Questione di civiltà

“Noi abbiamo solo potuto chiedere agli altri genitori se potevano fare questo passo per noi, di fare anche delle vaccinazioni extra-facoltative e lo hanno fatto tutti. E di questo siamo eternamente grati.”

schema ministeroI bambini della scuola dell’infanzia privi del certificato che attesti l’avvenuta vaccinazione, da ieri, non potranno entrare in classe. Ai genitori degli alunni delle elementari, inadempienti, verrà invece applicata una multa. Seguiranno proteste, ricorsi, manifestazioni. Io che rivendico la fortuna di vivere nel 2019, in un paese che mette a disposizione dei miei figli la prevenzione per diverse malattie, anche letali, ho fatto somministrare loro tutti i vaccini obbligatori e il menigococco B, facoltativo. L’ho trovata una scelta naturale, volta a proteggere i miei bambini, ma anche quelli degli altri. Sono cresciuta nella convinzione che sia impegno massimo difendere la libertà nella consapevolezza che quando va a ledere quella degli altri, diventi un esercizio di egoismo da evitare. Non amo giudicare, anche se temo chi risponde alla scienza con la fede e teorie empiriche. Soprattutto, però, mi indigna chi, raccolto in un recinto di ovattate convinzioni, decide di rendere la vita difficile a chi vorrebbe vivere sereno nel mondo del quale rispetta leggi e regole condivise. Nel mio impegno culturale e politico a ribattere, in ogni circostanza che lo richieda, circa il dovere morale di vaccinare, spesso trovo delle storie che mi confortano.

Mi ha commosso quella che riportava il quotidiano L’Adige. Davide, 9 anni, è tornato in classe dopo una battaglia di 16 mesi, combattuta contro la leucemia. A colpire non è solo la gioia per un bambino e la sua famiglia, usciti da un incubo per provare a tornare alla vita normale, ma il racconto di una intera comunità, Tione in provincia di Trento, che si è stretta loro attorno, sostenendoli in ogni modo. Tutta la sua classe e le maestre hanno deciso di sottoporsi alle vaccinazioni necessarie per permettergli un rientro in sicurezza, mentre il suo fisico si riprende dagli effetti delle cure e dalla malattia. Ha spiegato il padre del bambino: “noi abbiamo solo potuto chiedere agli altri genitori se potevano fare questo passo per noi, di fare anche delle vaccinazioni extra-facoltative e lo hanno fatto tutti. E di questo siamo eternamente grati.”

E’ il senso di una comunità che protegge chi ne ha bisogno e non lo emargina, non ha esitazioni nel farlo, anzi non occorre nemmeno che si chieda, perché è una reazione naturale.

Chiunque sia passato in un reparto di oncoematologia pediatrica, non può non portarsi dietro, oltre alla stima e alla riconoscenza per medici e personale, lo sguardo dei pazienti e delle loro famiglie, misto di forza, paura e speranza. Permettere a quegli occhi di tornare a brillare, fuori dalla stanza di un ospedale, è un impegno che non può fermarsi ai meriti eccezionali di specialisti e ricercatori, alla abnegazione di famiglie, ma deve continuare nell’accoglienza e il sostegno di una società che si mette a disposizione per riaccendere quella luce.

Un bambino che si ammala e riesce a guarire, ha il diritto di tornare ad essere un bambino, quindi rivedere i suoi amici, riprendere le sue lezioni a scuola, senza timore di rischi evitabili.

Le foto riprendono Davide sorridente con la sua medaglia, felice di andare a scuola che non è un ossimoro, ma vita.

Mentre in una scuola di Tione c’è la prova palpabile del senso di un luogo nel quale si insegna come stare insieme, da Roma, giorni fa è arrivata la notizia ce ne sia una nella quale si manifesta una situazione opposta: si sta negando ad un altro piccolo guerriero, la gioia di tornare tra gli altri. La presenza di due mamme no vax nell’istituto, anzi proprio nella classe del bambino, reduce da una lunga battaglia contro un tumore, impedisce di rientrare per il timore che, il contagio di malattie, magari non letali per chi le contrae essendo privo di vaccinazione, possano costituire un grave rischio per le sue condizioni più fragili.

C’è una famiglia che deve battersi dopo una guerra, quando pensava di tirare un sospiro.

Ieri scadevano i termini per presentare la documentazione, la mancata certificazione, per i genitori dei bambini delle elementari, comporta solo una pena pecuniaria. Ribadisco “solo”, non perché voglia gogne pubbliche o punizioni esemplari di cui pagherebbero le conseguenze altri incolpevoli bambini, ma perché la paragono a quanto stanno continuando a pagare i genitori di figli che non possono rivedere il loro sorriso dopo mesi di angoscia, terapie e terrore.

 La legge è stata messa in discussione, cambiata, poi recuperata, lascia nella confusione uffici scolastici, aziende sanitarie, presidi, ma ritorno alla storia iniziale: a Tione non c’è stato bisogno che intervenissero autorità o avvocati. Qui maestre e genitori, spontaneamente, si sono vaccinati per far tornare Davide in classe. Non voglio giudicare chi pensa di tutelare il proprio figlio, impedendo di sottoporlo a vaccinazione, ma chiederei loro di guardare negli occhi sia Davide, sia il piccolo a cui stanno proibendo di rientrare a scuola e agire di conseguenza. Dimostrino la coerenza e il coraggio delle loro scelte, se non vogliono rispettare la legge, non si limitino a pagare una multa, lascino libero quel banco e consentano a chi quella libertà non la ha, per loro responsabilità, di tornare ad occuparlo.

Oltre le carte, c’è l’umanità che nessuna convinzione dovrebbe sottomettere.

vaccinazione lilli

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