Gli occhi unici di Zina

I bellissimi occhi di Zina continuano a fissarmi. Scrivono e parlano di lei come vittima dell’ennesimo caso di femminicidio. Quello sguardo intenso si ferma nell’aggettivo che interroga, quasi retorico: ancora uno? Quanti sono già? I numeri crescono, non si fermano, ma non c’è “ennesimo” che possa assuefare l’attenzione.

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Zinaida Solonari era unica per i suoi genitori, per le sue figlie, per gli amici, per tutto quello che poteva trasmettere e fare dai suoi 36 anni.

Guarda ormai solo da una foto nella quale è bloccata per sempre dall’ingiustificabile barbarie di un assassino.

Voleva vedere crescere le sue ragazze di 16, 12 e 8 anni: in quella prospettiva verde si sarebbero potute specchiare una volta diventate grandi. Occhi brillanti avrebbero illuminato chi le stava accanto; allietato i clienti del ristorante in cui lavorava; conquistato l’obiettivo dei fotografi per cui a volte posava come modella. Potevano sorridere ad un nuovo amore.

Zina a 36 anni, da 15 in Italia dopo aver lasciato il suo paese, la Moldavia, li aveva bene aperti quando ha capito che quell’uomo che aveva amato, era violento, ossessionato da una gelosia malata, tanto da diventare pericolosa. Aveva chiesto l’intervento dei carabinieri e si era rifugiata da sua sorella.

Non è bastato.

L’ultima immagine che ha visto è stata quella di quel piccolo essere vigliacco che la colpiva con un coltello, nascosto nell’ombra.

Erano chiusi in quel momento gli occhi delle sue figlie, dormivano dove lei le aveva messe al sicuro. Si sono riaperti sull’orrore. Per loro non c’è “ennesimo” che relativizzi: è un unico grande, incomprensibile, cieco dolore.

E’ fuggito. Lo hanno arrestato quel bastardo che non potranno mai più considerare padre: si è preso anche parte della fiducia con cui guarderanno il mondo, gli uomini, i sentimenti, nel futuro della loro vita.

Zinaida Solonari la loro mamma continuerà a fissarle dalle foto. Le ha salvate, ma non ha potuto tutelare i loro sogni.

Quegli occhi bellissimi non smettono di fissare anche me, perchè spetta a tutti, ognuno come può, in una società che pare assuefatta, stare accanto a queste tre ragazze, per aiutare a non far diventare Zina un numero: ricordarla come una donna forte e bellissima, vittima di un “non uomo” e di uno stato che non l’ha saputa proteggere.

E’ compito di tutti fermare la catena di “ennesimi” omicidi di una strage su cui non possiamo chiudere gli occhi.

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