure con condizioni climatiche meno favorevoli, sono abituate a sapere i propri figli all’aperto. Nella nostra esperienza abbiamo notato come basti poca pioggia per generare il dubbio e spesso non far partecipare i bambini. Noi mettiamo la nostra esperienza a disposizione di chiunque ne avrà bisogno.”

“Abbiamo visto quali sono gli effetti su tutti i soggetti coinvolti, per questo ci auguriamo che possa essere finalmente arrivato il momento di diffonderli. Gli insegnanti, fuori dalla routine quotidiana, finalmente potrebbero dedicarsi ad un rapporto più stretto con i loro alunni, messi nelle condizioni migliori per osservarne la crescita, alleggeriti dalla presenza di altri operatori con cui condividere le responsabilità. I bambini sarebbero felicissimi: i genitori ci hanno raccontato che la sera prima delle nostre giornate, sono emozionatissimi, si preparano tutta l’attrezzatura necessaria in maniera precisa e, quando tornano, hanno una luce speciale negli occhi. Ci sono casi di alcuni di loro che riescono a superare problemi caratteriali e anche fisici grazie alle attività all’aperto, svolte insieme. E poi ci sono le famiglie, in questi ultimi tre anni abbiamo notato il cambiamento: madri o padri apprensivi all’inizio, al punto da voler partecipare ai sopralluoghi, sono coloro che ci hanno lasciato i commenti più entusiasti soprattutto per aver visto gli effetti sui propri figli. E’ questa la motivazione più importante per portare la Scuola nel Bosco.”

La traccia volante: “Io sono come un albero, sto con i piedi per terra ma cerco la luce del sole.” E’ la canzone che cantiamo con i bambini.

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