Enrica e il 25 aprile dei bambini

“La scuola deve essere una comunità con l’obiettivo di formare dei cittadini: una palestra di democrazia. In questo allenamento costante ci sono parole e scenari da far entrare nel bagaglio di emozioni e conoscenze dei bambini. Non possono mancare libertà, uguaglianza e 25 aprile. Da qui si riparte: più consapevoli e uniti.”

enrica tempo di libertà

“I partigiani erano persone di tutti i tipi: uomini, donne, giovani, anziani, preti, con diverse idee, religione e classe sociale che hanno rischiato la loro vita combattendo insieme agli americani e agli inglesi per liberare il nostro paese dalla dittatura fascista e nazista che l’aveva occupato. Il loro desiderio era far nascere la democrazia.” A scrivere è Chiara, sette anni, alunna della seconda elementare della scuola primaria dell’Istituto comprensivo Pietro Allori di Iglesias. Come i suoi compagni ha partecipato a Tempo di libertà, il percorso, costruito nel padlet, la bacheca virtuale, gestita dalla maestra Enrica Ena, per vivere insieme ai bambini il senso del 25 aprile. Abituata a interpretare la scuola come una comunità che forma cittadini attraverso una didattica condivisa e mai frontale, l’insegnante sarda non si è fatta fermare dal virus, e ha portato, anche quest’anno, la storia da fuori dentro la vita dei suoi alunni. Tra le prime ad impostare il lavoro online per non interrompere lo scambio con le famiglie e i suoi bambini, Enrica Ena dimostra con il suo impegno quotidiano quale possa essere il lascito migliore che questo periodo di apparente blocco delle attività, possa regalare all’istituzione scolastica in ogni sua componente. Una scuola che si mette in discussione, rivede il rapporto con i suoi protagonisti principali e riparte da quanto si è scoperto mancasse proprio durante l’assenza. Al centro i bambini. I piccoli alunni della maestra Enrica non hanno mai perso l’entusiasmo e la voglia di scoprire, aggiungendo piccoli pezzi di puzzle alla loro crescita dalla quale non può prescindere la partecipazione alla vita democratica del loro paese. Se l’anno scorso erano al corteo, dopo aver compreso il valore della conquista della libertà con la lettura del Pappagallo francese di Lia Levi, questo 25 aprile lo hanno preparato, recuperando i concetti e costruendone di nuovi insieme ai propri genitori. Alice ha scelto Resistenza, Rocco, Nazifascismo, Vinicio libertà mentre  Leos ha cantato Bella Ciao con il papà e condiviso l’esperienza con un video: ognuno ha adottato la sua parola e ora sono tutti alle prese con la costruzione di una bandiera fatta in casa. A settembre ripartiranno da questo lavoro per costruire un altro tassello di consapevolezza nella loro formazione che li renderà cittadini felici. La traccia di Enrica Ena, mentre c’è ancora chi disegna simboli di odio nei luoghi della memoria, è più di una risposta, rappresenta la concreta speranza: partendo dai cittadini più piccoli, senza dimenticare il sacrificio e l’impegno di chi li ha preceduti, si può ricostruire insieme un paese libero e democratico.”

La traccia: a scuola di democrazia

“E’ un momento brutto quello che stiamo vivendo, però ci sta dando l’opportunità di condividere un’esperienza bella. Manca moltissimo il lavoro in classe, ma ieri ho avuto i colloqui online con i genitori: mi hanno restituito delle emozioni meravigliose rispetto a quanto stiamo portando avanti, insieme con  i loro figli, in queste settimane. Ci siamo mossi subito per non interrompere la didattica. Eravamo agevolati da progetti già approntati sulla modalità a distanza. I bambini della mia classe, in particolare, sono abituati ad utilizzare la tecnologia: abbiamo dei computer che usiamo per scandire ed organizzare meglio il tempo delle lezioni. Quando ci siamo dovuti fermare, ho voluto solo procedere ad una ricognizione per capire se tutti avessero gli strumenti necessari per partire: dopo pochi giorni ho aperto la nostra aula virtuale. Ho 18 bambini da seguire. Non voglio caricarli di impegni. Metto loro a disposizione del materiale, poi faccio un’ora di videoconferenza a piccoli gruppi, durante la quale ci confrontiamo, mi possono fare domande, non solo mostrare quanto hanno fatto. E’ la mia idea di insegnamento che in queste settimane si è rafforzata. Con il gruppo “Il Cambiamento nasce da dentro”, fondato insieme a genitori e studenti universitari, già da due anni facciamo formazione itinerante per diffondere buone pratiche ed estendere la nostra concezione di una scuola che pone al centro il concetto di cittadinanza e partecipazione.”

“Il mio percorso formativo parte da lontano e permea fortemente le mie modalità di agire.  Ho cominciato a lavorare giovanissima: a 18 anni ero già in azienda. Le difficoltà del contesto da cui provenivo sono state una spinta per cercare di dare il meglio di me in ogni situazione. Ero giovanissima, ma ho imparato tanto su progettazione e organizzazione, pratiche e concetti che mi si sono incollati addosso. Nel 1986 ho avuto già il primo approccio con l’uso della tecnologia: da subito l’ho interpretata come utile se piegata ai bisogni necessari. Dopo sei anni di lavoro ho deciso di ricominciare a studiare e mi sono iscritta all’università. Ho iniziato il mio percorso nel mondo della scuola, ricoprendo vari ruoli, ma ho scelto di dedicarmi alla mia passione: la didattica.”

“Al centro: i bambini, le loro domande, esigenze, la visione che hanno delle cose e come si possa arricchire nell’incontro e con la conoscenza. Senza dimenticare il ruolo fondamentale delle famiglie. La scuola deve essere una comunità che come primo obiettivo deve porsi quello di formare dei cittadini. E’ un’esperienza che si alimenta con pratiche quotidiane: una palestra di democrazia. In questo allenamento costante ci sono le ricorrenze per le quali è necessaria una preparazione approfondita. Tre sono quelle fondamentali: il 27 gennaio, il 25 aprile e il 2 giugno. Legate tra loro, costituiscono l’unico modo attraverso il quale si può portare la storia di fuori dentro. Se si pensa che il programma della primaria finisce con la caduta dell’Impero romano, è necessario trovare il modo per far conoscere ai bambini, i passaggi fondamentali del passato recente. Devono sapere da dove arrivano i valori per cui siamo una repubblica democratica.”

“Mi baso sulla loro età, utilizzo la logica del puzzle che inizia con i pezzi grandi per poi arrivare a riconoscere e unire quelli sempre più piccoli. E’ un lavoro che si costruisce lungo i cinque anni di scuola, declinandosi con diverse attività. Il nostro viaggio nelle date parte il 27 gennaio, introducendo il tema della guerra e delle persecuzioni razziali per portarci a dare un senso ancora più profondo al 25 aprile, alla liberazione dai dittatori e alla conquista dei diritti, per arrivare al 2 giugno. Nel lavoro mi faccio aiutare dai fatti che accadono nel mondo e quindi dagli articoli di giornale. L’anno scorso con la prima elementare abbiamo seguito la vicenda dei bambini di Trento: la loro risposta creativa all’invito di una rappresentante istituzionale a non frequentare i parchi per la presenza di troppi bambini stranieri. Abbiamo ripreso e cantato, nel nostro parco, L’altalena, il loro bellissimo inno all’uguaglianza. Dall’esclusione del presente a quella del passato. Ho letto loro il Pappagallo francese di Lia Levi. I bambini hanno fatto loro la storia e l’hanno portata nelle strade. Durante la Fiera del Libro, hanno raccontato in strada a chi si fermava, parti del libro. Nel loro vocabolario interiore è entrata, in questo modo, il concetto di libertà, l’unica parola che il pappagallo decide di ripetere per far capire che voleva essere liberato.”

“Il supporto della letteratura è fondamentale per l’ingresso di parole e scenari. Appropriarsi dell’idea profonda della libertà, che è tale se si vive nel rispetto degli altri, fissa l’importanza di quanto è accaduto il 25 aprile. I ragazzi iniziano a legarsi a quei valori sanciti dai diritti della Costituzione, tanto da non sentirli più distanti e da voler cominciare a difenderli. E’ un sentiero che si snoda, caratterizzato da una didattica mai frontale. Anzi sono centrali le domande, non mirando a dare da subito le risposte. Si parte dall’esperienza diretta, trasmessa da testimonianze offerte dalla lettura di storie nelle quali i più piccoli si possano immedesimare. Quest’anno abbiamo iniziato, leggendo il 27 gennaio “Le valigie di Auschwitz”. Non ci aspettavamo certo che il viaggio proseguisse online, ma non ci siamo fatti fermare. Seguendo sempre il principio dei tasselli, ho ripreso quello del Pappagallo francese. Ho proposto loro la mia lettura della storia e alla fine ho posto tre domande: “perché quel testo? Cosa significa libertà? Quando tu ti sei sentito libero?” Ho aggiunto una filastrocca sempre sul tema che richiamasse anche lo sguardo verso gli altri.

“Li ho indirizzati poi sul Padlet, la bacheca virtuale dove ci sono i pos-  it attraverso cui ci si scambia messaggi, concetti, anche foto e video.  Lì hanno trovato delle parole, frutto di un brain storming fatto precedentemente anche sulla base del lavoro dello scorso anno: dovevano adottarne una e svolgere una breve ricerca con i propri genitori per spiegarla agli altri. Hanno scelto tra nazifascismo, resistenza, partigiani, Milano ( ho spiegato loro che la guerra ha diviso il paese, dando un significato particolare ad alcuni luoghi). Conoscono questi termini, ma devono riconoscerli e approfondire. La ricorsività che non è la ripetitività è fondamentale: pezzi grandi che ritornano pieni di senso.  Ho letto il testo e dato le istruzioni lunedì per prevedere il termine di consegna mercoledì alle 13. Martedì avevano già preso tutti i post- it e c’era anche chi aveva inserito il video di una esecuzione di Bella Ciao con il papà. Prima di procedere alla videoconferenza ho pubblicato due video: uno sulla liberazione di Milano e il primo cinegiornale del 25 aprile. Se ci si pensa è un lavoro di una semplicità estrema. Loro hanno riempito i loro foglietti virtuali; ci siamo confrontati; ho leggermente sistemato i loro lavori, aggiungendo informazioni che ritenevo utili a precisare il senso. Lo scambio è stato emozionante come il risultato. Da qui ripartiremo l’anno prossimo, da questo padlet, per riprendere il lavoro.”

enrica bambini felici“Credo che la scuola, in generale, a settembre debba fare tesoro proprio di quanto è stato compreso in questo periodo. Mesi che devono essere serviti per una rilettura di quanto non c’era prima e abbiamo capito, nella distanza, quanto fosse necessario. Nell’assenza ci siamo accorti di ciò che mancava nella presenza. A partire dalla conoscenza profonda dei nostri alunni e al rapporto fondamentale con le famiglie. La collaborazione è stata preziosa. Spero che affrontare un’altra modalità di insegnamento possa aver messo in discussione il metodo frontale, favorendo attività di ricerca e metacognizione. Soprattutto spero che cambierà il concetto di valutazione. La scuola non dovrebbe distinguere il valutare dall’apprendere: deve essere impegnata a costruire, in ogni momento, con tutti, senza distinzione tra più o meno bravi. Per molti non è facile, questa può essere l’occasione per auto valutarsi: che scuola facevamo, chi siamo stati per noi bambini. Cosa avevamo noi nel nostro zainetto?”

“Deve rimanere questa consapevolezza di un periodo nel quale abbiamo sentito così forte la vicinanza anche con le famiglie. I bambini della mia classe sono impazienti di arrivare alla nostra ora di video conferenza: non solo mi riempiono di messaggi, sono ansiosi di condividere i loro lavori. Ora sono alle prese con la realizzazione di una bandiera italiana con il materiale che hanno in casa. Ci stanno mettendo tutta la loro creatività. Hanno sette anni e sono eccezionali.”

 

La traccia volante: “Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.” Daniel Pennac

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